Restauro madonna dipinta su tela

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Published on January 2, 2014

Author: cerfirenze

Source: slideshare.net

Description

Presentazione del restauro della madonna dipinta su tela

RESTAURO - LA MADONNA DIPINTA SU TELA RESTAURO DIPINTI

OSSERVAZIONI PRELIMINARI L’opera si presenta in avanzato stato di degrado. Il particolare telaio in legno di pioppo sagomato,è a struttura fissa. La sagomatura è stata ricavata da un'unica tavola ad eccezione della parte inferiore.

Lo stato di conservazione del legno è compromesso a causa dell’umidità di risalita dell’ambiente in cui era collocato. Il legno infatti è molto impoverito:presenta, perdita di adesione degli incastri inferiori, e delle fenditure .

Il supporto in tela anch’essa sagomata è in fibra di lino mista a canapa,a tramatura fitta e regolare con 8 fili per cm² in trama e ordito. E  un'unica pezza,ma presenta una piccola cucitura con filo a sopraggitto in corrispondenza del piede destro della Madonna. Si presenta allentata e lacerata nella parte in alto a causa del chiodo dell’aureola passato sul fronte,in corrispondenza del velo della Madonna. Sollevamenti e cadute di colore sono maggiormente concentrate nella parte inferiore del dipinto ed imputabili ad una risalita dell’umidita causata dalla collocazione dell’opera.

Sul film pittorico è presente una forte stratificazione delle polveri e un importante ingiallimento delle vernici concentrate in corrispondenza del telaio. Si evidenzia una forte crettatura in tutta la superficie pittorica del dipinto e diverse cadute di preparazione-colore maggiormente concentrate nella parte bassa dell’opera. Osservando il perimetro del telaio notiamo che la tela è fermata con chiodi ormai arrugginiti e ripiegati a “L” .

Opera prima del restauro • Fronte • Retro

INTERVENTI DI RESTAURO Vista la particolarità del dipinto il restauro è stato molto interessante ai fini didattici per trovare una soluzione idonea che riuscisse a recuperare la planarita  e il tensionamento dell’opera. I test preliminari eseguiti sul dipinto hanno indicato la possibilita  dell’uso di sistemi acquosi. La rimozione della stratificazione delle polveri sul film pittorico per mezzo di tamponcini di cotone acqua demineralizzata è stato il primo intervento di pulitura. La buona tenuta del colore al supporto ha permesso di intervenire con una successiva pulitura per mezzo di un solvente polare addensato.

Una volta terminata la pulitura si è proceduto alla velinatura del dipinto,con colla di coniglio (1 a 18) per permettere lo smontaggio dal telaio. La successiva operazione è stata la rimozione a secco dei depositi di polvere stratificati sul supporto in tela per mezzo di bisturi. Dopo si è passati alla fermatura del colore con colla di coniglio,dal retro. Dalla parte bassa del dipinto,il punto di maggiore indebolimento,alla parte alta fermando in modo decrescente.Facendo si che fosse maggiormente concentrata nella parte inferiore e sempre più blanda,si è eseguito per evitare di creare troppa disomogenita  con la parte superiore che non necessitava di una fermatura perché non aveva problemi di distaccamento del colore.

Nel frattempo anche il telaio è stato restaurato e protetto con antitarlo. In questo caso è stato possibile mantenere la struttura fissa perché il filo di ordito,cioè il filo dritto fa si che la tela stia più in tensione limitandone l’allentarsi. Una volta terminata la fermatura sono state preparate le “streeplining” .

Abbiamo preso un'unica pezza di tela poliestere trevira art. ispra,più grande della superficie del dipinto,abbiamo disegnato il perimetro del dipinto appoggiandolo sopra la tela poliestere,sulla quale è stata disegnata una sagomatura ad angoli retti in senso di trama e ordito,per assicurare il punto di tiraggio,successivamente si è ritagliata la parte più centrale.

Nel frattempo si sono risanati i buchi nelle parte bassa e la lacerazione provocata dal chiodo dell’aureola .

Tela poliestere per streep-lining preparata con beva film sotto tavola a bassa pressione con calore per riattivare il beva .

Dispositivo di accensione e spegnimento della tavola a bassa pressione , con manopole per regolare il calore e la pressione . Rimozione della pellicola protettiva del beva film .

Terminato questo passaggio abbiamo posizionato il dipinto sopra la tela poliestere sotto tavola a bassa pressione con calore per riattivare il beva e far riaderire il dipinto.

