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Published on March 4, 2014

Author: AntonioVizza

Source: slideshare.net

ALCOL E DROGHE CARMINE ACCONCIA Angri – Istituto Tecnico commerciale “G.Fortunato” 23 febbraio 2011

LA TOSSICODIPENDENZA

La Dipendenza “La tossicodipendenza è la perdita della libertà di astenersi dalla sostanza tossica, o da un comportamento patologico”

tossicodipendenza La tossicodipendenza è una condizione di intossicazione cronica o periodica dannosa all’individuo e alla società prodotta dall’uso ripetuto di una sostanza chimica, naturale o di sintesi. Le sue caratteristiche sono: 1. Desiderio incontrollabile di continuare ad assumere sostanza e di procurarsela con ogni mezzo 2. Tendenza ad aumentare la dose (tolleranza) 3. Dipendenza psichica e talora fisica dagli effetti della sostanza

• Principali definizioni •La situazione italiana UNA PANORAMICA SULLA DIPENDENZA DA SOSTANZE • Classificazione delle droghe • Le tre dimensioni della dipendenza: - la dimensione sociale - la dimensione familiare - la dimensione individuale • Aspetti teorici e clinici della dipendenza

PRINCIPALI DEFINIZIONI I DIVERSI TIPI DI CONSUMATORI  Sperimentatore: ha avuto contatti sporadici con la droga o per curiosità o per la pressione del gruppo di appartenenza  Consumatore occasionale: fa uso di droga in modo saltuario, con la possibilità di interromperne l’uso senza problemi di natura psichica o sociale  Consumatore abituale: nonostante abbia sviluppato una certa tolleranza alla droga e subendo più o meno una dipendenza psico-fisica, riesce a mantenere un buon livello di vita sociale;  Farmacodipendente: consumatore di sostanze in stato di intossicazione , con una tendenza all’uso continuo in seguito all’instaurarsi della dipendenza, ma riuscendo a mantenere una soddisfacente vita sociale  Tossicomane: persona in stato di intossicazione con un bisogno continuo di assunzione, disponibilità a procurarsi la sostanza con ogni mezzo, assuefazione e unico interesse presente è rivolto alla droga

PRINCIPALI DEFINIZIONI DSM IV DISTURBI CORRELATI A SOSTANZE 1- disturbo da uso di 2- disturbi indotti da sostanze sostanze • dipendenza da sostanze • abuso di sostanze • Intossicazioni da sostanze • Astinenza da sostanze • delirio indotto da sostanze • demenza persistente indotta da sostanze • disturbo amnestico persistente indotto da sostanze •Disturbo dell’umore •Disturbo da ansia •Disfunzione sessuale •Disturbo del sonno

PRINCIPALI DEFINIZIONI  Dipendenza da sostanze: Modalità patologica d’ uso della sostanza che conduce che conduce a menomazione o a disagio clinicamente significativi, come manifestato da tre (o più) della condizioni seguenti, che ricorrono in un qualunque momento dello stesso periodo di 12 mesi: • tolleranza: - il bisogno di dosi notevolmente più levate della sostanza per raggiungere l’intossicazione o l’effetto desiderato - un effetto notevolmente diminuito con l’uso continuativo della stessa quantità di sostanza -La tolleranza è definita come adattamento biologico verso la ripetuta esposizione a una sostanza chimica, caratterizzato da una diminuita risposta per cui è obbligatorio l’aumento progressivo della dose per ritrovare gli effetti della dose iniziale

astinenza: – Sviluppo di una sindrome sostanza specifica conseguente alla cessazione (o riduzione) dell’assunzione di una sostanza precedentemente assunta in modo pesante e prolungato – la sindrome causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti – i sintomi non sono dovuti a una condizione medica generale

