new Media Activism

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Entertainment

Published on June 18, 2007

Author: Pravez

Source: authorstream.com

Slide1:  Il potere decentrato al singolo individuo Corso di Storia dei Media a.a. 2006/07 - Prof. Ornella De Sanctis Intervento a cura di Daniela Manno dell’uso maggiore degli oggetti tecnici ovvero Critica ed azione nella società dell’informazione: il mediattivismo Slide2:  In accordo con Manuel Castells adottiamo l’informazionalismo - paradigma tecnologico basato sull’accrescimento della capacità umana di elaborazione dell’informazione - come lente privilegiata per leggere i mutamenti connessi alla rivoluzione tecnologica in atto. Ciò che è cambiato, rispetto alle rivoluzioni tecnologiche precedenti, andlt;andlt;non [è] il tipo di attività che impegna l’umanità, ma la sua abilità tecnologica nell’impiegare come forza produttiva diretta ciò che contraddistingue la nostra specie come eccezione biologica: la sua superiorità capace di elaborare simboliandgt;andgt;. (Castells, 2002, p. 32) Il potere decentrato al singolo individuo Slide3:  Il potere decentrato al singolo individuo La mente si afferma come andlt;andlt;diretta forza produttivaandgt;andgt; e non è più solo andlt;andlt;un elemento determinante del sistema produttivoandgt;andgt;. Ne consegue quella che molti definiscono una rivoluzione del rapporto fra SAPERE e POTERE, una mutazione profonda della natura del capitale e della fisionomia dei soggetti economici. Il processo di innovazione non è più accentrato nelle mani dei vertici, come avveniva nel capitalismo classico, ma è decentrato, secondo una logica reticolare, presso tutti quelli che riescono ad imporsi come nodi significativi delle reti in cui sono inseriti. In particolare, Internet si presenta come andlt;andlt;il contenitore della potenza di calcolo decentrata all’individuoandgt;andgt;. (Mezza, 2005, p. 13) (Castells, 2002, p. 32) Slide4:  ETI IZOM R CONOSCENZ A Il modello rizomatico prende con internet la sua forma matura: uno spazio infinito senza centro, senza alcun altro ordine che non sia quello del desiderio, della ricerca creativa che si guida da sé. Uno spazio infinito di azione reciproca, di proiezione condivisa di mondi. (Berardi, 2006, p.4) Visita: http://www.maxon.net/pages/gallery/videos/tetsoo.html Slide5:  Gilbert Simondon ritiene che l’uomo possa rapportarsi all’oggetto tecnico - considerato non un essere artificiale ma una concretizzazione oggettiva dell’attività umana - in un modo minore ed in un modo maggiore. andlt;andlt;Il modo minore è quello che conviene alla conoscenza dell’attrezzo e dello strumento; è primitivo […], fa dell’uomo un portatore di attrezziandgt;andgt;: l’oggetto tecnico viene utilizzato in circostanze predeterminate, in maniera quasi innata. andlt;andlt;Il modo maggiore presuppone una presa di coscienza degli schemi di funzionamento: è politecnicoandgt;andgt;. (Simondon, 1958) Dell’uso maggiore degli oggetti tecnici Slide6:  Dell’uso maggiore degli oggetti tecnici Gli oggetti tecnici di cui ci occupiamo in questa sede sono le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic). L’uso minore delle Tic è quello dei soggetti che, possedendo un’alfabetizzazione informatica di base, le utilizzano in maniera stereotipata. L’uso maggiore potrebbe, invece, essere quello dei mediattivisti che, ricombinando usi e potenzialità delle Tic, ne propongono versioni inedite. Slide7:  Potere Per Castells il potere è un rapporto tra soggetti che impone la volontà di alcuni su altri: esso si fonda sullo stato e sul suo monopolio istituzionalizzato della violenza. Per Foucault, invece, il potere si diffonde in tutta la società, è andlt;andlt;dappertutto: non perché inglobi tutto, ma perché viene da ogni doveandgt;andgt;. Il potere non è inteso più come una proprietà ma come una strategia: pertanto esso andlt;andlt;si esercita e non lo si possiedeandgt;andgt;. Nella teoria di