Questo intervento ha ulteriormente contribuito al miglioramento dalla superficie ritrovando la planarita. Il dipinto è stato svelinato,stuccate le lacune con uno stucco ceroso dal colore simile a quello della preparazione originale del dipinto e ritensionato sul suo telaio originale. Sono state applicate ai bordi esterni delle strisce di carta con pasta vegetale .

In seguito è stato verniciato con vernis a tableaux J.G. vibert le Franc & Borgeois nebulizzata molto leggera.Il ritocco pittorico è stato eseguito con pigmenti legati con vernis a tableaux J.G. vibert le Franc & Bourgeois . La verniciatura finale è stata eseguita con vernis a retoucher J.G. le Franc & Bourgeois .

Il restauro dell’aureola è consistito in un consolidamento localizzato per mezzo di iniezioni a caldo con colletta (1 a 18),stuccatura a gesso e colla e doratura a guazzo delle lacune . Come fase conclusiva del restauro si è riposizionata l’’aureola .

Opera a restauro terminato • Fronte • Retro

RITOCCO VIRTUALE su un particolare in basso a sinistra prima dell‘ operazione di pulitura

RITOCCO VIRTUALE Dipinto : olio su tela Dama con cane

MINIMO INTERVENTO NEL RESTAURO L’ intervento di restauro svolto su “la Madonna” è stato molto interessante ai fini didattici per trovare una soluzione mantenendo il principio del minimo intervento recuperando la planarità e il tensionamento . Ma cosa si intende con le parole minimo intervento nel restauro delle opere? Il minimo intervento nasce come criterio cautelativo in favore della tutela della materia e dell’intera storia dell’opera . Bisogna iniziare a modificare il nostro approccio,cercando di reprimere la tendenza a risolvere i problemi dei dipinti con misure troppo drastiche.

La teoria del minimo intervento non consiste nella presentazione di chi sa quali novità tecnologiche o metodologiche, ma nel cercare sin dalla fase progettuale,un atteggiamento critico verso le consuete fasi operative e un rispetto per l’opera nella sua totalità e complessità . Permettendo di uscire da una manualità di routine, evitando una foderatura,limitando l’apporto di nuovi materiali o utilizzando solventi meno tossici eseguiremo così una prima fase che ci permetterà di migliorare i nostri interventi , pensando al restauro come una successione di operazioni non standardizzate e poco invasive . Affrontando i problemi con un approccio di ragionamento secondo cui non è l’opera che “subisce” un restauro,ma è il restauratore che si adatta elle sue esigenze conservative .

Desidero a questo punto portare a confronto con il restauro della “Madonna” un’esperienza di un altro tipo di minimo intervento,seppure molto diverso,su un dipinto di grandi dimensioni a cura di Cesmar7,i promotori della teoria del minimo intervento nel restauro . LA CROCIFISSIONE DI DRO Cesmar7 affronta il restauro di tela cinquecentesca che non ha mai subito alcun intervento di restauro ed è arrivata abbastanza integra ai giorni nostri . Fino a che punto è giustificato interporsi in questo suo equilibrio apportando materiali, nuove tensioni e quant’altro? A prima vista il danno maggiore pare sia causato dalle lacerazioni della tela,ma la stessa invece di cedere ha trovato una sua stabilità e un tensionamento,quanto è giusto pensare di alterare questo suo equilibrio con una foderatura?

DESCRIZIONE DELL’OPERA L’opera riproduce in modo speculare il dipinto eseguito da Tintoretto tra il 1565 e il 1567 per la Scuola Grande di San Rocco a Venezia . La Crocifissione 1565 Jacopo Tintoretto

La crocifissione di Dro L’opera rappresenta al centro Cristo crocifisso,dal corpo possente,isolato sullo sfondo del cielo ottenuto per toni di grigio. Ai piedi della croce vi è Maria,sorretta dalle Pie donne e San Giovanni,in piedi con veste verde e rossa . Circondano le figure principali soldati a piedi e a cavallo con armature e lance . Alla croce è poggiata una scala sulla quale un uomo con veste rossa è colto nell’atto di infilzare con un bastone la spugna che gli viene posta su un piatto da un altro uomo di spalle,con veste giallo ocra . In alto sulla destra un soldato a cavallo si sporge per allungare la lancia verso il corpo del Cristo . In basso a destra si trovano gli strumenti da falegname usati per costruire la croce,mentre sulla sinistra a terra vicino ad un albero tagliato tre soldati si giocano ai dadi la veste bianca .

