Siderweb smo luglio_2013

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Published on February 5, 2014

Author: Siderweb

Source: slideshare.net

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Un breve outlook sul mondo italiano dell'acciaio

STEEL MARKET OUTLOOK Luglio 2013 Rottame: il futuro del comparto tra mercato, strategia e Ilva Riva Forni Elettrici Dazi Rottame Internazionalizzazione Mercato Liquidità Acciaio Produzione Prezzi Futuro Sinergie n°23 Luglio 2013 Convegno organizzato da Siderweb con la collaborazione di Made in Steel

Sommario n°23 Luglio 2013 2  Emanuele Morandi Due domande cruciali 4  Achille Fornasini Le vicissitudini della siderurgia narrate attraverso le dinamiche dei prezzi del rottame 8  Gianfranco Tosini Prospettive di export per il rottame 14  Romano Pezzotti Le sfide future per il settore italiano del rottame 17  Carlo Mapelli Riva Forni Elettrici: pochi mesi per il ritorno della liquidità 20  I servizi video di Siderweb 22 Photogallery Sommario analitico Commercio di rottame 12 Dati comparto rottame 8, 10, 12, 16 Imprenditore/imprenditoria 2 Prezzi dell’acciaio 7 Prezzi del rottame 4, 5, 14 Produzione siderurgica 8 Riva Forni Elettrici 14, 16, 17, 19 Sovraccapacità 2, 12 DUE DOMANDE CRUCIALI Emanuele Morandi (Presidente Siderweb) Mentre ascoltavo gli interventi che si succedevano durante lo “Scrap Market Outlook” due questioni si rincorrevano nella mia mente, due domande solo apparentemente slegate: come risolvere il problema della sovraccapacità produttiva? E: chi è l’imprenditore? Il settore siderurgico è un settore maturo caratterizzato da eccesso di capacità produttiva installata (secondo un recente studio della Morgan Stanley Bank la sovraccapacità ammonterebbe a 334 milioni di tonnellate su circa 1,5 miliardi prodotte nel 2012), da un eccesso di concorrenzialità e da margini ristretti ed in contrazione. È ormai chiaro che i volumi saranno sempre più appannaggio di attori provenienti in gran parte da paesi emergenti (ormai emersi) e in grado di far leva su economie di scala. Il nuovo che avanza (pensiamo alla globalizzazione e alla rivoluzione imposta e guidata dall’economia digitale) e la crisi richiedono un radicale salto di mentalità, un colpo di reni, uno scatto. E qui entra in gioco l’imprenditore, colui che, secondo la definizione di Schumpeter, favorisce l’introduzione di una innovazione nel sistema economico. Non sto pensando a “invenzioni” eclatanti, né a sconvolgenti innovazioni di prodotto o di processo (difficili da ottenere in settori maturi) ma a cambiamenti (prima di tutto culturali) alla portata della nostra piccola e media impresa “italiana” che deve re-inventarsi. Viviamo in un’epoca di sconvolgimenti rapidissimi che possono essere interpretati ed affrontati solo grazie ad un insieme di competenze diverse. Un punto secondo me fondamentale è che le idee e le informazioni devono circolare in modo veloce e trasparente tra i diversi stadi delle filiere, anche tra imprese concorrenti. L’immaginazione va liberata perché è alla base di ogni cambiamento originale e quindi di ogni innovazione. Non basta investire in conoscenza perché, come diceva Albert Einstein, «L’immaginazione è più importante della conoscenza». Siamo stanchi di vedere spendere energie in sterili conflitti o in piccole beghe che non ci hanno portato da nessuna parte (basta vedere i risultati di bilancio degli ultimi esercizi per averne la riprova). Abbiamo bisogno di alzare gli sguardi, di guardare lontano ma anche di riscoprire dentro di noi quelle doti di originalità, di creatività e di immaginazione che sono alla base di ogni cambiamento, di ogni innovazione e quindi di ogni imprenditore che voglia davvero “fare la sua parte”, per il futuro della propria azienda e del Sistema Paese. Buone vacanze! pag.2 MORANDI editore: Siderweb spa via Don Milani, 5 - 25020 Flero (Bs) Tel. 030 2540006 - Fax 030 2540041 e-mail: redazione@siderweb.com Registrazione tribunale n. 11/2004 Direttore responsabile: Stefano Ferrari In redazione: Davide Lorenzini, Gianfranco Tosini, Paolo Morandi e Fiorenza Bonetti Progetto grafico ed impaginazione: Siderweb spa Numero chiuso in redazione il: 23- 7 - 2013

