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Metafisica. Carrà e De Chirico

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Published on February 27, 2014

Author: BabBeba

Source: slideshare.net

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METAFISICA LA PITTURA OLTRE LA REALTÀ Il grande metafisico, 1917, olio su tela, 104,7x70 cm, MoMa, New York Carlo Carrà – Giorgio De Chirico

Origine del nome   In greco “metà tà physikà”, “dopo la fisica”. Il termine è stato usato per la prima volta dal filosofo Andronico da Rodi per titolare gli scritti di Aristotele che non trattavano del precedente argomento, la fisica appunto. Oggi il termine è usato più in generale per esprimere ciò che esiste oltre l’apparenza sensibile della realtà empirica.

Corrente pittorica     Legata alla figura di De Chirico già a partire dal 1909. Nasce come movimento dichiarato nel 1917 a Ferrara dall’incontro tra De Chirico e Carrà, ricoverati entrambi nell’ospedale neurologico della città dopo essersi arruolati nell’esercito. Intento: rappresentare ciò che è oltre l’apparenza fisica della realtà, al di là dell’esperienza dei sensi. Si vuole cogliere l’essenza intima della realtà. Per la sua palese figuratività e l’assenza di innovazioni del linguaggio pittorico, viene esclusa da molti dal contensto vero e proprio delle avanguardie.

Corrente pittorica      A Milano nel 1917 avviene la prima mostra della pittura metafisica. Non sono però presenti le opere del suo maggiore esponente, De Chirico, all’epoca praticamente sconosciuto, a differenza di Carrà, che grazie al suo passato futurista aveva già raggiunto una certa notorietà. Solo nel febbrario 1919 a Roma, De Chirico inaugura la sua prima mostra in Italia. Alla corrente metafisica aderiscono anche altri pittori tra cui Giorgio Morandi e Alberto Savinio (Andrea De Chirico). Già nel 1921 il gruppo si scioglie, e i vari esponenti prendono direzioni diverse. La pittura Metafisica rimane in ogni caso un elemento

Caratteri e temi       Prospettiva costruita secondo molteplici punti di fuga: l’occhio è costretto a ricercare l’ordine di disposizione delle immagini. Assenza di personaggi umani, quindi solitudine; vengono rappresentati manichini, statue, ombre, personaggi mitologici. Campiture di colore piatte e uniformi. Le scene si svolgono al di fuori del tempo. Le ombre sono più lunghe rispetto agli orari del giorno rappresentato. Allontanamento dalle novità linguistiche delle avanguardie, mantenendo il legame con le suggestioni dell’arte antica e classica.

Caratteri e temi       Piazze italiane considerate misteriose e romantiche. Ambientazione nitidissima, senza nulla di deformato e irriconoscibile. Statue greche e manichini come personaggi. Attenzione alla scena descritta: immobile senza tempo, luogo silenzioso e misterioso, palcoscenico teatrale senza emozioni. Non ha a che vedere con la trascendenza, ma con un misterioso spostamento e accostamento di oggetti comuni, affiancati ad altri reperti museali, ciò porta a una frattura tra logica e arte. Leva sulle suggestioni di immagini irreali e fantastiche.

Confronto Metafisica  Predominio della stasi più immobile, tutto sembra congelarsi in un istante senza tempo, come un’eterna pietrificazione  Dimensione del silenzio più assoluto  Affidamento a strumenti tradizionali della pittura, come la prospettiva. Futurismo  Dinamismo e velocità  Arte come un grido alto e possente  Rinnovamento del linguaggio pittorico

CARLO CARRÁ  Nasce a Quargnento, in provincia di Alessandria, nel 1881.  Inizialmente lavora come stuccatore e dcoratore a Milano.  Tra il 1899 e il 1900 compie un viaggio a Parigi e successivamente a Londra, studia Courbet, Turner e Constable.    Nel 1902 frequenta a Milano il “Corso Superiore di Arti Applicate”, dal 1906 al 1908 studia all’Accademia di Brera. Nel 1909 conosce Balla, Boccioni e Marinetti e l’anno seguente firma il “Manifesto dei Pittori Futuristi”. Nel 1917 si trova a Ferrara e dall’incontro con De Chirico nasce la pittura metafisica.  Nel 1919, rientrato a Milano, pubblica diversi saggi critici sulla pittura metafisica.  Negli anni Venti si concentra sul rinnovato interesse naturalistico.  Muore a Milano nel 1966.

