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Carlo Pisacane - Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49

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Information about Carlo Pisacane - Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49
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Published on March 10, 2014

Author: movimentoirredentistaitaliano

Source: slideshare.net

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GUERRA COMBATTUTA IN ITALIA NEGLI ANNI 1848-49

3. TORICA DEL RISORGIMENTO ITALIANO Serie IV, N. 12 LICATA DA T. CASINI E V. FIORINI GUERRA COMBATTUTA IN ITALIA NEGLI ANNI 1848-49 NARRAZIONE CARLO PISACANE ripubblicala per cura del Prof. I^Viei Le MAIMO rivoluzioni materiali allorché l' popolare. --s^ "^ ROMA-MILANO SOCIETÀ EDITRICE DANTE ALIGHIERI DI ALBRIGHI, SEGATI & si compiono idea motrice è già divenuta C.

.^^;:vv L'Editore intende godere del privilegio accordato sulla proprietà letteraria. fi+oK T»;^

PREFAZIONE Le varie spiegazioni che dato ai anni, i fatti piti i diversi partiti questi di notevoli documenti rinvenuti, le conseguenze risultano da uno stretto e logico esame, condurre ad una certezza quale, se non è che possono osservazioni, nelle assoluta, è tale potersi confutare senza hanno due ultimi la almeno da non prima rinvenire altri do- cumenti ed altre prove che rischiarino alcuni punti coverti ancora dal velo del mistero. Il progresso mira ad agguagliare tutte ed a proclamare luzioni segnano campo La delle la i sovranità del dritto. Le rivo- punti trigonometrici umane le classi vasto sul vicende. tirannide opprime i popoli, e beata si delle sue usurpazioni, finché il i)rogres80 lento continuo delle idee comincia a richiamare zione di quelli sul peso delle gode proprie 1' ma atten- catene; e

6 siccome sono sempre ribadite dalla menzogna, lo umano spirito denza che attiene si causa alla ricalcitri prima idea o alla distrugge V antico, e su di esso tirannide, destinata a percorrere In tal modo avendo per il nuovo errore il nuova eleva si asintoto cloide del progresso continua despotismo, del Un poco curandosi di esaminarla. cre- medesimo il vero, ciclo. la ci- suo corso. Gli schiavi furono francati dalla formola della fratellanza evangelica, lo stato misero, ignoranza l' in cui vivevano, fece loro accettare tutte le cose predicate da uomini, d' i quali o videro la necessità ingannarli per loro salvezza, o erano essi desimi Ma illus:. non ragionare, educate le gli scaltri tosto le ed alleandosi con la forza, me- masse a credere e padroneggiarono, cattolicismo, il il pri- formarono la nuova tirannia vilegio ed il sostenuta dall'arma medesima che aveva abbat- trono, tuta F antica: la fede. Lutero cominciò a scrollare sostituendo all'autorità il libero nuovo il esame; del secolo decimottavo gli diedero quei filosofi, benché all' i filosofi crollo. Ma di vaste cognizioni, di acutis- simo ingegno e di animo cere il edifizio, forte, influenza della società dovettero soggiain cui vivevano, né poterono internarsi nel profondo delle loro dottrine. Essi misero in mostra l' impossibilità delle

massime evangeliche, sparsero e ridonarono all' uomo l' freno, ma ridicolo sulla fede libertà la Spezzarono impostura. rapito il che senza crearne uno novello. Il socialismo fondato sulP utile di ciascuno, e non già negazione ed il loro sensi. I loro cbe nebbia li lumi furono circondava, sbrigliato affatto. lissima E ramo aveva che mente e la lotta, della curva. la sotto i una società inegua- sulla compita ab- inviluppati dalla La al il vertice classe media potente rivoluzione, di mezzi, oppresse la libertà, nuova tirannide concorrenza; quindi di quest' altro cadde sull' V egoismo rimase e perciò ricostituì si non sacrifizio, aveva gli un ignobile così di man- popolo che cava di tutto. L' èra nuova verso cui passi ridurrà l' immensa vernativa alla sua piìi popolo non delegherà Il solo sostegno del blica. Il avviciniamo a gran putrida macchina go- e semplice piìi, espressione; né potere, governo sarà genio è destinato co' suoi lumi, 1' ci a 1' il né volere. opinione pub- servire il popolo ed ottenere non altro compenso che accettazione delle sue idee. L'Italia soggiacque alla rivoluzione dell' 89, e debolissima come era rimase pregia dei classe media, che avea quasi stata la supremazia, forti. La da per tutto acqui- restò in Italia sotto crudo despotismo. La nobiltà, che si il più trovò già in