Le vicissitudini della siderurgia narrate attraverso le dinamiche dei prezzi del rottame quell’epoca, infatti, le curve dei prezzi disegnano una chiara deriva ribassista per effetto di un’inesorabile contrazione della domanda: nessun tracollo, ma una lenta erosione delle quotazioni. Si arriva così al 2013: i primi due mesi dell’anno sono segnati dall’ennesimo contenuto calo, a cui segue uno stallo che insiste fino al mese di maggio, quando i prezzi accelerano al ribasso, con cali compresi tra -19% (lamierino) e -27,6% (torniture), tornando in poche settimane sui livelli del primo semestre 2010. Che l’ampiezza di quest’ultima flessione sia anomala è confermato dagli indicatori tecnici posti a piè di grafico, che sprofondano a livelli di “ipervenduto” mai visti negli anni recenti. Si tratta dunque di un’esasperazione ribassista che lascia presagire una reazione destinata quantomeno a riequilibrare il mercato. Ed è proprio ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni: toccati i nuovi minimi, i prezzi pag.4 FORNASINI L ’andamento dei prezzi del rottame racconta con efficacia le vicende della siderurgia a partire dai livelli minimi raggiunti nel primo trimestre 2009. Si osservi la figura 1, che illustra le dinamiche dei prezzi delle quattro principali categorie di rottame rilevate settimanalmente da Siderweb. Dopo essersi rapidamente riprese, le quotazioni del materiale basilare fissano i loro massimi nel primo trimestre 2011, quando si cominciano ad avvertire i sintomi della crisi che affliggerà la siderurgia europea e nazionale negli anni successivi. Da Achille Fornasini (Chief analyst Siderweb)

le sia sempre stato precorso dai movimenti europei. Anche questi, infatti, dopo aver ceduto da inizio anno il 16,4% (Black Sea) e il 15,8% (Rotterdam), reagiscono nella prima settimana di giugno con uno strappo rialzista che a metà luglio si attesta rispettivamente al +12,3% e al +11,2%. Probabilmente non si tratta di una definitiva inversione di tendenza, ma si tratta certamente di un movimento destinato a restituire un temporaneo equilibrio sia ai mercati europei, sia a quelli nazionali. pag.6 FORNASINI del rottame si volgono al rialzo con spunti compresi tra il +2,1% (demolizioni) e il +2,9% (torniture). Prezzi nazionali ed europei del rottame Il movimento reattivo nazionale in corso di svolgimento era stato anticipato a livello europeo. Si osservi la figura 2, che raffronta la media delle quattro rilevazioni settimanali effettuate da Siderweb (curva nera) con i prezzi dei rottami Fob Black Sea e Fob Rotterdam rilevati da Platts. Si noti come l’avvio degli ultimi cicli formatisi a livello naziona-

