Il sindacato nel tempo della globalizzazione

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Published on February 12, 2008

Author: zimone

Source: slideshare.net

LAVOROE LIBERTÀ >>2 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Indipendenza, democrazia, strategia sindacale nelle parole di Claudio Sabattini

Il curatore ringrazia per i preziosi suggerimenti Francesco Garibaldo, Anna Naldi, Gianni Rinaldini, Tiziano Rinaldini. La selezione dei materiali utilizzati è avvenuta a partire dall’archivio personale di Tiziano Rinaldini. ISBN 88-86541-48-1 Coordinamento editoriale: Stefania Frezza Meta Edizioni, Corso Trieste, 36 - 00198 Roma metaedizioni@fiom.cgil.it Copertina: B-Side, Roma - www.b-side.it Stampa: Omnimedia srl - via Lucrezia Romana, 58 - 00043 Ciampino (Rm) Finito di stampare a settembre 2006

INDICE Prefazione di Gabriele Polo 5 Nota del curatore di Simone Vecchi 9 Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, Quaderni della Fondazione Micheletti, Brescia, 2000 Intervento al convegno commemorativo tenutosi nel 1998 11 Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 I princìpi fondamentali dell’unità. La proposta della Fiom 15 Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 Relazione introduttiva 18 Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 Conclusioni 24 Comitato centrale Fiom-Cgil del 1° marzo 1996 Relazione 30 XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 Documento politico 32 XXI Congresso nazionale Fiom-Cgil, Rimini, 1996 Relazione introduttiva 41 Conferenza delegati Fiom-Cgil Piemonte, 1998 Conclusioni 46 Comitato direttivo Fiom-Cgil Reggio Emilia, 2000 Intervento alla presentazione del libro “Restaurazione italiana” 53 Diritti, coesione, qualità del lavoro per lo sviluppo del Mezzogiorno, Quaderni di Rassegna Sindacale, Roma, 2001 Intervento al convegno nazionale Cgil, Bari, 2001 60 Lavoro senza rappresentanza, Critica Marxista, Roma, 2002 Intervento alla tavola rotonda del Seminario nazionale Ars, Orvieto, 2002 64 Appendice La democrazia e l’indipendenza del sindacato nel pensiero e nell’azione di Claudio Sabattini, Meta Edizioni, 2006 Introduzione di Francesco Garibaldo al seminario commemorativo tenutosi nel 2005 69

Prefazione 5 Prefazione di Gabriele Polo direttore della Fondazione ede«ilmanifesto» Quando, nell’ottobre del 1995, Claudio Sabattini apriva l’Assemblea nazionale della Fiom di Maratea proponendo al suo sindacato di essere «indipendente», alcuni pensaro- no a una provocazione, a una boutade atta ad attirare l’attenzione, gridarono allo scanda- lo pensando a una sorta di «scissione», all’autoaffermarsi dei meccanici della Cgil come «quarta confederazione» (un’accusa spesso reiterata nell’ultimo decennio per banalizza- re in chiave organizzativa la complessità del rapporto tra la categoria e la sua confedera- zione). A rileggere oggi l’intervento di Claudio a Maratea (in un percorso di documenti e interventi che qui riproponiamo, corredati dall’utile ricostruzione organica che ne fa Francesco Garibaldo in appendice), ormai lontani come siamo dalle contingenze del 1995, dovrebbe risultare chiaro a chiunque che quella di Claudio era una vera e propria propo- sta strategica fatta a tutto il sindacato e a tutti i lavoratori, che nasceva dai meccanici, certo – vista la paradigmatica eterogeneità della categoria, vero e proprio specchio delle relazio- ni tra capitale e lavoro – ma che in essi non si esauriva. Indipendenza – rafforzamento e sottolineatura del principio di autonomia – per contrastare, con una visione davvero con- federale, il primato assoluto dell’impresa e del mercato sulla vita e le condizioni delle la- voratrici e dei lavoratori, rappresentandone bisogni e aspirazioni nell’era della globaliz- zazione liberista. E, accanto a questa «parola-bestemmia», l’altro caposaldo – non solo di quel passaggio – che Claudio ha sempre ribadito, democrazia, per ridare voce e protago- nismo al lavoro di fronte all’intolleranza dei poteri industriali e finanziari per qualsiasi forma di mediazione sociale. Sono stati proprio «indipendenza e democrazia» a permettere alla Fiom di essere un sog- getto attivo in una fase in cui l’industria si ridefiniva su base planetaria, estendendosi nel ter- ritorio, disaggregando il processo produttivo, parcellizzando e precarizzando il lavoro, fa- cendo così saltare – una dopo l’altra – tutte le regole che avevano permesso la rappresentan- za sindacale degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori. Ed era di fronte a questa pressio- ne che per Claudio il sindacato doveva rilanciare la propria natura confederale di rappre- sentanza generale del lavoro, proponendosi di unire ciò che era diviso, estendendo la pro- pria capacità di rappresentare a tutte le fasce di lavoratrici e lavoratori che la divisione del la-

6 Il sindacato nel tempo della globalizzazione voro esclude dal potere di coalizione e dal diritto di rappresentanza. È bene ricordare il contesto in cui Sabattini proponeva questa strategia di rilancio del- l’iniziativa sindacale. Un quadro mondiale in cui il capitalismo celebrava il suo trionfo sull’intero pianeta e affermava un’ideologia e una pratica, il liberismo che non pretende- va più di avere carattere «progressivo», non prometteva l’estensione del benessere co- mune ma si proponeva – trasformando la competizione al proprio interno in una com- petizione tra i lavoratori, con relativi costi sociali – semplicemente la propria sopravvi- venza attraverso lo sfruttamento esasperato di tutte le risorse umane e ambientali, ac- centuando le proprie caratteristiche selettive, aumentando le fasce d’esclusione. Fino al punto di mettere in conto – anzi, di affermare come necessarie – le guerre e la riduzione della partecipazione democratica. La guerra non come patologia da ridurre progressivamente attraverso lo sviluppo e la di- plomazia, ma come forma prevalente della politica internazionale ridotta a uso della forza. Una perenne instabilità determinata dalle crisi liberiste e dai suoi conseguenti squilibri, da affrontare con l’uso delle armi, quelle «tradizionali» degli eserciti cui si affiancano quelle «non convenzionali» del terrorismo. Così per Claudio Sabattini e per la Fiom l’impegno per la pace non era una dichiarazione rituale, bensì un’affermazione concreta per rendere possibi- le un agire sindacale in opposizione ai fondamentalismi di ogni genere, pratica indispensa- bile dei diritti dei lavoratori che le guerre comprimono e annullano, impedendo il libero dispiegarsi del confronto e del conflitto sociale. D’altro canto, l’accentramento dei poteri e dei luoghi decisionali – spesso in contrasto con quelli istituzionalmente definiti – riduceva le libertà, misurandole sempre più in reddi- to e capacità di consumo e ponendosi come ostacolo alla partecipazione alla vita politica in cui conta sempre più la ricchezza individuale. Da qui un attacco sostanziale alla democrazia e ai suoi istituti, che nel mondo del lavoro si traduceva nell’impossibilità per le lavoratrici e i lavoratori di votare e avere l’ultima parola su piattaforme e accordi che li riguardano. Per que- sto la lotta per la democrazia, a partire dai luoghi di lavoro, per la Fiom di Sabattini dove- va essere un impegno prioritario per difendere e allargare le libertà personali e permette- re la partecipazione alla vita pubblica. A metà degli anni Novanta, dopo il lungo inverno degli anni Ottanta, l’attacco alle con- dizioni salariali e normative, lo smantellamento della contrattazione collettiva e nuove regole per il mercato del lavoro diventavano la concreta versione italiana della filosofia liberista che non ammetteva alcun vincolo sociale allo «sviluppo» economico. Che sul versante dei dirit- ti e del welfare si traduceva nella privatizzazione delle esistenze, dalla sanità alla scuola, dai beni comuni ai servizi essenziali alle pensioni. Lo stato sociale – conquista del Movimento operaio e centro del contratto sociale del Novecento – veniva smantellato pezzo per pezzo, in un processo che dagli Stati Uniti si era esteso a tutt’Europa mettendo in discussione le fondamenta e i princìpi di due secoli della sua storia. Il capitalismo globalizzato non si ac- contentava più di ridurre il lavoro a semplice profitto ma, dopo aver messo al lavoro tutto il

