EP Tecon 0405

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Published on June 19, 2007

Author: Peppar

Source: authorstream.com

ECONOMIA E PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO :  ECONOMIA E PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO Materiali per i corsi di: Economia e Pianificazione del Territorio Economia Regionale (vecchio ordinamento) Pianificazione Economica Territoriale (vecchio ordinamento) Facoltà di Economia, università di Genova, a.a.2003/2004 prof. Enrico Musso www.enricomusso.it Nota :  Nota Questo documento powerpoint costituisce un supporto didattico per gli studenti del corso di Economia e Pianificazione del Territorio della Facoltà di Economia di Genova, anno accademico 2003/2004; è utile inoltre alla preparazione dei corsi del vecchio ordinamento: 'Economia Regionale' e 'Pianificazione Economica Territoriale'. Gli argomenti trattati coprono la parte generale del corso (tenuta da Enrico Musso), e parzialmente alcuni moduli di lezioni tenute dagli altri docenti il cui materiale di riferimento viene fornito separatamente e/o a lezione. La diffusione di questo documento va intesa come supporto integrativo rispetto alle lezioni, che rimangono il riferimento per la preparazione dell’esame. Il programma d’esame rimane immutato ed è disponibile in rete e presso la segreteria della sezione di Geografia Economica ed Economia dei Trasporti del DIEM. L’economia del territorio: qualche argomento :  L’economia del territorio: qualche argomento In che modo lo spazio, il territorio, la città influenzano il funzionamento dell’economia? Che cosa determina la localizzazione delle imprese? Come incide l’economia sull’evoluzione della città e del territorio? Che rapporto esiste fra la globalizzazione dell’economia, i fattori di localizzazione delle imprese, i cicli produttivi? A che cosa sono dovuti gli squilibri economici fra le città e fra le regioni? In che modo si generano? Quali sono i rimedi? Che cosa determina gli squilibri economici, quelli demografici, le migrazioni? Immigrazione e disoccupazione nei paesi sviluppati: è una contraddizione? Principali temi del corso :  Principali temi del corso Lo spazio nell’economia La localizzazione delle attività economiche I fattori di localizzazione Le specializzazioni regionali e gli strumenti di analisi I distretti industriali Gli squilibri regionali nella crescita economica La città come spazio economico L’economia nell’evoluzione della città Economie e diseconomie dell’urbanizzazione Cicli economici urbani e rapporti fra le città La pianificazione economica del territorio Politiche per l’attrazione delle attività produttive Le politiche regionali dell’Unione Europea 1. LO SPAZIO E L’ECONOMIA:1 A. Sistemi territoriali locali nell’economia globale :  1. LO SPAZIO E L’ECONOMIA: 1 A. Sistemi territoriali locali nell’economia globale Economia spaziale e globalizzazione :  Economia spaziale e globalizzazione Il mondo non è mai stato così ricco, grazie all’integrazione dei mercati dei prodotti e dei fattori Tuttavia: gli squilibri nella crescita sono più forti che in passato  La globalizzazione ha dei pro e dei contra Occorre cercare le ragioni degli squilibri e tentare di riequilibrare la crescita  Considerare lo spazio nei fenomeni economici Analizzare le tendenze localizzative Nuove politiche economiche? Lo spazio nell’economia:  Lo spazio nell’economia SPAZIO RADICI DELL’ECONOMIA REGIONALE GLOBALIZ- ZAZIONE Spazio regionale e spazio globale :  Spazio regionale e spazio globale 'gLOcAL' Ciascun sistema locale entra in competizione sul mercato globale con più opportunità et più rischi Integrazione dei mercati dovuta a: trasporti telecomunicazioni monete stabilità politica libero scambio La regione economica (Meyer, Richardson)::  La regione economica (Meyer, Richardson): Uno spazio significativo per i fenomeni economici Uno spazio con una dotazione omogenea di fattori di produzione (Ohlin) Uno spazio all’interno del quale hanno luogo gravitazioni socioeconomiche (es. economia urbana) Uno spazio definito allo scopo di farne oggetto di politica economica Regioni e specializzazioni economiche:  Regioni e specializzazioni economiche COLLEGAMENTI CON IL PENSIERO ECONOMICO: (Smith: accessibilità e sviluppo industriale) Ricardo: il vantaggio comparato Ohlin: la non mobilità dei fattori Marshall: le economie di localizzazione North: la base di esportazione e la struttura economica regionale Relazioni fra regione e spazio globale :  Relazioni fra regione e spazio globale S, M, (T) I, X, (G, TR) Discussione: la globalizzazione è auspicabile? :  Discussione: la globalizzazione è auspicabile? La globalizzazione ha generato nuova ricchezza? Ha distribuito o concentrato la nuova ricchezza? Ha ridotto o aumentato le disparità di ricchezza nel mondo? Quali sono i fattori di competizione fra le regioni? Sono tutti 'accettabili'? La frammentazione geografica dei cicli di produzione ha dei costi? Chi li paga? 1. LO SPAZIO E L’ECONOMIA:1 B. La localizzazione delle attività economiche :  1. LO SPAZIO E L’ECONOMIA: 1 B. La localizzazione delle attività economiche Regioni economiche e localizzazione :  Regioni economiche e localizzazione L’attenzione delle analisi economiche territoriali e urbane è oggi portata su La capacità dei sistemi economici di attrarre attività ecocnomiche e produttive La competizione fra sistemi economici territoriali Le 'condizioni al contorno' delle scelte localizzative, e i fattori di localizzazinoi Le scelte localizzative delle imprese e delle famiglie sono sempre più indipendenti, e/o la relazione di è rovesciata (le imprese ad alto valore aggiunto s’insediano ormai nei siti più adatti alla manodopera) Localizzazione e crescita :  Localizzazione e crescita Più importanti Le economie esterne e il capitale collettivo I fattori di localizzazione 'cumulativi' (i vantaggi per la localizzazione sono maggiori dove il livello del sistema economico è comparativamente più elevato) I fattori 'culturali' e «knowledge intensive» diventano fattori 'strutturanti' della crescita: I