PRINCIPALI DEFINIZIONI O.M.S. ICD 10 Dipendenza fisica: Modificazioni farmaco metaboliche indotte nell’organismo dalla sostanza, per cui l’organismo non può più farne a meno , nel senso che la sostanza si è talmente innestata nel metabolismo e nella dinamica biologica dell’individuo da costituire elemento indispensabile al suo funzionamento Dipendenza psicologica: Condizione psicopatologica per cui l’esigenza sentita sul piano psichico, come desiderio di esperire effetti benefici legati all’assunzione di una sostanza , rappresenta una tendenza imperiosa; siamo cioè di fronte ad una schiavitù psicologica che può essere controllata dalla volontà, diversamente da quanto avviene nel caso della dipendenza fisica Dipendenza sociale: Lo stile di vita tenuto dal tossicomane si allontana sempre più dal contesto sociale e culturale che gli era proprio prima della tossicomania. La droga diventa il fulcro dei suoi interessi, la sua vita sociale è limitata al “gruppo” ai cui componenti lo accomuna l’uso della droga (dipendenza dal gruppo)

Tipi di dipendenza indotta Le droghe , rispetto al tipo di dipendenza indotta si classificano: Droghe che inducono dipendenza fisica e psicologica, Droghe che inducono una dipendenza psicologica

Dipendenza fisica e psicologica Oppiacei e analoghi Barbiturici Alcool Anfetamine Nicotina Tranquillanti

Dipendenza psicologica Cocaina Allucinogeni Solventi volatili Caffeina

LA SITUAZIONE ITALIANA

LA SITUAZIONE ITALIANA L’utilizzazione di sostanze stupefacenti in Italia è considerato un “ problema importato” dagli Stati Uniti alla fine degli anni ’60. La tossicodipendenza, inizialmente ritenuta estranea alla nostra cultura, è diventata un fenomeno diffuso e una parte rilevante della coscienza collettiva.

LA SITUAZIONE ITALIANA La diffusione e l’utilizzazione di sostanze stupefacenti ha seguito un percorso di 3 fasi: 1. Fase “esperienziale” (fine anni ’60-fine anni ’70): • Nell’ambito della contestazione giovanile la droga assume un valore trasgressivo ed esperienziale, tramite la quale raggiungere una conoscenza più profonda di sé e del mondo. • C’è ancora pochissima informazione sugli effetti e sui danni e la droga più usata è l’eroina.

LA SITUAZIONE ITALIANA 2. Fase “edonistica” (fine anni ’70- anni ’90): Il consumo della droga diventa edonistico: la gioventù si concede piaceri estremi. L’uso di eroina diminuisce, ma è compensato dall’emergente consumo di: - Cocaina - Ecstasy - Psicofarmaci • L’immagine della droga diventa più negativa: il tossico è un malato, un emarginato, un criminale.

LA SITUAZIONE ITALIANA 3. Fase attuale (ultimo decennio): Le fasce di età coinvolte sono sempre più giovani. All’interno di una cultura del rischio la droga diventa strumento autodistruttivo. Aumenta il consumo di droghe con effetti più nocivi (ecstasy,crack,marijuana). Si diffonde l’idea del drogato come persona debole,vittima di un ambiente familiare fallimentare e di modelli culturali negativi.

CLASSIFICAZIONI DELLE DROGHE

CLASSIFICAZONE DELLE DROGHE CLASSIFICAZIONE IN BASE AGLI EFFETTI PRODOTTI SUL SNC 1. Sostanze depressogene: -alcol, -derivati della cannabis, benzodiazepine, - barbiturici. 2. Sostanze stimolanti: - cocaina, - nicotina, 3. - amfetamine, - caffeina. Sostanze allucinogene: - mescalina, 4. - oppioidi, - - LSD. Sostanze euforizzanti: - cannabis e derivati, - solventi,

CLASSIFICAZONE DELLE DROGHE CLASSIFICAZIONE IN BASE ALL’ ORIGINE 1. Naturali: vegetale, animale e minerale, possono ritrovarsi così come sono in natura o parzialmente modificate da alcuni trattamenti. (morfina, hashish, cocaina, mescalina.) 2. Sintetiche: ottenute per un processo di sintesi chimica. ( barbiturici, benzodiazepine e amfetamine.) 3. Semisintetiche: ottenute da derivati naturali sottoposti a trattamenti chimici. ( eroina, LSD, alcol.)

