memoria

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Entertainment

Published on June 18, 2007

Author: Haggrid

Source: authorstream.com

Slide1:  ANNO SCOLASTICO: 2005/2006 Ins. Capua M. Ins. Caponigri P. Slide2:  San Gregorio Magno, l’antica terra della mitica e leggendaria torre di S. Zaccaria, racchiude e conserva in sé il fascino di un mondo che affonda le proprie radici in una società agro-pastorale, incastonata da tempi immemori in una natura dominata da monti selvosi e piccoli laghi, prosciugati solo in tempi recenti. Slide3:  La loro testimonianza ci ha dischiuso un universo in cui si intrecciano temi folcloristici, miti, religiosità popolari, in cui si configurano divinità precristiane: l’astro lunare, il sole, le stelle e molti eventi atmosferici. Uno scrigno di inestimabile valore che dovrà essere sempre più recuperato e tramandato ai giovani affinché possano meglio conoscere le proprie radici, perché è proprio vero che non conoscere la storia, vuol dire rimanere fuori dalla 'storia'. Slide4:  ' Si n sai da do n viene in zai a do vai' ( Se non sai da dove vieni non sai dove vai) Il progetto 'Perle di saggezza', sviluppato dai ragazzi delle classi IA e IB, si articola in due momenti: la ricerca di antichi proverbi, detti, credenze, leggende, la seconda fase è costituita dalla sistemazione in semplici capitoli del materiale reperito, attraverso interviste, colloqui con i nonni del paese. Il lavoro didattico, grazie, al recupero della memoria orale, si propone di far conoscere uno degli aspetti più affascinanti e misteriosi della civiltà gregoriana: sono i precetti dettati dalla saggezza millenaria e dall’esperienza degli anziani, le cure e i rimedi contro le malattie che affliggevano sia gli uomini che gli animali. Emergono, inoltre, dalla lettura del testo, le pratiche divinatorie e magico-rituali dell’antico patrimonio culturale, soprattutto l’eredità ancestrale conservata dalle donne anziane, depositarie di antichi saperi, gelosamente custoditi e tessuti da menti arcane e tramandati oralmente da padre in figlio. Il progetto tende a mettere in evidenza i profondi legami che uniscono il popolo gregoriano alle antiche credenze e ai personaggi fantastici che costellano l’immaginario collettivo di una civiltà unica e irripetibile. L’insieme di questi elementi si presenta ai nostri occhi come un drappo prezioso, intessuto di fili ricchi di perle, che a noi piace definire 'Perle di saggezza', unite ai molteplici gesti della sacralità della vita quotidiana, le cui tracce sono ancora oggi diffuse nel nostro vissuto, più di quanto si possa immaginare. Slide5:  IL POTERE MAGICO DELLA LUNA 'Notturni raggi a noi, lancia Selene' 'Che fai tu, luna nel cielo? Dimmi che fai, silenziosa Luna?' da ' Canto di un pastore errante dall’Asia' di Giacomo Leopardi Slide6:  Gli antichi Greci chiamavano la luna Selene. A lei considerata una divinità, costruivano altari ecc... e la veneravano con affetto e devozione, ma anche con timore reverenziale. A lei era legata la fertilità: se Selene si irritava, si correva il rischio, sulla terra, che i raccolti fossero molto magri. Riti ancestrali, magici, legati al culto degli astri, della Luna, del Sole, delle nuvole, sopravvivono velati di mistero, nella memoria storica della nostra comunità, avvolti da millenni, in un profondo e sacro mistero, mistero squarciato di tanto in tanto da nebulosi flash, attraverso i quali possiamo intuire e intravedere l’anima arcana che costruiamo dentro di noi: i nostri antenati, la nostra terra, la nostra civiltà, l’essenza delle nostre radici. Gli abitanti di S. Gregorio Magno, quelli che non hanno più una certa età, conservano nella memoria come un prezioso dono, i brandelli dell’eredità, dei loro avi, accompagnati da forti sentimenti ed emozioni. Sono ancora sentimenti di paura e venerazione per il mondo terreno e ultra-terreno. In questo modo le nostre antiche genti vivono in noi come invisibili guide, come fedeli accompagnatori nel presente e nel futuro. Si avverte così, tra gli abitanti più anziani del nostro paese, la traccia antichissima e