Prefazione 7 tempo della vita delle persone, voleva cancellare il principio stesso di «impresa pubblica»: dal- la presenza statale nell’industria fino alla progressiva privatizzazione di scuola, sanità, assi- stenza e previdenza, riducendole – esattamente come il lavoro – a opportunità, non a dirit- to. Passando così dai diritti del lavoro ai «diritti sul mercato del lavoro». È di fronte a questo quadro che per ripartire dal lavoro – dalle sue nuove condizioni e dalla sua frammentazione – per ridare una prospettiva al riconoscimento dei diritti sociali e democratici delle lavoratrici e dei lavoratori, del loro essere una parte autonoma e coalizzabile della società, per Claudio Sabattini era indispensabile una «rivoluzione sin- dacale» che praticasse democrazia e perseguisse l’indipendenza dall’impresa e dal do- minio delle «regole del mercato». Quelle scelte permisero alla Fiom di sopportare due contratti separati e di diventare un punto di riferimento anche per i nuovi movimenti – pacifisti e antiliberisti – che furono la novità politica più rilevante a cavallo del passaggio di secolo. E, per questa via, di dare un contributo non secondario allo smascheramento del liberismo come «stato di natura», per- sino di «convincere» le controparti padronali della necessità di un nuovo compromesso so- ciale. Forse un giorno questo ruolo riuscirà a essere visto anche da chi ancor oggi lo nega. Gli scritti e gli interventi che riproponiamo qui testimoniano questo contributo, sono un pezzo della storia di questo paese. E, tuttavia, sottolineano anche un’incompiutezza, un discorso rimasto in sospeso. Riguarda la dimensione della politica, del lavoro privato di rap- presentanza politica. Claudio Sabattini, sindacalista fino all’ultimo dei suoi giorni, non ave- va mai negato il ruolo della politica: pensava che il sindacato fosse un soggetto determinan- te del gioco democratico, ma che non potesse bastare a se stesso. Per questo negli ultimi an- ni aveva ripetutamente sottolineato l’assenza di una politica del lavoro, denunciato la pro- gressiva indifferenza dei gruppi dirigenti verso i problemi del lavoro, ribadito la necessità di una rappresentanza politica per lavoratori e lavoratrici. Oggi, in una fase mutata, con appa- rente – e tutto da verificare – attenuarsi degli spiriti più aggressivi del capitalismo, questo ri- mane un problema aperto: quello di un soggetto negato eppure necessario.

Nota del curatore 9 Nota del curatore della Fondazione ede ilmanifesto Proponiamo qui una collezione di documenti e interventi di Claudio Sabattini sul ruolo della democrazia e dell’indipendenza del sindacato all’interno di una riflessione sulle tra- sformazioni economiche e sociali avvenute negli ultimi decenni. L’arco temporale dei testi si sovrappone agli anni della Segreteria generale della Fiom- Cgil (1995-2002), a cominciare dall’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil di Maratea del 10-11 ottobre 1995, dove Sabattini propone alla Fiom e al sindacato confederale nel suo com- plesso una discussione sulla ridefinizione del ruolo e della strategia del sindacato in Italia, a partire dalla sua indipendenza. Fatta eccezione per il primo intervento, in cui Sabattini ripercorre alcuni passaggi chia- ve degli ultimi trent’anni di storia della Cgil legandoli alla propria esperienza sindacale, i te- sti sono proposti in ordine cronologico per restituire l’evoluzione della riflessione matura- ta in quegli anni. I documenti I princìpi dell’unità e Documento politico per il Congresso sono stati frutto di un lavoro collettivo interno alla Fiom, ma rispecchiano un pensiero di cui in quella fase si è fatto portatore. Una ricostruzione sintetica della riflessione di Sabattini sulla democrazia e l’indipendenza del sindacato è stata svolta dal direttore dell’Istituto per il lavoro dell’Emilia Romagna, Fran- cesco Garibaldo, alla prima iniziativa pubblica della Fondazione Sabattini, svoltasi presso la Camera del lavoro di Bologna il 14 settembre 2005. La ricostruzione di Garibaldo, che sta alla base di questa raccolta di testi, si trova in appendice. Per un’economia del discorso complessivo, la selezione dei testi, e la selezione degli stral- ci all’interno dei documenti scelti, hanno seguito l’unico criterio di ridurre i riferimenti maggiormente legati alle contingenze politiche del momento in cui venivano prodotti. Prosegue lo sforzo per la raccolta dei documenti per la costituzione di un fondo archivi- stico sul pensiero e l’azione di Claudio Sabattini. I testi qui pubblicati sono in parte già consultabili presso l’Archivio della Fondazione Sabattini, oggi in corso di organizzazione. Simone Vecchi Bologna, settembre 2006

Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, Brescia, 2000 11 Nel ‘94 sostenevo un nuovo corso, dicendo che lo scambio era ciò che avevamo vissuto negli anni Ottanta, ma che ormai non c’era più nulla da scambiare Intervento al convegno sulla figura di Gastone Sclavi, tenutosi a Brescia nel 1998, Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, di Roberto Cucchini e Marino Ruzzenenti, e pubblicato su «Studi bresciani» Quaderni della Fondazione Micheletti, n. 11 (monografico), 2000 la Cgil, cercarono di cavalcare quella fase, conside- Gastone Sclavi, nato a Siena, […] Io penso che l’espe- figura di spicco della «terza com- randola inevitabile. Anche se, va ricordato, nel 1970 ponente» svolse un importante rienza compiuta negli anni la Cgil sancì che i Consigli di fabbrica erano la strut- ruolo sindacale prima come se- Settanta sia stata un’espe- tura di base del sindacato, gli stessi Consigli non eb- gretario della Fiom a Brescia, nei rienza non esaurita, bensì primi anni Settanta e successi- bero alcuna influenza rispetto alle strategie essen- stroncata alla fine di quel de- vamente, fino ai primi anni Ot- ziali che la Cgil elaborò successivamente. tanta, nella Segreteria naziona- cennio con la vicenda del- Dico non a caso che questa esperienza fu stronca- le della Filcea. È scomparsol’Eur e con le sue inevita- ta nella seconda metà degli anni Settanta, prima po- prematuramente nel 1997. ndr bili conseguenze; del resto liticamente con la vicenda dell’Eur e poi conclusiva- non fu un caso che fossero contrari all’Eur e alla sua mente con la battaglia molto dura e difficile, e la scon- strategia, fin da allora, quelli che si erano incontrati fitta, altrettanto dura, subìta in quella vertenza Fiat giovanissimi nel ‘68-’70. che inaugurò la fase delle grandi ristrutturazioni. Gastone e io venivamo dalla fase precedente, dei Questa ristrutturazione dell’organizzazione pro- primi anni Sessanta, attraversata da molte discus- duttiva e della forza lavoro, arrivata da noi in ritar- sioni, molte analisi dei processi sociali in Italia. do rispetto ai paesi anglosassoni, diventò l’asse Perciò, in una certa misura, arrivavamo al ‘68 e al ‘69 fondamentale della ricostruzione del potere del ca- preparati rispetto a un’esplosione sociale che, per pitale e in generale del potere padronale rispetto al la verità, manifestò tutta la sua spontaneità rispetto lavoro, alla sua condizione e a tutto ciò che strate- al sindacato e che il sindacato non accolse mai co- gicamente era stato conquistato all’interno delle fab- me tale. Del resto, il sindacato nel suo complesso briche. Ma proprio per questo, io credo, proprio per rimase quello che era, soprattutto nei suoi vertici il fatto che l’esperienza degli anni Settanta è stata confederali che non mutarono per nulla di fronte al- stroncata, in una certa misura questa esperienza mi l’esplosione del ‘68-’69 e che semmai, a partire dal- è rimasta addosso.

12 Il sindacato nel tempo della globalizzazione È verissimo, come molti pensano, che ciò che abbia- fatto puramente marginale nel processo produttivo. mo vissuto dalla metà degli anni Settanta sia stato un Debbo dire che sono diventato segretario gene- periodo dominato totalmente da un processo il cui unico ob- rale della Fiom per caso. biettivo era la ricostruzione del potere padronale attraver- Dico anzi che non mi sento nemmeno segretario so la liquidazione di molte conquiste ottenute dai la- generale della Fiom, almeno non come lo si sono voratori. Prima di tutto le conquiste di democrazia. sicuramente sentiti Trentin, Galli… Vorrei ricordare che negli anni Ottanta non veni- Diventare segretario della Fiom nel 1994 voleva vano stipulati accordi: l’unico concluso alla Fiat, nel dire fare i conti con un periodo in cui la cosiddetta 1986, fu un accordo separato, senza che una parte del politica dello scambio consisteva semplicemente sindacato, la Fiom di Torino, potesse manifestare un in una restituzione di poteri. Dello scambio non c’e- proprio punto di vista, se non quello di rifiutare, in una ra traccia e del resto non è un caso che ancora oggi fase difficile e complessa, quella conclusione. la cultura della Cisl, non dico della Uil, ma certa- Il primo obbiettivo conseguito fu dunque la li- mente della Cisl, sia fondata sulla possibilità di rea- quidazione della democrazia con l’assoluta centra- lizzare questo scambio. lizzazione: ciò serviva a determinare le condizioni Nel ‘94 sostenevo un nuovo corso, dicendo che lo perché in Italia si recuperasse molto di quanto si scambio era ciò che noi avevamo vissuto negli an- era perduto in rapporto diretto tra sindacato, lavo- ni Ottanta, ma che ormai non c’era più nulla da scambia- ratori e sistema delle imprese. re: la restituzione era avvenuta a un punto tale che non ri- Fu in questa assoluta centralizzazione che ini- maneva più nulla da barattare, se non iniziare, anche for- ziò, nel 1977, la politica dello scambio, su cui stia- malmente, ad abbassare i salari e quindi a ricondurre mo ancora combattendo. Questa politica era basa- il lavoro, i lavoratori, al «loro posto». ta su un criterio che le Confederazioni accettava- Non c’è mai stato culturalmente un processo così no: l’ipotesi del contenimento salariale in funzione ossessivo, fino ad arrivare, non a caso, a un punto di del fatto che non ci sarebbe stato un taglio occupa- massimo compromesso con l’Accordo del ‘93, che zionale. Il contenimento salariale ci fu e il taglio venne chiamato addirittura con una dicitura diversa occupazionale fu tra i più tremendi che avvennero da parte sindacale e da parte confindustriale. Il sinda- nella storia sociale italiana. Non era paragonabile cato lo denominò «Accordo sulla politica dei reddi- nemmeno al primo grande processo di innovazio- ti», la Confindustria invece «sul costo del lavoro». ne tecnologica e organizzativa che si compì a metà In verità sono due tesi non così contrapposte, pe- degli anni Cinquanta. rò non c’è dubbio che l’ossessività sulla riduzione Quel passaggio rappresentò proprio la resa dei con- del lavoro, del salario, delle condizioni del lavoro, da ti con l’elemento chiave di quello scontro di potere, fattore vivo a puro costo, è forse l’operazione cul- cioè i lavoratori e le lavoratrici. A questo proposito turalmente più straordinaria che il ceto politico ita- furono elaborate anche delle teorie che ipotizzava- liano abbia compiuto, proprio a partire dagli inizi no addirittura la fine della classe operaia e quindi la degli anni Ottanta, dalla sconfitta operaia alla Fiat. sua totale sostituzione attraverso le macchine e la Fu l’inizio della fase della politica di concertazione robotizzazione; queste rappresentarono, poi, in tra governo e sindacati che doveva raggiungere l’ob- una certa misura, le condizioni culturali che permi- biettivo di riequilibrare la situazione fino a un pun- sero di considerare i lavoratori e le lavoratrici come to in cui fosse liquidata definitivamente la scala mo-