Foucault trova spazio l’esercizio di un potere minore, quello di chi resiste e si oppone a quei poteri temporaneamente superiori. (Microfisica del Potere, 1977) Slide8:  Uso maggiore e Potere minore Possiamo provare a connettere l’uso maggiore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione - uso che abbiamo attribuito ai mediattivisti - all’esercizio di un potere minore. Il potere di chi si appropria dei mezzi di produzione semiotica e tenta di liberare l’immaginario, individuale e collettivo, dalle catene dell’omologazione culturale. Il concetto che ci permette di legare indissolubilmente i due termini è quello dell’AZIONE. Slide9:  azione Comunic - azione Inform - azione Partecip - azione Mut - azione Inter - azione Transform - azione Rel - azione Appropri - azione Medi - azione Slide10:  Con il termine Medi -A -zione voglio riferirmi ad un’azione che si attualizza attraverso un uso ATTIVO, CONSAPEVOLE e CRITICO dei media. Un’azione che si configura come esercizio di potere, il potere di un mediattivista* qualsiasi. * (Vik da Oxaca…) Medi-A-zione e potere Slide11:  Il mediattivismo è sicuramente un’attività di controinformazione, ovvero un’attiva relativa alla ricerca ed alla diffusione di informazioni che non trovano spazio nei circuiti mediatici istituzionali, espressione di precise logiche di potere. In tal senso, l’azione controinformativa si configura come un’azione politica attraverso cui singoli soggetti o gruppi sociali 'marginali', si appropriano degli strumenti della comunicazione per dare voce alle loro richieste e sensibilizzare la società rispetto a specifiche tematiche. Il mediattivismo Slide12:  Le prime esperienze di controinformazione risalgono alla fine degli anni ‘60 e l’inizio dei ‘70, quando i movimenti di contestazione giovanile sottolineano l’urgenza di una riflessione sul problema dell’autorganizzazione del sapere, dell’uguaglianza e della libertà della sfera del sapere e dell’educazione. (Berardi, 2006, p. 14) In Italia nascono in quegli anni le prime fanzine e le prime radio libere. L’esperienza di una piccola radio bolognese fondata da un gruppo di studenti e miltanti politici - Radio Alice - è sicuramente una delle più significative. Il mediattivismo Slide13:  Indymedia: la controinformazione sul web Slide14:  Indymedia: la controinformazione sul web L’indipendent media center è un network di collettivi media per la creazione di resoconti radicali, oggettivi e appassionati della verità. Ci impegniamo con amore e ispirazione per tutte quelle persone che lavorano per un mondo migliore, a dispetto delle distorsioni dei media che con riluttanza si impegnano a raccontare gli sforzi dell’umanità libera. Slide15:  Indymedia: la controinformazione sul web Tutti gli IMC riconoscono l’importanza dei metodi (utilizzati) per il cambiamento sociale e sono impegnati nello sviluppo di relazioni non gerarchiche ed antiautoritarie, sia per quanto riguarda le relazioni interpersonali che le dinamiche di gruppo. Quindi si autorganizzano collettivamente adottando, per prendere decisioni, il metodo del consenso, che si sviluppa in maniera partecipativa, orizzontale e trasparente nei confronti del gruppo. uguaglianza-decentralizzazione-autonomia locale-unitarietà dei progetti- reti di comunicazioni-accesso libero all’informazione una società più giusta-no profit- partecipazione alle decisioni di ogni gruppo locale-sostegno reciproco-utilizzo di software libero-nessuna discriminazione Nel mondo ci sono oltre cinquanta IMC ed Indymedia Italia è uno di questi. Ogni IMC è un gruppo autonomo che ha obiettivi propri, si autofinanzia e prende decisioni. L’appartenenza di ogni IMC al network è definita dal documento sui principi di unità. Slide16:  Il videoattivismo Il videoattivismo è oggi la forma più diffusa di attivismo mediatico. Le ragioni possono essere individuate nella diffusione di minicamere digitali a basso costo, nella dimensione ludico-tattile, nell’attitudine