CLASSIFICAZONE DELLE DROGHE CLASSIFICAZIONE IN BASE AGLI EFFETTI 1. Oppiacei: oppio, morfina, eroina. – – Inizialmente: sensazione di benessere fisico ed euforia, lucidità mentale ed aumento della creatività. Segue: profonda depressione fisica e psichica. 2. Cocaina: – – – Fase euforica: esaltazione della fantasia, dell’immaginazione, delle facoltà creative e delle funzioni sessuali. Segue: allucinazioni uditive, con talvolta idee persecutorie. Il cocainomane può essere sociolesivo. L’uso continuato causa anoressia e deperimento

CLASSIFICAZONE DELLE DROGHE 3. Derivati dalla canapa: hashish, marijuana: – – Euforia, senso di benessere, rilassamento muscolare, allucinazioni che producono ilarità, piacevoli sensazioni visive e uditive. Passato l’effetto della droga: astenia e desiderio di cibo. 4. Allucinogeni: LSD e i suoi simili – – Allucinazioni visive e uditive, sensazione di espansione della mente, aumentata velocità del pensiero, capacità di comprendere e rapportarsi con questioni comportamentali complesse. L’ LSD è stata anche impiegata nella psicoterapia e nella cura dell’ etilismo cronico 5. Crack: sostanza eccitante ed economica ma molto pericolosa in quanto dà assuefazione già dopo le prime somministrazioni.

CLASSIFICAZONE DELLE DROGHE CLASSIFICAZIONE TRA DROGHE LEGGERE E PESANTI (* DISTINZIONE IN USO PIÙ TRA I GIOVANI CHE TRA GLI STUDIOSI DI DROGA) 1.Droghe leggere: (derivati dalla canapa e LSD) – non danno dipendenza psichica – non comportano l’ insorgenza di una sintomatologia di astinenza 2.Droghe pesanti: (oppioidi) – danno dipendenza fisica e psichica – assuefazione.

LE DIMENSIONI DELLA DIPENDENZA Riferimenti bibliografici: E. Aguglia, A. Riolo, E. Pascolo Fabrici: “Dimensione sociale della dipendenza”. G. Invernizzi, C. Bressi, G. Guggeri: “Dimensione familiare della dipendenza”. R. Rossi, P. Fele: “Dimensione individuale della dipendenza”.

LE TRE DIMENSIONI DELLA DIPENDENZA LA DIMENSIONE SOCIALE  Non è possibile ripercorrere l’evoluzione psicologica di un individuo senza tener conto delle sollecitazioni e delle proibizioni, delle esperienze o delle carenze che hanno caratterizzato, a partire dalla sua nascita, il suo contesto ambientale.  Le regole di ogni cultura sono aspetti costitutivi della personalità.  Ogni società è coinvolta direttamente o indirettamente in fenomeni di consumo di droghe.  Le stesse droghe possono essere incoraggiate o proibite a seconda del Paese. La società crea dei bisogni che non è in grado di soddisfare completamente e la droga può assumere il valore di risposta illusoria di fronte alla frustrazione provocata (Murphy).

LE TRE DIMENSIONI DELLA DIPENDENZA LA DIMENSIONE FAMILIARE LA FAMIGLIA IN OTTICA SISTEMICA 1. 2. 3. 4. 5. 6. Tossicodipendenza: sintomo che nasce all’ interno della famiglia e rappresenta l’espressione di un disturbo. Funzioni: Funge da canale di una comunicazione altrimenti difficile o bloccata Tiene unita la famiglia È un fattore disturbante che evita più gravi cristallizzazioni del conflitti È una condizione di allerta costante che blocca i genitori ad una certa fase del loro ciclo di vita proteggendoli dall’ansia di un ulteriore evoluzione Definisce un membro come indifeso e incompetente e ne impedisce l’individualizzazione. Il tossicodipendente è stigmatizzato come pecora nera della famiglia e diviene il capro espiatorio dei problemi degli altri componenti (funzionale al mantenimento dell’equilibrio all’interno del sistema)