Il telaio è costituito da una struttura lignea in abete con incastri a mezzo corpo fissati con chiodi ripiegati,le aste verticali per raggiungere la dimensione desiderata sono state prolungate con elementi lignei collegati con incastri a mezzo corpo bloccati con chiodi ribattuti . A rafforzare il telaio vi sono delle diagonali rompitratta agli angoli e una traversa orizzontale alla metà del lato lungo,leggermente inclinata . La planarità e la robustezza della struttura sono garantite da questi rinforzi . Il supporto,tela è risultato essere costituito da fibre di lino 14 x 14 fili di ordito ( in senso verticale) e trama (senso orizzontale) . La tela costituita da quattro teli larghi 70 cm e uno largo 35 cm cuciti sulle cimose, è vincolata al telaio con una chiodatura piuttosto rada,questi chiodi in ferro forgiato presentano una testa larga e solida .

In occasione del trasferimento dell’opera nell’ 800 il telaio era stato segato (foto 1) per essere piegato a metà nel senso verticale, a causa probabilmente del fatto che non passava dalla porta della chiesa . Sono state imputate a questo momento le più importanti lesioni strutturali dell’opera . (foto 2) In coincidenza dei punti del telaio anche la tela era stata tagliata ed in queste zone presentava notevoli lacerazioni e mancanze con ampie cadute di colore . 1 2

Lungo il perimetro del dipinto a causa di numerosi urti si erano formate lacerazioni sulla tela anche di 10-15 cm in prossimità dei chiodi dove sono concentrate le forze . (foto 3) Lungo il lato superiore le lacerazioni in corrispondenza dei chiodi erano,invece, di piccola entità . La zona inferiore del dipinto presentava i danni più gravi,lungo il lato sinistro le lacerazioni in corrispondenza dei chiodi aumentavano man mano che si andava dell’alto verso il basso,fino ad arrivare all’angolo inferiore dove vi erano pieghe e ondulazioni della tela e un distacco dal telaio di quasi 60 cm . (foto 4) 3 4

La superficie pittorica aveva problemi di coesione,adesione e presentava scodellature riguardanti i rossi,gli ocra e i mezzi toni . Le lacune di colore riguardano tutti gli strati pittorici . (foto 5) Nei pressi delle cuciture vi era un cretto caratteristico con andamento ortogonale alla giunzione dei teli e uno scodellato differenziato in relazione alle campiture scure . (foto 6) 5 6

INTERVENTI DI RESTAURO Nel restauro è stato deciso di lavorare senza staccare la tela dal telaio in modo tale da conservare l’unità e non perdere la tensione residua presente,quindi opportunamente risanato il telaio avrebbe potuto continuare a svolgere la sua funzione di elemento portante . Pur molto danneggiato il dipinto aveva resistito per anni in una situazione molto precaria e manteneva una certa tensione residua,il solo smontaggio della tela dal telaio avrebbe significato la rottura dell’equilibrio dell’insieme dipinto e la perdita di questa tensione residua . Si è iniziato a pensare di realizzare un reticolo di sostegno interinale che permettesse di effettuare parte delle operazioni in posizione verticale . Il reticolo di sostegno è costituito da una serie di fili di Nylon tensionati all’interno della luce del telaio attraverso tiranti e tenuti sullo stesso piano della tela,e da una serie di blocchetti in legno avvitati al telaio di sostegno .

La pulitura è stata eseguita con emulsione grassa, resa basica per piccole aggiunte di trietanolammina oppure mantenuta neutra a seconda delle campiture su cui si operava . (foto 7) Per fissare le scaglie sollevate è stata utilizzata una miscela composta di Klucel G al 2% e di Primal AC 33 al 4%,scelto perché miscibile in Alcool . La logica eseguita è stata quella di cercare di utilizzare la minima quantità di adesivo capace di fissare stabilmente le scaglie di colore staccate dalla tela . Le fasi di preconsolidamento della cromia sono state effettuate utilizzando delle piccole tavole aspiranti che hanno anche svolto il compito di rimozione delle polveri dal retro dell’opera . (foto 8) 7 8

Le lacune di tela sono state messe in sicurezza posizionando un reticolo di filo 100% poliestere posizionato sul retro del dipinto per punti con EVA Helmitherm 42036 . L’adesivo EVA applicato con il termocauterio è stato sciolto nell’incrocio dei fili e poi successivamente fatto freddare sulla tela con una pressione leggera aiutata da un film distaccante di melinex siliconato,i punti di incollaggio dovevano essere removibili,perciò si è pensato di fondere l’adesivo sul reticolo e non sulla tela . (foto 9) La messa in sicurezza delle lacerazioni e dei tagli è stata effettuata con striscioline a ponticelli di Stabiltex (tessuto in poliestere) e Beva film applicati con termocauterio per lo più dal fronte . (foto 10) 9 10

