Le sorgenti del Danubio

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Published on February 18, 2014

Author: tramerper

Source: slideshare.net

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Dopo aver letto “Danubio” di Claudio Magris, mi è tornata in mente l’esistenza, nella mia piccola raccolta di libri antichi, di un volumetto del XVII secolo intitolato “L’origine e corso del Danubio - Con la descrittione di tutti li Fiumi, che in esso concorrono, com’anche delli Regni, Provincie, Signorie, e Città da esso irrigate, con li loro nomi antichi, e moderni”.
E quindi ….

Estratto dal sito www.ilfuturomigliore.org LE SORGENTI DEL DANUBIO Già quando ho avuto notizia del libro “Danubio” di Claudio Magris, mi è tornata in mente l’esistenza, nella mia piccola raccolta di libri antichi, di un volumetto del XVII secolo intitolato “L’origine e corso del Danubio”. Registrato il fatto, mi sono quindi immerso nella lettura dell’opera di Magris, ricavandone un grande piacere, accompagnato da un rinnovato apprezzamento per la grandezza culturale e letteraria di Magris. Terminata la lettura, ho estratto dalla mia piccola raccolta il volumetto citato, il cui titolo completo è: “L’origine e corso del Danubio - Con la descrittione di tutti li Fiumi, che in esso concorrono, com’anche delli Regni, Provincie, Signorie, e Città da esso irrigate, con li loro nomi antichi, e moderni”. Si tratta di un libro, pubblicato a Bologna nel 1685 a cura di Gioseffo Longhi, e consistente in una traduzione dall’originale tedesco curata da Pietro Francesco Govoni. Dopo aver letto le prime 18 pagine (il libro ne contiene in tutto 284), sono rimasto affascinato dalla disamina delle varie fonti letterarie e storiche relative alla collocazione geografica delle sorgenti del Danubio e ho deciso di approfondire la questione. Ne è derivato quindi il desiderio di “riscrivere” quelle pagine in un italiano, certamente non perfetto (anche per mantenere un legame con l’originale seicentesco), ma (spero) più comprensibile, integrando questa riscrittura con una serie di commenti e notizie che la lettura mi aveva suscitato. Non si tratta dunque né di un’opera originale, né di un’opera storica, né di un’opera letteraria. E’ semplicemente un “divertissement”, che dedico con piacere a Claudio Magris (sperando di non fargli cosa sgradita). Riano (RM), 18 febbraio 2014 sergio benassai benassaisergio@libero.it Nota editoriale: nelle pagine che seguono troverete la versione “modernizzata” dell’originale italiano, accompagnata da mie riflessioni e commenti; in Allegato è invece riportata la copia (riscritta con caratteri tipografici moderni) dell’originale

LE SORGENTI E IL PERCORSO DEL DANUBIO Con la descrizione di tutti i fiumi che vi affluiscono, nonché dei regni, delle province e delle città da esso irrigate, con le loro denominazioni antiche e moderne Il Danubio, dai tempi più lontani (come dimostra Erodoto, uno dei più antichi scrittori non cristiani, e come chiariremo in seguito) fino ad oggi, è stato considerato dagli europei come il principale e il più grande fiume del mondo; e come tale lo decantò il poeta Ovidio a confronto col Nilo (De Pont lib. 4. Eleg. 10 Maximus Amnis Cedere Danubius se tibi, Nile, negat) Dopo Erodoto (e dopo Sallustio, Virgilio e Orazio) anche Publio Ovidio Nasone, il celebre poeta romano, nato a Sulmona il 29 marzo 43 a.C parla, nelle sue opere, del Danubio. E ne parla molte volte, a partire dall’anno 8 d.C., per l’ovvia ragione che Ovidio, in quell’anno., venne esiliato in Romania, a Tomi (l’odierna Costanza), sulla costa del Mar Nero, a qualche decina di km dal Danubio. E’ interessante notare (Aldo Lusi in “Ovidio e il Danubio; Studia Antiqua et Archaeologica, VIII, Iaşi, 2001”), ai fini di quanto segue, che Ovidio parla del fiume per ben 29 volte, chiamandolo Istro 26 volte e solo 3 volte Danubio. A tale proposito va ricordato che Istro (in greco Ιστρος) era il nome con cui Greci e Romani designavano il fiume; in età imperiale i Romani limitarono tale denominazione al suo corso inferiore, ma, alla fine del 1° secolo. a.C. prevalse il nome Danuvius. Ma, tornando a Ovidio, e alle sue descrizioni “poetiche”, non si può non ricordare quanto sottolinea Aldo Luisi: L'impegno che profonde nelle descrizioni sottili e artate del suo stato d'animo spesso non sono sincere, falsi appaiono i suoi lamenti, spesso esageranti ed esasperanti, non veritiere anche alcune affermazioni, come quella, per esempio data sull'ager Tomitanus (Tristia, 3,4B,2: adstricto terra perusta gelu = mi tiene

una terra bruciata dal gelo indurito) e, di conseguenza, la città di Tomi diventa per il poeta una landa triste e desolata, dove era possibile scorgere solo campi abbandonati, dove non c'era verde, non sbocciavano fiori, non maturava la vite e gli alberi si rivelavano del tutto incapaci di produrre frutti; in questa regione nasceva solo l'amaro assenzio e persino gli uccelli preferivano stare lontano (ex Ponto 3,1, 21-24: Non vis obloquitur, silvis nisi siqua remota / aequoreas rauco gutture potat aquas. / Tristia per vacuos horrent absinthia campos, / conveniensque suo messis amara loco. Un commento: La poesia, la letteratura, sono un dono per l’umanità. Ma non sempre quello che viene scritto può essere assunto come vero e reale. Una caratteristica che desta meraviglia di questo fiume è che (come altri fiumi minori, come il Po in Italia e il Tamigi in Inghilterra) è l’unico fra i grandi fiumi del mondo il cui percorso è diretto verso Oriente, salvo che in Ungheria, dove piega verso Mezzogiorno e, nella Misia, verso il Settentrione, forse per un mirabile intervento della Divina Provvidenza, così che adesso il comune nemico del Cristianesimo non può esercitare la sua potenza tirannica per causarne la rovina, per mare e per terra. Questo grande fiume scorre quindi attraverso una latitudine di 27 gradi, pari a 400 leghe tedesche. Quanto ai suoi due nomi ne discuteremo in seguito. Almeno per quanto sono riuscito ad accertare, il riferimento alla Misia sembra sbagliato: infatti la Misia dovrebbe identificarsi con una regione della Turchia asiatica, affacciata sul Mar di Marmara. La regione (in Romania) ove il Danubio piega verso Nord è invece la Dobrugia. Se effettivamente si tratta di un errore, questo può essere forse giustificato dal fatto che l’autore considera il corso del Danubio, nella sua parte inferiore, come un’efficace barriera contro i turchi (si ricorda che nel 1685 era in corso l’ennesima guerra austro-turca) che, in quei tempi occupavano grandi territori sia in Asia che in Europa.