intorno al 31%, la diminuzione dei prezzi dei prodotti lunghi nello stesso arco temporale è ben più drastica: -36% il tondo, -50% le travi, -60,5% i laminati mercantili. Dati che illuminano sulla difficilissima congiuntura siderurgica nazionale ed europea, per la quale sta diventando sempre meno sostenibile il rapporto tra l’eccesso d’offerta generato dalla conclamata sovraccapacità produttiva e i quantitativi limitati di una domanda resa asfittica da una ripresa europea che ancora stenta a decollare. Who’s who: Achille Fornasini Classe 1952, dopo la laurea in Economia e ni, Ca’ Foscari, La Sapienza e nell’Università Commercio lavora in ambito assicurativo degli Studi di Brescia. Dal 2003 collabora in e finanziario fino al 1989, quando entra in via continuativa ed esclusiva con Siderweb, ISFOR 2000 ricoprendo la carica di ammini- con cui ha impostato l’osservatorio periodico stratore delegato. Dal 1999 è consigliere de- Steel Market Outlook dedicato all’analisi dei legato del consorzio Università & Impresa di prezzi dell’intera filiera siderurgica. Brescia. Ha insegnato nelle università Bocco- pag.7 FORNASINI Rottame e siderurgia L’andamento dei prezzi del rottame costituisce peraltro solo un riflesso della crisi che ormai da due anni e mezzo colpisce la nostra siderurgia. Si osservi la figura 3, comprendente due grafici: quello sottostante ripropone la media dei prezzi del rottame già analizzata nella figura 2, il diagramma sovrastante comprende invece le dinamiche dei prezzi di tre prodotti lunghi rilevati da Siderweb - travi, laminati mercantili e tondo per cemento armato - per la produzione dei quali il rottame rappresenta la commodity basilare. Mentre rispetto ai massimi toccati nel primo trimestre 2011 il calo del rottame si aggira oggi

Prospettive di export per il rottame Gianfranco Tosini (Responsabile Ufficio Studi Siderweb) TOSINI i paesi emergenti, in particolare gli asiatici, grandi protagonisti». Tra i due periodi di boom, ci sono stati 26 anni di ristrutturazione per l’acciaio globale. I due cicli, oltre alla diversa durata temporale, sono stati caratterizzati anche da una diversa intensità. «Nel primo si è registrato un incremento complessivo della produzione mondiale di acciaio di 509 milioni di tonnellate, per un aumento annuo di 21 milioni di tonnellate. Nel secondo, invece, l’output è salito di 698 milioni di tonnellate, per uno sviluppo annuo di 58 milioni di tonnellate». Ciò ha influito direttamente sulla domanda di rottame, che da 30 milioni di tonnellate nel 1950 è passata a 570 milioni di tonnellate. L’incidenza del forno elettrico sulla produzione globale di acciaio, inoltre, si è attestata al 30% nel 2012 contro il 12% del 1950. Anche il consumo della materia prima, così come la produzione siderurgica, si sta spostando verso est: «mentre nel 1974 l’Unione Europea produceva il 31% dell’acciaio globale ed il 34% di quello realizzato con forni elettrici, nel 2012 questa percentuale è scesa rispettivamente all’11% e al 16%. L’Asia, viceversa, è passata dal al 1950…al futuro. Questo il (lungo) viaggio 20% della produzione globale da forno elettrico al intrapreso da Gianfranco Tosini (responsa45% e, tra questi paesi, la Cina è salita al 17% dallo bile dell’Ufficio Studi di Siderweb) durante 0% e la Turchia al 6% dallo 0,1%». il convegno «Rottame: il futuro del comparto tra Ma se questo è il quadro attuale, quali sono le premercato, strategia e Ilva». Attraverso dati, analisi visioni per il prossimo futuro? Per capire le tendene simulazioni, Tosini ha ripercorso la storia della ze dei prossimi anni «bisogna guardare dove va la siderurgia dal secondo dopoguerra ad oggi, delineproduzione di acciaio e dove si localizzeranno gli ando i possibili scenari sia per la produzione sia soutilizzatori del metallo». Mentre il 35% del rottame prattutto per l’attività di commercio e lavorazione utilizzato a livello globale proviene direttamente del rottame. dalle acciaierie, infatti, ben il 65% (pari a 370,1 mi«Dopo la seconda guerra mondiale – ha esordito lioni di tonnellate) proviene da acquisti esterni agli Tosini -, la produzione di acciaio è stata caratterizimpianti siderurgici. Di questa percentuale «il 21% zata da due grandi cicli. Il primo è durato dal 1950 è composto da sfridi delle lavorazioni dell’acciaio ed al 1974, ed ha interessato soprattutto i paesi euroil 44% da rottame di riciclo di “vecchi” prodotti in pei, il nord America ed il Giappone, mentre il seacciaio». Data questa situazione «se, quindi, condo è iniziato nel 2000 e dura sino ad oggi, con D pag.8