Carrà futurista Spaccato dell’ambiente cittadino con la folla, i rumori, le luci colorate. Tutto mischiato in un’unica visione: icona della città contemporanea percorsa dal traffico e in perpetuo movimento. Ciò che mi ha detto il tram, 1910-11, olio su tela, 52x62 cm, Rovereto (Trento), Mart.

Carrà futurista I funerali dell’anarchico Galli, 1911, olio su tela, 199x259 cm, New York, MoMa Opera di soggetto drammatico. A 7 anni di distanza, rappresenta un episodio che lo aveva colpito: la carica della polizia al corteo funebre dell’anarchico Angelo Galli. Opera poderosa, composta da corpi, bandiere e fasci di luce. Intento dell’artista di coinvolgere emotivamente l’osservatore rappresentando la tensione dell’evento tramite l’individuazione delle linee-forza.

Verso la metafisica  Deluso dal futurismo, teme si possa trasformare in una nuova accademia.  Passa anche attraverso il divisionismo e il primitivismo.    Si rivolge “con rinnovata passione ai problemi estetici inerenti alla trascendenza plastica”, ovvero al recupero di una forma solida e volumetrica nella pittura. Trae ispirazione dall’arte del mondo classico e arcaico. Rimane colpito e successivamente influenzato dai quadri di De Chirico. La carrozzella, 1916, olio su tela, 51x60cm, Colonia (Germania), Museum Ludwig

Carrà metafisico  Strano assortimento di oggetti raccolto in uno spazio stretto.  In primo piano, figura di una giocatrice di tennis, a metà fra il manichino e la statua di gesso, volto liscio e privo di tratti somatici.  A destra, cassetta poco profonda che presenta una carta geografica su cui spicca un bersaglio.  In secondo piano, dipinto di un paesaggio urbano.  Grande prisma colorato, la cui punta non è visibile, forse perché inesistente oppure sottratta alla vista. La musa metafisica, 1917, olio su tela, 90x66cm, Milano, Pinacoteca di Brera

Carrà metafisico  Il tracciato di assi parallele del dipinto riprende la pavimentazione della stanza, vertiginosamente inclinata.  Senso di sospensione e inquietudine, creato giocando sulle proporzioni degli oggetti, esageratamente grandi per uno spazio così piccolo.    Sensazione di guardare all’interno di una scatola. Due aperture si affacciano su uno spazio uniformemente nero, l’effetto di claustrofobia non si allenta. Cose ordinarie organizzate in La musa metafisica, 1917, olio su tela, 90x66cm, Milano, Pinacoteca di Brera

Carrà metafisico  Dipinto non propriamente metafisico, vuole promuovere una pittura tranquilla che si richiami alla tradizione classica.  Impostazione sobria ed essenziale, riprende la pittura italiana del tre-quattrocento.  Sfondo: a sinistra una casa in ardita prospettiva, a destra una specie di montagna.  Il pino è il protagonista della composizione, anche se decentrato, si protende verso la striscia blu del mare. Il pino sul mare, 1921, olio su tela, 68x52,5cm, Roma, Collezione privata

Carrà metafisico   Assenza di presenze umane. Allusione all’uomo data dal panno candido appoggiato su un cavalletto.  È venuto meno il gusto metafisico per la rappresentazione allegorica.  Rimangono presenti il senso dell’attesa e della sospensione temporale, oltre all’evocazione della solitudine.  Tradizione giottesca e medievale: attribuire agli oggetti la forma più semplice con un disegno essenziale. Il pino sul mare, 1921, olio su tela, 68x52,5cm, Roma, Collezione privata

GIORGIO DE CHIRICO

Vita  Nasce a Volos, in Grecia, il 10 luglio 1888 da genitori italiani.  Nel 1899 si iscrive al Politecnico di Atene, di cultura tedesca, per intraprendere lo studio della pittura.  Nel 1905 muore il padre, la famiglia si traferisce a Monaco attraversando l’Italia nel corso del viaggio.   Nel 1906 si iscrive all’Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera. Nel 1906 inizia così una condizione di nomadismo che durerà per decenni e che arricchirà notevolmente il suo bagaglio culturale, filosofico e letterario che confluirà nella pittura.