fattori di localizzazione per imprese e famiglie e I fattori che determinano la crescita economica Vengono dalla capacità di apprendere, diffondere ed esportare il saper fare e l’innovazione, da cui le sue caratteristiche culturali e knowledge intensive nel senso più largo (culture urbana, artistica, economica, , sociale, tecnologica, etc.) Slide16:  Attori economici Cultura/conoscenza e localizzazioni Approccio Obiettivi Elementi Neoclassico Istituzionale Culturale Sistema di valori Conoscenza Interessi collettivi Merit goods Limitaz. costi esterni Tutela concorrenza Regolazione dei mercati Politiche pubbliche Utilità Profitto Prezzi Tecniche di produzione Valori Regole sociali Credenze Abitudini Slide17:  Cultura/conoscenza e competizione fra territori Territori (e città) Fattori di localizzazione Economia Conoscenza Cultura Imprese COMUNICAZIONE FIDUCIA Fattori di localizzazione delle attività economiche :  Fattori di localizzazione delle attività economiche Fattori “economici”:  Fattori 'economici' Terra risorsa da sfruttare o spazio per l’insediamento qualità: superficie, fertilità, infrastrutturazione Lavoro disponibilità costo qualificazione/produttività Capitale finanziario tecnico collettivo o fisso sociale (infrastrutture, reti, etc.): non mobilità e sunk costs Impresa? (conoscenza tecnica, innovazione, conoscenza del quadro politico e istituzionale) Fattori naturali :  Fattori naturali Terra (caratteristiche naturali e geologiche) Risorse naturali (materie prime, energia) Acqua (materia prima, energia, via di comunicazione, via di trasporto, raffreddamento, scarico) Clima attrae la residenza, aumenta la produttività, riduce i costi di trasporto importante per agricoltura, turismo e alcune industrie attività amenities oriented Fattori demografici :  Fattori demografici Popolazione in quanto: manodopera mercato Un tempo l’industria attirava (la forza lavoro e quindi) la popolazione, oggi avviene spesso il contrario, soprattutto per la manodopera qualificata Fattori storico/culturali :  Fattori storico/culturali Capacità imprenditoriale / saper fare Competenza Learning by doing Learning by learning Contesto socioeconomico Livello di criminalità importanti anche per l’attitudine verso le attività d’impresa Fattori politici :  Fattori politici Legislazione sul lavoro Legislazione sull’ambiente Fiscalità Legislazione finanziaria e creditizia Livello di burocrazia Spesa pubblica Efficacia della pianificazione territoriale Gli effetti possono essere 'voluti' o meno Fattori di concentrazione :  Fattori di concentrazione Economie di scala dell’impresa costi fissi / indivisibilità, divisione del lavoro economie di diversificazione (di scopo) Economie di scala dell’industria (di localizzazione) (Marshall) produzione / manutenzione impianti formazione, manodopera specializzata Randamp;D consorzi riduzioni dei costi di transazione avviamento della regione competenza diffusa Fattori di concentrazione (segue) :  Fattori di concentrazione (segue) Economie di urbanizzazione (per le imprese e per le famiglie) - la città come: concentrazione di input / mercato del lavoro / opportunità di impiego vasto mercato (vantaggi per imprese e famiglie) concentrazione degli interventi pubblici più importanti terziario per imprese e famiglie (= amenities) informazione Impresa, informazione, concentrazione le funzioni di controllo della produzione si concentrano in città Ma anche: diseconomie della concentrazione urbana: prezzo dello spazio inquinamento, congestione, tempo di trasporto altre esternalità ambientali e sociali Dove va lo sviluppo? :  Dove va lo sviluppo? Quali sono le conseguenze geografiche dei nuovi fattori di localizzazione? Ci si deve attendere una maggiore concentrazione delle attività economiche a livello regionale? E al livello urbano? La localizzazione è ancora importante in un’economia globale? Ci si può attendere la comparsa di nuovi fattori di localizzazione? Quali? Le teorie della localizzazionedelle attività economiche :  Le teorie della localizzazione delle attività economiche Modelli tradizionali localizzazione delle attività agricole (von Thünen) minimizzazione dei costi di trasporto (Launhardt, Weber) deviazioni per il costo della manodopera e la 'forza di agglomerazione' localizzazione e aree di mercato (materie prime 'ubiquitarie') nuovi fattori di localizzazione riduzione dell’incidenza dei costi di trasporto incidenza crescente della manodopera nuovi fattori (es.: amenities) terziarizzazione servizi alle imprese e alle famiglie, smaterializzazione della produzione, informazione e innovazione variabilità spaziale dei ricavi, non conservabilità, concentrazione Modelli tradizionali: la localizzazione delle attività agricole:  Modelli tradizionali: la localizzazione delle attività agricole Von Thünen (1826); [ Lösch (1940) ] il valore della terra è funzione non solo della fertilità ma anche della distanza dal mercato (quindi dei costi di trasporto del prodotto) distanza fisica dal centro di mercato (la città) rendita: R = E (p - kf) - A dove: E è il prodotto di un’unità di superficie, p è il prezzo di mercato, k la distanza dal mercato, f il costo unitario di trasporto, A il costo della coltivazione Slide29:  rendita distanza R=Ep-A k=(Ep-A)/Ef Rendita e distanza dal mercato La distanza dall’origine dipende dalla fertilità, dal prezzo di mercato del prodotto e dai costi di produzione L’inclinazione della retta dipende dalla fertilità e dai costi di trasporto Rendita e localizzazione ottimale delle colture:  Rendita e localizzazione ottimale delle colture R k O = mercato Colture e distanza dal mercato secondo von Thünen:  Colture e distanza dal mercato secondo von Thünen M ortaggi silvicoltura cereali bestiame Le attività si localizzano in funzione del centro di mercato I costi di trasporto possono cambiare la forma circolare (es. fiume) I modelli localizzativi delle attività industriali :  I modelli localizzativi delle attività industriali Ricchezza e valore aggiunto: nell’industria e nelle città La ricchezza non è più legata allo sfruttamento agricolo