8 parte assorbita troni, venne distrutta. famiglie, parte si dai avanzi di queste G-li rifugiarono nelle anticamere delle corti, parte si confusero con la classe media. I primi costituiscono, ove è corte italiana, la sedicente aristocrazia, legata al trono non già per grandi ma interessi, ignoranza per ed ignavia. La borghesia voleva tava la nazione, e da rappresen- esistere, essa uscirono lei cospi- filosofi, ratori e martiri. Costoro, oppressi dal despotismo, non ebbero campo gno, e furono e sono meno propugnatori i ed formole di uiciotto secoli fa, parole. Infine gresso, il ma di e predicano mezzo le il pro- antiche mas- Queste sterili veruno, parole, ridotte a preoccuparono delle fine la costituzione del- generare concetto inorpellate da belle poesia, rivoluzione proclamatori 89, già trasformata in tirannide. dottrine non poterono Essi interdetti. della mascherate con altre hanno predicato proponendo come sime del Vangelo, e come l' i V inge- spiegare come pensatori rimasero sangue, dell' 89, a sufficiente i cuori sensitivi forma della gioventù italiana, la quale in quelle mistiche declamazioni unicamente imparava 1' odio contro il passato, che in tutta la forza degli abusi era rias- sunto e rappresentato dai cospirare, e come governi. Si fecero a cospiratori spiegarono maggiore abilità di quello che non avevano mostrato come

9 filosofi. Ma tutti moti i meno Quindici, più o vasti, caddero il dap- tutti, poiché essi attaccavano la forma del e non già dopo iniziati in Italia despotismo despotismo medesimo. La parola de- il mocrazia, di cui si servavano, sonava per essi il regno della borghesia, la quale, benché oppressa politicamente, regnava per la costituzione sociale; quindi si trattava di transazione o di cambiamenti Ma d' individui. l' tirannelli d' Italia, protetti dal- i Austria, erano troppo forti perchè potessero es- sere abbattuti da muoicava alle un movimento quale non il co- si masse. Per tal guisa la classe media, che in Francia opprime ed avvilisce la nazione, in invece Italia diede nobilissime tanto ad ogni loro conato despotismo infieriva si contro di esso, masse, le tire il si vittoria più il ingordo; fortificava nei cuori l'odio non comprendevano quello che voleva, ma cominciavano a sen- bisogno di migliorare. La formola, rola di questo In- incominciava a passare nelle e quali forse dagli agitatori ogni diventava e quindi maggiormente e ad vittime. futuro non esisteva la ancora pa- nelle menti. L' Austria continuava a concentrare €d incurvava dendo veneti così un arco la reazione della intesero di sua di acciaio, non elasticità. I essere italiani stria volle che fossero tedeschi. il potere, i)reve- lombardo- appena La parola l' Au- nazio-

