World Economic Forum, la grande sciocchezza

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Published on March 13, 2014

Author: VadoAlMassimo

Source: slideshare.net

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Proprio in queste settimane, l’Sda Bocconi – che per conto del Wef si occupa di raccogliere i dati sul nostro Paese – sta finendo le ultime rilevazioni che comporranno la fotografia dell’Italia nel rapporto sulla competitività (Global Competitiveness Report, Gcr) dell’ormai celeberrimo World economic Forum (Wef). Si tratta di una classifica che rispecchia gli stessi parametri scientifici degli altri indici internazionali, come il Doing Business della Banca mondiale? Su quali dati si basa il posizionamento del nostro Paese?

Ricerca World Economic Forum - Global Competitiveness Report 1

Il World economic forum (Wef) – Il salotto buono della finanza Il World economic forum (Wef) è un’organizzazione di diritto svizzero. Costituito nel 1971 con sede a Ginevra si dichiara un organismo super partes senza scopo di lucro e non subordinato a interessi politici, partitici o nazionali. In questi ultimi trent’anni , il Wef è cresciuto fino a diventare una potente forza di indirizzo allo sviluppo economico. Il Wef è conosciuto al grande pubblico soprattutto per l’incontro che si tiene ogni gennaio a Davos, in Svizzera, dove vi partecipano, capi di stato, ministri, rappresentanti aziendali, top manager, accademici, giornalisti e intellettuali. Samuel Huntington , in un famoso articolo del 2004, ha addirittura coniato il termine “Uomo di Davos”, intendendo una nuova classe dirigente transnazionale senza particolari vincoli di appartenenza ai singoli Stati e dall’enorme potere economico. http://nationalinterest.org/article/dead-souls-the-denationalization-of-the-american-elite- 620 2

Chi comanda a Davos? Klaus Schwab Fondatore ed Executive Chairman Peter Brabeck-Letmathe, Nestlé Indra Nooyi, Pepsi Mark Carney, Governatore Bank of England Christine Lagarde, Presidente Fmi 3

Dall’uomo di Davos all’uomo di Neandertal Molti membri del Wef sono stati coinvolti da scandali e inchieste: Robert Rubin, ex ministro del Tesoro Usa. Coinvolto ai massimi livelli nel crack di Citigroup Ramalinda Raju, fondatore della Satyam Computer (vale sul mercato 7 milioni di dollari). Incriminato in India per falso in bilancio Huang Guangyu, tycoon cinese a capo della multinazionale degli elettrodomestici Gome. Ora in carcere per manipolazione del mercato 4

Il Global Competitiveness Report del Wef e la “sindrome del Botswana” – Calcolare la competitività senza dati affidabili 5

Molti analisti l’hanno soprannominata la “sindrome del Botswana”, ovvero la tendenza dei media italiani, ma non solo, a riprendere le classifiche dell’annuale Global Competitiveness Index (Gci) del Wef – indice sulla competitività globale – accostando la posizione dell’Italia a quella del Botwsana. L’Italia, infatti, viene sistematicamente messa ai bassifondi della classifica del Gci, galleggiando tra il 49esimo e il 46esimo posto. Pochi hanno analizzato a fondo l’accuratezza e i criteri di raccolta dei dati. Ancora nel 2007, in un articolo del Corriere della Sera del 31 ottobre, si leggeva: Di certo, quella del Wef è la più autorevole analisi sulla competitività fra i sistemi economici. Anche l' edizione 2007-2008 si basa come sempre sui dati delle grandi istituzioni (dall' Fmi alla Banca Mondiale e all' Ocse, dall' Università di Harvard fino alla Smithsonian Institution) e sulle valutazioni dirette dei leader economici (vale a dire, in genere, i capi delle maggiori aziende) di ciascun paese. Ma quest' anno è stato reso più chiaro il diverso stadio di sviluppo delle nazioni. http://archiviostorico.corriere.it/2007/ottobre/31/Italia_Ancora_poco_competitiva_lavoro_co_9_071 031124.shtml 6