La localizzazione è importante soprattutto per i costi della produzione industriale Minimizzazione dei costi di trasporto I modelli di Launhardt (1872) e di Weber (1909):  I modelli di Launhardt (1872) e di Weber (1909) I costi dell’impresa si dividono in: profitti interessi sul capitale ammortamento del capitale materie prime ed energia trasporti salari spese generali (tasse, assicurazioni, etc.) I modelli di Launhardt (1872) e di Weber (1909):  I modelli di Launhardt (1872) e di Weber (1909) La localizzazione è funzione dei costi di trasporto La funzione dei costi di trasporto è : C = (mdmtm + pdptp) Il coefficiente di produzione m/p Il rapporto fra m/p e tp/tm Costi di terminale e costi chilometrici decrescenti Più di due punti 'd’interesse': la componente che comanda i triangoli localizzativi Le deviazioni dal punto di minimizzazione:il costo della manodopera:  Le deviazioni dal punto di minimizzazione: il costo della manodopera Le isodapane permettono il confronto dei costi con i luoghi che hanno un costo della manodopera più basso: il concetto di 'isodapana critica' .P .P’ .P' La deviazione eventuale è collegata direttamente ai minori costi del lavoro e inversamente al 'peso' delle localizzazioni e al tasso di trasporto Le deviazioni dal punto di minimizzazione:le economie di scala :  Le deviazioni dal punto di minimizzazione: le economie di scala La 'forza di agglomerazione': confronto fra economie di scala e costi di trasporto: (Q+q)f(Q+q) - (Q)f(Q) - (q)f(q) andgt; dtqA dove Q e q sono le quantità prodotte in due punti, d è la distanza tra essi, t il tasso di trasporto e A il peso delle merci da trasportare L’eventuale deviazione è correlata direttamente alle economie di scala e inversamente ai pesi delle localizzazione e ai tassi di trasporto (non si tiene conto delle diseconomie di concentrazione!) Le teorie post-weberiane :  Le teorie post-weberiane Predöhl (1925): il rapporto fra i prezzi dei fattori nelle diverse regioni determina (i) diverse proporzioni dei fattori oppure (ii) diverse scelte delle imprese (come Ohlin, ma con un approccio micro) Isard (1956): l’analisi per sostituzione dei luoghi Aree di mercato (Palander, Lösch, Christaller, Alonso, années ’40-’60): p+tx limite 'naturale' dell’area di mercato conflitti fra produttori diversi organizzazione gerarchica dei produttori e delle aree di mercato struttura del mercato influenza la concentrazione e dispersione Nuove teorie della localizzazione :  Nuove teorie della localizzazione L’incidenza dei trasporti si riduce a causa: dei progressi nei trasporti della riduzione del peso delle attività (meno industrie di base, più beni di consumo, più servizi) della crescita dei salari dei nuovi fattori di localizzazione (es. l’informazione, le amenities)  Crisi dei modelli basati sui costi dei trasporti (ed eventuali deviazioni) Distanza fra la teoria e i comportamenti reali delle imprese Nuove teorie della localizzazione (segue):  Nuove teorie della localizzazione (segue) Perroux (1955): i poli di crescita: l’importanza è data soprattutto alle economie di scala dell’industria (economie marshalliane) Ponsard (1966): localizzazione e teoria dei grafi: lo spazio economico come una rete di (i) localizzazioni possibili per l’impresa e luoghi di approvvigionamento e di mercato (costi di produzione) e (ii) connessioni fra questi luoghi (costi di trasporto) per ciascuna localizzazione viene calcolata l’opzione migliore in termini di combinazione fra luogo di approvvigionamento, mercati, trasporti con il confronto fra le opzioni migliori si sceglie la localizzazione ottima L’attenzione è ancora alle attività di trasformazione Terziarizzazione e localizzazioni :  Terziarizzazione e localizzazioni L’incidenza dei servizi nell’economia aumenta: aumentano i servizi alle famiglie (alta elasticità reddito, già: Clark, 1940) aumentano i servizi alle imprese a causa di: innovazioni tecnologiche (come l’automazione dei processi di trasformazione) innovazioni organizzative (espansioni dei mercati, esternalizzazione delle attività di servizio) importanza dell’informazione e della conoscenza crescita delle amministrazioni pubbliche Le attività terziarie diventano molto più variate Localizzazione delle attività di servizio :  Localizzazione delle attività di servizio Produzione (se può essere separata): economie di scala legate all’innovazione e alla conoscenza economie di concentrazione / economie esterne (milieu) amenities presenza di servizi alla produzione grande centralizzazione Distribuzione/vendita alle famiglie: segue le residenze gerarchizzazione alle imprese: segue le imprese agglomerazione Localizzazione “esplicita” e “implicita” :  Localizzazione 'esplicita' e 'implicita' Modello di sviluppo endogeno: Le teorie della localizzazione implicita :  Le teorie della localizzazione implicita La natalità delle imprese è più importante della de/rilocalizzazione, soprattutto per le PMI Teorie dell’incubatore (’60): il milieu urbano, e soprattutto la inner city delle aree metropolitane, offre vantaggi che ne fanno un incubatore di nuove iniziative economiche Teorie del filtering down: aumentando di dimensioni, le imprese 'scivolano' verso zone con costi di congestione più bassi Teorie dello spin off (’70-’80): le iniziative nuove nascono dallo scorporo da attività esistenti, quindi dipendono dalla struttura industriale della regione Ciclo del prodotto e tendenze localizzative :  Ciclo del prodotto e tendenze localizzative Gli squilibri della crescita :  Gli squilibri della crescita I fattori di localizzazione sono alla base delle strutture economiche delle diverse regioni Alcuni di questi fattori sono 'cumulativi' I tassi di profitto saranno maggiori nelle regioni più sviluppate Queste attraggono la maggior parte degli investimenti La produzione di queste regioni aumenta ancora, così come il tasso di profitto delle loro attività Slide46:  La produttività del lavoro è accresciuta dal capitale (capital deepening) e dal tasso di innovazione tecnologica, che seguono appunto l’aumento di scala della produzione La riduzione