10 naUtà percorse da un estremo ed l' i altro all' bisogni materiali del popolo, cV Italia^ desiderii del- i ardente e poetica gioventù, furono espressi da Lo tale parola. la straniero fu additato da tutti causa di ogni male. Era poiché il Gre- Papa, dap- Lambruschini. Accorato accoglienza si amministrative. il nuovo Popolo e del con perdoni applausi, cercò accarezzarlo e piccole riforme X)rima allorché a eletto Conclave preferì la dappocaggine di Ma- Pontefice della fredda d' Italia successe Pio IX; stai all'astuzia di vago V in questo stato XVI gorio si come popolo Il dap- riuniva in piazza per applaudire, quindi riunì p^r chiedere, e Papa Mastai principiò suo malgrado ad essere travolto dal torrente che medesimo aveva disarginato. vedevano addensarsi Se gli ardenti essi dicevano, traducono in I la bufera e n' desiderii della quale forza erano tremanti. gioventù alleati coi bisogni fatti, egli lombardi ricchi italiana, della plebe, si tutelerà le nostre usurpazioni? Senza volerlo essi vedevano più in là del popolo stesso. L' usurpatore sente di difendersi, prima che dicarsi. In cerca di siero al 1' le bisogno usurpato pensi a ven- un rimedio Re Sabaudo, il rivolsero cui antiche il velleità penad- ditavano come ambizioso. Derisi dapprima da quel Re, ne ottennero i)oi vaghe promesse; forse per- chè riuscirono a persuaderlo dei vantaggi che prò-

11 metteva l' o perchè in tal guisa credè impresa, monarca allontanare dal suo trono minacciavano pensò di sviare che pericoli gli spiriti dall'azione, ed anche ; alimentan- una vana speranza. doli di Ottenute queste promesse, dell' italiana aristocrazia si gne, visitarono Roma la cosa più scaltre volpi le sparsero per le Koma- e Toscana, ordirono più va- sta rete in Lombardia, e né i gli altri principi d' Italia il da per tutto riuscirono, poteva succedere altrimenti; dappoiché non eravi concetto veruno nella mente del popolo, anzi i nalità suoi desiderii espressi nella non escludevano italiano. lia il Tutte il parola nazio- concorso di un principe le menti, tutte le speranze d'Ita- ed furono quindi rivolte verso Carlo Alberto suo esercito. In Lombardia i ricchi seppero bene approfittare della buona fede del questi quasi si poi^olo, gettò nelle loro braccia, e già uomini del nuovo potere si additava un sì che come Casati, un Borromeo, un Durini. Così gV italiani, unificati dall' odio divisi dal despotismo, che esso inspirava. di idee motrici, erano spinti al Mancanti moto dalla sione che esercitavano su di loro i erano tiranni. pres-

Teatro della guerra La cresta delle Alpi — ammasso di granito che surse primitivo oceano e spinse le sue discordi ed irre- dal cime ad golari altezze curvandosi in un sterminate, semicerchio che volge la sua concavità ad austro cresta degli più e efficaci Appennini micerchio il si diametro del se- diresse verso scilocco uno sviluppo Queste acque, correndo laghi, fine, — formano una che di circa al insormontabili, e sparse altre arrestate però in profondi d'onde sgorgano con più limpide onde; precipitandosi per le trac- Italia. mare, parte alimentate pe- rennemente dalle ghiacciaie delle Alpi, da ostacoli la meno Alpi, quindi a poca distanza dal cen- 1300 miglia, principale separazione delle acque in linea di —e surse con eruzioni depresse cime lungo delle tro incurvandosi, cia la — che altre, in- pendici dirupate e ripide degli Appennini, squarciarono il dorso dei monti nelle numerose vallate che costituiscono la tei'ra italiana, L' Italia può considerarsi divisa in due parti la continentale e la peninsulare. La prima comprende il bacino del Po ed il Veneto, e scarica tutte le sue acque :