Matrici  In Grecia è a contatto fin dall’infanzia con la tradizione mitologica greca, presente nei suoi quadri nel corso di tutta la sua produzione pittorica. Ad Atene presta molta attenzione all’architettura classica e alle statue, elementi molto ricorrenti.  A Monaco approfondisce lo studio della pittura romantica, in particolare Friedrich, Böcklin e Klinger. In questi artisti riconosce la dimestichezza col mito, la concezione di una realtà più enigmatica e oscura delle apparenze razionali, abitata da esseri che l’infanzia greca rendeva possibili.  A Monaco si dedica anche allo studio della filosofia tedesca, con particolare attenzione al pensiero di Weininger, Schopenhauer e Nietzsche.  L’origine greca, la formazione tedesca, la cultura nordica extrapittorica e la cultura pittorica classicista e visionaria daranno luogo a una pittura con un’atmosfera magica ed enigmatica pur nella ferma e concreta individuazione delle singole presenze.

Lotta di centauri De Chirico 1909 Böcklin 1872/73 Klinger 1881

Tritone e sirena De Chirico 1908/09 A Sinistra: Klinger 1895 A destra: Böcklin 1873/74

Vita  Nell’estate del 1909 visita la Biennale di Venezia.  Non torna in Germania, ma si reca prima a Milano e poi si trasferisce a Firenze.  Approfondisce la lettura di Leopardi e lo studio del latino.  In questo periodo le suggestioni degli artisti nordici si fondono con i ricordi della Grecia perduta, i riferimenti letterari si ramificano e si deformano, la cultura archeologica museale convive con immagini del suo vissuto.  Vengono dipinti i primi quadri appartenenti alla serie degli Enigmi, in cui l’artista, predisposto alla visione dagli stati della nostaglia e della malinconia, con grande sensibilità prende possesso del presente e del passato e percepisce i segni arcani.

Enigmi   Schopenhauer “Per avere pensieri originali, straordinari, forse immortali è sufficiente estranearsi dal mondo e dalle cose per certi momenti in modo così totale che gli oggetti e i processi più ordinari appaiano assolutamente nuovi ed ignoti, sicché in tal modo si dischiude la loro vera essenza. Quel che si richiede qui non è qualcosa di difficile; ma non è assolutamente in nostro potere ed è appunto dominio del genio”. De Chirico “…in un limpido pomeriggio autunnale ero seduto su una panca al centro di piazza Santa Croce a Firenze. (…) ero uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale ed ero quasi in uno stato di morbida sensibilità. Tutto il mondo che mi circondava mi sembrava convalescente. (…) Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all’occhio della mia mente. Ora, ogni volta che guardo questo quadro, rivedo ancora quel momento. Nondimeno il momento è un enigma per me, in quanto esso è inesplicabile. Mi

Verso la Metafisica Prima visione del De Chirico metafisico, risalta la tensione all’ascolto oltre alla realtà, raccolta nel silenzio e l’immobilità. Senso di spaesamento attraverso le immagini della sospensione del tempo, del mescolamento di antico e moderno, dello spazio architettonico vuoto ma pieno di ricordi d’infanzia, suggestioni poetiche e riflessioni sulla storia dell’arte. In alto: Enigma di un pomeriggio d’autunno, 19 In basso: Enigma dell’ora, 1911

Soggiorno parigino  Si trasferisce a Parigi nel luglio 1911.  Estraneo e con atteggiamento critico nei confronti delle avanguardie.  Studia Van Gogh, Gaugin e Cézanne.  Acquisisce una nuova e importante icona: Arianna, donna “melanconica” e sola, statua sdraiata nel vuoto di una piazza circondata da portici. Immagine mitica che rimanda al labirinto e all’abbandono, è legata anche alla figura di Dioniso.  Nel frattempo si definisce l’urbanistica metafisica.  Compaiono i primi manichini.