dei costi permetterà di aumentare la competitività sui mercati esterni Gli squilibri sono irreversibili?:  Gli squilibri sono irreversibili? Il circolo virtuoso produzione-produttività può protrarsi finché l’offerta di fattori di produzione è (perfettamente) elastica Quando i fattori cominciano a scarseggiare, lo sviluppo determina aumenti dei costi e congestione Questo determina una riduzione dei profitti, quindi un dirottamento degli investimenti verso altre regioni Poiché gli investimenti nuovi sono quelli che incorporano l’innovazione, i profitti maggiori si spostano verso le regioni di sviluppo più recente La capacità produttiva delle regioni di più antico sviluppo diventa obsoleta e sempre meno competitiva e sarà la prima ad essere abbandonata Slide48:  La mobilità dei fattori continua ad essere un elemento cruciale Nel lungo periodo lo sviluppo economico si indirizzerà verso le regioni con la maggiore disponibilità e le migliori condizioni di offerta di fattori di localizzazione 2. LA CITTA’ COME SPAZIO ECONOMICO :  2. LA CITTA’ COME SPAZIO ECONOMICO La città come regione economica :  La città come regione economica Città come risultato di forze politiche, economiche, sociali, militari, religiose, etc. Dal punto di vista economico, la città è la concentrazione di insediamenti di soggetti economici volta alla generazione e fruizione di economie di agglomerazione, o di scala: (dell’impresa) dell’industria ('di localizzazione') di concentrazione territoriale ('di urbanizzazione') per le imprese e le famiglie Sotto la condizione che esista, nella regione, un surplus agricolo-alimentare che consenta la specializzazione della popolazione urbana in attività non agricole Città come regione economica (regione gravitazionale, regione omogenea 'ohliniana') La formazione della città :  La formazione della città Perché: le economie della concentrazione territoriale Dove: la localizzazione è influenzata da squilibri nella distribuzione delle risorse naturali vantaggio nei trasporti da/per la città surplus agricolo-alimentare Come: centralizzazione dei luoghi di incontro e struttura polarizzata per aumentare le dimensioni e le economie della concentrazione (Hoover), da cui conseguono: differenziazione negli usi del suolo urbano diversi valori diverse densità insediative Forma: forma potenzialmente circolare, con deformazioni dovute alle condizioni geografiche e ai trasporti Rendita, scelte localizzative, assetto della città (teoria del “trade off”) :  Rendita, scelte localizzative, assetto della città (teoria del 'trade off') CT costo del trasporto (accesso alle EU) CA costo delle aree CL costo della localizzazione  CT crescente con d CA decrescente (differenza EU-CT) con d CL (macro, o medio) costante Localizzazione ottimale e curve di rendita offerta :  Localizzazione ottimale e curve di rendita offerta Accessibilità e forma urbana :  Accessibilità e forma urbana Accessibilità, dimensione urbana e agglomerazione :  Accessibilità, dimensione urbana e agglomerazione Altre determinanti e interpretazioni delle localizzazioni urbane :  Altre determinanti e interpretazioni delle localizzazioni urbane Decentramento di insediamenti e creazione di subcentri (economie di 'localizzazione', zone industriali, poli di servizi, etc.) - l’effetto di rendite crescenti gioca anche nei confronti dei subcentri vantaggi ambientali (pregi paesaggistici / urbanistici / milieu sociale, etc.) - rendite crescenti - importante per residenze e imprese amenities oriented ICT e centralità senza mobilità - aumenta l’indifferenza localizzativa Approccio storico o del “filter down” :  Approccio storico o del 'filter down' L’approccio del 'trade off' (anni ’60) non tiene conto dei costi di rilocalizzazione (monetari e non): in realtà la vischiosità nelle rilocalizzazioni rende le indicazioni della teoria valide solo nel l.p. Negli anni ’20 alcuni studiosi avevano rilevato che le residenze più ricche si spostano verso il bordo della città in abitazioni nuove ('filtering down'), mentre le famiglie meno abbienti dovevano accontentarsi degli edifici più vecchi e centrali (con l’eccezione del Central Business District per il quale il vantaggio della centralità giustificava la demolizione e ricostruzione e l’utilizzo per funzioni direzionali) la crescita dei tempi del trasporto rende meno attuale questo modello (oggi si tende al recupero dei centri storici e delle zone centrali per funzioni residenziali elevate), ma rimane valida la necessità di considerare la dinamica storica delle localizzazioni Limiti della crescita urbana :  Limiti della crescita urbana L’interazione fra dimensione urbana, economie di agglomerazione e costi dei trasporti (o comunque dell’accesso ad esse) determina una dinamica di crescita della città se o finché EA andgt; CT Crescita urbana e dimensione ottimale :  Crescita urbana e dimensione ottimale A causa dei costi esterni il processo di crescita normalmente non si arresta autonomamente della dimensione ottimale (market failure) Dimensione ottima e dimensione effettiva della città differiscono a causa della differenza fra costi sociali (CTS) e diretti (CTD) dell’agglomerazione L’ipotesi del ciclo urbano :  L’ipotesi del ciclo urbano La dinamica urbana attraversa fasi di urbanizzazione, suburbanizzazione, deurbanizzazione e (forse) riurbanizzazione Il ciclo urbano: fasi e interpretazioni :  Il ciclo urbano: fasi e interpretazioni Vi sono molte conferme empiriche delle prime tre fasi, soprattutto per città USA, Giappone e alcuni paesi europei Vi sono molte interpretazioni, tra cui: crescita demografica + sviluppo trasporti determinano prima suburbanizzazione e poi decentramento verso altre città; l’offerta dei fattori produttivi urbani (compreso lo spazio) determina un ciclo economico a livello urbano, che incide sulla competitività della città la crescita del PIL urbano fa aumentare la domanda di spazio (urbanizzazione) e quindi la rendita, determinando un decentramento (suburbanizzazione) e quindi la fase di crisi del ciclo determina la deurbanizzazione; la caduta della rendita