Un commento: Come i poeti e i letterati, anche le/gli storiche/i non sempre dicono la verità Da quindici secoli ad oggi sono state scritte molte cose sulle sue sorgenti, ma con poche o nulle certezze. E c’è da meravigliarsi che, fra tanti antichi e moderni geografi, non ci sia stato chi si sia voluto affaticare nell’esporre con diligenza un disegno ed una descrizione veritieri, indagando le più valide fonti. Per ovviare a questa mancanza, e spinto dalle frequenti preghiere degli stranieri curiosi, il sig. Martino Menradt, cittadino e famoso pittore della città di Hifingen, ha fatto un disegno del paese e del luogo d’origine di tale fiume, la cui incisione in rame è posta di fronte agli occhi del benigno lettore nel frontespizio di questa opera, Però, prima di proseguire alla vera descrizione di queste sorgenti, è opportuno rivedere con ordine i particolari che gli autori hanno annotato. Questa è l’incisione di Menradt.

Erodoto, che centocinquanta anni prima di Cristo, descrisse per primo i successi dei Greci, nel secondo libro della sua Istoria si allontana dalla verità per quanto riguarda le sorgenti in quanto egli, che era Greco, viveva appunto lontano dalla Germania. Il fiume Istro, asserisce, sorge presso i Celti e la città di Pyrene e scorre in mezzo a tutta l’Europa; Aristotele, che scrisse cento anni dopo di lui, nel libro undicesimo della sua Meteorologia, cade nello stesso errore, attribuendo però il nome di Pyrene ad un monte, da cui fa nascere il fiume Tartesso; ma Tartesso, come ci disse Strabone, è il fiume Boetio all’estremità della Spagna. In questa maniera questi due autori trasportano il Danubio dall’Atlantico fino al mare Ponto e, di conseguenza, per tutta l’Europa. Non c’è però da stupirsi di questo loro grande errore, essendo allora la Germania sconosciuta ai Greci, che ad altro non badavano se non ad immortalare loro stessi, curandosi poco delle altre nazioni; e, di conseguenza, hanno potuto ottenere solo poche notizie su ciò. In quei tempi i Germani li chiamavano Celti e occupavano tutta l’Europa: per questo forse si sono sbagliati, poiché il Danubio nasce in Germania. Plinio (Hist.nat.lib.4.cap.12. Ortus hic in Germania iugis Montis Abnobae, ax adverso Raurici Gallia oppidi) e Cornelio Tacito (De mor. Germ, Danubius molli, -clementer edito Montis Abnobae iugo effusus), con la testimonianza di Testo Auiecno Poeta (defer.orb.tert. Abnobae Mons Istro pater est, cadit Abnobae hiatu) come anche Tolomeo (Germ. Montes, quibus nomen Abnoba) indicano la sorgente del Danubio nel Monte Abnoba in Germania. Giulio Solino (Polyhst, cap 3. 3. Ister Germanicis iugis oritur effusus monte, qui Rauricos Galiiae aspectat) e Ammiano Marcellino (Histor lib. 2 Amnis Danubius, oriens propè Rauricos montes) indica con la sua penna questa sua sorgente nelle vicinanze del Monte Raurico; come anche Plinio la vuole di là dalla Città di Raurico (in latino chiamata Augusta Rauracorum, che è adesso un villaggio sulle sponde del Reno, poco sopra Basilea) (Iornando Hist. Goth. Danubius in Alemanicis Aruis exoriens), lontana dalle montagne, e lo fa scaturire nelle pianure Alemanne: il che è quanto gli antichi sopra di ciò hanno lasciato nei loro scritti. Per quanto riguarda i riferimenti geografici: - secondo alcune recenti ricerche archeologiche, Pyrene può essere identificata col sito archeologico di Heuneburg (fortezza dei giganti) situato alle sorgenti del Danubio. - si tende ad identificare il fiume Tartesso con l’attuale fiume spagnolo Guadalquivir. - Abnoba (oltre ad essere la dea celtica delle foreste e dei fiumi) è il nome di una catena montuosa che si estende anche sull’altipiano di Baar dove sono le sorgenti del Danubio. - la città di Raurico (Augusta Raurica) corrisponde all’attuale Augst, una cittadina svizzera ai confini con la Germania. Un commento: Mentre è più che comprensibile l’incertezza delle collocazioni geografiche e dei toponimi che si riscontrano nei testi degli antichi, meno comprensibile (ma

purtroppo reale) è l’ignoranza delle collocazioni geografiche che sembra caratterizzare una parte cospicua delle generazioni giovanili. Ai nostri tempi il Danubio viene così descritto da Gherardo Mercatore (Atl. Min. Germ.): il Dona, ovvero Danubio, deriva il suo nome dallo strepito (che in germanico suona come “Don”) che produce nel suo scorrere veloce. Ha le sue sorgenti nella Selva Martiana (oggi detta Swartwale) in un villaggio chiamato Don-Eschingen, e sbocca da una fenditura della terra. Non vi si trova, nello spazio di un’ora, alcun monte, come Munstero testimonia di aver visto con i propri occhi, ma sgorga con veemenza da un piccolo colle alto circa 20 braccia e subito, appena l’acqua fuoriesce dalla sorgente, si divide in diversi canaletti, che poco dopo si uniscono formando un ruscello. La Selva Martiana è la Foresta Nera (Schwarzwald); in essa si trova il comune di Donaueschingen (Don-Eschingen) nelle cui vicinanze scorre il tratto iniziale del Danubio. Quanto a Munstero, si tratta probabilmente di Sebastiano Munstero (Sebastian Munster), geografo del XVI secolo. Quanto a Gherardo Mercatore, si tratta ovviamente del famoso geografo fiammingo Gerhard Kreme, al quale si deve la ben nota proiezione cilindrica centrografica per rappresentare il mondo; proiezione che, come noto, fornisce una rappresentazione distorta delle dimensioni, anche se è molto utile per molti scopi (in particolare per la navigazione). Un commento: Ma quante/i hanno mai pensato ad una visione della terra, con una prospettiva diversa da quella “classica” di origine europea-mercatoriana, come questa ? Andrea Altamero (Coment. In Germ.C. Tacit), dopo aver menzionato tutto quanto abbiamo già scritto, espone anche lui una descrizione, mandatagli da D. Matteo Nesero, nativo del luogo. Il luogo (scrive) dove sorge il Danubio, è chiamato dagli abitanti, che sono Svevi o Alemanni, la Signoria libera di Bari, Stato dei Conti di Firstemberg, presso la Selva Martiana, e Tolomeo (Geogr. Lib. 2.cap 1.1. Eremum