14 nel golfo di Venezia. L' altra vieu divisa dagli Appen- due bacini del Tirreno nei nini e dell' Adriatico. La parte continentale dell' Italia è circoscritta in un semicerchio che ha la cresta delle Alpi per circonferenza; una linea che unisce le bocche del Varo come diametro, e Parma come centro. e dell' Isonzo Le Alpi, chiostra che la natura pose a difesa un da versano lia, lato le loro acque Noriche, le le si divìdono in vari gruppi. Le Giulie, formano e le Lepontiche Eetiche partendo da oriente, di questi gruppi, Po da quella del Dan ubio e del Reno da cui sorgono la Drava e la Mura, sotto Vienna, e sono 1' Europa, del Po mare ; al le quali tor- Monte Bianco che domina valle del Po da quella del Ro- Alpi Marittime dividono la valle le ma esse della semicirconferenza, tangente fin linea delle Giu- del dividono la dal Noriche, protendono si Graie e Cozie, fra cima Finalmente dano. la valle del le alpi ; come una seconda Le Alpi Pennino, reggia la canuta il primo nodo do- cui il minante è quello del Gottardo, e dividono lie. di fanno acquapendenza a più lon- Venezia, e dall' altro tani mari. Esse d'Ita- golfo nel e non seguono più si lo sviluppo volgono indentro, quasi Varo, fiumana che compie la frontiera verso Francia, e specchiano nel mare le loro falde, le quali comprendono sorgente la contea di Nizza. Bormida, ove sono cambiano tena che il si loro le cime più depresse nome snoda, Alla col di questo della gruppo, in quello di Appennini, e la ca- nome particolare di Appennino Ligure, sviluppa le sue giogaie in un arco che circonda il mar Ligustico, e versa le questo mare e acque in nel Po. Dalle Alpi si distaccano altezza e costruzione alpina delle catene ; ma siccome di monti, di le acque dei loro versanti corrono tutte nel golfo di Venezia, pren- dono il nome di Alpi interne o Prealpi. catena delle Prealpi è la Camonia, la La principale quale dalle sor-

15 genti dell' Adige protende verso mezzogiorno in varii si che vanno sempre depriaiendosi, e fasci di eccelse cime, prendono Le acque tano nomi i Tonale e Prealpi dì Stelvio, Tirolesi. versante orientale di questa catena del si get- nell'Adda, quelle dell'occidentale e nell'Adige, nell'Oglio e nel Chiesi, valli separate fra loro da cre- di queste creste è parallela l' Oribia, la quale corre in direzione la valle Val-Tellina, o frammezzo lasciando Retiche, Alpi alle La prima dalla catena Caraonia. ste che si distaccano dell'Adda, e dividendo dalla valle dell' Oglio, o Val-Camonica. Un la questa ramo altro biforcato divide la ValCaraonica da Val-Chiesi, aprendo nel suo mezzo le corso al Mella o Val-Trompia. Tutte il dall' Adda all'Isonzo, fauno che accompagnare e non Dora, alla dall'Adige Prealpi, catene delle altre dividere le loro acque, le quali si gettano nel golfo di Venezia e nel Po. Nel sistema sorge e il della montagne, dominate dal Monte-Viso, le fertili pianure del Piemonte di Po, che traversa Lombardia, catena delle Alpi si e raccolto, con corsi quasi glio, la il la : il Mincio. la Scrivia, la Al di là del Mincio, Tagliamento gettano le e Po il Dora, la Sesia, Chiesi ed Bormida, 1' acque parallelo ad esso perpendicolari, principali fiumi che riceve nistra sono quasi Appennini che circondano delle Alpi e degli I correndo alla getta nel golfo di Venezia dopo aver Isonzo, delle E il 1' acque dalla sua sponda Ticino, il si- Adda, l'O- 1' dalla destra Trebbia, le suo bacino. il : il Panaro ed Tanaro, il Reno. Adige, la Brenta, la Piave, sono Alpi le principali il fiumane che parte nel mare e parte nella laguna. Fra tutti lata è della questi fiumi l'Adige è quello la cui val- maggiore importanza militare. Esso sue fonti nelle Alpi Retiche e corre ha da occidente le ad oriente quasi parallelo al corso dell' Inn, che raccoglie le acque dell' altro versante. Bagna Prad, tagliando la