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lioni di tonnellate, l’India (8,2 milioni di tonnellate) e l’Italia (5 milioni di tonnellate)». Entrando nel dettaglio dei flussi che caratterizzano i movimenti commerciali dei principali acquisitori di rottame a livello mondiale, si vede che la Turchia «ha una politica di approvvigionamento particolare, molto variegata. Il paese anatolico, infatti, acquista dagli Stati Uniti (6,3 milioni di tonnellate), dalla Russia (2,3 milioni di tonnellate) e dall’Unione Europea (6,2 milioni di tonnellate), comportandosi come un vero e proprio player globale. La Corea del Sud, invece, è un operatore che si muove a livello regionale, acquistando soprattutto dal Giappone, così come l’Italia, i cui fornitori sono operatori situati appena dopo il confine nazionale (Germania, Francia, Austria, Ungheria, Rep. Ceca e Slovacchia). Sia all’import di rottame, sia all’export di tondo, l’Italia è molto concentrata su uno o pochi paesi, mentre la Turchia ha una grande capacità di diversificare le fonti: sono comportamenti che dovremmo prendere in considerazione ed imitare». Questo, soprattutto, in quanto il nostro paese è fortemente dipendente dal rottame. «Ne importiamo il 24%25% del nostro fabbisogno annuo – ha proseguito Tosini -. Negli anni abbiamo abbandonato i paesi dell’est come partner commerciali alla fornitura. TOSINI la siderurgia si sposta, con essa si delocalizza anche il 35% della “miniera” di acciaio. Se, invece, cambia locazione l’industria meccanica o l’industria che utilizza i prodotti siderurgici, si muove anche il settore del riciclo». Anche se quest’ultimo segmento «sarà più lento, in quanto il riciclo dell’acciaio ha un processo più lungo, probabilmente nei prossimi anni la miniera del rottame è destinata a prosciugarsi. Chi vorrà proseguire la propria attività nel commercio e riciclo di rottame, quindi, dovrà iniziare ad aprirsi all’idea dell’internazionalizzazione». Ma dove sarà utilizzato il rottame? «È importante verificare il rapporto tra consumo di rottame e disponibilità dello stesso. Analizzando i dati relativi alla materia prima, si nota che, a livello globale, solo i paesi europei non facenti parte dell’Ue e l’Asia sono deficitari, importando più rottame di quello che esportano, mentre l’Europa vanta un export netto di 15,4 milioni di tonnellate. La Turchia è il paese al mondo con la maggior “fame” di rottame, con un import netto di 20,9 milioni di tonnellate, contro i 25,7 milioni di import netto di tutto il continente asiatico (Turchia esclusa). Proseguendo la classifica dei paesi più dipendenti dall’estero per l’approvvigionamento del rottame, dopo i turchi si trova la Corea del Sud, con un fabbisogno di 9,9 mi- Principali importatori di rottame 2012 Paese Origine Turchia Corea India Italia Spagna Germania 0,6 - 0,3 1,9 0,2 Francia - - 0,1 0,8 1,5 Austria - - - 0,6 - Rep. Ceca - - - 0,4 - Slovacchia - - - 0,2 - Ungheria - - - 0,7 - USA 6,3 2,8 1,1 - - Regno Unito 2,4 - 1,3 - 1,1 Russia 2,3 0,9 0,1 - 0,3 Olanda 1,9 0,1 0,3 - 0,2 Romania 1,8 - - - - Belgio 1,3 - 0,2 - 0,1 Bulgaria 0,6 - - - - Giappone - 4,9 - - - Messico - 0,3 - - - Sud Africa - - 1,0 - - Emirati Arabi - - 0,9 - - © Copyright Siderweb Spa - Tutti i diritti sono riservati pag.10