Gastone Sclavi e la stagione dei Consigli, Brescia, 2000 13 bile insieme a qualsiasi possibile garanzia sindacale. lore non esistono più per l’impresa e vanno sempli- Fatta questa premessa, che considero di una certa cemente licenziati. Così quei giovani che costano la importanza almeno per ciò che riguarda il mio pen- metà o anche un terzo dei lavoratori anziani debbo- siero, io ritengo che questo periodo sia finito molto no sostituire questi ultimi: questo è uno dei modi rapidamente: ha avuto il suo furore culturale in Ita- per far calare repentinamente il costo del lavoro. lia tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Inoltre, se voi considerate la vecchia linea, cellu- Novanta, ma credo che questa fase sia esaurita. la di base del taylorismo, vedete che oggi viene spez- Noi abbiamo avuto l’avventura, come per fortuna zettata, esternalizzata, mentre all’impresa vera e pro- ho avuto io, di lavorare con i meccanici. Il padronato pria rimangono solamente i poteri tipici del comando, meccanico è un padronato sincero che, magari con cioè la progettazione, la struttura finanziaria, il mar- qualche esagerazione, dice sempre quello che intende keting e la commercializzazione. Il resto può esse- fare, anche se di certo non si tratta di una controparte re fatto in qualsiasi modo, quindi l’impresa perde con atteggiamenti particolarmente comprensivi. l’unità di tempo e spazio. Si produce a Torino o a La nuova fase che stiamo vivendo è stata inaugu- Brescia, come in Malesia: cioè non ha più impor- rata da un opuscolo molto importante che ci è sta- tanza. Così la Volkswagen produce automobili in to consegnato dal segretario generale di Confindu- Spagna, ma il motore viene dal Brasile. stria. In esso si spiega che si produce per aumenta- Questo per dire come questa unità di tempo e di re il valore e che i lavoratori sono pagati in rappor- spazio sia in realtà assolutamente divaricata: ci si tro- to all’aumento del valore che determinano, che i pas- va davanti, non al superamento del taylorismo in ter- saggi di categoria si fanno solo nel caso in cui ciò rea- mini di disciplina, ma a un modello industriale del lizzi un aumento di valore. In sostanza, con questi tutto nuovo rispetto al passato ed eccezionalmente ragionamenti, si ritorna classicamente alle categorie flessibile, dove contemporaneamente in un conti- tipiche dell’analisi capitalistica, e cioè che i lavora- nente si produce per un altro continente, e di cui la tori sono molto importanti se producono valore e logistica è l’aspetto decisivo. In questo senso, la pri- se non lo producono vanno licenziati per il bene ma operazione strategica che ha fatto la Fiat è stata loro e dell’impresa. quella di esternalizzare la logistica in modo tale da Per inciso, io mi ricordo benissimo che a Bolo- non esser più nemmeno responsabile di chi produ- gna, come a Brescia e a Roma, dentro il sindacato ci ce i componenti che poi vengono assemblati. sono sempre stati quelli che pensavano che stavano È da qui che nasce la battaglia di fondo: io credo vivendo nel migliore dei mondi possibili. Da que- che oggi noi stiamo cercando di fare una scelta giusta sto punto di vista noi abbiamo sempre fatto una lot- perché se non recuperiamo oggi la riduzione d’ora- ta politica interna, e anche quando eravamo ai ver- rio nel settore manifatturiero non la recupereremo più. tici delle organizzazioni sindacali, come nel caso di Se la Fiom, i meccanici, non ripartono dalla essen- Gastone, siamo sempre stati in minoranza. Per que- zialità della prestazione di lavoro, dalla condizione sto ho detto che casualmente sono diventato segre- di lavoro, non è possibile ricostruire la strategia tario della Fiom in un momento di crisi della Fiom. sindacale. Insomma, la Fiat dice che se non si produce per au- Ed è per questo che noi pensiamo di realizzare mentare il valore, o per accumulare profitto, è inuti- una riduzione di orario che parta proprio dalle con- le produrre e quindi coloro che non aumentano il va- dizioni più pesanti della prestazione: questo deve

14 Il sindacato nel tempo della globalizzazione essere il criterio secondo cui va dimensionata la ri- Perché se l’uguaglianza non si fonda sulla diversità, duzione dell’orario, fino ad arrivare al fatto che per al- la parificazione fra uomo e donna ha un significato cuni, come gli impiegati e i tecnici, ci sono altre riven- solo apparente, ma non reale, così come la parificazione dicazioni, ma non quella della riduzione di orario. fra un operaio che lavora alle linee di montaggio e un In realtà si tratta di una strategia sulla prestazio- progettista, che lavora appunto a un progetto: le due ne di lavoro, sul controllo del tempo, perché di fron- condizioni non sono assimilabili tra di loro se non di- te a un’impresa che si sta ridimensionando, il con- versificando le rivendicazioni che sostengono e che vo- trollo del tempo diventa una funzione essenziale del gliono migliorare la loro condizione. potere sindacale, senza il quale esso è nudo di fron- Questa è in fondo la considerazione che mi fa pen- te a qualsiasi condizione. sare che persone, amici come Gastone, non abbia- Il secondo argomento, che riguarda sempre la pre- no esaurito la loro funzione: mai come in questo stazione, deriva da un’altra osservazione apparente- momento quelle esperienze, allora compiute, pos- mente diversa, anche se non lo è. È diverso il modo sono essere ridefinite reinterpretando il presente in cui noi oggi vogliamo affrontare, come vi ho det- nella sua peculiarità e nella riproposizione possibi- to, la riduzione dell’orario rispetto all’esperienza del le della strategia dell’uguaglianza – oggi io dico – ‘69, che si tradusse nella liquidazione del sabato. Og- nella diversità. Questa è la condizione per una po- gi noi pensiamo a una riduzione inversamente pro- litica sindacale che voglia affrontare la complessità porzionale alla struttura gerarchica dell’impresa. dell’attuale mondo sociale e quindi le sue articola- La seconda diversità, che invece è anche una con- zioni, che apparentemente sono fra di loro con- tinuità, è il modo in cui noi possiamo concepire l’e- traddittorie, ma che possono essere modificate in guaglianza: io continuo a pensare che sia il valore fonda- un disegno di uguaglianza. mentale del sindacato, senza il quale non è possibile un sin- Allora ripartire, oggi, significa avviare nelle nuove dacato. Noi oggi la concepiamo come l’eguaglianza nella condizioni l’operazione che fu compiuta alla fine de- diversità. In questo senso si apre un’apparente contraddi- gli anni Sessanta, con i lavoratori e le lavoratrici prota- zione rispetto a quegli anni in cui l’eguaglianza era «dare gonisti della loro storia e della lotta sociale. Ed è in que- a tutti la stessa cosa». Per noi oggi vuole dire dare a coloro sto senso che considero assolutamente necessaria una che sono considerati deboli condizioni più favore- continuità con quell’esperienza e in questo senso mi voli di quelli che sono considerati meno deboli. ritrovo, allora come oggi, nella stessa posizione.

Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 15 I princìpi fondamentali dell’unità. La proposta della Fiom Documento presentato all’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 10-11 ottobre 1995, stralci dallo Schema di documento del 26 luglio 1995 Il sindacato unitario dei metalmeccanici ha il com- del lavoro industriale. Semmai c’è da sottolineare il pito di valorizzare il lavoro di donne e uomini sia fatto che anni di rinuncia alla costruzione di una rea- sul piano della condizione lavorativa e sociale, sia sul le cultura industriale e di effettive politiche industriali piano del riconoscimento del suo ruolo e delle sue da parte dei governi e delle imprese hanno portato a funzioni nell’ambito della società. […] Negli ultimi un consistente abbassamento del livello competiti- anni c’è stata una progressiva svalorizzazione e mar- vo del paese, con una ritirata di fatto dai settori stra- ginalizzazione sociale e culturale del lavoro nella so- tegici (informatica, telecomunicazioni, aerospazia- cietà italiana. Paradossalmente, mentre le imprese e le, avionica ecc.), con l’effetto di portare parte di es- le loro rappresentanze hanno assunto una posizio- si sotto il controllo di multinazionali estere. Le uni- ne sempre più centrale nella società e nella politica, che capacità concorrenziali dell’Italia rimangono la cultura industriale e la cultura del lavoro nell’in- quindi nei settori tradizionali e maturi delle produ- dustria sono state invece quasi cancellate dall’agen- zioni di massa. Questo scivolamento ci colloca, a li- da dei grandi temi di dibattito politico e culturale. vello internazionale, nella fascia di competizione più È prevalsa nel mondo della cultura l’idea, nei fat- bassa con i paesi emergenti. […] I dati Ocse dimo- ti non vera, di una progressiva e rapida scomparsa strano che, dopo quindici anni di pressione sui di- del lavoro industriale e operaio sulla base dell’ipo- ritti del lavoro, l’arretramento sociale del lavoro in- tesi della loro sostituzione con l’automazione, da un dustriale in Italia è arrivato a livelli che non trovano lato, e con la terziarizzazione dell’economia, dal- paragone negli altri paesi industriali e che, nonostante l’altro. In questo processo è stato sottratto al lavoro questa regressione sociale, il nostro tasso di disoc- operaio il primo fondamentale diritto delle società cupazione è anch’esso senza precedenti. moderne: il diritto alla visibilità sociale. In realtà, an- Una forte ripresa di iniziativa sindacale deve quin- che i dati economici più recenti dimostrano la cen- di avere al centro la lotta contro la disoccupazione e tralità per l’economia del paese della produzione e contro le forme di degrado del lavoro. In questo sen-

16 Il sindacato nel tempo della globalizzazione so il punto fondamentale della cultura industriale ita- sorse dal lavoro ai profitti e alle rendite, fino a confi- liana che bisogna riaffermare è che il diritto al lavoro gurare un regime di assistenza al capitale anziché di non può essere contrapposto ai diritti di chi lavora. promozione delle aree più deboli della società; la cul- […] Occorre superare i limiti dell’industrialismo, tura dell’aziendalismo; l’esplosione della corruzione che in assenza di politiche industriali definite, ha pro- come elemento sistematico e strutturale della politica, dotto processi di industrializzazione selvaggia (senza dell’industria, degli affari. Questi elementi sono stati rispetto per i soggetti, per l’ambiente e per la politica dominanti negli anni Ottanta e hanno costituito il territoriale), l’altra faccia della quale è rappresentata terreno di coltura della nuova destra. dalla deindustrializzazione in atto, soprattutto dalla La cosiddetta «rivoluzione liberale» – la cultura desertificazione del Sud. comune del nuovo sistema politico – che pure per la sinistra significa soprattutto pari opportunità, consi- Sindacato ste nella centralità del mercato come supremo regola- e sistema politico, tore degli interessi sociali, la liquidazione del ruolo del- la nuova destra lo Stato come imprenditore, e per lo schieramento di […] Negli ultimi anni in Italia vi è stata una radica- destra anche come regolatore. Per la nuova destra in- le e rapida evoluzione del sistema politico. […] La fatti lo Stato rappresenta puramente e semplicemente prima risposta alla crisi è stata data dalla destra, attra- il garante del libero mercato in senso «classico», con- verso la costruzione di un nuovo partito politico del- cezione contraddetta dalla pur breve esperienza di go- la destra italiana, non più di cultura interclassista e de- verno. E il liberismo è anche il criterio guida dei rap- mocristiana, ma che è riuscito a fagocitare nella sostanza porti sociali: per questa ragione si propone lo sman- tutto il vecchio centrosinistra. L’invenzione di Forza tellamento dello Stato sociale che dovrebbe essere so- Italia si basa sull’abbandono dell’idea di partito di stituito da un quadro di diritti e protezioni sociali centro, come luogo e rappresentanza degli interessi ge- fondati sul censo, trasformando la solidarietà in assi- nerali della società, tratto essenziale dell’esperienza del- stenza, e destrutturando il mercato del lavoro. la Democrazia cristiana. […] Per questo il sindacalismo confederale, pur nel […] Oggi è evidente che l’attuale crescita della nuo- rafforzamento della sua autonomia, non può essere va destra affonda le sue radici negli anni Ottanta, che neutrale di fronte ai valori e ai contenuti programma- sono stati la fase di incubazione dello schieramento tici della destra. neoconservatore che si è affermato sulla scena politi- ca degli anni Novanta. Il centrosinistra La promozione del rampantismo sociale; il prima- Ma anche a sinistra il quadro di riferimento si è pro- to della speculazione finanziaria sull’attività industriale; fondamente trasformato nel volgere di pochi anni. Il l’incremento delle disuguaglianze sociali e la riduzio- superamento della concezione di classe si è intreccia- ne del peso del lavoro produttivo; l’attacco alla con- to con il superamento di un modello sociale di riferi- trattazione sindacale e la riaffermazione dell’unilate- mento che era il socialismo nelle sue varie interpreta- ralità del comando nell’impresa e nella società; la po- zioni e che aveva trovato una configurazione nel so- litica di espansione del debito pubblico al posto di cialismo reale, anche se via via non accettata. Il socia- una rigorosa politica fiscale che ha dirottato grandi ri- lismo era però rimasto un orizzonte necessario, di cui

Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 17 la classe operaia era il motore fondamentale. Questo le, non avendo posizioni pregiudiziali, ma solo sul- processo ha però portato anche alla rinuncia della la base delle sue posizioni, non rinuncerà a un con- mediazione sociale garantita da quello che è stato chia- fronto di merito sui programmi di entrambi gli schie- mato il compromesso socialdemocratico o keynesia- ramenti e darà, volta per volta, le sue valutazioni e no, basato su un patto sociale fondato sull’accettazio- prenderà le sue iniziative a fronte dell’attuazione di ne delle regole del mercato e del paradigma taylori- tali programmi, conservando la sua integrale auto- sta-fordista in cambio di opportunità e di garanzie nomia di iniziativa. sociali offerte dallo stato sociale. Nell’ambito dell’articolazione della sinistra vi è poi Autonomia del politico, una forza politica che, partendo dalla tradizione sto- indipendenza dal sociale rica dei partiti comunisti, si propone come forza radi- […] Tutti i partiti sono intesi come partiti dei citta- calmente alternativa al sistema capitalistico. dini, come agglomerati di interessi e bisogni trasversali La coalizione di centrosinistra che si è costruita in- rispetto alla segmentazione della società. Avviene qui torno alla candidatura di Romano Prodi, come rispo- un’ulteriore e definitiva separazione della politica sta all’avvento della nuova destra, aspira a rappresen- dall’economia e dalla società. La Politica con la P maiu- tare una interpretazione moderna dello Stato come re- scola è la politica dei cittadini. Infatti, se i sindacati so- golatore dell’economia, del mercato, del conflitto so- no i luoghi della rappresentanza degli interessi sociali ciale. Lo Stato interviene e definisce delle regole che e i partiti rappresentano tutta la politica, la mediazio- riguardano la politica, le istituzioni, i rapporti sociali – ne degli interessi non avviene a livello sociale ma a li- per questo le regole sono fondamentali – e, inoltre, at- vello politico e di qui viene – secondo questa conce- tua delle politiche economiche e industriali in funzio- zione – il primato dei partiti sui sindacati, considerati ne del processo complessivo di sviluppo della società. come strumenti subordinati e, in definitiva, delle mo- Lo Stato quindi, nella concezione del centrosinistra, derne cinghie di trasmissione. tende a recuperare accanto a quella della regolazione Assistiamo a questo proposito, alla riaffermazione una funzione di promozione di pari opportunità, ri- – proprio nella logica in cui si va definendo l’architet- acquisendo per questa via e facendo proprio un inte- tura del nuovo sistema politico – di quella teoria del- resse nazionale, che invece la destra non ha. Da que- l’autonomia della politica, come indipendenza del po- sto punto di vista si potrebbe dire che la destra rap- litico dal sociale, che è stata una delle tendenze più co- presenta in modo più direttamente corporativo gli stanti, e assolutamente trasversali tra destra e sinistra, interessi e i ceti dominanti che ha aggregato intorno a del dibattito politico e culturale in Italia, soprattutto sé, non esitando, allo scopo di difenderli, a mantenere nello scorso decennio. forme statalistiche. Il centrosinistra, secondo queste E tuttavia, questo trionfo della politica è più appa- intenzioni, costituisce invece un tentativo che punta rente che reale. La politica, in questa concezione, fini- alla modernizzazione del quadro politico e sociale sce infatti con il ritrarsi impotente di fronte alle gran- italiano, con una chiara vocazione europea in questo di sfide del governo sui problemi della società moder- contesto, dentro la quale i soggetti autonomi posso- na e con il ridursi a tecnica della governabilità, a pura no avere un maggiore spazio di iniziativa sulla base amministrazione gestita da un ceto, mentre la società dei valori della solidarietà. segue a pag. 21 Di fronte a queste ipotesi il movimento sindaca-

18 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Come si fa a fare un accordo senza il consenso dei lavoratori? Io credo che niente sia stato più distruttivo di aver fatto tante volte accordi senza consenso Relazione introduttiva all’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 10-11 ottobre 1995, già pubblicata integralmente in Atti dell’Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea 10-11 ottobre 1995, Meta Edizioni, 1996 […] Questa Assemblea nazionale […] Io preferisco enunciare subito l’ipo- sidente della Confindustria ha spiegato che della Fiom si svolge in un momento tesi di fondo del mio ragionamento. questa è una fase in cui gli aumenti di pro- cruciale, di importanza inedita per i duttività devono andare al capitale e non al metalmeccanici e per tutto il movi- Credo che stiamo attraversando una lavoro, perché devono servire a ricapitaliz- mento sindacale italiano. Nella mia fase straordinaria e difficile, caratte- zare le imprese per renderle ancora più esperienza sindacale non avevo mai rizzata da un lato dai processi di pri- competitive sul mercato internazionale. Più vissuto una fase come questa in cui vatizzazione, di ristrutturazione e di chiari di così non si poteva essere. Natu- tanti nodi vengono al pettine nello concentrazione dell’industria italia- ralmente, c’è sempre chi è disposto a spin- stesso tempo. na e dall’altro dalla contrattazione gersi ancora oltre. Così il vicepresidente aziendale che abbiamo avviato, e che della Confindustria dice che gli aumenti del- L’intero fronte della nostra strate- è ora al momento della verità […]. le tariffe sono stati decisi dal governo e quin- gia è infatti sottoposto a un banco Siamo a una svolta profonda di tra- di i loro effetti sull’inflazione non devono es- di prova di asprezza inusitata […]. sformazione radicale dei rapporti so- sere considerati ai fini del recupero sala- Credo quindi che il nostro dibattito, ciali e politici, che io credo abbia un riale biennale. Oppure il ministro del Lavo- cominciando dalla mia relazione, do- significato non transitorio, poiché ro, più sapientemente, argomenta che an- vrà avere la schiettezza che ci vie- punta non solo a un nuovo sistema che l’inflazione importata va tolta dal cal- ne imposta da questa situazione. istituzionale, ma anche a una diver- colo. La svalutazione è stata utilizzata con […] Al Congresso tireremo le somme sa collocazione delle forze sociali in la massima spregiudicatezza dalle impre- e, se ci sarà consentito, sviluppere- campo, a partire dal sindacato. se per aumentare le esportazioni e far sa- mo fino in fondo la riflessione già av- lire fatturati e profitti, ma nel momento in viata. Io sono infatti particolarmente E questa mi pare essere per noi la que- cui la stessa svalutazione fa sentire i suoi convinto che noi siamo di fronte al- stione principale. Se questo è vero, la co- inevitabili effetti, tra i quali appunto l’infla- l’esaurimento della politica sindaca- sa più urgente è adeguare la nostra capa- zione importata, non riguarda più loro. So- le fin qui svolta e alla necessità di una cità di analisi, di proposta, di risposta alle no i lavoratori che se ne devono fare cari- nuova proposta strategica. La linea nuove condizioni entro le quali si sviluppa co, perché se i salari aumentano l’inflazio- dello scambio, inaugurata all’Eur il confronto tra le forze sociali e le forze ne può riprendere. nel ‘77, non ha più alcun spazio, per politiche. La posta in gioco è altissima: so- la semplice ragione che non abbia- no a rischio la struttura dell’industria italia- Ma io voglio porre qui alle nostre contro- mo più nulla da scambiare. […] È ne- na in settori di punta, l’intero sistema con- parti una domanda. Perché è stata condotta cessario allora avere il coraggio di trattuale, l’esistenza stessa del sindacato. negli anni scorsi una battaglia feroce, prima una innovazione radicale nell’analisi per tagliare e poi per eliminare del tutto la e nella proposta. Questo è il compi- […] Questa concentrazione del potere in- scala mobile – con tanti tra di noi che spie- to del Congresso. dustriale e finanziario c’entra o non c’en- gavano che questo tutto sommato avreb- tra con la contrattazione aziendale? Il pre- be dato maggior spazio alla contrattazione

Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 19 – per cancellare tutti gli automatismi, e la no solo gli elementi di competitività del- Abbiamo bisogno di azione. Se il qua- proposta che oggi ci fanno i padroni è un l’impresa sul mercato internazionale. dro è quello descritto, come è pos- meccanismo automatico? Solo che invece […] Questa sarebbe la contrattazione? sibile immaginare un accordo tran- di essere riferito al costo della vita è riferito Io capisco che oggi nelle fabbriche sia for- quillo con le controparti? Allo stato alla redditività dell’impresa e deve essere co- te la pressione di avere dei soldi, comunque delle cose è impossibile. Se voglia- struito in modo tale che sia chiaro – così è siano; penso anche che sia compito di chi mo davvero affermare il nostro pun- scritto nel decalogo della Federmeccanica fa il nostro lavoro testimoniare la verità. to di vista, è prevedibile che si ri- sul premio di risultato – che nei quattro an- È chiaro che i padroni nel momento in cui apra il conflitto. Questo vale sia per ni deve servire a pagare il meno possibile ol- devono produrre al massimo sono dispo- le vertenze sui processi di ristruttu- tre che essere del tutto effimero. sti ad allargare un po’ i cordoni della bor- razione, cosa che è già avvenuta, che Se l’azienda va bene prendi qualcosa, se sa, tanto sono i primi a sapere che quan- per la contrattazione aziendale. va male niente. do questa fase di ripresa avrà il suo decli- Non viene più pagato il lavoro, la produt- no si riprenderanno indietro tutto. Questo Nell’ultimo Comitato direttivo della Cgil io tività, ciò che fai, perché il lavoratore è con- è il salario integralmente variabile! Te lo pos- non ho trovato elementi di divergenza con siderato non un dipendente ma un socio del- sono dare nel ‘96 e te lo possono ripren- la relazione presentata dal segretario ge- l’impresa e quindi guadagna o perde a se- dere nel ‘97 o nel ‘98, quando le condizioni nerale Sergio Cofferati. Ho detto che se conda dell’andamento dell’impresa sul mer- di redditività non ci saranno più e ti spie- quello è il quadro analitico della situazio- cato. Peccato che si tratti di un socio virtuale: gheranno che, per le stesse ragioni per ne, quella che manca ancora è la rispo- gli azionisti virtuali purtroppo non votano, non cui l’hai preso l’anno prima adesso non lo sta. Se manca la risposta, è chiaro che fanno parte dei pacchetti di comando, non prendi più, in quanto tu stesso ti sei mes- l’analisi rischia di diventare pura demago- decidono assolutamente nulla, semplice- so in questo meccanismo infernale. gia. Questo è il nodo che abbiamo di fron- mente restituiscono all’impresa con una ma- te anche in questa Assemblea: se manca no quello che ricevono con l’altra. […] A me pare che dobbiamo valutare la risposta, noi stessi possiamo diventare E noi dovremmo accettare tutto questo? bene cosa abbiamo effettivamente inten- soltanto dei declamatori. Questo sarebbe il massimo della nostra cul- zione di fare, perché dalle nostre scelte di- tura contrattuale? Non è un caso che, con pende se ci sarà una contrattazione di se- A me pare che l’interrogativo sostanzia- un cinismo che non riesco a considerare condo livello nel futuro. Se i metalmecca- le sia questo: la nostra categoria è in gra- involontario, Federmeccanica chiami il pre- nici sono ridotti a fare una contrattazione do di affrontare e di condurre a un risulta- mio di risultato «salario di rischio». salariale sugli indici di bilancio, sui premi to positivo una battaglia sociale e politica Io vorrei che fossimo tutti più consape- che si autofinanziano e che sono comple- che per essere vinta ha bisogno di una con- voli della portata strategica di ciò che stia- tamente variabili a seconda della redditivi- vinzione reale dei lavoratori? Noi ci mettia- mo facendo. Ho visto alcuni accordi che tà aziendale, credo che noi verremo espul- mo in campo sul serio? mi fanno venire i brividi. Ci sono addirittu- si direttamente dalla contrattazione azien- Della Federmeccanica si potrà dire di tut- ra accordi che dicono che tutte le infor- dale in fabbrica. Per controllare come fun- to, ma non che non abbia fatto un’opera- mazioni sono tutelate dal segreto industriale: zionano dei meccanismi automatici basa- zione seria per affermare il suo punto di vi- di pubblico resta solo una formula, che co- ti su indicatori di bilancio non serve il sin- sta: ha preso una decisione nella sua as- sì è incomprensibile, che lega i risultati sa- dacato, non servono nemmeno le Rsu. semblea generale, ha preparato un ma- lariali a quanto è stato preordinato nel bi- nuale sul premio di risultato, ha fatto dei lancio consolidato dell’impresa. Si può di- Per tutto questo diventano impellenti corsi di formazione a tutte le sue strutture re che in questo modo il lavoro scompare, le ragioni di una nostra controffen- territoriali, non firma accordi difformi dai de- la produttività del lavoro scompare, non ne siva. Dobbiamo rispondere con i fat- liberati assunti dall’Assemblea generale del- rimane più traccia negli accordi e appaio- ti, ma i fatti debbono essere decisi. la stessa Federmeccanica.