16 comunicazione che unisce la valle dell'Iun con quella dell' Adda e dirige verso mezzogiorno. si A Merano s'incurva Bagna Bolzano, ove ri- pel passo dello Stelvio. ceve dalla sponda sinistra apre la comu- Reinz che il nicazione fra la valle dell' Adige e quella della Drava. Scorre in seguito fra sponde depresse, e riceve dalla destra None, che unisce il la una strada xnano in sponde Da Trento sino a Verona, difende la forte chiude la comunicazione di scorre seguono le valli dell'Adda, menano a Lecco, a Bergamo, a tanza strategica di è padroni dell' alto Caldiero, che Legnago, dell' Oglio, del Chiesi, Brescia. Ma V impor- ogniqualvolta le taglia si tutte trasversal- Due comunicazioni discendono lungo mente. impa- s' Le comunicazioni esse è distrutta Adige che riceve traversa le paludi di Ar- getta nel mare. si fra quasi Verona a Vicenza, e quindi, dopo aver bagnato luda anch'esso e le quali onde stretto correndo poi posizione di che dalla sinistra l'Alpone, cole, 0- dell' d' rotabile, per la valle della Sarca, mette in Val-Sabia, o Val-Chiesi. dirupate sua valle con quella Quindi bagna Trento, glio pel passo del Tonale. destra la una segue la cresta dei monti, passa per la Corona, fra monte Baldo e monte Maguone che la separano dal lago di Garda e dal fiume, quindi si svi- dell' Adige: 1' luppa nella valle del Tasso, influente è dominata fiume, e, dall' altipiano di Rivoli. dell' Adige, ed il lago ed gue il fiume. il paese Dietro di Rivoli le due comu- si uniscono e raggiungono la strada che uni- Verona e Peschiera. Finalmente un' altra strada se- nicazioni sce il giunta ad Incanale, monta con una rampa sullo stesso altipiano di Rivoli, chiave però di tutto fra ivi L' altra costeggia la sinistra dell' Adige ed unisce Trento a Verona. la Sarca, la quale si apre una Dal monte Tonale sorge selvaggia vallata attraverso le Prealpi Tirolesi; giunta a Riva nome si spande nel lago di Garda, di Mincio. I da cui esce col monti, dopo aver circondato il lago.

17 accompagnano Mincio con il una le loro ultime ondulazioni, molto avanti formano un saliente le quali spingendosi linea parallela al Po, che traccia Questo sa- parte montuosa dell' Italia continentale. la domina tutta Chiesi, 1' Adige ed la liente Sona, Sommacampagna fra Sulla sinistra Po. il compresa del pianura e Custoza sono di piede di tutta il le basso il Mincio, cime domile ultime nanti del saliente che vanno a perdersi con ondulazioni a Feniletto e Fenilone. Sulla sponda destra i punti dominanti sono Castiglione, Cavriana e Volta, e vanno perdendosi sino a Groito. Questi monti, questo lago, questi fiumi, e le quattro piazze forti di Peschiera, Mantova, Verona e Legnago, formano compreso fra l' Adige ed Chiesi il d'armi, o campo trincerato, chiave una del terreno vasta piazza dell'intero bacino del Po. Le due strade, 1' una che dall' Adige mena al Chiesi partendo da Verona e passando per Peschiera e Desanzano, e 1' ciano coi quadrate, terà dalla altra che passa per Legnago due fiumi un quadrilatero e Mantova, di circa trac- 360 miglia si è sempre disputato e si dispuGermania (salvo casi eccezionali) il possesso nel quale Questo quadrilatero è internumerose comunicazioni, che parte traversano dell' Italia settentrionale. secato da la pianura, parte le alture. Esse tagliano il Mincio a Monzambano, Bozzolo e Goito, che dalla sponda destra dominano la sinistra ed a Salionzo e Valeggio, che dalla sinistra dominano la destra. Le colline le quali formano il detto saliente, di cui il Mincio può dirsi la j capitale, difendono immediatamente, o con una posizione di fianco, tutte queste comunicazioni che traversano il quadrilatero. Se consideriamo la sola vallata del come la ma teatro della guerra, allora due prima volta urtarsi in una Po ed eserciti direzione il Veneto possono qualunque; nel seguito delle loro operazioni essi dovranno as- Guerra combattuta in Italia. 2