pone le premesse per una nuova competitività (riurbanizzazione) lo sviluppo dei trasporti urbani consente la deurbanizzazione, ma l’ulteriore spinta alla crescita causa alla lunga la perdita di insediamenti (deurbanizzazione) e/o il recupero di aree centrali (riurbanizzazione) Critiche sul passaggio alla riurbanizzazione (la maggiore competitività è solo potenziale) Ciclo urbano e rivoluzioni tecnologiche :  Ciclo urbano e rivoluzioni tecnologiche Urbanizzazione Suburbanizzazione Deurbanizzazione - Probabili sovrapposizioni fra le ondate di innovazioni - Ciclo della città industriale ? Rivoluzione ICT e riurbanizzazione? :  Rivoluzione ICT e riurbanizzazione? La città 'deurbanizzata' ha fattori di localizzazione diversi Non è più competitiva per la localizzazione industriale (costo spazio, lavoro, norme ambientali) Dispone però di due fattori rari: propensione a introdurre/diffondere innovazioni, causa: capacità di assunzione informazioni e 'apprendimento' know how, laboratori, centri di ricerca, università nuove tecnologie legate a economie di concentrazione i servizi alle imprese sono molto poco footloose economie esterne della città per la popolazione qualità della vita fattore di localizzazione per le imprese amenities oriented città come 'bene di consumo' (per residenti e turisti) anziché fattore di produzione Possibile un nuovo 'ciclo di vita' della città postindustriale Aree e regioni metropolitane :  Aree e regioni metropolitane L’area metropolitana come sistema di centri uniti da vincoli e relazioni funzionali ('regione funzionale') e con: servizi di rango elevato per le popolazioni e le imprese leadership in qualche settore industriale o terziario uno o più centri focali Elementi qualificanti collegamenti a lungo raggio e rapporti a rete con altre aree (cfr. infra) area privilegiata per introduzione/diffusione Regione metropolitana: area più zona d’influenza con: scambio fattori / redditi (lavoro, risparmio) fruizione servizi di rango elevato intermediazione commerciale esportazione innovazioni e nuove attività Gerarchie urbane e nuove tendenze :  Gerarchie urbane e nuove tendenze Il paradigma tradizionale: rapporti gerarchici fra le città gerarchizzazione delle produzioni (soprattutto dei servizi) aree di mercato per i servizi di diverso rango strutture piramidali di aree di mercato (Christaller, Lösch) dualismo città-campagna Nuove tendenze crescita localizzazioni produttive e minori distanze fra i centri economie di scala e rarefazione dei punti di offerta per alcune produzioni riduzione soglie minime di efficienza per altre maggiore indifferenza localizzativa dovuta alle ICT crisi della grande città (deurbanizzazione) Le reti di città :  Le reti di città La gerachizzazione si indebolisce perché: crisi e diseconomie della grande città diminuisce la gerarchizzazione possibilità di spezzare i cicli produttivi (grazie anche a ICT) aumentano le specializzazioni produttive Si afferma il paradigma 'a rete': forti specializzazioni e rapporti con altre città con produzioni simili (reti di sinergia, che perseguono economie di scala a livello di sistema di città) o complementari (reti di complementarità, che perseguono i vantaggi della divisione del lavoro) mercati molto vasti, indebolimento dei rapporti verticali Reti di città e dinamiche urbane :  Reti di città e dinamiche urbane Paradigma territoriale Paradigma competitivo Economia preindustriale Economia industriale Economia postindustriale 3. LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO 3 A. Gli obiettivi:  3. LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO 3 A. Gli obiettivi L’economia del territorio ha bisogno dell’intervento pubblico? :  L’economia del territorio ha bisogno dell’intervento pubblico? Gli squilibri sono irreversibili? Probabilmente no, ma sono reversibili solo in tempi molto lunghi La loro riduzione è auspicabile? Dal punto di vista della produzione globale? (efficienza) Dal punto di vista delle opportunità individuali? (equità) Ci sono dei 'fallimenti del mercato'? Costi esterni Economie esterne (capitale collettivo, redditività di lungo periodo) Beni pubblici Mobilità dei fattori e sviluppo economico regionale :  Mobilità dei fattori e sviluppo economico regionale Efficienza Livellamento retribuzioni Squilibrio attività (legge di Verdoorn) Perdite di efficienza Differenze di retribuzioni Squilibri nel periodo breve Politica (economica) regionale :  Politica (economica) regionale Mira a: ridurre gli squilibri: nel reddito nell’occupazione demografici sviluppo sostenibile valorizzare le risorse dei sistemi locali liberalizzazione / allargamento dei mercati aumento del prodotto e del reddito Livello “centrale” e livello locale :  Livello 'centrale' e livello locale Livello centrale (stato, U.E., etc.): soprattutto ri-equilibrio fra regioni/città: redditi, occupazione, migrazioni, produttività, etc. equilibrio fra i diversi settori stabilità Livello “centrale” e livello locale :  Livello 'centrale' e livello locale Al livello locale (regione, città,etc.): soprattutto competizione: valorizzare le risorse locali, attrarre / generare attività economiche, ma anche riequilibrio al proprio interno (centro-periferia, etc.) Strumenti delle politiche regionali :  Strumenti delle politiche regionali Gli strumenti classici della politica economica sono oggi deboli in quanto: politica fiscale: non c’è più margine fra T e (G+ Tr); politica monetaria: autorità sono deboli rispetto ai mercati finanziari e ai tassi di cambio le politiche nazionali sono deboli a causa della globalizzazione dei mercati Gli strumenti nuovi mirano all’attrazione / generazione delle attività produttive sia rispetto agli obiettivi di riequilibrio sia rispetto agli obiettivi di competizione Slide75:  Attrazione di attività Dinamica economica ECONOMIA POLITICA VALUTAZIONE STRATEGIE Da ciò discendono queste esigenze: :  Da ciò discendono queste esigenze: Strategia di sviluppo economico nel lungo periodo Analisi della dinamica economica Strumenti di politica economica mirati ai fattori di localizzazione: rinforzare