Helveticorum) lo chiama l’Eremo degli Elueti; il fiume proviene da una piccola sorgente nel villaggio Don-Eschingen, distante appena due leghe dalla spiaggia del Reno. Il suddetto luogo non è montuoso, ma pianeggiante, tranne che al cimitero della chiesa, sotto il quale si trova la sorgente, e che si trova in posizione più elevata. Dopo essersi allontanato dalla sorgente, il fiume riceve un torrente della sua grandezza chiamato Brygia e, poco dopo, un altro della stessa grandezza chiamato Brege; ambedue i torrenti provengono dalla Selva Martiana. Fürstenberg (Firstenberg) è il nome di una famiglia nobile il cui nome deriva da quello della città del fondatore della dinastia, che si chiamava appunto Fürstenberg (il cui significato letterale è “montagna del principe”), e che adesso si chiama Hüfingen. I possessi dei Conti di Fürstenberg erano nel Baar (un altopiano che confina con la Foresta nera e il Giura Svevo), nel quale si trova il comune di Donaueschingen (Don-Eschingen). Lo stemma dei Fürstenberg Il Principato di Fürstenberg fu dissolto nel 1806, con il Trattato della Confederazione del Reno (che, dopo la sconfitta della Prussia, riorganizzò la Germania sotto la protezione di Napoleone). Tuttavia la famiglia nobile dei Fürstenberg, pur dispersa per il mondo, continua ad essere una famiglia influente in molti settori (dalla politica alla moda, dall’arte alla finanza). Ad esempio: Tatiana von Fürstenberg (nata nel 1971) è una cantante rock e regista cinematografica. A tale proposito val la pena di segnalare che l’unico film della Principessa Tatiana Desirée zu Fürstenberg, intitolato “Tanner Hall” è stato scritto e diretto con Francesca Gregorini, la figlia del Conte Augusto Gregorini. Un commento: Evidentemente, nonostante l’abolizione della rilevanza dei titoli nobiliari, questi ultimi continuano ad essere usati (il lupo perde il pelo, ma non il vizio ?). Ma non solo: continuano evidentemente anche ad essere rappresentativi di un sistema di relazioni tuttora in essere. Paolo Henznero I.C. (Itiner. Germ. §. 96), avendo nell’anno 1597 osservato di persona il luogo, così scrisse: a Don-Eschingen si vede, presso il castello, l’origine del Danubio; il luogo di questa sorgente è pianeggiante e senza montagne, tranne che per il cimitero dal quale scaturisce, che ha le sembianze di un piccolo colle che si può facilmente salire. Poco lontano dalla suddetta terra dalla quale sgorga, si mescola con

un altro fiumicello più grande, che viene chiamato Bryge dagli abitanti, e, poco più lontano, con un altro di pari grandezza detto Brege, ambedue provenienti da Schwarzwald. Tale contrada, con altre pianure circonvicine, è comunemente chiamata Bari o Bor. Non sono riuscito a trovare sul Web altre notizie di Paolo Henznero se non la citazione del suo libro (lo stesso, credo, citato dall’autore) Itinerarium Germaniae, Galliae, Angliae, Italiae, scriptum a Paulo Henznero, Norib. 612. Martini a Baumgarten in Braitenbach Peregrinatio in Aegyptum, Arabiam, Palaestinam & Syriam, edita studio Christ. Donaveri, cum praefixa vita autoris. Norib 594. Citazione che è contenuta nel libro del quale ho riportato qui sotto il frontespizio Un commento: Sul web si può trovare (quasi) tutto: ma, almeno secondo la mia esperienza, oltre ad evitare di credere a tutto quello che si legge, si deve stare attente/i al rischio di perdersi tra l’immensità delle informazioni disponibili e di ritrovarsi “per una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Filippo Clunero (Vindel. –Nor. Cap. 6) scrive di detta sorgente con queste parole: vi è una terra chiamata Eschingen, in mezzo alla quale esce questa sorgente con una impetuosa e continua vena d’acqua, trattenuta da un basso muro largo 26 piedi e alto 16, su un terreno pianeggiante sopra il quale si innalza il cimitero. Fuori di questa terra ne affluiscono in questo fiumicello altri due derivanti dalla Selva Martiana, i nomi dei quali sono Brege e Bryge. Da questa sorgente il luogo prende il nome di Donaschingen e gli abitanti non riconoscono altra origine del Danubio. Queste tre descrizioni provengono dal latino: di esse riterremo quella di Martino Zeiller (Topogr. Svev) aggiungendovi solo che questa sorgente scaturisce dal castello di Don. Ci sia dunque lecito esaminare e ricercare con gli occhi questa sorgente e prestare

orecchio al sig. Menradt e quindi confrontare a quale risultato pervengano le menzionate descrizioni. Un po’ di etimologia (creativa). Secondo un’opinione comune il prefisso –ingen indica appartenenza. Quindi Donashingen, tenendo conto che Dona (Danubio) è secondo alcuni una radice indoeuropea che significa fiume, vorrebbe dire “appartenente, di pertinenza, di un fiume”. Ma cosa dire allora di Eschingen ? Forse un luogo pieno di frassini (frassino in tedesco si dice “esche”) ? Un commento: Ditemi che risultato volete e magari vi trovo un’etimologia soddisfacente. E questo non vale solo per l’etimologia, vale anche per molte altre discipline: una “opportuna” scelta dei dati e dei modelli utilizzati può consentire di “dimostrare” la veridicità delle nostre opinioni, dall’epidemiologia alla meteorologia, dalla valutazione dell’impatto ambientale alle scelte energetiche, ecc. Origine del Danubio nel Comitato di Bar Ora il Danubio scaturisce quasi nel mezzo della Germania (che oggidì viene chiamata Svevia), nell’antico Comitato di Bar, distante una lega dal monte, che nei tempi andati era chiamato Selva Martiana, e che viene chiamato comunemente Svvartzvvald. Althamero sostiene (stante che Erodoto e Aristotele, per l’origine del Danubio, menzionano il monte e la città di Pirene) che questa parola si sia cambiata in Bar, e che questa parte si chiamasse 2000 anni prima Pyrene, quasi che Bar-au significasse Selva di Bari, e tale opinione mi sembra aver del verosimile. Nei manoscritti antichi dei Successi di Plinio e Cornelio Tacito si legge Arnoba invece di Abnoba, che si assomiglia molto alla parola Barnau, o Bornou; ed è stato facile cambiare una R in una B, così che Arnoba è divenuta Abnoba. Martino Crusio (Annal. Svev. Part. 2. Lib. 1. Cap. 2. Pagus Bara in Comitatu Aschain, in Monticulo Nigrae Silvae, qui locus propter Terrae situm, vertex Alemanniae dici maeretur) ci dà da leggere un antico Privilegio del Monastero di S.