anti-testuale ed intuitiva di questo tipo di informazione. Insieme all’uso di personal media si diffonde anche una conoscenza del montaggio, non solo in termini tecnici ma anche 'grammaticali' ovvero di qualcosa che potremmo chiamare un format psicologico, quello attraverso cui ogni giorno il flusso televisivo scivola dentro le nostre coscienze e disegna le nostre opinioni. (Pasquinelli, 2002, p.99) Slide17:  Candida tv: la televisione elettrodomestica Il manifesto La strategia non è dialettica: liberazione contro controllo inconscio contro conscio deviante contro normale sesso contro castità. La strategia è catastrofica: portare le situazioni al limite. La Strategia è simbolica: usare contro il sistema i suoi stessi intollerabili segni. La strategia è anonima: non vogliamo essere categorizzati come un’altra stella deviante. Noi siamo la norma. Noi siamo il crepuscolo. Slide18:  Candida tv: la televisione elettrodomestica Candida significa Candida come il Candido di Voltaire per il quale viviamo nel migliore dei mondi possibili. Non è forse questo che la cultura pop cerca di dirci, mentre tutti i giorni ci depriva dei nostri corpi? Candida ha un rapporto immediato con i media. Accade nel momento dell’esperienza; dalla televisione PER tutti alla televisione DI tutti. Candida è la prima televisione elettrodomestica perché il suo scopo è superare la separazione tra produttore e consumatore: la televisione può essere fatta da tutti, interrompi il flusso televisivo che entra nella tua casa, usa il televisore come un monitor e la telecamera come un occhio. Fai la tua televisione, per dubitare dell’autorità e promuovere il decentramento dell’informazione. Slide19:  Telestreet: la controinformazione di quartiere Quarant’anni anni di tv ci sono piaciuti così tanto che ora vogliamo cominciare noi. Quarant’anni di allucinazione collettiva, di ipnosi di massa, sprofondati nelle nostre solitudini, atomizzati nei nostri condomini al tremolio azzurrognolo del tubo catodico. Ci sono piaciuti così tanto che non possiamo più farne a meno. Liberiamo le casalinghe di Voghera. Non più controfigure di se stesse in finti litigi condominiali, le casalinghe - mattarello rotante - entrano direttamente in sala di regia. Il barista del bar all’angolo è più bono, più vero del mascellone della telenovela filippina. Il Grande fratello è una truffa a tavolino. Volevate la tv verità? Il tizio della porta accanto che finalmente può diventare star nazionale per 15 minuti? Benissimo, idea fantastica, facciamo tutto da soli. La tv realtà deve essere fatta dalla vita reale, dal primo microfono all’ultima antenna. La tv realtà deve averci noi dentro e non qualcuno deciso al settimo piano di un palazzo di Roma. La tv di oggi è una nuova Bastiglia con le masse che premono alle porte per liberarla. […] Il pubblico reclama la sua tv perchè questa tv non è abbastanza tv, non è più la tv del paese reale, del tessuto sociale vivo e pulsante. […] Non abbiamo bisogno di controfigure, di attori e attrici. Ci basta accendere la telecamera e impugnarla. Non vogliamo l’inquadratura giusta e obiettiva. Vogliamo la telecamera e un canale, per trasmettere al nostro quartiere. […] Multitudo tv. Proclama per la liberazione del cielo Slide20:  andlt;andlt;Il diritto all’informazione si sta progressivamente affermando come diritto all’autogestione della comunicazione. Il mediattivismo è ormai una cultura politica […] Non solo la conoscenza dei meccanismi della comunicazione, ma soprattutto le possibili pratiche di autogestione sono considerate pilastri essenziali di una nuova idea di democrazia e di cittadinanzaandgt;andgt;. Il mediattivismo, quindi, non corrisponde più solo alla controinformazione ma diviene modello e metafora del fare società. andlt;andlt;I media indipendenti sono la cartina di tornasole del legame sociale e del fare società […] A ben guardare i media indipendenti non servono a fare informazione