Come funziona il Global competitiveness report (Gcr) e se è veramente affidabile Il Gcr si divide in due parti nella prima parte descrive il Gci, ovvero l’indice, sviluppato per il Wef da Xavier Sala I Martinez, professore della Columbia, mentre la seconda parte si occupa di fare un’analisi descrittiva dei singoli Paesi. Il Gci si basa su 12 pillars (pilastri), o ovvero dimensioni che cercano di racchiudere i livelli di produttività e prosperità economica di un Paese. La graduatoria dei Paesi viene composta utilizzando sia fonti esterne, ovvero raccolte da organismi internazionali o nazionali, sia effettuando un sondaggio Executive opinion survey, commissionato dal Wef a circa 130 organizzazioni (pubbliche o private) nei vari Paesi analizzati. Nel 2009, insieme al Prof. Porter dell’Università di Harvard il Wef ha modificato alcuni aspetti del report, introducendo ulteriori parametri sulla produttività ma non modificando il peso sostanziale che il rapporto fornisce ai dati raccolti dal sondaggio. http://www.weforum.org/pdf/GCR08/Chapter%201.2.pdf 7

L’indice Gci è diviso in tre macro-aree che a loro volta raggruppano i dodici pilastri Fattori di base: istituzioni; infrastrutture; stabilità macro-economica; salute ed educazione primaria Moltiplicatori di efficienza: istruzione superiore e formazione; efficienza dei mercati; mercato del lavoro; mercati finanziari; capacità tecnologica e dimensioni del mercato Fattori di sofisticazione e innovazione: sofisticazione dei modelli di business e innovazione Ognuna delle dimensioni è a sua volta composta da variabili, nell’insieme l’indice è composto da 113 variabili: 80 provenienti dal sondaggio Wef e 33 dalle fonti esterne raccolte. C’è quindi una maggiore dipendenza dell’indice dai dati raccolti sulla base del sondaggio rispetto alle analisi da fonti esterne. 8

L’Eos, executive survey opinion è un sondaggio che mira a percepire il clima e l’ambiente economico del Paese. Si basa su delle interviste ad un campione di manager di imprese a vocazione internazionale, la cui distribuzione dovrebbe riflettere la composizione per settore delle economie nazionali. Il fine è cogliere la percezione degli intervistati su una serie di aspetti rilevanti per la capacità competitiva dei Paesi. In Italia la rilevazione è curata dalla Sda Bocconi e riguarda mediamente la realizzazione di 110 interviste annue a manager di azienda individuati in base alla caratteristiche dell’impresa. Ciascun quesito del questionario costituisce una variabile ordinale, che rappresenta un indicatore dell’indice con scala da 1 a 7 le altre variabili, gli indicatori hard sono invece cardinali. Al fine di utilizzare la stessa scala di valori dei quesiti di sondaggio, le variabili cardinali sono trasformate in una scala da 1 a 7 tramite la seguente formula. A seguito di tale trasformazione per ciascuna variabile cardinale, il Paese con il valore più basso otterrà il punteggio 1 e quello con il valore più alto 7. valore del paese – valore minimo 6X _________________________________ + 1 valore massimo – valore minimo 9

Per ciascuna dimensione il numero di variabili hard (fonti esterne come Itu, Oms, Fmi) e soft (il questionario) che compongono l’indice e il loro peso: 10 Tabella tratta da, Come si interpretano gli indici internazionali, Federica Pintaldi, Franco Angeli, 2011. Il peso della componente soft (il questionario ai manager) rispetto ai dati hard