i fattori esistenti promuovere i fattori nuovi far conoscere all’esterno (marketing territoriale) Politiche regionali e localizzazioni :  Politiche regionali e localizzazioni Strumenti Impatti e valutazioni Strategie Economiche Sociali Ambientali (insuccesso) (successo) 3. LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO 3 B. Metodologie di analisi dei sistemi economici locali:  3. LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO 3 B. Metodologie di analisi dei sistemi economici locali L’analisi della struttura economica regionale :  L’analisi della struttura economica regionale fattori di localizzazione regioni omogenee da dotazione fattori (Ohlin) La specializzazione regionale :  La specializzazione regionale Settori trainanti dell’economia della regione (o città) La teoria della base di esportazione (North, 1955) X unica voce autonoma della spesa aggregata Y = (E-M) + X = eY - mY + X* Y = X* / (1-e+m) Y/X* = 1/(1-e+m) moltiplicatore base esportazione Critiche: funzione inversa dell’ampiezza della regione considera solo i settori direttamente esportatori nel l.p. la distinzione fra export e mercato locale è labile La specializzazione regionale (segue):  La specializzazione regionale (segue) La base economica Reddito e occupazione locale collegati ai settori che vendono direttamente o indirettamente alle altre regioni Settori non di base 'servono' il funzionamento della regione stessa (produzioni consumate localmente) Y = B + S = B + sY Y/B = 1/(1-s) moltiplicatore della base economica Problemi: i diversi settori di base hanno impatti diversi (e diversi moltiplicatori: 'moltiplicatore differenziale') un aumento di produzione di un settore di base può essere conseguito in modi diversi (con diversi impatti) I Quozienti di localizzazione (“LQ”):  I Quozienti di localizzazione ('LQ') strumento per l’analisi della specializzazione regionale quota percentuale dell’occupazione della regione o città in un certo settore produttivo, rapportata alla stessa quota % calcolata per un territorio di riferimento (ad es. la regione o il paese di appartenenza) se LQandgt;1 l’occupazione nel settore è proporzionalmente maggiore nella regione/città analizzata rispetto alla 'media' prescelta, perché: la regione o città esporta il bene o servizio in questione la regione o città lo esporta indirettamente (cioè il bene o servizio si incorpora in qualche bene o servizio esportato) nella domanda finale della regione il bene o servizio incide più che nelle altre regioni L’analisi dinamica dei quozienti di localizzazione:  L’analisi dinamica dei quozienti di localizzazione I settori più rilevanti per l’economia regionale sono quelli per i quali il quoziente di localizzazione è (molto) maggiore di 1 e (o al limite, o) è in crescita nel tempo analisi dinamica: L’analisi input-output:  L’analisi input-output ogni impresa operante in un settore produttivo dà luogo a un output acquistando e combinando insieme alcuni input provenienti dalle famiglie o da altri settori produttivi le vendite di ciascun settore produttivo a ciascuno degli altri settore produttivo sono descritte nella 'matrice delle transazioni' o 'tavola delle interdipendenze settoriali' o 'matrice input-output' che registra i valori dei flussi di prodotti da ciascun settore a ciascun altro (compreso l’aggregato famiglie). Una matrice input-output (semplificata):  Una matrice input-output (semplificata) L’analisi input-output:  L’analisi input-output consente di stimare l’effetto sull’economia di una variazione nella domanda di un settore processo di moltiplicazione 'keynesiano': l’effetto totale sull’output è il moltiplicatore settoriale dell’output per il settore di cui si ipotizza l’aumento di domanda importanza per la previsione e la politica economica Input-output: alcune difficoltà:  Input-output: alcune difficoltà Input-output: ipotesi un po’ eroiche... coefficienti tecnici (relazioni quantitative fra output e input) fissi - rendimenti di scala costanti coefficienti tecnici stabili nel tempo non esistono limiti alla capacità produttiva del sistema (offerta infinitamente elastica degli input) … e altri problemi applicativi analisi costosa e soggetta a rapido invecchiamento differenza delle matrici nei diversi contesti nazionali e regionali 3. LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO 3 C. Le politiche:  3. LA PIANIFICAZIONE ECONOMICA DEL TERRITORIO 3 C. Le politiche Come influenzare la localizzazione delle imprese? :  Come influenzare la localizzazione delle imprese? Creando (o modificando) le differenze fra le regioni: nei costi di produzione: costi dei fattori costi dei servizi nei ricavi nei profitti Facendo conoscere queste differenze Politiche tradizionali :  Politiche tradizionali Politiche dirette localizzazione delle imprese pubbliche (servizi e imprese industriali) investimenti pubblici (infrastrutture, etc.) industria militare Politiche fiscali incentivi / premi alle imprese defiscalizzazioni Politiche monetarie agevolazioni creditizie agevolazioni finanziarie Regolamentazioni e controlli Politiche dirette :  Politiche dirette Localizzazione delle imprese pubbliche ricerca del consenso politico vista tradizionalmente come strumento dello sviluppo regionale Servizi pubblici: normalmente fuori contesto di mercato, monopoli scarsi o nulli i vincoli di bilancio seguono la gerarchia urbana infrastrutture influenzano la localizzazione delle imprese private localizzazione di imprese industriali pubbliche poli di crescita - industrie di base, molto labor intensive industria militare Politiche indirette :  Politiche indirette Obiettivo: ridurre i costi di produzione nelle regioni meno sviluppate, in modo da spingere le imprese (private) a (ri)-localizzarsi in quelle regioni Incentivi e agevolazioni: dal punto di vista fiscale (esenzioni/riduzioni, nazionali o locali (es. tasse sugli immobili) creditizie contributi agli investimenti costo del lavoro e oneri sociali prezzo delle aree tariffe dei servizi pubblici contributi o rimborsi su altri costi Incentivi agli investimenti :  Incentivi agli