primordiale del culto selenico. Slide7:  Non dobbiamo perciò stupirci se, ancora ai nostri giorni, gli anziani gregoriani continuano, come migliaia di anni facevano i loro padri, a scrutare il cielo, ad osservare con muta e sacrale devozione le fasi lunari e la posizione delle stelle. Questo avviene, in particolare, per stabilire quando è giunto il momento di procedere ai lavori piccoli e grandi della campagna, dal taglio della legna alla semina del grano, dalla confezione delle carni al raccolto. Capitava di sentire fino a qualche anno fa avvertimenti di questo tipo: 'Quando intorno alla luna c’è il lago, il giorno dopo piove' ( QUAND ATTUORN ALLA LUNA C’E’ LU LAGO LU JUORNO APPRIESS ADDA CHIOV ). Quando invece la Luna appariva nei suoi primi due quarti, nettamente divisa a metà, i vecchi gregoriani dicevano che il bel tempo non avrebbe tardato ad arrivare: 'Preparat smnà, cummuora mia!' 'Vidi la Luna, la fedda è muzzuata bona' Preparati per seminare commare mia! Guarda la Luna, la fetta è tagliata bene, da domani il tempo si fa buono. Infatti da quella notte, il tempo iniziava a migliorare. I nostri antenati erano quindi certi che le stelle celassero l’arcana chiave del destino dell’uomo e la risoluzione di ogni loro problema. Slide8:  PROVERBI E LEGGENDE Al termine della lezione noi alunni delle classi prime della scuola media di S. Gregorio Magno, siamo tornati dai nostri nonni e insieme a loro, nel corso della settimana, abbiamo discusso di questa lezione e abbiamo scoperto antichi proverbi e antiche leggende sulla Luna, che qui di seguito riportiamo. Federico: 'Quann è annata la Luna n’z far niente' ( QUANDO LA LUNA NON SI VEDE NON BISOGNA FARE NIENTE) Nei tempi antichi, non erano rare le culture che pensavano che la Luna morisse ogni notte, scendendo, quindi, nel mondo delle ombre; altre culture pensavano che la Luna inseguisse il sole o viceversa. Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il proverbio di: Giuseppe Paglia: ' La luna z mett annanz a’ lu sol e far nott’ ogn’ann. ( Quando la luna si colloca davanti al sole fa notte ogni anno). Samantha: Luna, Luna nova n’ togg’ vist’ ancora e mo’ ca’ togg’ vist’ sia ludat Gesù Crist. ( Luna, Luna nuova non ti ho visto ancora e ora che ti ho visto sia lodato Gesù Cristo). Rosapia: Quand s’ ved lu tiemp sncer la Luna cala e lu sol ven. ( Quando si vede il tempo sincero, la Luna tramonta e il sole si addormenta ). Slide9:  E infatti da quel momento dicevano gli anziani, che il tempo incominciava a migliorare. Nel nostro paese, gli anziani continuano, come migliaia di anni fa, ad osservare la Luna e le sue fasi, sia prima di innestare che di piantare e tagliare le piante. Per nulla al mondo abbandonerebbero i saggi consigli dei loro avi. Infatti, ancora oggi i contadini tagliano le piante quando la luna è 'piena' e sono convinti, che se vengono tagliate in luna 'nuova', il legno marcisce facilmente. Così, se si tratta di un trapianto non vanno avanti con la crescita, mentre se vengono trasferite durante la fase di luna piena crescono forti e robuste, come l’astro lunare e, grazie alla magica influenza, non si ammalano. Era diffusa la convinzione, che tagliando in luna 'piena' il legno non si sarebbe mai rovinato, mentre tagliandolo a luna 'nuova' o durante i suoi quarti si sarebbe tarlato ( bucat). Ed è proprio in questo contesto che si inserisce il proverbio di: Giovanna: Quando c’è la Luna a tre quart può putà r vit e abbat r auliv. ( Quando c’è la Luna a tre quarti puoi potare le viti e abbattere le olive). Slide10:  Nella sfera religiosa l’importanza della Luna è legata soprattutto ai mutamenti periodici del suo aspetto e dai rapporti tra essa e il mondo animale e vegetale. Nella cultura europea, si trova una valenza 'vegetale' alla Luna, messa in relazionale alla crescita delle piante. Molto spesso alcune divinità, soprattutto, nella cultura Greca, che stiamo studiando a scuola, sono simultaneamente in relazione, con la Luna da una parte e con la vegetazione e la fecondità dall’altra. Nei miti letti a scuola si può ricordare la divinità greca Selene, personificazione della Luna, poi identificata con Artemide che pure assunse un carattere lunare. Anche nella nostra cultura la Luna ha un’intenzionalità e lo dimostra il proverbio di: Valentina: La Luna è vgiarda; la Luna è maligna, la Luna è bona. (La Luna è bugiarda, la Luna è cattiva, la Luna è buona). Paola: L’ann r tridc lun fac chiang i criatur ind’ r’ nac. ( L’anno di tredici Lune fa piangere i bambini nelle culle). Slide11:  Ricordiamo anche due proverbi che sono riconosciuti in tutt’Italia. 