Giorgio sopra la Selva Martiana, nel quale si ricorda che, al tempo di Carlo Magno, quel monastero era costruito sopra un colle di detta Selva che, a causa della rilevanza del sito, meritava d’esser chiamato Capo dell’Alemagna; esso si trova a poca distanza dal villaggio di Bar, nel Comitato di Eschingen; e da tali testimonianze si può dedurre che l’antica parola Bar, che in Alemanno significa nudo, o scoperto, abbia anche altri significati. Dato che dunque il Comitato di Eschein si estendeva fino al colle più alto della Selva Martiana, e del quale Eschingen era la località principale, per questo poteva essere menzionato come Capo, come luogo più ragguardevole; e potendosi ammirare tutto il paese intorno, ed essendo aperto, per questo sarà rimasto il nome di Bar; e poiché questo villaggio di Bar era situato non molto lontano dal Colle, Erodoto non ha potuto con qualche ragione dare il nome ad una città e Aristotele ad un monte Proseguendo con l’etimologia: l’autore prova a mettere insieme Bar, Bari, Bar-au, Barnau, Bornou, Arnoba, Abnoba, Pirene e Pyrene. Il Baar secondo Hermann Dischler Un commento: Mi è sembrato di notare, in molti recenti articoli e scritti, un aumento di riferimenti all’etimologia, utilizzandola (e talvolta distorcendola) al fine di dare sostegno ad una certa tesi. In realtà l’impressione che ne deriva è che ciò spesso rappresenti una forzatura, e anche un non necessario sfoggio di erudizione. A tale proposito devo però confessare: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa Ma affinché si possa meglio comprendere l’origine del Danubio, ricordiamo che questa sorgente, prima di divenir fiume, è situata negli Stati del Conte di Firstemberg, nella terra detta Don-Eschingen, che in Alemanno prenderà il nome di DonauEschingen o Don-Eschingen. Come sopra Mercatore e Henznero narrano che questo luogo è in pianura e non montuoso, e che intorno, per un’ora e mezzo di cammino, non vi è alcun monte: asserzione che troviamo essere falsa; perché la terra ha, da ambedue i lati, un monte piuttosto alto, ma il cortile del castello, dal quale sgorga la sorgente, è in piano e solo dietro al castello comincia ad elevarsi e divenire un monte, là dove la chiesa e il cimitero sono più alti del castello di 14 piedi. Quindi Cornelio Tacito ha senza dubbio

visitato il sito, dal momento che identifica il luogo originario della sorgente in un monticello piacevole e agevole da salire; per forza quel monticello doveva iniziare alla sorgente del Danubio: ma si è logorato ed appianato col passar del tempo, oppure per il fatto che il Conte di Firstembergh, avendo fatto costruire il castello per sua residenza, ha fatto asportare qualche parte del monte. Sotto il suddetto castello si trova quest’acqua cristallina, che è una delle migliori che si possano bere; che non precipita impetuosa, come scrive Mercatore, ma esce tranquilla. Il luogo dal quale scaturisce è cinto da un muro quadrangolare, di 10 d’altezza e di 20 piedi di larghezza da ogni parte, quindi un recinto di 80 piedi; con passo scivoloso si inoltra lentamente al di fuori del cortile del castello, uscendo dalla porta inferiore verso la campagna con un solo corso, e non per molti come falsamente narra il suddetto Mercatore. Da tale luogo si possono contare quattro grandi leghe fino alla ripa del Reno, una lega fino alla Selva Martiana, e una lega fino all’inizio del fiume Necker (al quale è compatriota il Danubio), che scaturisce fra i villaggi di Svvanningen e Hoc-Eninghen. La natura di questo fiume è così avida di altre acque che, appena dopo un quarto d’ora di cammino dalla suddetta porta, assorbe come assetato tre grandi contributi, mentre si inoltra, quasi ubriaco, saltellando spumeggiante fra i sassi: il primo è un torrente detto VVeyer-graben, che scorre sulla parte sinistra della terra, venendo dal villaggio detto Don-Eschinger-Veyher, a circa 200 tornature. Un poco oltre si alimenta di due fiumicelli, l’uno chiamato Bryge, e l’altro Brege, che hanno origine nel Svvartzvvald: il secondo scorre una volta più del primo nel paese prima d’immergersi nel Danubio. Il Bryge scaturisce presso il famoso Monastero di S. Giorgio, scorrendo davanti la città e la fortezza di Villingen, e di là a Don-Eschingen. Il Brege ha il suo principio nel villaggio detto Furtvvangen, scorrendo di qui alla piccola Città di Ferembach, seguitando poi a VVulterdingen, e appresso alla città di Breylingen e Hisingen. Dopo tale percorso arriva in mezzora al villaggio di Almannshofen e a pari distanza da Don-Eschingen: il villaggio di Almannshofen ci dà pure il segno che gli Alemanni hanno abitato questo luogo. Infine si piega al di sotto del Bryge, finché, col medesimo, al villaggio Psora, s’immerge nel Danubio. Sembra dunque che, almeno secondo Mercatore, il Danubio scaturisca in un punto ben preciso, all’interno del castello dei Fürstenberg a Donaueschingen (Don-Eschingen). Il che darebbe ragione agli attuali abitanti di Donaueschingen che rivendicano l’essere sede delle sorgenti del Danubio un ben preciso luogo della loro città, identificato (in maniera analoga a quanto descritto da Mercatore) da una sorgente circoscritta da opere in muratura, che è ormai un “must” turistico per chi visita questa regione.