Urbanistica metafisica  Spazio definito mediante architetture, con quinte prospettiche vuote e inabitabili.  Piazze ampie e portici.  Scorci prospettici nitidi.  Arricchito di edifici italiani, reali o dipinti, come moderne icone dello spaesamento.  Dominano torri di immense dimensioni.  Quasi totale assenza di figure umane.  Fine: generare nell’osservatore una suggestione magica, piena di mistero e segreti.

La torre rossa 1913, olio su tela, 73,5x100,5cm, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim

La torre rossa        Ampio spazio, definito dalla precisa disposizione dei volumi architettonici. Al centro la rotonda e possente torre merlata domina sul resto. La convergenza prospettica dei due edifici porticati ai lati indirizza l’occhio dello spettatore verso la torre. Un monumento equestre su un alto piedistallo si erge a destra parzialmente nascosto. Campiture piatte e tonalità fredde Senso d’inquietudine e d’irrealtà. Tutto è immobile e assolutamente silenzioso.

La torre rossa     Completa assenza dell’essere umano, elemento più tipico della piazza. Lo spazio, classico e vuoto, non ospita alcuna azione. Le ombre accentuano la sensazione struggente di solitudine. “Tale novità è una strana e profonda poesia, infinitamente misteriosa e solitaria, che si basa sulla Stimmung (…) del pomeriggio d’autunno, quando il cielo è chiaro e le ombre sono più lunghe che d’estate, poiché il sole comincia ad essere più basso. Questa sensazione straordinaria si può trovare, dico, nelle città italiane”.

Manichino  In parte allusivo all’uomo-automa contemporaneo.  Definiti come pensatori, saggi, filosofi, rappresentano un’umanità superiore.  Umanità che ha il possesso della visione, caratterizzata dall’occhio centrale della mente ma, di conseguenza, anche da cecità fisica, secondo la mitologia greca.  Umanità che non ha bisogno della bocca, spesso chiusa da una cucitura, perché la parola si manifesta trasmutata negli artisti.  Manichino come abitante inquietante delle tele, spesso privo di braccia e tratti somatici.  Sembra umano ma non lo è, per questo esalta l’assenza di vita nella pittura metafisica.

Pittura metafisica  Opere realizzate tra il 1915 e il 1925.  Corrente ufficializzata a Ferrara nel 1917.  Trae grande ispirazione dagli edifici della città.  Architetture essenziali, proposte in prospettive non realistiche.  Clima magico e misterioso.  Assenza di figure umane, sostituite da manichini o statue.  Sono descritti oggetti di uso comune, ma posti in un contesto spaziale e temporale a essi estraneo.  Oggetti definiti con tale precisione da sortire un effetto contrario a quello realistico.  Originale e romantica interpretazione della classicità.

Le muse inquietanti  Realizzato tra il 1916/17, forse prima dell’incontro con Carrà, pur essendo in contatto con lui.  Considerato il manifesto della pittura metafisica.  Due figure inquietanti si stagliano in primo piano: sono due manichini di sartoria.  A sinistra il manichino è in piedi e girato di spalle. A destra il manichino è seduto e senza testa, sono visibili i tratteggi da sartoria.  Sono simili a sculture di marmo.

Le muse inquietanti  I manichini sono circondati da misteriosi oggetti.  Un bastone, simile allo strumento di misurazione dei sarti ma anche ai bastoncini di zucchero dei bambini.  Una grande scatola colorata, come quella in cui si ripongono i giochi.  Un oggetto ovale, forse una maschera, o la testa del manichino caduta.  La luce è netta e tagliente, determina ombre lunghe e scure, creando un senso di mistero. Una statua su piedistallo rimane completamente nell’ombra.