'Luna pallida annuncia pioggia, la rossa narca il vento e la chiara promette il bel tempo'. 'Gobba a levante, luna calante, Gobba a ponente, luna crescente'. Slide12:  Nelle ore più profonde della notte, quelle da mezzanotte all’alba, gli antichi Gregoriani si rivolgevano spesso all’astro lunare: serbavano quei momenti di silenzio e solitudine per chiedere la guarigione delle malattie come l’ernia, i porri, la calvizia, l’epilessia, l’occhio di pernici: 'Fang la mdcina alla luna caland, stat a vdè che lu criatur sana, cummuara mia!' ( Fategli la medicina a luna calante che il bambino guarisce, commare mia!), così le vecchie sono convinte. E per: 'fare la medicina' intendevano invocare la Luna attraverso particolari riti magici accompagnati da formule e preghiere. Slide13:  Rosa: 'Si vuliut luvuà la carutas di zidd’ ammuzzuatr quand la luna cresc'. ( Se volete evitare la calvizia tagliate i capelli durante la luna nuova). Gregorio: 'Si quand la luna nova ti si sturciaut tard a sonà' ( Se in luna nuova si è feriti si tarda a guarire). Martina: ' La Luna chiena a Natal porta n’annata di carstia' ( La luna piena di Natale porto una venuta di carestia). Giovanni: ' A luna caland n’z’sala, a luna crescent n’z’tosa ( A luna calante salar a luna crescente non tosare, se vuoi risparmiare). Slide14:  Ricerca: l’influenza della Luna sulla lievitazione del pane e del vino PANE Anticamente si diceva che il pane si faceva lievitare quando la luna era 'crescente', altrimenti in fase di luna 'piena' il tempo di lievitazione era più lungo. VINO L’uva si faceva fermentare nei tini sempre in fase di luna 'crescente' altrimenti il vino sarebbe stato aspro. Slide15:  Nel corso di questa settimana abbiamo appreso, dai nostri nonni, che nel passato l’influenza della luna era determinante anche durante la lievitazione del pane. Le vecchie sagge erano convinte dell’influenza negativa o positiva dell’astro a secondo delle sue fasi ( calante, crescente o piena). Se era calante, si preoccupavano di raccomandare alle più giovani di non esporre il lievito alla luce della luna. Quando, invece, la Luna era 'piena' o in fase crescente non c’era nessun periodo per la fermentazione, anzi, la luna avrebbe influito positivamente, qualora la pasta fosse stata illuminata dalla sua luce. Abbiamo anche scoperto che la Luna dai nostri avi era considerata signora e sovrana della notte e dei misteri di essa, responsabile degli umori degli uomini, reggitrice dei cicli agrari, sovrana di tutto quello che sulla Terra cresceva o moriva o che avesse in qualche modo a che fare con la fecondità e con l’equilibrio cosmico basato sulla riproduzione, la morte e la rinascita. A scuola, durante la lezione di Epica, abbiamo appreso che in un antico testo greco si dice che il Sole è il padre, la Luna è la madre. Anche per i Greci, quindi, alla Luna e alle sue fasi si doveva guardare nel concepire i figli, nel farli nascere, nel curare certe malattie. Slide16:  Il mondo lunare come per i Greci anche per i Gregoriani era un mondo reale, nel quale l’uomo si rifugiava per i suoi problemi, scrutare il futuro e trarre consigli. Ma i vecchi saggi, per quanto considerassero la luna un astro benefico non dimenticavano che essa apparteneva alla notte, ed erano perciò convinti che, come la notte, essa nascondesse misteri, inganni e incantesimi. Al calar della notte l’astro lunare rischiarava il cammino dei pastori e dei contadini Gregoriani, diventava protettore degli uomini, rappresentava così nella mentalità popolare la madre affettuosa che rischiara il buio delle tenebre in sostituzione del