18 solutamente stabilire loro basi l'uiia le ad oriente, tra ad occidente, ed operare secondo la Po. Un dell' Oglio e del Chiesi 5 all' Ad dell' Ad» da occidente, giunto esercito che parte è minacciato di esser girato per valli le 1' direzione quindi per mantenersi in t posizione, o spingere avanti le masse, bisogna che cupi con un corpo considerevole l'alto Adige; salv< caso in cui dall' si abbia che la certezza Un (come nel 1848). di forze tale il man nemico esercito sposti Adige, per arrestare strategicamente la marcia toriosa del nemico, bisogna che passi ultime operazioni difensive saranno Scrivia, che unisce Alessandria a Un nella le gato della Scrivia, sue comunicazioni. Se tale ad un valle f d« occidente r senza esser padrone di Al la Sesia sandria e della valle rebbe le Genova. esercito operante da oriente ad può oltrepassare Po; e il movimento altrimenti esp esercito obi retrogrado, è strategicame bisogna che retroceda sino a Cremona; quindi trov sull'Adige una valida posizione difensiva; ma spost da questo fiume, esso potrà essere girato per le vi del Rienz e della Drava; e però, se gli sta incontro nemico molto superiore, bisogna che passi le Alpi, poi consideriamo allora diverse come sono teatro della guerra le 1' Italia tut combinazioni che offre la i topografia. Le Alpi come una muraglia di granito la cingoi il Po forma la seconda barriera e dietro di esse la < natura pose a difesa della penisola. L' importanza militare da che cili la civilizzazione le passi. sibili, delle Alpi è molto La stagione invernale ma, liquefatte scem traversò con numerosi e le nevi, li rende quasi inacc un' armata non incontr grandi ostacoli per valicarli. Egli è vero che tutti qui passi offrono delle posizioni in cui a difesa potrà tener testa ad un una truppa nemico pai molto sn

19 ma riore, è cosa ben tanti passi sceglierà diflScile il 1' quale dei accertarsi nemico; difenderli sarebbe tutti disegno rovinoso affatto. Supponiamo cisi all' la Svizzera neutrale e gì' italiani offensiva. L' invasione straniera sarà Bolo da occidente ed oriente; nel primo caso bisognerà passare le Alpi ed occupare Montmeillan nella dell' Iser, sercito. guardando In tal municazioni di de- possibile modo il Varo con un gì' italiani vallata corpo d' forte minaccerebbero nu nemico che tentasse attuare sione senza dar battaglia. Nel secondo caso spiegarsi sulla Drava, fra Willach e e- le co1' inva- bisognerà Klagenfurth, pa- droneggiando V alto Adige con un considerevole corpo d' esercito. Se poi venisse adottata la difensiva, allora la parte occidentale si difenderebbe concentrando forze a le Torino, d' onde moverebbesi incontro al nemico appena luogo del suo passaggio, mentre un corpo conosciuto il d' esercito difenderà la valle della Bormida fra Carcaro e Dego, onde arrestare e dar tempo a il nemico che girasse tutte le forze di accorrere. trazione delle forze, per da difendersi un' invasione dalla parte orientale, deve operarsi nella valle dige, il Alpi le La concendell'A- grosso delle forzo in Verona, ed un corpo d' e- sercito nell'Adige superiore. Dando poi al teatro della guerra il suo pieno svi luppo, supponendo l'invasione possibile per tutto bono essere i il giro Milano e Verona deb- delle Alpi, in tal caso Torino, quartier generali di tre eserciti, che deb- bono tenersi pronti ad nemico più vicino. operare concentricamente sul L' Italia peninsulare è divisa dagli Appennini in due dell'Adriatico e del Tirreno, in ognuno dei una lunga comunicazione longitudinale mena sino bacini: quali al fondo delle Calabrie. Esse varie strade trasversali che sono aprono unite fra la loro da comunicazione