Ma, a proposito del testo originale, vale anche la pena di sottolineare che in poche righe si ritrova che le lunghezze sono misurate in: - ore di cammino - piedi - leghe - tornature Un commento: L’unificazione dei sistemi di misura è sempre stato un grande obbiettivo. Obbiettivo che sembra ormai raggiunto da quando si è affermato il Sistema Internazionale delle unità di misura. Ma, naturalmente, ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola: le miglia, i barili e le pinte continuano a resistere come unità di misura specialmente nel mondo anglosassone. E, anche se non si tratta propriamente di unità di misura, è particolarmente fastidioso il fatto che, per esprimere in cifre una data, in Europa si indichi il giorno, il mese e l’anno, mentre negli USA si indichi il mese, il giorno e l’anno. Ma, dal momento che questi due fiumi hanno un’origine molto più lontana del Danubio, in particolare la Brege, alla quale si uniscono diversi altri canali, molti si sono persuasi che questi due fiumi siano le vere fonti del Danubio, benché gli abitanti non sappiano dimostrare alcun’altra origine del Danubio che quella da noi descritta; è però vero che vi sono molte e forti congetture al contrario. Ma non è una cosa nuova che un fiume abbia più di una origine, come si tocca con mano in Germania per i principali suoi fiumi (potendosi dire ciò anche del Giordano in Palestina) e per altri fiumi in diverse parti del mondo; il Teya in Moravia ha quattro fonti: il Teya piccolo, quello grande, quello di sopra e quello di sotto, che così vengono chiamati dagli abitanti. Dicono che l’Elba tragga il suo nome da undici fonti che si uniscono assieme. Il Meno scende dal monte detto Fichtelberg con due rami: uno chiamato il Meno Bianco e l’altro Rosso. Del Reno si sa che le sue due fonti natie vengono chiamate l’una il Reno di sopra e l’altra di sotto, lontane l’una dall’altra di una giornata di cammino. Chi sa dunque se già un tempo il detto paese non sia stato abitato da qualche nazione straniera e abbiano dato a queste due fonti il nome che più sia loro piaciuto e che tale nome sia restato in essere da allora ? Può ben anche darsi il caso che Bryge e Berge abbiano lo stesso significato di sopra e sotto, di alto e basso, ecc. Di più si deve considerare ponderatamente il parere di diversi autori, i

quali vogliono che il Danubio tragga la sua origine dal monte Abnoba, come testimoniano Plinio, e anche Strabone (lib. 7. Fluminis Superioris partes, quae versus Fontes sunt, Danubium dixerunt.) e Mela (lib. 2. capit. Apertis in Germania Fontibus, alio quam definit nomine oritur), parlando di sorgente, e non di una sola sorgente, benché Cluvero non ritenga valida questa opinione. Infine, poiché le parole Pyrene e Abnuba indicano il paese di Bar, e il fiume Byrge sorge sopra il monte presso S. Giorgio dove in passato (come si è ricavato dal testo del privilegio del Feudo di detto Monastero) era situata la città di Bar, e anche poiché molti antichi vogliono che si cerchi questa sorgente sopra il monte, ha del verosimile che queste due sorgenti abbiano inizio presso i monti sopradetti e che qui siano le vere sorgenti del Danubio, potendo anche essere che nel descrivere la suddetta sorgente avessero posposto una lettera, cioè invece di monti avessero scritto monte, che in germanico (Birghe e Berghe) così suona, come brut per bart, brunn per born, brust per borst, erle per eller, che significano barba, pozzo, petto e sambuco, e altri simili, che non sono ordinari in tale lingua; non si pretende però di dare una sicura definizione, ma si lascia campo libero a ognuno di credere quello che riterrà probabile. Anche qui l’autore giuoca di nuovo con le parole. Però è apprezzabile il fatto che, in conclusione, lasci libere/i tutte/i di credere a quello che vogliono. Un commento: Non sarebbe male se chiunque scrive mantenesse sempre attivo un senso critico su quello che scrive (magari anche con una punta di autoironia), riconoscendosi nel motto agostiniano “dubito, ergo sum”. Per quanto riguarda il nome del fiume, M. Zeillero lo vuol ricavare dalla parola Abnoba, che nell’antica lingua germanica si chiama d’Abnou o d’Aunou, che risuonerebbe col moderno Danubio; ma non è usuale che i fiumi abbiano il nome dei monti dai quali scaturiscono, avendo sopra già dimostrato abbondantemente il significato della parola Abnoba. Mercatore pretende che questo fiume tragga il nome dallo stritolamento e dal rumore che fa scendendo a basso, sia che venga chiamato Done o Donau; e quesa opinione ha del verosimile, tanto più che gli abitanti lo chiamano anch’essi Dona e non Donau; e questi stessi nomi (e forse per la stessa

ragione) hanno dato ancora ad altri fiumi (dal momento che i germani anticamente abitavano il Nord, o Settentrione, come anche la Scizia europea) come Dina in Lapponia, e il Don, ossia Tanaij, nella Tartaria dei Crim, il primo che presso Riga si piega verso il Baltico, e il secondo verso la palude Meotide. I romani e i greci hanno da questa parola Δανοβεος (come anche Strabone, e Tolomeo) overo Δανοβίς il Danubio. Altrimenti lo hanno chiamato chiamato Ister, o ίστος, soprattutto i greci, con i quali confrontare questo nome del quale in seguito e a suo luogo si farà menzione.

Per concludere riporto qui sotto il frontespizio e le due pagine rilevanti (per quanto riguarda le sorgenti del Danubio) di un altro libro: “Nuovo dizionario scientifico e curioso – sacro-profano - di Gianfrancesco Pivati”

con lo scopo di mettere in evidenza come il tema “le sorgenti del Danubio” fosse ampiamente trattato in molte pubblicazioni dell’epoca. E, se la cosa vi interessa, potete sia provare a confrontare il testo che ho trascritto e commentato con quello contenuto nell’altro libro di cui sopra, sia immergervi nel web, dove potete trovare altri analoghi testi con i quali “giocare” al confronto.

