Gabriele D'Annunzio - Cantico per l'Ottava della vittoria (1918)

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Published on March 7, 2014

Author: movimentoirredentistaitaliano

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CANTICO PER L'OTTAVA DELLA VITTORIA. Ili NOVEMBRE • XI NOVEMBRE MCMXVIII.

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PROPRIETÀ LETTERARIA • • RISERVATI TUTTI 1 DIRITTI. Si riterrà contraffatto qualunque esemplare di quest'opera che non porti il timbro a secco dell'Autore. Milano. - Tip. Treyes.

Balza su dal nero fango, lava A sangue e E il sudore. vendica la potenza del canto sul clamore, o Verità cinta Come la di quercia. spada a due tagli leva il tuo canto puro che la nostra anima nuda fenda, mentre Bonturo mal mondato Verità cinta di lauro, come quando rumavan e tu al mi Cielo contro il la nel trivio bercia. su lo strame d'Italia menzogna cantavi al ben tu oggi mi Mare il i scegli tristi vegli stracchi canto solitario alla Terra agli Eroi, sogghigno dei meco armata vigliacchi. - 5 " alla guerra

O domatrice Roma; e scagliala verso mi trema e condurla che la mia sola parola rimbombare odo dentro del tempio, Patria! Sono Il ebro. mano prode non posso. Questa Patria! Patria! E foggiami tu quest'ode di fuochi, di mi trasporta. me, come porta alla uno scudo percosso. nome chiamare terribile e dolce Odo il tuono e il rombo. Chi mai voglio. sul Campidoglio percote lo scudo raggiante? giubilo è E il una rapina Il cielo è un bella, ratto felice. tanto a noi chiaro, sol perché Beatrice rivede sorridere Dante. Come come chi chi chiama chiama la luce pel la luce pel comanda che nasca o Patria, così di ti suo suo nome nome divino, e al mattino dal mare, chiama colui che trascolora dolcezza e di spavento. Non che abbia volontà di cantare? tu sembri un'aurora

Palpiti come un'aurora colma come un'aurora chiomata apparsa una nell'alto e nel B non il ti quando La alle rosee dita preludio della novella vita, profondo. facemmo la sacra con l'aratro e la prora notte era su noi. notte pallida s'apre come si squarcia Sei tutta la luce; e nella luce cantano mare la velo. cielo Muta sembri rimasta secoli per cantare quest'inno che sovrasta speranza e supera Sembri rimasta ti il un la terra e gli eroi. Sei un infinito canto. da sia nel profondo e nell'alto sei tu stessa l'aurora a cui il che d'astri ignoti, Dalle calcagna possenti fino sei se melodia, mondo. alla soglia del non di il fato. in silenzio da che rapì nel Paradiso dov'arde su la dell'amore il verso stellato. ' 7 ' la terza cima rima

Tutto è voce numerosa, tutto Tevere e il il Ecco che t'odo T'odo E E E fra le l'Istria è il e modo Capitolino. fra l'Alpe Giulia e l'Alpe Apuana. Dolomiti rosse e un numero Carmenta. Ecco che t'odo in te nova. Sei la grande fra è la Puglia piana. sol coro latino. leone di Parenzo rugge col miele in gola. colossèo di Pola la vittoria cilestra nel si prodiga all'arcato abbraccio. E le città di Dalmazia si scingono sul mare cantando dai bei veroni veneti, bionde e chiare nell'ambra E Zara di Vettor Carpaccio. è la prima, ch'è scolpita nel di Zara nostra, rocca mio petto com'è di fede, scolpita appiede Santa Maria Zobenigo, tutta bella al davanzale della sua ridorata come quando Venezia nell'oro sciolta dal caligo. - 8 si Riva Vecchia, rispecchia

E la seconda non fulge sopra dalla gran ma ma nave il riposto mare di sasso, tra battistero e altare, per gli occhi del suo veggente, per gli occhi del suo cieco, pei fisi occhi riarsi dall'ardore del futuro ch'egli vede levarsi oggi dal sangue immortalmente. O Sebenico beata, che hai la cecità del anch'egli O ma gli occhi più profondi, profeta reduce dai tre mondi senza coronai Spalato imperiale, Spalato piena d'arche sante, sopra O ove cantano alterne le tombe di le Marie e le Parche Salona! Traù, mia dolce donna, tu che sei tra dàlmate la come le donne fuoco nell'alabastro. La il più dorata! Sei nelle tue colonne tua gioia è come l'oro fulva. il tuo libro il tuo cipresso nell'incastro. si riapre. Fiorisce 9 ' Sotto come un l'artiglio giglio

La sùbita primavera La rondine d'oriente torna nella tua loggia ad annunciar la si crinisce di pioggia. Santa Entrata. Disseppellisci di sotto l'altare e li spieghi. o tu che E Ardono la tuoi stendardi vento salso come tu ardi, più dorata. sei la danzano al i tua gioia lungh'essa la tua costa le isole nutrici di api, da Zirona a Lagosta, e coi cembali e col saltero. O O Solta ricca di miele che sa di rosmarino! sasso della Donzella dove l'amor latino rinnovellò la morte d'Ero! E s'inghirlanda di mirto Lissa vittoriosa. E la vittoria navale coglie nell'oleandro di E la il lauro e la rosa Lacroma. Libertà dal vasto petto, l'unica Musa, canta con dodici bocche nel tuo fonte, o Ragusa; e tu bevi il carme di Roma. - IO -