I primi interventi di messa in sicurezza delle zone di chiodatura (nessun chiodo è stato estratto) sono stati effettuati sul margine superiore con il dipinto in orizzontale in modo che,una volta in verticale questo lato fosse in grado di mantenere il peso della tela . L’intervento ha riguardato solo i vincoli che realmente necessitavano di un rinforzo . Data la grande aderenza che vi era tra chiodo e tela bisognava trovare un materiale resistente ma sottile,perché doveva essere spinto sotto la testa del chiodo . E  stata trovata una tela in Dracon utilizzata per le vele,trattata da un lato con Beva 371 diluito con piccole aggiunte di White Spirit fino e renderlo stendibile a pennello . (foto 11) Per consentire l’inserimento sotto al chiodo lo si è tagliato verticalmente per parte dall’altezza e in cima al taglio si è praticato un foro in cui si andava a posizionare lo stelo del chiodo . (foto 12) 11 12

Sfruttando il peso della tela,posizionata in verticale si sono operate le suture necessarie . (foto 14) L’adesivo utilizzato per le saldature di testa dei fili è un polimero EVA attivato a caldo con l’uso di cauteri da chirurgia . Per le lacerazioni più piccole,che non fossero perfettamente combacianti è stato usato un filo di lino incollato con EVA rinforzando poi la struttura con ponticelli a cavallo della lesione . (foto 15) 14 15

Successivamente si è proceduto all’intervento di disinfestazione utilizzando una busta di plastica termosaldata all’interno della quale,ad opportuna distanza dal dipinto sono stati posizionati gli assorbitori di ossigeno ATCO ®²° . (foto 16) 16 Alla riapertura del sacco sono state trovate alcune scaglie di colore staccate è stata quindi ripreso l’intervento di consolidamento eseguendo una applicazione dal retro di una soluzione di Plextol P550 al 5-7% in Ligroina .

Gli inserti (foto 17) e le stuccature sono state risolte realizzando degli inserti già ricoperti da uno stucco,utilizzando una tela poliestere Trevira CS e uno stucco a base di Klucel G e Plextol B500 come leganti con l’aggiunta di alcuni inerti . La tela è stata stesa e fissata sopra un piano rivestito con melinex e con una spatola liscia è stato applicato uno strato di stucco,una volta asciutto è stata trattata la superficie e ritagliate le forme degli intarsi . (foto 18) 17 18

Ricreata la continuità del supporto tela e distribuita in maniera più uniforme,il successivo passaggio ha riguardato il telaio .Nell’arco di alcuni mesi l’asta inferiore,fuori assetto, è stata per mezzo di “spingitoi” abbassata . Una volta riposizionata è stata rinforzata e bloccata con tre listelli di legno di larice collocati nello spessore . (foto 19) A rinforzo è stato poi applicato un listello di compensato di faggio con viti autofilettanti,la stessa operazione è avvenuta per l’asta superiore . Anche la traversa centrale era stata spezzata,mentre la diagonale inferiore destra risultava più corta . Per riposizionare questi due elementi è stato deciso un altro percorso: i legni sono stati inseriti in profilati di alluminio a forma di U fissati con viti autofilettanti . (foto 20) 19 20

A questo punto è stato sganciato il dipinto dalla struttura linea interinale,ma è stato mantenuto il reticolo di sostegno perché contrasta il rilassamento della tela,grazie all’attrito che crea . Adesso si passa alle fasi conclusive del restauro,per la verniciatura è stata scelta una vernice mat della Winsor & Newton nebulizzata . L’integrazione pittorica,di tipo mimetico, è stata eseguita con colori a tempera,raccordati in tono con velature a vernice, dopo una seconda nebulizzazione della seconda verniciatura mat. Con l’ultima nebulizzazione si è concluso l’intervento di restauro . (foto 21)

La Crocifissione di Dro dopo il restauro 21

Concludendo,questa piccola tesi mi ha fatto capire ancora di più il significato di minimo intervento applicato al restauro, nel cercare sin dalla fase progettuale un atteggiamento critico verso le consuete fasi operative e un rispetto per l’opera nella sua totalità,ricordandoci sempre che ogni opera rappresenta un caso a sé . Sono però in disaccordo sulla minimizzazione eccessiva degli interventi nel restauro . Posarelli Chiara Corso: Restauro Dipinti

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