investimenti Incentivi sul capitale (utili soprattutto per PMI) Per le grandi imprese sono più efficaci strumenti che permettono l’autofinanziamento, come: detassazione profitti non distribuiti e/o investiti agevolazioni nell’ammortamento degli investimenti Devono comunque essere: temporanei e decrescenti non isolati non essere una semplice compensazione (distorsione non efficiente) compensare le mancate economie esterne e gli eventuali costi di rilocalizzazione, e compensare il fatto che la nuova impresa crea essa stessa delle economie esterne Incentivi all’esercizio :  Incentivi all’esercizio Problemi degli incentivi agli investimenti: possono non aumentare l’occupazione (investimenti) spostano sulla collettività il rischio dell’investimento Incentivi che incidono direttamente sui costi (ma solo per i fattori di cui c’è un eccesso di offerta!): riduzione delle tasse su beni e servizi acquistati dall’impresa riduzione tasse e dazi su materie prime importate riduzione oneri sociali e costo del lavoro riduzione tariffe di trasporto e dei servizi pubblici, dell’energia, etc. Politiche tradizionali: un bilancio :  Politiche tradizionali: un bilancio Strategia: Distorsione sulle condizioni economiche conseguenti alla localizzazione in diverse regioni, in modo da modificare e influenzare le scelte delle imprese Vantaggi relativamente facili da controllare Svantaggi distorsioni all’efficienza del mercato costo fiscale distorsioni nell’impiego dei fattori interferenze del potere politico sull’economia “Nuove” politiche :  'Nuove' politiche Fine: sempre influenzare la localizzazione delle attività economiche Strategie: Sviluppo del contesto fisico esterno Sviluppo delle imprese Sviluppo delle risorse umane Sviluppo dell’occupazione per funzioni sociali Informazione Concertazione Non necessariamente sostituiscono le vecchie politiche, possono aggiungersi e sovrapporsi A . Sviluppo del contesto :  A . Sviluppo del contesto Contesto fisico: infrastrutture pianificazione territoriale (dalla destinazione d’uso dello spazio fino al townscaping) servizi alle imprese e alle famiglie salvaguardia dei beni culturali e ambientali ordine pubblico e lotta alla criminalità Riducono i costi per le imprese e migliorano la qualità della vita (importante per le imprese amenities oriented) Creano/rinforzano le economie esterne B . Sviluppo delle imprese: agire sulla domanda di lavoro:  B . Sviluppo delle imprese: agire sulla domanda di lavoro Agire sulla domanda di lavoro (quando le imprese esistenti non l’occupano interamente): centri di assistenza alle piccole imprese (informazione, consulenza, formazione manageriale) centri di assistenza one-stop parchi scientifici e tecnologici aree attrezzate e incubation centres enterprise zones prestiti o agevolazioni fiscali o finanziarie società finanziarie per il capitale di rischio marketing territoriale agenzie di sviluppo locale (IDA, WDA) B .(segue) Sviluppo delle imprese:agenzie di sviluppo locale :  B .(segue) Sviluppo delle imprese: agenzie di sviluppo locale Detass. profitti degli stranieri sovvenzioni per formazione e tecnologia 1140 imprese (116.000) da USA, UK, D ROI = 4 volte UE Riconversione dell’industria gallese sostegno PMI infrastrutture info-strutture 'animatori regionali' Investimenti pro capite = 3 volte UE C . Sviluppo delle risorse umane :  C . Sviluppo delle risorse umane Agire sull’offerta di lavoro (soprattutto sulla qualità) facendone un fattore di attrazione delle imprese (dei settori desiderati): formazione specifica secondo le esigenze 'occupazione programmata': assistenza alle imprese in cambio di utilizzo di personale locale riconversione professionale D . Sviluppo del lavoro per finalità sociali (LSU):  D . Sviluppo del lavoro per finalità sociali (LSU) Collegamento fra sistema economico e funzioni sociali Promuovere lo sviluppo sociale delle piccole comunità - creare impiego per disoccupati di lunga durata, giovani, volontari, etc. Organizzazioni no-profit che gestiscono attività d’impresa cooperative nel campo delle funzioni sociali Imprese locali e pianificazione negoziata :  Imprese locali e pianificazione negoziata Incentivi tradizionali da soli non riescono a determinare un cambiamento né un orientamento all’innovazione Lo sviluppo è tanto più solido quanto più è basato su iniziative locali Favorire la nascita di piccole imprese locali piuttosto che la delocalizzazione di grandi imprese Sovvenzioni normalmente vietate da U.E. Importanza degli strumenti (1.) e (2.) Importanza della 'programmazione negoziata' La pianificazione negoziata in Italia :  La pianificazione negoziata in Italia 1a tappa: legge 488/1992 (opera dal 1996) trasparenza, conformemente a prescrizioni U.E.: un unico contributo in % all’investimento ripartizione regionale dei fondi, che favorisce le regioni a basso reddito pro capite e le PMI (50% delle sovvenzioni è riservato) certezza dei tempi di finanziamento criteri: rapporto fra capitale di proprietà e aiuto richiesto rapporto fra occupazione creata e investimento rapporto fra aiuto massimo e aiuto richiesto 'priorità regionale' (calcolata sulla localizzazione, il settore, il tipo di investimento) impegni a miglioramento dell’ambiente efficiente e trasparente ma non 'strategica' La pianificazione negoziata in Italia (segue) :  La pianificazione negoziata in Italia (segue) Legge 104/1995, legge 662/1996 logica bottom-up: progetti vengono da iniziative locali (autodeterminazione dello sviluppo, sistemi di produzione in risposta a interessi comuni e condivisi) premio alla capacità di progettare espressa dal livello locale principio: negoziazione fra tutti i soggetti pubblici o privati che operano su un territorio (governo, enti locali, imprese, sindacati, banche, ...) strumenti: intese, accordi, contratti di programma o di area patti territoriali accordi per programmi di intervento che rispondono a obiettivi condivisi sullo sviluppo locale La pianificazione negoziata in Italia (segue):  La pianificazione negoziata in Italia (segue) 'patto territoriale' (mira a un nuovo sviluppo) accordo