produttiva e quindi una necessità di adeguamento dell’offerta di acciaio alla domanda, con conseguente diminuzione degli impianti meno efficienti (80 milioni di tonnellate di capacità nell’Ue, 542 nel mondo)». Indipendentemente dalla produzione di acciaio, «la domanda di rottame è destinata ad aumentare nei prossimi anni perché produrre acciaio da rottami, invece che da minerali di ferro, è più economico, data la difficoltà della maggioranza dei Paesi produttori ad avere accesso a materie prime ed energia a basso costo. Oltre al fattore economico (riduzione dell’import energetico di circa il 75% e risparmio del 90% dell’import di materie prime) ci sono anche motivazioni ambientali a favore dell’uso dei rottami riciclati». Con queste tendenze in atto a livello globale, è facile immaginare che «mentre in Europa, con il tempo, avverrà un riallineamento tra domanda ed offerta di rottame, con una riduzione sia della produzione siderurgica che di quella di rottame, in futuro i paesi asiatici e la Turchia chiederanno sempre più rottame. In attesa che si creino una propria “miniera” di questa materia prima, questi paesi rastrelleranno il rottame in giro per il mondo, diventando ancor di più decisivi nella determinazione dei prezzi. «Per gli europei, quindi, le quotazioni della materia prima saliranno, mentre la redditività delle acciaierie rimarrà strutturalmente bassa. Gli operatori del rottame, quindi, se vorranno continuare ad operare in mercati in crescita, saranno costretti ad attrezzarsi per l’export». TOSINI In questa strutturale debolezza, è conveniente abbandonare il minerale?». Nella parte conclusiva della sua analisi, Tosini ha approfondito l’offerta del rottame nel nostro paese. «Gli operatori attivi nel commercio e nella lavorazione del rottame sono circa 1.700, dei quali 1.285 con 1-9 dipendenti, 385 con 10-49 addetti e 30 con un numero di lavoratori compresi tra 50 e 249. In Germania, pur con un gettito quasi doppio al nostro paese, gli operatori sono meno (1.455) ad anche in Spagna sono circa un migliaio. L’offerta nel nostro paese è estremamente polverizzata: ma con un’industria siderurgica che punta sempre più alla globalizzazione, i nostri operatori del rottame saranno capaci di internazionalizzarsi? Credo che, se le cose rimarranno così, ci potrebbe essere qualche problema». Problemi acuiti anche dalla situazione dei clienti dei commercianti di rottame, ovvero le acciaierie. Se si analizzano le performance di bilancio del 2011 (ultimi dati disponibili), si vede che rispetto al 2008 gli indici di redditività dei produttori siderurgici sono nettamente calati, così come gli indici di indebitamento, gli oneri finanziari e la liquidità. «I commercianti di rottame hanno di fronte dei clienti con dei cali strutturali dei risultati di bilancio – ha spiegato Tosini -, una situazione che potrebbe creare qualche problema». Le criticità per la siderurgia, infatti, non mancano. Negli ultimi anni si nota un «aumento della rischiosità conseguente al calo di redditività dovuta alla compressione del margine, un eccesso di capacità Who’s who: Gianfranco Tosini Classe 1949, si è laureato in Economia e Com- responsabile dell’area studi, pianificazione e mercio all’Università di Parma ed ha con- controllo di gestione di Banca San Paolo. Nel seguito la specializzazione in Economia del 1999 è passato all’Associazione Industriale Territorio all’Università di Ginevra (Svizze- Bresciana con l’incarico di responsabile del ra). É stato capo ripartizione dell’area studi settore Economia e Centro Studi. Dal 2010 è e pianificazione della Provincia di Brescia e responsabile dell’ufficio studi di Siderweb. pag.12