LE TRE DIMENSIONI DELLA DIPENDENZA . La teoria transgenerazionale: attribuisce un peso maggiore alle componenti insoddisfacenti della relazione che ciascun genitore ha avuto con la propria famiglia d’origine nell’infanzia e nell’adolescenza. i genitori del tossicomane trasmettono intergenerazionalmente una cultura affettiva e relazionale acquisita nella relazione carente coi rispettivi genitori

LE TRE DIMENSIONI DELLA DIPENDENZA La teoria transgenerazionale individua 3 tipologie di famiglie del tossicodipendente: 1. Caratterizzata da modalità di accudimento ineccepibili formalmente, ma inadeguate sul piano affettivo. La droga assume una funzione antidepressiva. 2. I genitori ripropongono le esperienza traumatiche vissute nella famiglia d’origine e strumentalizzano i figli all’interno delle disfunzioni di coppia. La droga come contenitore della confusione. 3. Trasmissione transgenerazionale dell’abbandono oggettivo come cultura affettiva dominante nelle relazioni. Droga per evacuare la forte carica aggressiva e la rabbia.

LE TRE DIMENSIONI DELLA DIPENDENZA UN BISOGNO ANOMALO: IL CRAVING Assoluta intolleranza della perdita, dall’esigenza di una soddisfazione immediata e dal meccanismo del “tutto e subito” . Ciò è fonte di alcuni problemi nel trattamento di questi pazienti: 1. Terapie sostitutive: (metadone) 2. Aspetti psicoterapeutici: • Concorrenza con la droga come oggetto chimico onnipotente gestibile

ASPETTI TEORICI E CLINICI DELLA DIPENDENZA ADOLESCENZA E DIPENDENZA L’assunzione di sostanze psicoattive è uno dei fenomeni più frequenti perché l’adolescente deve separarsi dagli oggetti infantili per trovarne di nuovi , ricostruendo sé stesso nella direzione di una migliore individuazione e autonomia, attraverso la sperimentazione di ogni possibile esperienza per lui disponibile. In adolescenza l’oggetto droga “simbolizza” il conflitto tra dipendenza infantile e matura di cui ci si vorrebbe sbarazzare e che si esprime nel continuo rivolgersi a diversi oggetti-Sé tutti rapidamente abbandonati e sostituiti.  Alcuni autori sottolineano la positività dello “sperimentare” tipico dell’adolescente che prova di tutto alla ricerca di identità e autonoma affermazione includendovi anche l’oggetto droga.  Altri autori sottolineano il legame tra droga e appartenenza al gruppo dei coetanei all’interno di una sub-cultura sentita come libera dalla dipendenza verso l’adulto.

ASPETTI TEORICI E CLINICI DELLA DIPENDENZA Gli aspetti problematici dell’adolescenza possono dar luogo, se non proprio ad una personalità, ad un “atteggiamento tossicofilico”

L’ ALCOL

 L’alcol rappresenta la più diffusa sostanza d’abuso  La natura multiforme degli effetti dell’alcool, somatici e psichici era conosciuta fin dall’antichità: i sumeri, i babilonesi e gli egiziani erano consapevoli dei poteri di questa sostanza capace di abbattere il più forte dei nemici e di scatenare il più bizzarro dei comportamenti (Knight, Longmore, 1994)  La cultura ebraica rimanda a Noè il primo caso di ubriachezza e di derisione da parte dei figli, che fattisi gioco di lui, debbono poi subire la sua terribile ira; oltre ai danni diretti qui sembrano già preannunciati gli effetti devastanti sul mondo famigliare e relazionale di cui oggi è ricca la letteratura sull’alcolismo

 L’attenzione ai danni d’organo che derivano dall’assunzione di alcolici è molto più recente ( non risale oltre i primi decenni del XIX secolo muovendosi all’inizio con motivazioni non sanitarie. In Inghilterra, in piena rivoluzione industriale, ci si cominciò a preoccupare dell’aumento dei tassi di alcolismo non tanto per i danni alla salute quanto per gli effetti sui livelli di produzione).