20 Il sindacato nel tempo della globalizzazione Mi chiedo se noi ci siamo mossi con la te integrante del ceto politico e del siste- to tante volte accordi senza consenso. stessa serietà e con la stessa carica di ra- ma politico all’interno del quale svolge un […] Io credo che dobbiamo porci il pro- dicalità nell’impostazione di questa espe- ruolo di lobby. blema di una discussione severa con l’in- rienza contrattuale. Si tratta di sapere se A fronte di questi rischi noi affermiamo sieme del movimento sindacale, a partire, indirizziamo la contrattazione aziendale sul- una concezione del sindacato, concepito per quanto ci riguarda, dalla Cgil. la strada che abbiamo indicato o se la ve- come una rappresentanza sociale diretta, ra linea di fondo che applichiamo è quella che si avvale di una cultura autonoma ed Noi abbiamo intenzione e ragione di che, comunque, bisogna prendere un po’ è fondata sull’autogoverno. dire che la fase dello scambio neo- di soldi, per cui alla fine, in modo oppor- Il secondo punto riguarda la democra- corporativo è finita. Non solo perché tunistico, prendiamo i soldi come vengo- zia sindacale. questa linea non ci ha dato un oc- no. Credo di non pretendere troppo se chie- cupato in più, un pezzo di salario in do che sia l’Assemblea nazionale della Fiom Nel sindacato ci deve essere la pos- più, una condizione di lavoro mi- a decidere qual è il nostro orientamento e sibilità della più ampia discussione in- gliore: semmai è accaduto il con- a chiedere un impegno corale della cate- terna ma il punto chiave per noi è la trario. I padroni ci hanno spiegato goria e un atteggiamento di rigore e di de- validazione finale, il voto di tutti i la- esplicitamente che non ci sono più terminazione nel modo in cui affrontiamo voratori sulle piattaforme e sugli ac- le condizioni dello scambio. C’è so- queste vertenze. cordi, siano essi aziendali, nazionali o lo da partecipare all’avventura eu- […] L’unità sindacale: quale significato generali, che riguardano i loro interessi. ropea o internazionale delle impre- acquista oggi la battaglia per l’unità? […] Noi sosteniamo che questo è l’u- se ed essere il più possibile d’ac- […] Abbiamo detto tante volte che non nico modo per costruire un grande cordo con le imprese. vogliamo fare l’unificazione di Fim, Fiom e sindacato. Perché un sindacato che Uilm, cioè delle rispettive burocrazie, ma non recuperi totalmente e non so- Tutta questa discussione si concluderà un sindacato nuovo che inevitabilmente si stenga quotidianamente il rapporto al Congresso della Cgil. E devo dire che basa sulla generalità delle lavoratrici e dei con i lavoratori è un sindacato che se la discussione nella Cgil non cercherà lavoratori metalmeccanici. Infatti, non vo- non ha futuro. risposte, magari diverse, ma agli stessi pro- gliamo fare né il sindacato della sinistra, blemi che ho cercato di indicare, non sa- né quello del centrosinistra. Le esperienze politiche in Italia dovreb- rà semplice varare lo stesso documento Del documento «I principi dell’unità», mi bero pure averci insegnato qualcosa. Se per il Congresso. Io credo che fare con- limiterò a illustrare i due nodi politici es- noi non manterremo questa libertà e que- gressi finti non serva a nulla, così come non senziali. sta democrazia la pagheremo. Se tu trat- serve a nulla trasformare il Congresso in Il primo punto concerne il ruolo del sin- ti per tutti i lavoratori, e non solo per i tuoi una pura conta e in una redistribuzione dacato dentro l’evoluzione del sistema po- iscritti, un consenso dei non iscritti – che dei gruppi dirigenti. litico e, quindi, il nodo dell’autonomia, an- sono anche la maggioranza dei lavoratori Se noi siamo, come io penso, all’esauri- zi dell’indipendenza del sindacato dal si- – ci vorrà pure! E se il consenso non ce lo mento di un’intera politica sindacale e quin- stema politico. Autonomia e indipendenza danno? La risposta è semplice: se il con- di di fronte alla necessità di costruire una sono le condizioni vitali per il sindacato senso non ce lo danno non puoi fare l’ac- nuova politica, che affronti tutto lo spettro per poter esercitare le sue capacità di rap- cordo. Anche chi pensa al sindacato de- dei problemi, dalla condizione di lavoro al- presentanza, che vengono minate alla ra- gli iscritti, se non ha il consenso degli iscrit- le prospettive dell’industria italiana, noi ab- dice sia da chi vuole schierare il movimen- ti, non si trova di fronte allo stesso pro- biamo bisogno di un confronto congres- to sindacale a lato di uno degli schieramenti blema? Come si fa a fare un accordo sen- suale aperto che abbia questa ambizione. politici che si fronteggiano, sia da chi con- za il consenso dei lavoratori? Io credo che Questa Assemblea deve dirci se la Fiom è cepisce il sindacato confederale come par- niente sia stato più distruttivo di aver fat- pronta a fare la sua parte.

Assemblea nazionale della Fiom-Cgil, Maratea, 1995 21 segue da pag. 17 ne infatti anche al sindacato la necessità di alcune scelte precise, pena la riduzione del sindacalismo civile diventa il terreno nel quale domina un modello confederale a una pura appendice strumentale del di darwinismo sociale e l’aziendalismo si afferma co- sistema politico e delle sue eventuali alternanze di me cultura politica prevalente. diverse maggioranze e opposizioni che si possono via via verificare. Il sindacato L’autonomia del movimento sindacale infatti è con- come soggetto politico cretamente messa in discussione da due pressioni, che Per sfuggire a questa logica di subordinazione al si- potrebbero minarla alla radice. La prima è costituita stema politico la possibilità per il sindacato è di dar- dall’ipotesi di schierare il sindacato al fianco di uno si una dimensione politica autonoma, intesa come ca- dei due schieramenti politici che si fronteggiano. È evi- pacità non solo di rappresentanza ma di mediazione dente che in questo caso il sindacato subirebbe una ri- degli interessi sociali rappresentati. Nell’ambito di duzione secca della sua capacità di rappresentanza. questa logica il sindacato può diventare un soggetto La seconda consiste nel rischio che il sindacalismo con- politico, inteso però non come rappresentante di in- federale venga assunto come parte integrante del ceto teressi generali, ma come rappresentante degli inte- politico e del sistema politico all’interno del quale svol- ressi complessivi del lavoro dipendente in tutte le ge un ruolo di lobby. Il sindacato non interviene più sue forme, tanto più in una fase non solo italiana ma in rappresentanza del lavoro, ma diventa una specie europea, nella quale si passa a diversi mercati del la- di agenzia di servizi per il lavoro. È altrettanto eviden- voro, spesso per legge, in cui prevale una radicale spac- te che in questo secondo caso il sindacato finirebbe per catura tra quello del lavoro professionale e speciali- rinunciare all’idea stessa di rappresentanza. stico e quello fatto part time, lavoro a tempo deter- minato e infine lavoro nero in tutte le sue forme. Natura del sindacato Tutto ciò è funzionale al sistema delle imprese (due e della rappresentanza sociale mercati del lavoro all’interno) per avere il massimo di La prima questione cruciale da ribadire è la natura del flessibilità da far agire secondo le convenienze. Tut- sindacato, concepito come una rappresentanza socia- to ciò fa parte degli interessi del lavoro dipendente. le diretta, nel senso che non ha mediazioni, filtri cultu- In altre parole, e anche se può sembrare un parados- rali di tipo ideologico o partitico e, quindi, si avvale di so, il sindacato può dare una dimensione politica au- una cultura autonoma ed è fondata sull’autogoverno. tonoma al suo agire solo alla condizione di accettare Rappresentanza sociale diretta e cultura autonoma integralmente la propria parzialità, il proprio essere sono realizzabili attraverso la capacità di analisi cono- rappresentante di una parte della società. scitiva della condizione sociale di donne e uomini e la Scaturisce da qui una delle ragioni più forti che so- capacità di valorizzare le diverse soggettività. Questo stengono la costruzione di un nuovo soggetto sinda- richiede una rilettura delle esperienze fatte – in parti- cale unitario, democratico e pluralista, proprio nella colare nel sindacato metalmeccanico – e una innova- necessità di allargare al massimo la rappresentanza del- zione capace di far progredire, nelle pratiche, l’idea di le ragioni e degli interessi del lavoro dipendente nelle un sindacato di donne e di uomini. Questo non è ri- sue stratificazioni e nella sua complessità. ducibile a questione di presenze numeriche negli or- L’evoluzione del sistema politico italiano impo- ganismi, né tanto meno, a una omogeneità «al maschile»

22 Il sindacato nel tempo della globalizzazione della rappresentanza. La mediazione degli interessi sia l’interesse generale di tutto il lavoro dipendente passa attraverso una comune cultura, basata sul rico- e, quindi, a definire le priorità essenziali dell’agire noscimento di soggetti diversi. sindacale. Ciò significa che anche la co

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