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Le sfide future per il settore italiano del rottame PEZZOTTI Romano Pezzotti (Presidente Assofermet Rottami) I nternazionalizzazione, impoverimento della raccolta, quotazioni e situazioneRiva Forni Elettrici. Questi i temi trattati da Romano Pezzotti, presidente di Assofermet Rottami, durante l’intervento al convegno organizzato da Siderweb. «Il mercato nazionale del rottame - ha spiegato Pezzotti - ha vissuto un primo trimestre dell’anno con prezzi sostanzialmente stabili e con fermi produttivi consolidati di circa una settimana al mese. Quando le produzioni sono leggermente aumentate, nel corso del secondo trimestre, si è creata una situazione anomala e il comparto ha visto in 50 giorni un crollo verticale dei prezzi, stimabile in un -20%». Questi ribassi così repentini sono stati, secondo il presidente di Assofermet Rottami, uno shock per il settore della materia prima da forno elettrico. «Il 20% di calo delle quotazioni in un arco di tempo così ristretto ha causato uno sconvolgimento all’approvvigionamento del rottame, creando dei blocchi sui flussi di vendita. Inoltre, i nostri contratti sono mensili o addirittura trimestrali e per girare all’approvvigionamento questi ribassi così sostanziosi abbiamo bisogno di circa un mese. Una situazione insostenibile che inoltre ha generato e rinvigorito una volatilità deleteria per tutto il comparto». Mentre il mercato nazionale del rottame viveva questa fase anomala, il comparto internazionale è sembrato maggiormente coerente, seguendo una logica congiunturale e adattandosi all’andamento del dollaro. Pezzotti ha dunque chiesto a tutte le parti coinvolte una più stretta collaborazione: «Serve maggiore sinergia tra commercio di rottame e produzione d’acciaio, siamo in una fase molto critica e questo è il momento più opportuno per trovare un’intesa, per definire un percorso evolutivo che coinvolga la nostra categoria e quella dei produttori nazionali di acciaio». pag.14

Romano Pezzotti che stanno continuando, con impegno, ad aiutare Riva Forni Elettrici. Mi auguro che questo possa essere un esempio di come si debba lavorare insieme». Rispetto alle questioni ambientali Pezzotti auspica che questo ideologismo ambientale e questa pressione giudiziaria non sia solo l’inizio di una battaglia contro le imprese siderurgiche in generale. Altrimenti, spiega Pezzotti: «se questo accanimento dovesse arrivare anche tra le nostre realtà si creerebbe una situazione insostenibile, in un momento critico come quello che il settore dell’acciaio italiano sta attraversando». Per i mesi futuri, infine, Pezzotti si è detto preoccupato, poiché il mercato sarà in ogni caso trainato da queste incertezze legate alle produzioni delle acciaierie, e «poiché l’inversione di tendenza delle quotazioni oggi dovrà andare a scontare quella pressione che è stata spinta nella fase discendente». Who’s who: Romano Pezzotti Nato nel 1963, nel 1985 entra nell’azienda Rottami. Nel 2006 viene eletto presidente di famiglia, la Fersovere, di cui oggi rico- dell’associazione, carica che ricopre anche pre il ruolo di amministratore delegato. Dal oggi dopo le rielezioni del giugno 2009 e del 2000 al 2006 è vicepresidente di Assofermet maggio 2012. pag.16 PEZZOTTI Un’altra dinamica critica è la carenza di gettito di rottame. Rispetto a questo fattore Pezzotti ha spiegato che sul mercato nazionale mancano, dal 2008 ad oggi, circa 2 milioni di tonnellate di rottame. «Di queste, 700.000 sono venute a mancare per le minori rottamazioni di autoveicoli, un milione di tonnellate deriva da una contrazione del gettito del manifatturiero (delle quali 700.000 per cause congiunturali e 300.000 per innovazioni tecnologiche che hanno consentito di ridurre gli scarti di lavorazione) e le restanti 300.000 per la crisi dell’edilizia» . Rispetto alla natura sempre più mondiale del mercato, Pezzotti considera il settore pronto per accogliere questa sfida, a patto che arrivino anche dei supporti a livello internazionale: «Il commerciante si deve globalizzare, dovremo esportare sempre più rottame. Ad una prima analisi del piano europeo per la siderurgia, esso sembra andare nella direzione opposta, soprattutto rispetto ai vincoli per le esportazioni. Il rottame deve essere libero di muoversi come tutto il resto dei materiali e le normative devono necessariamente andare in questa direzione». Il presidente di Assofermet Rottami ha commentato poi la situazione legata alle vicende Riva Forni Elettrici, sottolineando come il commercio di rottame abbia speso le forze in un’ottica sinergica: «Ci siamo comportati come se fossimo dei partner, non l’abbiamo visto come un’incidente solo di un cliente. Abbiamo fatto di tutto e stiamo facendo di tutto e questo è un modo migliore, a mio giudizio, di lavorare e di collaborare. Riva Forni Elettrici rappresenta il più importante produttore italiano e dalla nostra categoria sono arrivati dei segnali importanti in aiuto e a supporto degli impianti del gruppo. Anche qui in sala sono presenti dei commercianti