Patria ! Patria ! Tutto è canto, tutto è canto canto nato col mattino. Tocca il infinito, cuore ferito degli eroi nella terra nera. Schiude fin le tristi labbra dei giovinetti nelle ripe nelle quando la Si levano al sommo malghe nelle grande alba non gli insepolti, del loro si muti velme, caduti era. levano i sepolti: ossame portano loro volti i trasfigurati, l'ebre gole. Son tutti luce e canto, come se in tutti e in ciascuno spirasse Nei gaudio e canto il gli uccisi San Francesco d'Assisi cantico del sole. valichi dello Stelvio, nei passi del Tonale, nella roccia d' Ercavallo che l'ascia trionfale tagliò come ceppo d'abeto, nel lene argento del Garda, nel nella Vallarsa ricinta d'arci che per baciar laggiù Rovereto; - li rame il sole della Zugna, espugna

e tra l'Astico e il Rio Freddo, Cengio e del Cimone, negli inferni statuarii del che sono essi i fratelli del di girone in girone, Grappa, cantano con calde bocche, riavvampati da un sangue repente; e vanno, s'accrescono, soldati della luce, di tappa in tappa. Chi di ** è con loro? Chi viene, riavvampato anch'esso gioventù sovrumana, come aveva promesso? Ch'io venga anche all'ultima guerra! Legatemi al mio cavallo. d'Italia su la Verruca! Ma ch'io Barra, ch'io Cinghiatemi veda la stella alla sella. venga all'ultima guerra! „ Giovine, giovine alla Ma al come Cerro, nell'estancia, a al Salto, Maromba, come quando la tromba dal Vascello e dalla Corsina sonò su Roma serva slargando col selvaggio squillo gli archi di trionfo troppo angusti al passaggio della nova gloria latina, 12

come giovine e con la criniera fulva sul gran stallone di che per ala ha il neve dalle froge rosate, candido manto, cavalca Egli nel delirio fiso alla l'estate, come morte; e l'amore in un nembo ardente, della sua morta gente l'inalza alla vita del canto. O vita! O mio dal morte! petto? Il Son mio canto vien di sotterra senza io servo dell'inno o son le lira io signore del fato? Tutte o spira vie della notte furon da amor per del tuo mattino, Patria. come questo Non giorno ho perduto fine delle cose Son e percorse Ma so io forse m'è nato? mio giorno? non ho perduto il della trasfiguratrice O me ? Che i doni vai se m'incoroni? impure! nel carcere dell'ossa, nei lacci delle vene, non diffuso nei vènti, nelle acque, nelle arene, in tutte le tue creature. 13

Con una meravigliosa gioia E a rapir la morte. Sempre La Ed il ** : diceva sempre ella la schiuma i ella " : Domani. „ ! : mèta mio al cor promessa. " Più oltre „ Era ! ella stessa l'assalto. ingannata l'anima te nell'arca e la mani Più alto „ mio compagno sublime, perché e perché fu tra sempre diceva inseguii di là da ogni volo O diceva ella tesi le ? t'ho io deluso Avevo chiuso mia speranza, cipressi di Aquileia. Silenziosamente avevo teco bevuto l'acqua senza sorgente e celebrato l'alleanza. Risorto sei tu dall'arca, fra L'arcangelo del mio nome, ha scoperchiato il E tu, il croscio dei cipressi. nel dì del Resurressi, sasso cavo. Dioscuro, franco del cavallo e dell'asta, sei ridisceso a lavare dal lutto la tua casta forza nel lustrale Timavo. 14 ?

Ma dov'era Non tuo fratello ? sua forza dov'era la l'avevano raccolto dentro stessa Non il compagni i il dell'ala coperto la ? tua bandiera di ardore. suo corpo abbronzato sul rottame fumante avevan disteso, né con sante le foglie nudato suo cuore; il né veduto di tra le foglie dell'alloro pugnace ardere subitamente nel profondo torace un fiore perfetto di fuoco. Eroe, tu m'attendi invano sul tuo fiume lustrale. Ma, se la vita è mortale, se la in te vita e morte è immortale, morte oggi invoco. Nella mia bocca ho il tuo soffio, tra i miei denti il tuo fiato. Si fa mattutino canto lo spirito esalato. L'agonia si fa Patria! Patria! La melodia. Questa notte pallida s'apre Regna "colui che sola parola è tutto come si più s'india,,. »5 squarcia un il cielo. velo.

Come come chiama chi chiama chi la la luce pel comanda che nasca o Patria, così e sono sa Da " e al mattino il tuo gridatore il mio amore giorno nacque. la vita e la morte, vate senza corona. primo s'intona: vita riculmina in gloria!,, Sto tra Da divino, dall'acque, oriente a ponente l'inno "La nome tuo testimonio. Se m'odi, il come questo Sto tra suo chiamo. Sono ti nome luce pel suo la morte e la vita, sopra il crollo del mondo. ostro a settentrione scroscia l'inno secondo La morte s'abissa in vittoria ! „ :

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