A seguito di tale trasformazione per ciascuna variabile cardinale, il Paese con il valore più basso otterrà il punteggio 1 e quello con il valore più alto 7. Il calcolo dell’indice è basato su successive aggregazioni dei punteggi normalizzati delle singole variabili: a) Il valore del pillar singolo equivale alla media non pesata dei valori delle variabili che lo compongono; b) Il valore del sub indice equivale alla media non pesata dei valori del pillar che lo compongono; c) Il valore complessivo equivale ad una media ponderata dei tre sub indici Nello specifico, il peso di ciascuno dei tre sub-indici varia in relazione allo stadio di sviluppo del Paese, calcolato in base al reddito pro-capite. I Paesi con un reddito pro-capite compreso fra i 2 mila e i 3 mila dollari e quelli con un reddito compreso tra i 9 mila e i 17 mila dollari sono considerati in una fase di transizione da uno stadio e l’altro. A questi Paesi è applicato il peso dello stadio più avanzato. 11

12 Tabella tratta da, Come si interpretano gli indici internazionali, Federica Pintaldi, Franco Angeli, 2011.

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Il questionario Eos è composto da dodici sezioni tematiche: l’azienda, l’andamento generale dell’economia, la tecnologia, il governo, il settore pubblico, le funzioni pubbliche, le infrastrutture, le risorse umane, la salute, la finanza, la competizione, l’impresa, l’ambiente la responsabilità sociale e le questioni di carattere generale. Tutte queste sezioni presentano la stessa struttura. Sono composte da un insieme di domande alle quali è possibile rispondere con una scala da 1 (minimo) a 7 (massimo), ai cui estremi sono associati dei riferimenti semantici. Mediamente si arriva alla fine a 180 domande circa, un documento molto corposo dunque. Esempi domande: Il sistema scolastico in Italia Lontano dai bisogni di un’economia competitiva 1 2 3 4 5 6 Incontra i bisogni di un’economia competitiva 7 14

L’insegnamento della matematica e della scienza nella scuola italiana Peggiore che in molti altri Paesi 1 2 3 4 5 6 Tra i migliori del mondo 7 L’utilizzo della stessa scala per molte domande può indurre nei rispondenti l’effetto response set (risposta meccanica). L’intervistato data la monotonia del questionario, tenderà ad esprimere sempre la stessa risposta con lo stesso punteggio a prescindere dal quesito in esame, ancora di più se si tratta di un questionario lungo. Ad esempio il quesito dell’istruzione in Italia ottiene un punteggio di 3,4 collocandosi in 77esima posizione dopo Zimbawe, Zambia e Kenya. Sembra difficile che questo giudizio efficace possa essere dato da 110 manager. Come afferma la ricercatrice Federica Pintaldi, il gradiente stabilito nel questionario è quantomeno insufficiente e occorrerebbe controllare i punteggi degli intervistati in relazione alla loro propensione a fornire giudizi più o meno moderati e e applicare appropriate tecniche di standardizzazione, quali la deflazione. Sostanzialmente l’indice si fonda sulla percezione negativa dell’Italia da parte dei manager intervistati sulle tematiche in esame. 15

Perché non può funzionare – una serie di dubbi - Le risposte dei manager non sono indicative della qualità di molti aspetti messi a confronto nel questionario (i manager sono dei tuttologi?) - Una scala con solo sette posizioni si mostra poco adeguata quando l’obiettivo è collocare un Paese in relazione ad altri 130. Il gradiente non è sufficiente - La risposta meccanica diventa la risposta monotona spesso, soprattutto se hai 180 domande circa - Uso combinato di hard e soft data. Le variabili selezionate per ciascuna dimensiona sono effettivamente rappresentativa della stessa? - La percezione negativa dei manager e l’effetto Botswana. A detta degli stessi professori della Bocconi che hanno ideato il sondaggio, si tratta di un campione non rappresentativo dei manager italiani, che spesso rispondono pensando alla loro realtà, non al confronto internazionale. Eppure l’effetto Botswana pesa sull’indice per il 70 per cento. - Il campione. La Sda Bocconi invia un migliaio circa di questionari all’anno ai manager e i questionari che ritornano sono 110. Un tasso molto basso dunque. 16

17 Gcr 2013-2014/Posizione Italia (49esima) – ancora preponderante il peso dell’Eos

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