Allegato L’ORIGINE E CORSO DEL DANUBIO Con la descrittione di tutti li Fiumi, che in esso concorrono, com’anche delli Regni, Provincie, Signorie, e Città da esso irrigate, con li loro nomi antichi, e moderni Il Danubio da i tempi più remoti fino al presente (come dimostra Herodoto, uno de’ più Antichi fra gli scrittori Idolatri, e come più oltre chiaramente faremo constare) è stato tenuto dagli Europei per il principale, e per il più grande de’ Fiumi del Mondo; come per tale lo decantò Ovidio Poeta in paragone del Nilo: De Pont lib. 4. Eleg. 10 Maximus Amnis Cedere Danubius se tibi, Nile, negat. Di questo Fiume è meraviglioso, che esso (presso li minori, come il Po in Italia, & il Tamigi nell’Inghilterra) solo frà i gran Fiumi dell’Universo tenda il suo corso direttamente verso l’Oriente, fuorche in Ungheria, dove si torce un poco verso mezzo giorno, e nella Misia verso il Settentrione, forsi per un’effetto mirabile della Providenza Divina, acciò oggidì il Nemico Commune del Cristianesimo non possa per acqua, e per terra adoperarsi con la sua tirannica Potenza alla rouina d’esso. Scorre adunque questo gran Fiume presso 27. gradi, che contati per 15. fanno più di 400. Leghe Tedesche communi. De suoi due Nomi à suo luogo ne faremo mentione.

Della sua Origine da 15. Secoli in qua sono state scritte diverse cose, mà poco, o nulla di certo; Et è da meravigliarsi, che fra tanti antichi, e moderni Geografi, non si sij volsuto affaticare alcuno d’esporre con diligenza alla luce un vero dissegno, e descrittione di esso, & indagarne i più certi principij. Per oviare frattanto à questo mancamento, e mosso dalle frequenti preghiere de’ curiosi stranieri, il Sig. Martino Menradt Cittadino, e famoso Pittore della Città d’Hifingen, ha fatto un dissegno del paese, e luogo dell’Origine del predetto Fiume; come nel Frontispicio della presente Opera tagliato in Rame, il quale sarà posto avanti gli occhi del benigno Lettore. Prima però di proseguire la vera descrittione di quest’Origine, non ci sia discaro il rivedere per ordine le particolarità, che sopra di ciò hanno notato gli Autori. Herodoto, che 150. anni avanti la venuta di Cristo scrisse il primo i successi de’ Greci, nel secondo libro della sua Istoria si –lontana tanto dalla verità sopra di quest’origine, quanto ei, ch’era Greco, visse apunto lontano dalla Germania. Il Fiume Istro, asserisce egli, sorge presso i Celti, e la città di Pyrene, e scorre per mezo tutta l’Europa; Aristotile, che scrisse cent’anni doppo di lui, nel libro undecimo della sua Meteorologia concorre nel medesimo errore, attribuendo però il nome di Pyrene ad un Monte, da cui fa derivare il Fiumo Tartesso, ma Tartesso, come c’instruisse Strabone, è il fiume Boetio nell’estremità della Spagna. In questa maniera trasportano questi due Autori il Danubio dall’Atlantico fino al mare di Ponto, e susseguentemente per mezzo tutta l’Europa. Non è però da stupirsi di di questo loro gran falto, essendo allora la Germania ancor’incognita, & i Greci, che ad altro non badattono, se non ad immortalar se medesimo, curattano poco l’alre Nationi, e

susseguentemente poca notitia sopra di ciò hanno potuto conseguire. Li Germani in que’ tempi li chiamavano Celti, e tenevano tutta l’Europa: e forsi hanno errato in questo stante ch’il Danubio scaturisce nella Germania. Plinio Hist.nat.lib.4.cap.12. Ortus hic in Germania iugis Montis Abnobae, ax adverso Raurici Gallia oppidi, e Cornelio Tacito De mor. Germ, Danubius molli, clementer edito Montis Abnobae iugo effusus; col testimonio di Testo Auiecno Poeta defer.orb.tert. Abnobae Mons Istro pater est, cadit Abnobae hiatu, com’anche Tolomeo in Germ. Montes, quibus nomen Abnoba – danno l’Origine al Danubio nel Monte Abnoba in Germania. Giulio Solino in Polyhst, cap 3. 3. Ister Germanicis iugis oritur effusus monte, qui Rauricos Galiiae aspectat, & Ammiano Marcellino Histor lib. 2 Amnis Danubius, oriens propè Rauricos montes; scava colla sua penna questo suo Fonte, nella vicinanza del Monte Raurico; com’anche Plinio lo vuole di là dalla Città di Raurico (latinamente chiamata Augusta Rauracorum, hora Villaggio alle sponde del Rheno, poco di sopra da Basilea) Iornando Hist. Goth. Danubius in Alemanicis Aruis exoriens; lo –lontana dalle Montagne, e lo fa scaturire nelle pianure Alemanne: il che è quanto gli Antichi sopra di ciò hanno lasciato ne’ loro scritti. A’ tempi nostri viene il Danubio da Gherardo Mercatore così descritto in Atl. Min. Germ. Il Dona, overo Danubio tira il suo nome dallo strepito, (che in Germanico rissuona Don) che nel suo veloce corso viene udito: Trahe la sua Origine dalla Selva Martiana (hoggidì detta Svvartvvale) in un Villaggio chiamato Don-Eschingen, e sbocca da un precipitio fuori della Terra Non vi si trova per spatio di un’hora al d’intorno alcun Monte, come testifica Munstero d’hauerlo veduto co’ propri occhi; mà sì bene con vehemenza sgorga da un picciol Colle, che poco più di 20. braccia haverà di

altezza; e subito che l’acqua si trova fuori del suo Fonte, si divide in diversi canaletti, che poco doppo si uniscono, e formano un Fiumicello. Andrea Altamero Coment. In Germ.C. Tacit, doppo hauer mentovato tutto cio habbiamo scritto, espone anch’esso una descrittione, mandatagli da D. Matteo Nesero nativo del Luogo, ove il nostro Fiume origina. Il Luogo (scriv’egli) nel quale il Danubio sporge il Capo in fuori, si chiama da gli abitanti, che Svevi, o Alemanni sono, la Signoria libera di Bari, Stato de’ Conti di Firstemberg presso la Selva Martiana; la quale Tolomeo in Geogr. Lib. 2.cap 1.1. Eremum Helveticorum chiama l’Eremo de gl’Elueti, proviene egli da un picciol Fonte nel Villaggio Don-Eschingen, appena distante due leghe dalla Spiaggia del Rheno. Il luogo sudetto non è montuoso, ma piano, fuorche il Cimiterio della Chiesa, sotto di cui si trova la scaturigine qual è in sito un poco più eminente; Subito, che si trova alquanto dilungato dalle sue pozze natie, tira à se un Torrente della sua grandezza chiamato Brygia, e poco doppo un’altro pur della medesima grandezza, chiamato; Brege, che vengono entrambi dalla Selva Martiana. Paolo Henznero I.C. Itiner. Germ. §. 96. havendo nell’Anno 1597. in persona osservato il luogo, così scrisse: A Don-Eschingen si vede presso il Castello l’Origine del Danubio: il luogo di questo Fonte è in piano, e senza Montagne, fuorche il Cimitero, sotto di cui scaturisce, il quale hà sembianza d’un picciol Colle, ch’agiatamente può sormontarsi. Poco lontano da detta Terra, dalla quale sgorga, si rimescola con un’altro Fiumicello più grande, che da gli Abitanti vien chiamato Bryge, & alquanto più lontano con un altro di pari grandezza detto Brege, i quali vengono da Svvartzvvald. La detta Contrada, con