Le muse inquietanti  Sullo sfondo: il rinascimentale Castello di Ferrara fa da contraltare alle fabbriche moderne sulla sinistra.  Il Castello, in quanto monumento reale, fa sì che lo spazio circostante sia riconoscibile come una piazza, deserta.  Sfondo scenografico, la piazza si trasforma in un palcoscenico vertiginosamente inclinato.  I colori, senza sfumature, accrescono il senso di profonda immobilità.  Atmosfera straniante e surreale.

Le muse inquietanti  Netta e lacerante separazione tra la condizione dell’infanzia, la memoria di un grande passato, di cui rimangono solo citazioni e ricordi, e quella dell’età adulta, la realtà di un presente imbalsamato.  Ferrara esercitò grande fascino su De Chirico: “Ferrara è la città delle sorprese; oltre che all’offrire in alcuni punti splendide apparizioni di spettralità e bellezza sottile, quella città offre pure il vantaggio di conservare in modo affatto particolare lembi della grande notte medievale”.

Autoritratti     Realizza una ricchissima serie di autoritratti. Tra i maggiori pittori italiani del Novecento a diffondere la propria immagine. Autoritratto come occasione di promozione. Mezzo per definire e dichiarare la concezione pittorica nelle diverse fasi.

Autoritratto 1920, tempera su tela, 39,5x51cm, Toledo (Ohio), Museum of Art

Autoritratto del 1920          1920: periodo di ritorno alla tradizione. Intento di contrapporsi nettamente agli sperimentalismi delle avanguardie, considerate la causa della degenerazione dell’arte europea. Realizzazione secondo i canoni rinascimentali. Il davanzale in primo piano cita quelli di Bellini e della scuola veneta, con firma dell’artista e natura morta di agrumi. Dietro il davanzale vengono presentati due autoritratti a mezzo busto dell’artista separati da un pilastro in secondo piano. A destra: volto appoggiato alla mano: posa malinconica, tratta dalla cultura tedesca. A sinistra: busto di profilo in marmo, rivolge dal passato lo sguardo verso il futuro. Sullo sfondo: costruzioni architettoniche di stampo metafisico. Si definisce “pictor classicus et optimus”, usa il colore alla maniera degli antichi, creando velature e raffinati giochi di colore.

Vita  Tra il 1918 e il 1922 partecipa attivamente a dar vita alla rivista “Valori plastici”.  Nel 1924 torna a Parigi e si avvicina al surrealismo, di cui è precursore, senza però accettarne l’eccessiva impostazione onirica. Radicale rottura nel 1926, a causa del pictor classicus interessato alle regole del “mestiere”.  In seguito la sua pittura si rivolge ad una classicità di tipo archeologico, con frequenti ricorsi alla mitologia, sempre interpretata in chiave metafisica.  La pittura metafisica fa sempre ritorno negli anni successivi.  Muore il 20 novembre a Roma dopo aver celebrato il suo novantesimo compleanno in Campidoglio.

La scuola dei gladiatori: il combattimento 1928, olio su tela, 160x240cm, Milano, Casa Museo Boschi-Di Stefano

Il combattimento  Appartiene al periodo classico e archeologizzante, l’attenzione è rivolta alle radici figurative dell’arte e ai soggetti della classicità.  Commissionato dal mercante Léonce Rosemberg.  Viene rappresentata una lotta di gladiatori, i cui corpi si confondono con quellli di alcuni cavalli. Molti uomini brandiscono frecce, spade e scudi.  Molti rimandi ai fregi antichi, ma molti elementi producono un effetto suggestivo e straniante.  La scena si svolge al chiuso tra le pareti di una stanza dal soffitto basso, la finestra è aperta sul buio: spazio claustrofobico.  Alcuni personaggi non hanno lineamenti, i volti degli altri sono innaturalmente calcati e distorti.

Sittografia e bibliografia  “Il nuovo arte tra noi 5” dal Postimpressionismo a oggi, Mondadori  http://www.francescomorante.it/pag_3/3.htm  http://www.dechirico.org/  L’universale – La Grande Enciclopedia Tematica, Le Garzantine  Art Dossier: De Chirico metafisico, Giunti  http://www.settemuse.it/arte/corrente_metafisica.htm  http://it.wikipedia.org/wiki/Pittura_metafisica

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