La classe operaia inglese La classe operaia inglese “Che gli operai bevano molto (…) non c’è da aspettarsi altro. “Che gli operai bevano molto (…) non c’è da aspettarsi altro. Lo sceriffo Alison sostiene che ogni sabato sera a Glasgow ci Lo sceriffo Alison sostiene che ogni sabato sera a Glasgow ci siano almeno trentamila lavoratori ubriachi, e la cifra non è siano almeno trentamila lavoratori ubriachi, e la cifra non è certamente troppo bassa (…). E’ proprio il sabato sera che si certamente troppo bassa (…). E’ proprio il sabato sera che si può vedere l’ubriachezza in tutta la sua brutalità; infatti sabato può vedere l’ubriachezza in tutta la sua brutalità; infatti sabato è il giorno di paga, il lavoro finisce un po’ prima del solito e è il giorno di paga, il lavoro finisce un po’ prima del solito e tutta la classe operaia dei quartieri poveri si riversa nelle tutta la classe operaia dei quartieri poveri si riversa nelle strade principali (…). E quando ii soldi sono finiti, ii bevitori non strade principali (…). E quando soldi sono finiti, bevitori non fanno altro che andare alla prima bottega di pegni (…) e fanno altro che andare alla prima bottega di pegni (…) e cambiano in denaro quanto possiedono.” cambiano in denaro quanto possiedono.” (Engels Friedrich, 1845) (Engels Friedrich, 1845)

 La diagnosi di alcolismo, nel senso assunto dalla medicina moderna, deve essere fatta risalire al medico svedese Magnus Huss che, nella sua opera Alcholismus chronicus, definiva il disturbo nel suo duplice versante fisico e psichico

Da allora si sono alternate concezioni contrapposte rigidamente, ora medico biologiche che riducevano l’alcolismo ad una patologia d’organo consegnandolo alle competenze del medico internista, ora etico morali che lo sottraevano all’area medica per attribuirlo a quello della devianza sociale come è stato per tutto il periodo del proibizionismo Con i primi anni ’60 si è assistito ad un rapido quanto rigido recupero del modello medico di malattia 1977 OMS definizione di Sindrome da dipendenza alcolica ( SDA ).

Società occidentali Il 90% della popolazione consuma alcol Il 30 % di questi sviluppano temporanei problemi connessi al bere Iniziative di contrasto P.S. 98-00 riduzione dei consumi pro capite in misura del 25 %

EZIOLOGIA TEORIE ORGANICISTICHE interessate all’ereditarietà dell’alcolismo e alla possibilità che fattori ereditari e fattori psicostrutturali si intersechino e si potenziano l’un l’altro nel determinare alcune forme di alcoldipendenza

EZIOLOGIA_TEORIE ORGANICISTE -rischio alcolismo maggiore nei soggetti con genitore biologico etilista e minore in quelli adottati ( studio su fratellastri); -i figli di persone alcoldipendenti ,anche separati nei primi mesi di vita,in età adulta hanno presentato un rischio superiore di alcolismo;

EZIOLOGIA_TEORIE ORGANICISTE Nessuna certezza di una predisposizione genetica Esiste ,però,una certa familiarità nei confronti dell’abuso di alcol

EZIOLOGIA_TEORIE ORGANICISTE CLONIGER 1987 TIPO I :esordio dopo i 30 anni e raramente associato a comportamenti aggressivi o da complicazioni legali e sociali dovute all’abuso di alcol. TIPO II :frequente nei maschi,esordio precoce (prima dei 25 anni) e legato a problemi sociali e legali.