Riva Forni Elettrici: POCHI MESI PER IL RITORNO DELLA LIQUIDITà MAPELLI Carlo Mapelli (Politecnico di Milano) È stato Carlo Mapelli, docente del Politecnico di Milano e consulente del gruppo Riva, ad affrontare l’argomento più spinoso ed atteso del convegno sul rottame organizzato da Siderweb: vale a dire la questione Ilva-Riva Forni Elettrici. Dopo il maxi sequestro da 8,1 miliardi di euro ai danni della holding del gruppo Riva, la Riva Fire, tra i fornitori di rottame era cresciuta la tensione e la preoccupazione che le commesse non potessero essere pagate, sentimenti però che non hanno fatto venir meno la correttezza dei fornitori, come testimoniato dallo stesso Mapelli. «C’è stata una grande collaborazione da pare dei distributori di rottame, sia nei confronti di Ilva che di Riva Forni Elettrici – ha ribadito il professore -, due società che da sorelle sono diventate adesso solo cugine, dopo il riassetto. Il gruppo ha infatti scorporato in maniera comple- ta la parte degli altiforni, che comprende i siti di Taranto, Patrica (Fr), Genova e Novi Ligure (Al), e poi tutta la parte forni elettrici che oltre ai siti esteri ha tre acciaierie nel nord Italia: Lesegno (Cn), Caronno (Va) e Galtarossa (Vr). Questa situazione che Ilva sta attraversando contribuisce, inoltre, a mandare in tensione anche il mercato del rottame, dal momento che l’Ilva è essa stessa una produttrice di rottame, oltre che una consumatrice. Gran parte del lamierino utilizzato per la produzione degli acciai speciali da costruzione è prodotto all’interno degli stabilimenti del gruppo, quindi anche per le aziende che prima si approvvigionavano da Genova e Novi, ora è più difficile reperire la materia prima e per gli acquisti devono rivolgersi altrove, spesso all’estero». Mapelli ha poi risposto ad una domanda informale lanciata dagli altri relatori sugli eventuali esiti di una partita virtuale a braccio di ferro tra i produttori di acciaio ed i pag.17