Sole. Slide17:  Si riteneva che anche il destino degli uomini fosse legato alla posizione degli astri al momento della nascita, infatti la nonna di Ilaria ci dice che: Ilaria: 'Quann ge na stella affianc alla Luna povr chi nasc’ pchè adda avè na mala sorta!' (Quando c’è una stella, affianco alla Luna, poveretto colui che nascerà, perché avrà un destino funesto). Un altro affascinante rito, legato ai poteri della Luna, veniva eseguito dalle ragazze che desideravano conoscere il loro futuro sposo: quando la Luna era piena chiedevano di sognare l’uomo con il quale avrebbero condiviso la vita. Un’anziana signora, Zia Teresa, ci dice che questa è la formula: 'Dicm Luna ment ca dorm con chi magg ammarità'. Slide18:  Così religione e magia continuavano a convivere, intrecciate e confuse nelle menti dei nostri Gregoriani. Zia Teresa ci dice che i nostri vecchi gregoriani osservavano con attenzione anche le nuvole, la loro forma e il loro colore. E in effetti, attraverso questa attenta osservazione riuscivano a presagire la pioggia, il vento, la neve e gli altri fenomeni meteorologici. Quando il cielo era solcato da tante piccole nuvole, simili a pecorelle, a pacifiche greggi, i vecchi saggi dicevano: 'Ciel a pecurelle acqua a funduanella' ( Cielo a pecorelle, pioggia a fontanelle). E infatti quella stessa notte il tempo iniziava improvvisamente a cambiare e dopo una o due giorni iniziava a piovere. Quando invece,al calar della sera, il cielo appariva solcato da lunghe strisce infuocate, accompagnate da nuvole rosse, i saggi avvertivano: ' Quardat quer nuvl vdit ca fra poc si leva nu’ vient fort, fort'. Da quella notte il vento iniziava a soffiare impetuoso, sibilava paurosamente fra le gole dei monti e qualche volta arrivava ad abbattere alberi. Ancor oggi, quando si verificano violenti temporali, alcune vecchie, esorcizzano tali forze, recitando particolari formule magiche, oppure ripetendo arcane ed affascinanti parole magiche rivolte alle stelle, al sole e alla luna, per questo ancora ai nostri giorni, non manca mai, frammista alle preghiere cristiane, l’invocazione agli agenti atmosferici. Slide19:  I fulmini e i tuoni hanno provocato da sempre un grande terrore negli uomini, come abbiamo potuto studiare sui testi scolastici, Zeus, ad esempio, ad scagliava tanti fulmini, in particolare quando era irato. Un nostro compagno, Aurelio, ci ha riferito in classe il seguente proverbio molto antico: 'Santa Barbra bndett lbratc da lu fuoc d la Saietta, la Saietta cod a mar Santa Barbra c puoz lbrà' Saietta: fulmine. Parlando con i nostri nonni abbiamo appreso che contro queste calamità gli antichi gregoriani eseguivano riti e formule esorcistiche, per fare in modo che le nefaste forze del cielo non si abbattessero sulla Terra. Col diffondersi del Cristianesimo queste preghiere, questi riti magici furono rivestiti di un nuovo manto culturale-religioso. Vogliamo qui ricordare un’antica canzone che dice così: 'Luna sei biricchina mi hai fatto innamorare così piccina, quando mi innamorai era di sera al chiaro della Luna che risplendeva. Al chiaro della Luna mi piace stare in braccio al mio amore che mi baciava, o Luna, Luna che cavalchi i monti se lo incontri il mio amore me lo saluti se è in compagnia me lo rifiuti'. Slide20:  Molto belle e suggestive sono anche la luna i personaggi della fantasia popolare le antiche leggende che parlano di personaggi fantastici, frutti dell’immaginario del popolo, che si animano e prendono vita e forma sempre nel cuore della notte sotto lo scintillio lunare. da sempre, ci sono state raccontate storie meravigliose di lupi mannari e di janare che prendono forza dal più antico astro, la Luna. Nel nostro paese, si racconta che se un bambino nasce la notte della vigilia di Natale, ogni qual volta c’è il plenilunio, è destinato a trasformasi in un lupo mannaro. Si narra inoltre che le bambine nate nella vigilia di Natale a mezzanotte in punto e con la luna piena nel cielo, siano destinate a trasformarsi in 'janari' ogni qual volta si verifica il plenilunio. Gli anziani affermano che le janare durante la