EZIOLOGIA TEORIE SOCIO-CULTURALI considerano i fattori socio-culturali elementi di rischio relativamente all’instaurarsi dell’alcoldipendenza

EZIOLOGIA_TEORIE SOCIO-CULTURALI AA.VV. ASPETTI ECONOMICI:uno stato di indigenza,un lavoro precario … favorirebbero l’instaurarsi dell’etilismo quale elemento “compensativo” di facile reperibilità ASPETTI FAMILIARI:i giochi relazionali che si stabiliscono all’interno della famiglia possono avere un ruolo nell’insorgenza e nell’instaurarsi di comportamenti legati a fenomeni di dipendenza.

EZIOLOGIA TEORIE PSICOLOGICE Caratteristiche della personalità che predispongono l’individuo alla dipendenza alcolica.

EZIOLOGIA_TEORIE PSICOLOGICHE Studi descrittivi : indagine sui sintomi psicopatologici legati all’alcoldipendenza,sui tratti di personalità e sulle sindromi psichiatriche anche precedenti al nascere dell’etilismo

EZIOLOGIA_TEORIE PSICOLOGICHE GALIMBERTI 1992 Fattori di personalità significativi nel determinare la condotta alcolica DEBOLEZZA DELL’IO :include debole identità sessuale,scarsa tolleranza alle frustrazioni,impulsività,concetto negativo di sé,difficoltà nello stabilire relazioni umane soddisfacenti. DEPRESSIONE:è un sintomo che ,in diversa misura ,accompagna circa il 90 % degli alcolisti. Il 30-40% degli alcolisti sono interessati da sintomi depressivi gravi. SOCIOPATIA:presenza di comportamenti antisociali - come conseguenza - come sintomo strutturale di personalità - come fattore eziologico comune alla sociopatia e all’alcoldipendenza.

TIPOLOGIE ALCOLICHE IL CONTRIBUTO DELLA PSICOANALISI Sviluppo dell’alcolismo legato al narcisismo orale,all’omosessualità e all’aggressività repressa Inadeguato sviluppo dell’IO e ad una bassa tolleranza alla sofferenza psichica

TIPOLOGIE ALCOLICHE TEORIA SISTEMICA L’ALCOLISMO E’ UN SINTOMO CHE SI RENDE EVIDENTE IN UN COMPONENTE DELLA FAMIGLIA,MA CHE APPARTIENE ALLO STILE DI VITA DELL’INTERO SISTEMA FAMILIARE.

EZIOLOGIA_TEORIE PSICOLOGICHE Studi sulla personalità prealcolica > nessun risultato chiaro ( difficile stabilire un nesso tra ciò che è l’alcolista e la persona che era); Studi sulla personalità alcolica >nessun risultato definitivamente chiaro

Tipologie alcoliche CLASSIFICAZIONE DEGLI ALCOLISTI

TIPOLOGIE ALCOLICHE JELLINEK 1960 ALCOLISMO ALFA : dipendenza che si instaura come ricorso puramente psicologico agli effetti dell’alcol in soggetti introversi,spesso soli,tendenti alla depressione nel tentativo di trovare sollievo alle sofferenze fisiche ed emozionali ALCOLISMO BETA:bere legato alle norme culturali del gruppo di appartenenza e diventa simbolo di amicizia e socializzazione. ALCOLISMO GAMMA:bere con perdita di autocontrollo ALCOLISMO DELTA:soggetti che non riescono ad astenersi ALCOLISMO EPSILON:soggetti che possono astenersi anche per lunghi periodi,poi improvvisamente ricominciano in modo incontrollato

TIPOLOGIE ALCOLICHE GOLDSTEIN E LINDEN 1969 PRIMO:soggetti emotivamente instabili che in situazioni frustranti sono incapaci di controllare la propria aggressività SECONDO:soggetti,dipendenti affettivamente,che tendono a somatizzare l’ansia e in cui sono presenti idee suicidiarie TERZO:soggetti con diagnosi primaria di alcolismo e tratti psicopatici QUARTO:alcolismo e dipendenza da sostanze stupefacenti.Presenza di tratti di tipo paranoideo.