diverse altre Pianure circonvicine, communemente Bari, o Bor chiamata. è Filippo Clunero In Vindel. –Nor. Cap. 6. Scrive di detta Origine con tali parole: Vi è una Terra chiamata Eschingen, nel di cui mezzo esce questo Fonte con impetuosa, e continua vena d’acqua ritenuta da un basso muro, il quale è di larghezza piedi 26. e largo 16. sù un Terreno piano, sopra del quale ad ogni modo il Cimiterio alquanto s’inalza. Fuori della Terra s’imbenera questo Fiumicello di due altri derivanti della Selva Martiana, li nomi de’ quali sono Brege, e Bryge. Da questo Fonte piglia il luogo il nome di Donaschingen; e gli habitanti non fanno in altra maniera dar contezza d’alcun’altra Origine del Danubio.Queste trè Descrittioni sono tirate dal Latino: delle quali riteneremo quella di Martino Zeiller in Topogr. Svev. Aggiungendovi solo, che questo Fonte scaturisce dal Castello di Don. Siaci dunque lecito esaminare, e con gli occhi ricercare questa scaturigine, e prestare un poco d’orecchio al Sig. Menradt, & appresso confrontare a che termine arrivino le mentovate Descrittioni. Origine del Danubio nel Comitato di Bar Hora il Danubio scaturisce quasi nel mezzo della Germania, (ch’oggidì Svevia viene chiamata) nell’antico Comitato di Bar, una lega distante dal Monte, che a’ tempi andati era delto Selva Martiana, e comunemente Svvartzvvald si appella. Althamero tiene (stante che Herodoto, & Aristotile nell’origine del Danubio, mentovano il Monte, e la città di Pirene) che questa parola siasi cambiata in Bar, e che questa parte si chiamasse

2000. Anni prima così; come Pyrene, quasi che Barau, che significa Selva di Bari, e tale opinione sembrami haver del verisimile. Ne’ manoscritti antichi de’ Successi di Plinio, e Cornelio Tacito si legge Arnoba, in cambio della parola Abnoba; la quale s’assimiglia molto al motto Barnau, overo Bornou, e facilmente d’un R, un B s’è potuto fare; cioè che di Arnoba sia divenuto Abnoba. Martino Crusio in Annal. Svev. Part. 2. Lib. 1. Cap. 2. Pagus Bara in Comitatu Aschain, in Monticulo Nigrae Silvae, qui locus propter Terrae situm, vertex Alemanniae dici maeretur, ci da a leggere un’Antico Privilegio del Monasterio di S. Giorgio sopra la Selva Martiana; nel quale si commemora ch’al tempo di Carlo Magno quello Monastero fosse fabbricato sopra un Colle di detta Selva, il quale per cagion del sito eminente meriti esser chiamato Capo dell’Alemagna, e quello si trovi poco distante del Villaggio Bar, nel Comitato d’Eschain; dalle quali testimonianze si può dedurre, che quell’antica parola Bar, che significa in Alemanno nudo, o scoperto, habbia anche altri significati. Stante, che dunque il Comitato di Eschein si dilatava fino al più alto Colle della Selva Martiana, del quale al principal luogo sarà stato Eschingen, in questa maniera poteva esser mentonato per capo, come luogo più riguardevole, & essendosi potuto rimirare tutto il Paese attorno, & aperto, così sarà restato al predetto il nome di Bar; e già che questo Villaggio di Bar non molto lungi dal Colle era situato, così non ha potuto Erodoto con qualche ragione dare il nome ad una Città, & Aristotile ad un Monte. Ma acciocche più da presso potiamo comprendere l’Origine del Danubio, ritroviamo che questo Fonte, prima d’esser Fiume, è situato nelli Stati del Sig. Co: di Firstembergh nella Terra detta DonEschingen, la quale tirarà il Nome in Alemanno di Donau-Eschingen, o Don-Eschingen.

Narrano, come sopra, Mercatore, & Henznero, essere questo luogo in pianura, e non montuoso, e che non vi si trovi attorno per un’hora, e mezzo di camino alcun Monte, la quale asserzione troviamo esser falsa; perche la Terra ha da tutte due le bande un Monte alquanto alto, ma il Cortile del Castello, dal quale sorge il fonte è affatto in piano, e comincia solo dietro il Castello ad alzarsi, & a ridursi in monte; là dove la Chiesa, e’l Cimiterio sono più alti del Castello 14. Piedi. Hà di poi Cornelio Tacito senza dubbio occularmente ventilato il sito; stante, ch’esso appella il Luogo Originario del Fonte, un piacevole, & agiato monticello a sormontare; forza è però che quello Monticello dovesse principiare all’Origine del Danubio, e che colà con la lunghezza del tempo si sia logorato, & appianato, overo che li Sig. Co. Di Firstembergh havendo fatto fabricare il Castello per una delle loro Ressidenze, habbino fatto asportare qualche parte del Monte. Sotto il detto castello ondeggia quest’acqua cristallina, & è delle migliori, che si possono bere, non già in un strepitoso precipitio, come scrive Mercatore, ma affatto quieta. Il luogo, da dove scaturisce è cinto di un muro quadrangolare, havendo dieci piedi di altezza, e venti di larghezza per ogni parte, che in tutto fanno 80. piedi di recinto; e con lubrico passo lentamente s’inoltra fuori del Cortile del Castello, uscendo per la porta inferiore alla Campagna per un solo Canale, e non per molti, come falsamente narra il sudetto Mercatore. Altrimenti si sogliono contare da quello loco alla Ripa del Rheno presso Schafusio quattro gran leghe, una lega sino alla Selva Martiana, e dal principio del Fiume Neker (qual è Compatriotto