fra enti locali, parti sociali e altri soggetti pubblici o privati avente lo scopo di realizzare un programma di intervento volto a promuovere lo sviluppo locale 'contratto d’area' (situazioni di grave crisi) stesso principio, per realizzare azioni miranti ad aumentare l’occupazione su un territorio limitato, collocato in area obiettivo 1, 2, 5b strumenti: ritardi/riduzioni dell’imposizione fiscale contributi sul capitale investito 4. I DISTRETTI INDUSTRIALIRINVIO: si veda file “distretti” :  4. I DISTRETTI INDUSTRIALI RINVIO: si veda file 'distretti' 5. LE POLITICHE REGIONALI DELL’U.E. :  5. LE POLITICHE REGIONALI DELL’U.E. La politica regionale dell’U.E.: le finalità:  La politica regionale dell’U.E.: le finalità Le regioni d'Europa e i loro cittadini non hanno uguali chances dal punto di vista economico e sociale Le disparità socio-economiche fra regioni possono essere pregiudizievoli all’insieme dell’Unione Nelle regioni sfavorite, interventi pubblici devono accompagnare gli investimenti privati per stimolare l’attività economica Questo sforzo spetta prima di tutto agli stati membri, attraverso le loro politiche di aiuto regionale, ma l’ampiezza dei problemi porta la comunità a partecipare allo sforzo La politica regionale dell’U.E.: le finalità:  La politica regionale dell’U.E.: le finalità Lo sviluppo regionale permette di migliorare la coesione economica e sociale che è uno degli obiettivi prioritari dell'UE : come espressione della solidarietà a scala europea come condizione preliminare all’efficienza economica e alla competitività su scala mondiale Le politiche e i programmi di sviluppo regionale mirano a promuovere la competitività e l’occupazione aiutando le regioni meno prospere o in difficoltà strutturali a generare uno sviluppo sostenibile adattandosi alle nuove condizioni del mercato del lavoro e alla concorrenza mondiale. La politica regionale dell’U.E.: i fondi strutturali :  La politica regionale dell’U.E.: i fondi strutturali La DG per le politiche regionali è incaricata di gestire 3 grandi fondi strutturali: Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) (nei 15 stati) Fondo di coesione: in favore di ambiente e trasporti in 4 stati membri nei quali il PIL è inferiore al 90% della media: Spagna, Portogallo, Grecia e Irlanda) Lo strumento strutturale di pre-adesione, aiuta i pesi dell’Europa centrale e orientale candidati (embiente e reti di trasporto) La DG per le politiche regionali utilizza questi 3 fondi per cofinanziare programmi e progetti presentati dalle autorità nazionali e/o regionali competenti degli stati interessati. La politica regionale dell’U.E.: gli “Obiettivi” :  La politica regionale dell’U.E.: gli 'Obiettivi' I Fondi strutturali dispongono di 213 miliardi di Euro per il periodo 2000-2006. I loro aiuti finanziari si concentrano su 3 Obiettivi prioritari (93% del budget) et 4 iniziative comunitarie (5,35% del budget). Ob.1 Sviluppo e aggiustamento strutturale delle regioni in ritardo di sviluppo (135,9 miliardi di Euro); Ob.2 Riconversione economica e sociale delle zone in crisi strutturale (22,5 miliardi di Euro); Ob.3 Adeguamento e modernizzazione delle politiche e dei sistemi educativi, di formazione e di occupazione (24,05 miliardi di Euro) ; La politica regionale dell’U.E.: il FESR :  La politica regionale dell’U.E.: il FESR Obiettivo: coesione economica e sociale nell’U.E. attraverso azioni che riducano le diseguaglianze fra regioni o gruppi sociali. Queste risorse sono allocate a certe regioni sfavorite, conformemente agli objettivi prioritari 1 et 2 dei fondi strutturali. La politica regionale dell’U.E.: l’Obiettivo 1 :  La politica regionale dell’U.E.: l’Obiettivo 1 Le regioni dell’Ob.1 rappresentano un po’ più del 22% della popolazione totale dell'Unione (83,25 milioni di abitanti); si tratta: delle regioni il cui PIL pro capite è inferiore al 75% della media comunitaria; delle regioni finlandesi e svedesi del vecchio Ob.6 (sviluppo delle zone disabitate); delle regioni ultra-periferiche (dipartimenti d’oltremare francesi, isole Canarie, Azzorre, Madera) La politica regionale dell’U.E.: l’Obiettivo 2:  La politica regionale dell’U.E.: l’Obiettivo 2 Riconversione economica e sociale di quattro tipi di zone (che coprono il 18% della popolazione europea) - criteri: Zone industriali con: tasso di disoccupazione superiore alla media comunitaria ; percentuale di occupazione industriale superiore alla media comunitaria ; declino dell’occupazione industriale. Zone rurali con: densità di popolazione inferiore a 100 abitanti per Km² oppure tasso di occupazione agricola superiore al doppio della media comunitaria; disoccupazione superiore alla media comunitaria o diminuzione della popolazione. Zone urbane con una delle 5 condizioni seguenti: disoccupazione di l.p. superiore alla media comunitaria; elevato livello di povertà ; ambiente particolarmente degradato; tasso di criminalità elevato ; basso livello di istruzione . La politica regionale dell’U.E.: l’Obiettivo 3:  La politica regionale dell’U.E.: l’Obiettivo 3 Quadro di riferimento per l’insieme delle azioni in favore delle risorse umane negli stati membri, in tutto il territorio europeo Per il periodo 2000-2006, l'Ob. 3 copre una larga gamma d’interventi miranti a: (…) la promozione dell’accesso al mercato del lavoro con una particolare attenzione a tutte le persone minacciate di esclusione sociale ; il consolidamento dell’impiegabilità grazie ai sistemi di istruzione e formazione continua ; la promozione delle misure per anticipare e facilitare l’adeguamento alle trasformazioni economiche e sociali La politica regionale dell’U.E.: le strategie :  La politica regionale dell’U.E.: le strategie L'aiuto finanziario proveniente dal FESR è destinato principalmente a: sostenere le PMI; promuovere gli investimenti produttivi; migliorare le infrastrutture; favorire lo sviluppo locale. L'obiettivo fondamentale dell’aiuto accordato dal FESR è quello di creare occupazione favorendo lo sviluppo competitivo e sostenibile.

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