TIPOLOGIE ALCOLICHE FURLAN E PICCI 1990 BEVITORE COMPULSIVO: quotidianamente e in modo incontrollato BEVITORE AUTISTICO:soggetti emarginati difficili il coinvolgimento in programmi di disintossicazione BEVITORE REGRESSIVO:soggetti che amano essere coinvolti in situazioni conviviali facendo propositi di sobrietà che non riescono a mantenere BEVITORE GREGARIO:soggetti che pur bevendo grosse quantità di alcol,in luoghi di aggregazione,difficilmente giungono a perdere il controllo totale. BEVITORE REATTIVO:soggetti che,a seguito di esperienza dolorosa,trovano sollievo nell’uso di alcol (ottenendo una gratificazione immediata)

TIPOLOGIE ALCOLICHE FURLAN E PICCI 1990 BEVITORE SOLIPSISTICO:soggetti che usano l’alcol nei momenti di tensione.Tendono a nascondere le proprie abitudini alcoliche,sostenendo che comunque sono in grado di controllarle BEVITORE PULSIONALE:soggetti che ,anche se consapevoli dei rischi insiti nell’uso di alcolici,ricercano gli effetti sedativi e di piacere.

TIPOLOGIE ALCOLICHE FOUQUET 1973 LE ALCOLITI:tipiche dei soggetti che hanno cominciato con il bere sociale e in cui si è instaurata la dipendenza fisica dall’alcol LE ALCOLOSI:in persone che hanno una modalità di assunzione saltuaria,legata a problemi di tipo psicologico LE SOMALCOLOSI:consumo episodico ma avido di alcol. Frequente nelle donne

LA DONNA ALCOLISTA DUE STEREOTIPI 1. MADRE DISOCCUPATA ED INDIGENTE 2.EXECUTIVE MANAGER NAKKEN-2002

LA DONNA ALCOLISTA MATRIMONIO E MATERNITA’ CONDIZIONI NECESSARIE ALLA REALIZZAZIONE DIVORZIO,SEPARAZIONE E NUBILATO CONDIZIONI CHE AUMENTANO IL RISCHIO DEL BERE PROBLEMATICO FORTH-FINEGAN,ET AL. 1991

LA DONNA ALCOLISTA CORRELAZIONE POSITIVA TRA CONSUMO DI ALCOL E RAPPORTI SESSUALI CON NUOVO PARTNER NELLE ADOLESCENTI LA SESSUALITA’ E’ SPESSO ASSOCIATA CON L’USO DI BEVANDE ALCOLICHE

LA DONNA ALCOLISTA FORTI ASSUNZIONI DI ALCOL AUMENTANO LA PROBABILITA’ DEL COINVOLGIMENTO SESSUALE ASPETTATIVE LEGATE AGLI EFFETTI POSITIVI DELL’ALCOL SULLA SESSUALITA’ MARTIN SE,HOWARD JM,1996

Tipologie 1. L’alcolista senza tetto che ammette l’uso 2. 3. 4. di alcol Il paziente giovane con tratti antisociali di personalità Il paziente della classe media con disturbi dell’umore e abuso di alcol ,ma sottovaluta il bere Il professionista o il dirigente di mezz’età che continua a svolgere le sue funzioni sociali:stress e negazione dell’abuso.

Correlazioni .ALCOL E DISTURBI PSICHIATRICI .ALCOL E DISTURBI PSICOLOGICI: depressione nevrosi isterica nevrosi fobica nevrosi ossessiva ansia attacchi di panico disturbi della personalità disturbo antisociale

Correlazioni -ALCOL E FATTORI SOCIO-AMBIENTALI ambiente e bere professioni esercitate -ALCOL E CULTURA cultura dell’astinenza cultura dell’ambivalenza cultura permissiva cultura ultra permissiva

Differenze Modello mediterraneo:diffuso in europa centro-meridionale,dove l’uso della sostanza è giornaliera ma moderata >disturbi organici e conseguenze sulla vita vita lavorativa e sociale Modello nordico:uso occasionalmente legato ad eventi ma intenso > comportamenti antisociali con conseguenze rissose e giudiziarie.