libera, ma a costruire soggettività politiche […] poiché è l’informazione che costruisce i suoi fruitoriandgt;andgt;. (Pasquinelli, 2002, p. 17) Il mediattivismo Slide21:  Trans-Form-Azione Nell’epoca delle reti il mediattivismo non è più e solo un’attività di controinformazione ma si propone come l’attività di chi resiste ai meccanismi di omologazione psico-identitaria. Slide22:  L’immaginario, controparte della realtà, inizia ad imporsi come categoria centrale anche nelle riflessioni politiche e nelle relative azioni di contropotere. La contestazione non abbandona il piano del reale ma si sviluppa anche su quello del simbolico. Già negli anni ‘70 Eco parlava di guerriglia semiologica, quell’attività di smontaggio critico di giornali, telegiornali e programmi televisivi, praticata dai cosiddetti gruppi di autoformazione, composti da operai, studenti e cittadini comuni. Simboli Strutture Poteri Slide23:  Se il sapere è potere, occorre non solo conoscere le produzione di di questo sapere, ma anche metterne a nudo i processi di significazione in essa contenuti. Dietro ogni oggetto, infatti, come ci ricorda Bruno Latour collocandosi nel solco della tradizione greimasiana, si nascondono enunciati, sequenze narrative di azione, incarnate negli oggetti concreti. Simboli Strutture Poteri Slide24:  L’Infosfera è l’ambiente in cui circolano le informazioni, la sfera in cui circolano segni portatori di intenzione culturale, lo spazio in cui si sedimentano i flussi semiotici prodotti e trasmessi dai media. andlt;andlt;L’immersione in un ambiente tecno-comunicativo non solo ha l’effetto di rendere disponibile una massa di informazioni, ma determina un cambiamento delle nostre strategie di elaborazione dell’informazione, e di conseguenza modifica le configurazioni cognitive entro cui l’informazione prende forma e diviene stile di vita, paradigma socialeandgt;andgt;. (Berardi, 2003) L’infosfera è uno degli ambiente in cui si forma la mente, individuale e collettiva. La formazione della mente nell’infosfera - e la sua velocizzazione - origina quella che Bifo ed altri autori definiscono una mutazione cognitiva. form-azione nell’infosfera Slide25:  I media sono dispositivi e non automatismi, la formazione della mente nell’infosfera non ha carattere determistico. La trasmissione dall’emittente al ricevente non è perfetta e lineare: andlt;andlt;esistono un numero incalcolabile di disturbi e rumori nei canali che conducono il segnale dal sistema mediatico alla mente del ricevente. E soprattutto esistono una quantità incalcolabile di disturbi interni al sistema ricevente, alla mente umanaandgt;andgt; (Berardi, 2006) I segni dell’infosfera (mediascape) si innestano sui segni presenti nella psicosfera (mindscape). form-azione nell’infosfera Slide26:  I segni dell’infosfera (mediascape) si innestano sui segni presenti nella psicosfera (mindscape). andlt;andlt;I flussi che circolano nell’infosfera colorano la mente globale e la influenzano, euforizzano e deprimono lo psichismo collettivo, formano l’opinione, mettono nella nostra testa pensieri, idee, convinzioni. I media inventano un argomento, rimuovono un conflitto, nascondono una violenza, cancellano l’esistenza di una persona e di un’intero popolo. […] Attenzione però: tra Mediascape e Mindscape c’è uno scarto, non vi è tra loro un rapporto lineare. Per quanto potente possa essere il mostro paralizzante del dominio mediatico, qualcosa gli sfugge. Sono io, siete voi. Sono i clandestini dell’infosfera, i creatori di semiovirus destrutturanti: il desiderio, la sofferenza, l’esperienza vissuta, la sensibilitàandgt;andgt;. (Berardi, 2006) form-azione nell’infosfera Slide27:  La mutazione è quella cognitiva prodotta dall’accelerazione dell’infosfera. Il dominio è quello economico e politico di corporation mediatiche globali. Bifo ritiene che debba essere il mediattivismo a comprendere entrambi i piani e agire distintamente su ciascuno di