luna piena ungono il corpo con delle sostanze da loro preparate e infine iniziano a volare, disturbando tutte le persone e in particolare i bambini piccoli nelle loro culle. Slide21:  Nel passato si udivano per le oscure vie e vicoletti del nostro paese gli ululati delle streghe (janare) e il respiro affannoso ed i lamenti dei lupi mannari, simili al sibilo del vento. Gli anziani ci hanno raccontato chi i lupi mannari hanno denti acuminati e le lunghe unghie per sbranare gli esseri umani. Per questo motivo nelle notti invernale dei secoli passati, la comunità gregoriana si chiudeva in casa alle prime ombre della sera. Tutti vecchi e bambini erano presi da una paura immensa. I genitori, per salvare la vita ai propri figli, deponevano una scopa di saggina davanti all’uscio di casa per impedire l’entrata delle janare; infatti, si pensava che le janare dovevano contare tutti gli steli della scopa per poter entrare in casa; data la quantità infinita degli steli erano costrette a trascorrere così tutta la notte ed ogni volta che sbagliavano dovevano cominciare daccapo, così, all’apparire della luce del sole erano costrette a dileguarsi, evitando di compiere terribili sortilegi. Durante i nostri colloqui con i nonni, abbiamo appreso, come leggende e credenze popolari, si intrecciano nel nostro ambiente e noi ragazzi del III millennio, senza disprezzare la fantasia popolare, pure, con animo scettico e più incline alla concretezza ci accostiamo alla loro comprensione e ci chiediamo 'saranno vere?'. Slide22:  Si racconta che nelle notti invernali una bambina nata il 25 dicembre quando c’è il plenilunio è considerata una iella e la persona è allontanata da tutti. Nella iconografia popolare le janare sono coperte di cenci e rappresentate nude e con le chiome scomposte. Dalle interviste fatte ai nonni abbiamo raccolto anche la leggenda 'dell’oro della Torre di San Zaccaria', che qui vogliamo riportare. Si narra di un fenomeno misterioso legato alla sacralità della Torre. Alcuni cercatori d’oro giunti a S. Gregorio Magno, nella notte di luna piena, sognavano bauli pieni di monete d’oro collocati all’interno della Torre. Nella notte seguente, sempre durante il plenilunio, i cercatori d’oro, come ipnotizzati, si incamminavano verso la Torre per disseppellire i tesori nascosti. Giunti nel luogo prestabilito, scavavano all’infinito, finché ai loro occhi, anziché apparire il Tesoro vedevano profilarsi nell’oscurità la sagoma del diavolo, e i poveri sfortunati, in preda a forme di allucinazioni, facevano ritorno a casa atterriti. Trascorsi due giorni, a causa dell’eccessiva paura, morivano d’infarto. Slide23:  ’ 'Laudato sii o mi Signore per sora luna e le stelle in cielu; l’hai formate clarite et pretiose et belle' IL SOLE, LE STELLE E LE AVVERSITA Slide24:  Nel capitolo precedente abbiamo visto come presso il popolo gregoriano, la Luna veniva utilizzata come un barometro di facile lettura: contrapposta al Sole, affascinante per la sua luce tenue e delicata e per le sue misteriose metamorfosi, essa ha sempre destato rispetto e ammirazione. Forse anche per questo gli antichi gregoriani la consideravano la più importante tra i corpi celesti che, se guardati con attenzione, danno all’uomo tante utili indicazioni. Si diceva un tempo: 'Gli astri non sbagliano mai e non smarriscono mai la strada'. Il loro incedere regolare e silenzioso, regolato da leggi sconosciute, alla maggior parte delle persone, suscitava stupore, ammirazione e anche devozione nelle antiche popolazioni di pastori e contadini. Le stelle sono sempre state protagoniste di una grande realtà dell’universo: la luce. Infatti le stelle emanano luce indispensabile per la vita, lo sviluppo e la gioia di ogni essere. Ecco perché S. Francesco, contemplando il firmamento sfavillante, levava un cantico di lode al creatore. Le stelle, sorgenti luminose dell’universo rilevano la partenza della Creazione. Slide25:  Per i nostri gregoriani le stelle erano 'giganti rosse', nane bianche e nane rosse. Non tutte le stelle venivano ritenute benefiche, alcune erano considerate apportatrici di