Danubio) e che scaturisce fra li Villaggi Svvanningen, & Hoc-Eninghen pure una lega. di La natura di questo Fiume è così avida d’acque aliene, che apena doppo un quarto d’hora di camino dalla porta sudetta sitibondo trè gran sorsi assorbendoli, quasi ebro nell’inoltrarsi, và saltellando spumante frà sassi; il primo è un Torrente detto VVeyer-graben, che scorre dalla sinistra parte della Terra venendo dal Villaggio detto Don-Eschinger-Veyher, il quale bagna da circa 200. Tornature di Paese: Un poco più distante s’imbenera di due Fiumicelli, l’uno chiamato Bryge, e l’altro Brege, che hanno l’Origine loro nel Svvartzvvald, & il secondo scorre una volta più di Paese, che il primo avanti d’immergersi nel Danubio. Il Bryge scaturisce appresso il famoso Monastero di S. Giorgio, scorrendo avanti la Città, e Fortezza di Villingen, e di là a Don-Eschingen. Il Brege tira il suo principio nel Villaggio detto Furtvvangen, scorrendo di qui alla picciola Città di Ferembach, seguitando poi a VVulterdingen, & appresso alla Città di Breylingen, & Hisingen. Doppo del qual camino arriva in mezz’hora ad Almannshofen Villaggio, e di pari distanza da Don-Eschingen: il qual Villaggio di Almannshofen ci da pure un contrasegno, che gli Alemani habbino habitato questo luogo; Finalmente torcendosi al dissotto del Bryge, fino, che col medesimo al Villaggio Psora, nel Danubio s’immerge. Mà essendo che queste due Acque hanno l’origine molto più lontana, che il Danubio, massime la Brege, alle quali ancora si uniscono diversi altri Canali; molti si sono persuasi, che questi due Fiumi siano li veri fonti del Danubio: abbenche gli Habitatori non sappino dimostrare alcun’altra Origine del Danubio, che la sopra descritta da noi; e però vero, che molte, e potenti sono le

congietture in contrario; Mà non è cosa nuova, che un Fiume habbi più d’un’origine, come in Germania si tocca con mani ne’ principali di quella Provincia (potendosi ciò anche dire del Giordano in Palestina) ed’altri in diverse parti del Mondo: il Teya in Moravia hà quattro Fonti; il piccolo Teya, il Grande, il Disopra, & il Disotto, che così vengono chiamati da gli Habitanti. L’Elba, dicono tiri il nome da undici Fonti ch’assieme s’uniscono. Il Meno cala dal Monte detto Fichtelberg con due rami, L’uno chiamato il Meno Bianco, e l’altro il Rosso: Del Rheno si sa, che le sue due natie scaturigini vengono chiamate l’una il Rheno di sopra, e l’altra di sotto, staccandosi l’una dall’altra per una giornata di camino: Chi sa dunque, che già un tempo non sia stato habitato il detto paese da qualche straniera nazione, & habbino posto à questi due Fonti il nome, che più loro hà piacciuto, e che d’allora in qua sia sempre restato in essere ? Può bene anche darsi il caso, che Bryge, e Brege habbiano il medesimo significato, che di sopra, e di sotto, alto, e basso &c. Di più è da considerarsi maturamente il parere di diversi Autori, i quali vogliono che il Danubio tiri la sua Origine dal Monte Abnoba, testificandolo Plinio, & anche Strabone lib. 7. Fluminis Superioris partes, quae versus Fontes sunt, Danubium dixerunt. E Mela lib. 2. capit. Apertis in Germania Fontibus, alio quam definit nomine oritur. Parlando di Fonti, e non di un solo Fonte: abbenche Cluvero non approvi questo parere per valevole. Finalmente già che queste parole di Pyrene, & Abnoba indicano il paese di Bar, & il Fiume Byrge origina sopra il monte presso S. Giorgio, ove per l’addietro (come dalle parole del Privilegio del Feudo di detto Monastero cavassimo) era situata la Villa di Bar: & anche perche molti antichi vogliono si cerchi questo Fonte sopra il Monte; hà del verisimile, che queste due scatturigini habbino il loro principio da’ predetti monti, e che quivi siano le

vere Fonti del Danubio: potendo anch’essere, che nel descrivere l’Origine suddetta havessero posposto una lettera, cioè in cambio di Monti, Monte havessero scritto, che in Alemano (Birghe, e Berghe) rissuona; ritrovandosi molti altri vocaboli antichi in detta lingua assai dissonanti dalli moderni, come Brut, per Bart, Brunn, per Born, Brust, per Borst, Erle, per Eller, che significano Barba, Pozzo, Petto, e Sambuco, & altri simili, che in detto Idioma non sono ordinarij; non si pretende però per questo di darne certa definizione, mà si lascia libero il campo ad ogn’uno di credere ciò, che stimerà probabile. Per quanto s’appartiene il nome di quello Fiume, M: Zeillero lo vuole ricavare dalla parola Abnoba, e che in lingua Germanica anticha si chiami d’Abnou, overo d’Aunou, che col moderno Donau rissuonerebbe; mà non è costume, che li Fiumi habbino il nome de’ Monti, da dove scaturiscono havendo di già nell’oltrascritto à bastanza dimostrato il significato di questa parola Abnoba. Mercatore pretende, che questo Fiume tiri il nome dello stritolamento, e rumore, che fà nel discendere à basso, che Done, o Donau vien chiamato; il qual parere hà del verissimile, tanto più, che gli Abitanti lo chiamano anch’essi Dona, e non Donau: e questi medesimi nomi, (e forsi per simil cagione) hanno dato ancora ad altri Fiumi (essendo che li Germani anticamente habitavano il Nord, ò Settentrione, come anche la Scithia Europea) come Dina nella Laponia, & il Don, ò sia Tanaij nella Tartaria del Crim, il primo piegandosi presso Riga al Baltico, & il secondo alla Palude Meotide. Li Romani, & i Greci hanno da questa parola Δανοβεος (com’anche Strabone, e Tolomeo) overo Δανοβίς, fatto Danubio. Altrimenti l’hanno ancor chiamato Ister, & ίστος, principalmente i Greci, co’ quali confronta giusto con questo nome, del

quale più abasso, & à suo luogo se ne farà mentione.

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