essi. andlt;andlt;E’ necessario respingere e sabotare il dominio corporativo sui media, usare tutti gli strumenti possibili per sovvertire questo dominio, ma non si può tentare di resistere alla mutazione antropologica che le tecnologie di comunicazione hanno messo in moto. […] il dominio [va] eroso, contrastato, eluso, la mutazione attraversata, accolta, elaborataandgt;andgt;. (Berardi, 2006) MuTaZiOnE e dominio Slide28:  Se oggi il principale mezzo di produzione è la mente, i lavoratori, armati del proprio computer, possono immediatamente riappropriarsi dei mezzi di produzione. Tuttavia anche il potere dominante e dunque i meccanismi di controllo e di sfruttamento sono divenuti cognitivi e reticolari. Riappropri-Azione Slide29:  Matteo Pasquinelli (2002) individua nel mediattivismo tre dimensioni caratterizzanti: la dimensione politica; la dimensione ludica; la dimensione creativa. Le dimensioni del mediattivismo oralità tattilità iconicità Slide30:  Le tre dimensioni individuate da Pasquinelli, trovano piena espressione nei media tattici, teorizzati dal critico dei media Geert Lovink. Geert Lovink, studioso olandese dei media e critico della rete che, tra le altre cose, ha fondato l’Inc (Institute of Network Cultures) ed ha partecipato a Next Five Minutes, festival dei media tattici tenutosi in quattro edizioni dal 1993 al 2004. «Un compito importante del progetto di una critica della Rete è quindi stare dentro al network, scrivendo e-mail, testi on line, link e database. E’ precisamente questo star dentro che è necessario alla riflessione, in opposizione alla divisione tra tecnologia e società propria della critica tradizionale» (Lovink, 2002, p.18). I media tattici Slide31:  Le tre dimensioni individuate da Pasquinelli, trovano piena espressione nei media tattici, teorizzati dal critico dei media Geert Lovink. I media tattici sono mezzi di crisi, critica ed opposizione: questa è la fonte del loro potere. I media tattici non si limitano a riportare gli eventi: poiché non sono mai imparziali, prendono sempre parte a essi ed è questa, più di ogni altra, la cosa che li separa dai media ufficiali tradizionali. I media tattici non sono mai perfetti, ma sempre in divenire, performativi e pragmatici, coinvolti in un continuo processo di rimessa in discussione delle premesse dei canali in cui lavorano. da 'L’ABC dei media tattici' David Garcia e Geert Lovink I media tattici Slide32:  Beautiful World Manca copertina di beautiful world Slide33:  Biblio-Web-Filmo-grafia Berardi, Franco (Bifo) 2006 Skizomedia. Trent’anni di mediattivismo, Roma, DeriveApprodi. Castells, Manuel 1996 The rise of the network society. The Information age: economy, society, and culture, Oxford, Blackwell Publishers Ltd, (tr. it. La nascita della società in rete, Milano, Bocconi, 2002) Foucault, Michel 1977 Microfisica del potere: interventi politici, Torino, Einaudi. 2005 Antologia. L’impazienza della libertà, Milano, Feltrinelli. Lovink,Geert 2003 My First Recession: Critical Internet Culture in Transition, V2_NAi Publishers, (tr. it. Internet non è il paradiso, Milano, Apogeo, 2004) Mezza, Michele 2005 Media senza mediatori, Perugia, Morlacchi. Slide34:  Biblio-Web-Filmo-grafia Pasquinelli, Matteo (a cura di) 2002 Media Activism. Strategie e pratiche della comunicazione indipendente. Mappa internazionale e manuale d’uso, Roma, DeriveApprodi. scaricabile da http://www.rekombinant.org/old/media-activism/ Simondon, Gilbert 1989 L’individuation psychique et collective, Paris, Aubier, (tr. it. L’individuazione psichica e collettiva,Roma, DeriveApprodi, 2001) http://www.indymedia.com/mc/index.php http://www.telestreet.it/ http://www.guerrigliamarketing.it/ http://www.all-media.info/ http://www.networkcultures.org/institute/index.php?onderdeelID=1andamp;paginaID=9 Film di Guido Chiesa (2004), Lavorare con lentezza Film di Mieke Gerritzen (2006) Beautiful world

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