disgrazia e di sventura, prima fra tutte la stella cometa. Si dice che i contadini e i pastori osservassero con terrore il suo passaggio: 'Che dam’, cummuara mia! Chi sa’ che adda capità o guerra o carestia: la cumeta n’ sbaglia mai!' Era evidente che la cometa, che arrivava da spazi lontani, da mondi misteriosi, nascondeva segreti di altri mondi. Si diceva che sulla Terra l’energia negativa non in sintonia con il nostro pianeta, poteva annunciare solo disgrazia e morte. I nostri anziani sono convinti ancora oggi che ogni vita sia condizionata dalle stelle, soprattutto, al momento della nascita. Se la stella è benefica, l’uomo ha gioia e onori nella sua vita; se l’uomo nasce sotto una stella nefasta ha dolori e disgrazie per tutta la vita. Quando infatti nasceva un bambino di notte, guardando il cielo diceva: 'Figli mii, si nat sott na brutta/ na bona stella'. Si dice anche che alcune vecchie anziane quando si verificano violenti temporali, esorcizzavano tali forze recitando particolari formule magiche ricolte al sole, alla luna,ecc... Slide26:  Un antichissimo rito, la cui memoria si perde nella notte dei tempi veniva eseguito dai vecchi pastori, quando nelle zone montuose si abbattevano violenti e improvvisi temporali. Soli nei loro ovili della selvaggia campagna e disperati per le violenze delle acque, tanto violente che lo scroscio, sul tetto di frasche dell’ovile, pareva il rombo di una cascata che volesse di momento in momento travolgere tutti i pastori, abbandonavano il riparo, all’aperto, con il viso rivolto verso l’alto cielo supplicavano il Grande Padre. Tracciavano con l’ascia quattro croci in aria seguendo per quattro volte la direzione dei quattro punti cardinali. Slide27:  Anche i contadini, recitavano uno scongiuro durante i temporali, riportiamo: 'Santa Barbara dei lampi difendici dai tuoni e anche S.Bartolomeo'. I gregoriani sono fedeli ai due Santi e sono convinti che possono aiutarli. Molto affascinanti sono i proverbi raccontati dalla nonna di Federico sul sole che qui di seguito riportiamo. Mentre zappavano la terra i contadini pronunciavano questo proverbio: 'Lu Sol cala e la morte leva a me' (Il sole tramonta e la morte viene). Al mattino, invece, all’alba pronunciavano queste parole: 'Pung lu vuoi, ca crai n’nè com’ a oiu' (Pungola il bue che domani non è come oggi). Invece quando vedevano un bel tramonto rosso dicevano: 'Sol russ trevn n’russ, sol iang acqua a brang' (Sole rosso terreno bagnato, sole bianco acqua a catinelle). Sempre sull’astro solare avevano inventato dei simpatici proverbi che associavano ai loro padroni: 'Lu sol è fatt russ, la padrona cala lu muss' ( Il sole è bianco e la padrona piange). Altri sono i proverbi sui padroni paragonati al sole, che ci testimoniano la realtà storica del nostro popolo, quando in paese i proprietari terrieri erano pochissimi e la moltitudine, invece, era costretta ad andare a lavorare nelle loro terre per guadagnarsi, come usavano dire 'na tozza d’ pan'. Slide28:  Infatti un altro proverbio che conferma la povertà dei nostri nonni è questo: 'Lu sol ha fatt la vota e ha dett a padrona fa la nota' (Il sole è tramontato e ha detto la padrona fai la nota). Durante questa settimana abbiamo continuato la nostra ricerca e chiacchierando con i nostri nonni e le persone anziane abbiamo raccolto i seguenti proverbi: 'Quann chiov e mal tiemb a la casa d’jat è mal sta' (Quando piove ed è mal tempo a casa degli altri male si sta). Un altro proverbio dice: 'Val chiù n’acqua tra Marz e April ca na nav d’zicchin' (Vale più un’acqua tra Marzo e Aprile che una nave di oro zecchino). A volte, soprattutto nella stagione estiva, l’aridità dei campi rappresentava uno dei fenomeni più drammatici sia per i contadini che per i pastori. Da ciò si sviluppano nell’antichità una serie di detti, proverbi e riti, tendenti ad esorcizzare la paura della mancanza di piogge e ad invocare la benefica pioggia. Ricordiamo ancora alcuni proverbi che qui di seguito riportiamo: 'Quann chiov a la marina piglia la zappa e va cucinina'(Quando piove al mare prendi la zappa e vai a casa a cucinare). 