MODIFICAZIONI POSSIBILI Modificazione del carattere ( facile irritabilità,iperemotività,collericità,attacchi di gelosia spinti a volte al delirio,instabiltà dell’umore ,senso di vuoto,depressione Disturbi intellettuali ( abbassamento del rendimento e concentrazione ,l’attenzione è alterata ,con un ottundimento dei processi intellettivi,deficit mnestici,riduzione dell’efficacia lavorativa) Affettività (indifferenza e regressione del comportamento e delle capacità relazionali)

ALTERAZIONI PSICOTICHE  Delirio di gelosia dei bevitori  Psicosi allucinatoria alcolica cronica  Encefalopatie carenziali (encefalopatia di Wernicke)  Sindrome di Korsakoff  Delirium Tremens  Prodromi  Deliri professionali  Allucinosi alcolica

Aspetto psicosociale Droga sociale > accettabilità conseguenze: - l’alcolismo diventa di interesse clinico solo dopo molto tempo dall’inizio del processo - Il clima di accettabilità fa sì che l’individuo esacerbi la tendenza alla negazione

I dati secondo l’O.M.S. • Gli infortuni sul lavoro alcol-correlati possono essere fino al 25% • L’alcol è causa del 20% degli infortuni mortali in Inghilterra, del 15-25% in Francia e 8-25% in Polonia, del 17% in Danimarca, del 32% nei cantieri navali di Amburgo, del 12% nelle Miniere nella Rep. Ceca; il 16% delle persone decedute per infortunio aveva alcol nel sangue • In Svizzera il 23,9% dei ricoveri per infortunio lavorativo è determinato dall’uso di alcol • Il consumo di alcol ha una corresponsabilità in numerosi incidenti gravi, particolarmente in quelli che avvengono nell’ambito dei trasporti

I dati secondo International Labour Organisation • 50 milioni di persone dipendenti da alcol e droghe nel mondo • 12-15% degli adulti bevono a livelli pericolosi per se stessi e per gli altri • Il 10% degli incidenti sul lavoro sono imputabili a lavoratori intossicati • Oltre il 10% delle calamità che si riscontrano sul lavoro sono connesse a droghe e alcol • I lavoratori con problemi di droghe e alcol richiedono assistenza medica triplicata e quintuplicati rimborsi alle assicurazioni

Alcol e infortuni sul lavoro CANTIERI DANESI INFORTUNI LETALI PER ABUSO DI ALCOL: 17% MINIERE CECOSLOVACCHE INFORTUNI LETALI PER ABUSO DI ALCOL: 12% IN SVIZZERA RICOVERI PER INFORTUNI LAVORATIVI PER ABUSO DI ALCOL: 23,9% IN ITALIA PERCENTUALE DI INFORTUNI PER USO DI ALCOL: 10 - 15% INFORTUNI LETALI PER ABUSO DI ALCOL: 33% MORTALITA’ PER INCIDENTI STRADALI SUL TOTALE INFORTUNI MORTALI SUL LAVORO: 50-60%

La situazione in italia Il consumo di alcol inizia a 15 anni Diventa regolare a partire dai 18 anni I picchi massimi vengono raggiunti intorno a i 25-35 anni di età

La situazione in Italia L’alcol é causa del 50 % degli omicidi del 25 % dei decessi per suicidi del 50 % degli incidenti stradali e del 30 % di quelli mortali sul lavoro

Dati ISTAT 23.04.2009

Fonte:Agenzia Regionale di Sanità della Toscana _2006

Anno 2009 alcologia

Anno 2010 alcologia

Anno 2008 tossicodipendenze

Anno 2008 tossicodipendenze

Anno 2009 tossicodipendenze

Anno 2010 tossicodipendenze

I gatti di Louis Waim

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il suo cuore batte per 40 milioni di volte l'anno, crea un nuovo strato di pelle ogni mese, in un giorno il suo cervello produce più impulsi elettrici di tutti i telefoni del mondo messi insieme, i suoi occhi possono vedere a due milioni di anni luce di distanza. questo magnifico e superbo essere è l’uomo

Grazie per l’attenzione

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