zo, ed è legata al tipo di business e di settori serviti dalle varie realtà». Mapelli ha quindi concluso chiarendo un aspetto chiave sull’apertura del rottame ai mercati internazionali, e all’atteggiamento che potrebbe sembrare in parte protezionista assunto dall’Unione europea nel nuovo action plan sull’acciaio. «Mi trovo d’accordo con chi sostiene che la materia prima debba essere libera di circolare, perché in caso contrario si creano distorsioni gravissime, come testimoniato anche dalle parole di Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, che ha descritto gli effetti dirompenti di alcune tecniche utilizzate per calmierare i prezzi della farina. La situazione corretta è quella di non porre dazi, ma si deve far attenzione su certi paesi. È giusto lasciare il rottame libero di circolare negli stati extra Ue che rispettano i medesimi parametri ambientali dell’Unione, ma non negli altri. Bisogna tenere conto che non si commercia solo il rottame, ma qualcosa di più nascosto, che è l’energia utilizzata per produrre quel rottame e contenuta in esso. Una cosa che non è banale: infatti, se voi confrontate le oscillazioni del prezzo del rottame e quelle dei prodotti energetici vedete a volte una correlazione. L’energia è la fatica fatta dai gestori degli altiforni per separare l’ossigeno dal ferro e produrre l’acciaio. Se io devo commerciare il rottame con un paese extra Ue che rispetta i vincoli, nessun problema, se si commercia ad esempio con la Turchia che non lo fa, io sto depauperando il mio sistema di tutta l’energia e il lavoro che ho fatto. Credo che la politica dell’Ue debba puntare a non favorire dei concorrenti che si avvantaggiano da pratiche scorrette». Who’s who: Carlo Mapelli Professore Ordinario di Metallurgia al Poli- lavori scientifici. Vanta una lunga esperienza tecnico di Milano. consulenziale in ambito siderurgico. Nato a Inzago (MI) nel 1973 e laureato in In- Dal 2013 è consulente dell’Ilva per l’applicagegneria dei Materiali presso il Politecnico di zione dell’Aia. Milano. Autore di oltre 70 pubblicazioni su pag.19 MAPELLI fornitori di materia prima. Chi cederebbe prima? «Posso assicurare che tra i produttori e i fornitori crollano prima i produttori. Basti pensare alle dimensioni dei costi operativi che sono in campo. È stato citato in precedenza il caso Stefana (bloccata tre giorni per verifiche dell’Asl a seguito di strascichi per un incidente del 2010, ndr). Ecco, tre giorni di fermo compromettono il bilancio, pensate cosa può accadere su un impianto come Ilva. La cosa è ovviamente più pesante, e le quote di mercato che si perdono per la diffidenza hanno conseguenze a dir poco devastanti. Faccio immediatamente un esempio: un utilizzatore che non fidandosi di Ilva si rivolge a ArcelorMittal o Tata, è costretto a firmare un contratto di fornitura di almeno tre anni. A ciò si aggiunge un aggravio dei costi che fa venire meno l’effetto di calmieramento dei prezzi fornito dalla presenza di un produttore nazionale». Rassicurazioni sono invece arrivate per il futuro della divisione forni elettrici del gruppo Riva, sia sulla solvibilità che sulle tempistiche necessarie alla ricostituzione della liquidità necessaria a garantire l’operatività dell’azienda. «Per quanto riguarda Riva Forni Elettrici i fornitori non devono temere, soprattutto per coloro che forniscono le acciaierie che lavorano gli acciai speciali che, posso assicurare, hanno contratti che saturano per diversi mesi la capacità produttiva. La scelta gestionale attuale ha imposto un cambio chiaro e radicale: mantenere nelle controllate tutta la liquidità che veniva dirottata prima sulla holding. La ricostituzione della liquidità, quindi, è solo una questione di tempo. Io, che sono tra gli ottimisti, ritengo che in tre mesi si possa ricostituire la base di liquidità di Riva Forni Elettrici. I più pessimisti, anche all’interno del gruppo, indicano invece i tempi necessari in cinque o sei mesi. Probabilmente la realtà sta nel mez-

I servizi video di Siderweb Un convegno interattivo tra i relatori e la folta platea di pubblico: questi gli obiettivi che Siderweb, con la collaborazione di Made in Steel, si era prefissata nell’organizzazione dell’evento «Rottame: il futuro del comparto tra mercato, strategia e Ilva». La redazione del quotidiano online della community dell’acciaio ha realizzato quattro video interviste ai relatori dell’incontro per approfondire le numerose tematiche prese in esame nel corso dell’evento. Clicca sulle immagini sottostanti per i contributi video di Gianfranco Tosini – responsabile dell’Ufficio Studi di Siderweb -, Achille Fornasini – Chief Analyst di Siderweb -, Romano Pezzotti – Presidente di Assofermet Rottami – e Carlo Mapelli - docente di metallurgia al Politecnico di Milano e consulente Ilva per l’attuazione dell’Aia -. Fornasini: l’analisi tecnica del prezzo del rottame Tosini: rottame mercato internazionale Pezzotti: sinergie nella filiera Mapelli: situazione Riva Forni Elettrici pag.20

Un contenitore indipendente di notizie, informazioni, analisi, dati, prezzi, opinioni. Il punto di riferimento e confronto quotidiano per gli operatori del settore. Scarica la nuova APP di siderweb.com collegati al sito www.siderweb.com

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