'Quann chiov a la muntuogna piglia la zappa e vai guadagna' (Quando piove in montagna prendi la zappa e vai a lavorare). Slide29:  Come possiamo capire da questi proverbi, i nostri antenati erano per necessità economiche, grandi osservatori del cielo, da cui traevano i loro auspici. La Terra e gli animali che allevavano erano l’unica fonte di ricchezza, per questo riportiamo altri proverbi legati agli elementi di natura: 'S.Maria s vota lu cappiedd fa muruì la vacca c tutt i vtiedd'. Folra e fauna per i nostri nonni rappresentavano la fonte della vita e quindi la sacralità: 'Si Marz vol fà r tavl d lu liett fa cercuà'. Sempre riferito alla natura volgiamo ricordare un altro proverbio: 'Marz appienn r scarp a lu viazz' (A Marzo prendi le scarpe e incamminati). Questo proverbio stava a significare la fine della lunga stagione invernale e annunciava l’arrivo della primavera, il risveglio della madre terra, pronta a raccogliere i semi che l’uomo faticosamente piantava in essa per poterne raccogliere i frutti nella bella stagione. Un altro proverbio che svela le speranze in un buon raccolto dice: 'Marz chiov, April n’rcusa, Magg una e bona' (Marzo piove, Aprile non si riposa, Maggio piove una volta ma abbondantemente). 'Giugn’ r gran a la massa' (Giugno, finalmente può essere mietuto il grano e diventare farina). La nostra comunità è rimasta a lungo legata a un’economia rurale e pastorale. Slide30:  Le popolazioni vivevano in lotta con le difficoltà del territorio e del clima, il pastore e il contadino dovevano fare i conti con la buona o cattiva annata e per questo che il culto dei corpi celesti è stato fortemente sentito dai nostri antenati fino a qualche anno fa. Il Sole è stato sempre venerato come fonte di un principio vitale e questo lo abbiamo appreso anche dai nostri testi: in Egitto la divinità solare era 'Herus' in Grecia 'Apollo' Helios, in Persia 'Mitra' ecc... Nella religione cristiana lo stesso Cristo rappresenta la luce solare, e il calore delle anime. Oggi, questi proverbi, sopravvivono come brandelli di un orizzonte mentale collettivo, come residui di una cultura smantellata: capita che alcuni pastori continuano a ripetere meccanicamente i detti 'Arcaici' tramandati dagli avi. Nelle consuetudini che si tramandano oralmente sono evidenti le tracce dell’antica civiltà gregoriana. Slide31:  Con il passare dei millenni il sovrapporsi e il fondersi della cultura cristiana con quella pagana, sincretismo che si è realizzato in modo non facile e attraverso mille contrasti, ha dato luogo ad un quadro religioso composito e vario, che possiamo chiamare nel suo insieme religione popolare. In essa, si trovano associati sincretisticamente, residui di vecchie tradizioni e antichi riti precristiani, legati ad aspetti particolari della nuova fede, adattati alle esigenze della nostra comunità. Attraverso questo 'breve viaggio', abbiamo scoperto come il mondo degli astri era per i nostri avi un mondo reale, e la luna rappresentava la parte più segreta di ogni essere vivente, simbolo dei pensieri, dell’occulto che risiede in ogni essere umano. Si credeva anche che la luna potesse imprigionare la mente umana e se questa all’alba non fosse riuscita a sottrarsi alla sua influenza e volontà, l’uomo avrebbe dato durante il giorno segni di follia. Infatti, quando una persona si svegliava stanca o nervosa, si diceva: 'T si scità c la luna storta' ( Ti sei svegliato con la luna di traverso). Al calare della notte, l’astro lunare diventava protettore degli uomini, rappresentava, così nella mentalità popolare, la madre affettuosa che rischiarava i buio delle tenebre in sostituzione del sole. Slide32:  E’ da questo magico luogo che prendevano forma e vita gli spiriti erranti delle tenebre, guidati ed animati dalle sue facce lucenti. Infatti, i proverbi che abbiamo scoperto, i riti magici legati al culto del Sole, della Luna, delle Stelle sopravvivono velati di mistero: sono come nebulosi 'FLASH', attraverso i quali possiamo illuminare squarci del mondo e di vivere dei nostri avi.

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