18 solutamente stabilire le loro basi l'una ad oriente, tra ad occidente, ed operare secondo la Un Po. esercito che parte da occidente, giunto è minacciato di esser girato dell' per valli le l'al- direzione del all' Adige dell' Adda, Oglio e del Chiesi; quindi per mantenersi in tale posizione, o spingere avanti le masse, bisogna che oc- cupi con un corpo considerevole l'alto Adige; salvo caso in cui abbia la certezza che Un (come nel 1848). di forze dall' si tale il esercito spostato Adige, per arrestare strategicamente la marcia toriosa del nemico, bisogna che passi ultime operazioni difensive saranno Po; e il nella il manchi nemico vit- sue le valle della Scrivia, che unisce Alessandria a Un può oltrepassare le della Scrivia, sue comunicazioni. Se tale ad un non senza esser padrone di Ales- la Sesia sandria e della valle rebbe gato Genova. da oriente ad occidente esercito operante movimento altrimenti espor- esercito obbli- retrogrado, è strategicamente bisogna che retroceda sino a Cremona; quindi troverà sull'Adige una valida posizione difensiva; ma spostato da questo fiume, esso potrà essere girato per le valli del Eienz e della Drava; e però, se gli sta incontro un nemico molto superiore, bisogna che passi poi consideriamo allora diverse come sono teatro della guerra le 1' le Alpi. Se Italia tutta, combinazioni che offre la sua topografia. Le Alpi come una muraglia di granito la cingono, il Po forma la seconda barriera che e dietro di esse la natura pose a difesa della penisola. L' importanza militare da che cili passi. sibili, delle Alpi è molto la civilizzazione le traversò La stagione invernale ma, liquefatte le nevi, li scemata con numerosi e fa- rende quasi inacces- un' armata non incontrerà grandi ostacoli per valicarli. Egli è vero che tutti questi passi ofl'rono delle posizioni in cui a difesa potrà tener testa ad un una truppa nemico parata molto sape-

19 ma riore, è cosa ben tanti passi sceglierà difficile il 1' quale dei accertarsi nemico; difenderli tutti sarebbe disegno rovinoso affatto. Supponiamo all' cisi Bolo la Svizzera neutrale e gì' italiani offensiva. L' invasione straniera sarà de- possibile da occidente ed oriente; nel primo caso bisognerà passare sercito. Alpi ed occupare Moutmeillan nella le dell' Iser, guardando modo In tal municazioni di il Varo con un gì' italiani forte minaccerebbero un nemico che tentasse attuare sione senza dar battaglia. Nel secondo caso spiegarsi sulla Drava, fra Willach e droneggiando 1' vallata corpo d' alto e- le co1' inva- bisognerà Klagenfurth, pa- Adige con un considerevole corpo d' esercito. Se poi venisse adottata la difensiva, allora la parte occidentale si difenderebbe concentrando forze a le Torino, d' onde moverebbesi incontro al nemico appena conosciuto il luogo del suo passaggio, mentre un corpo Bormida fra Carcaro onde arrestare il nemico che girasse le Alpi dar tempo a tutte le forze di accorrere. La concen- d' esercito difenderà la valle della e Dego, e trazione delle forze, per da difendersi un' invasione dalla parte orientale, deve operarsi nella ralle dige, il dell'A- grosso delle forze in Verona, ed un corpo d' e- sercito nell'Adige superiore. Dando poi al luppo, supponendo teatro della guerra l' il suo pieno svi invasione possibile per tutto il giro Milano e Verona deb- delle Alpi, in tal caso Torino, bono essere i quartier generali bono tenersi pronti ad operare nemico più vicino. di tre eserciti, che deb- concentricamente sul L' Italia peninsulare è divisa dagli Appennini in due dell'Adriatico e del Tirreno, in ognuno dei una lunga comunicazione longitudinale mena sino bacini: quali al fondo delle Calabrie. Esse varie strade trasversali cìie sono aprono unite fra la loro da comunicazione

22 Spostato l'esercito anche da questa base, il suo «tato uon dovrà certamente essere troppo florido quindi con; tinuando la sua difesa sul Sile, per poi ritirarsi Calabrie, la sua distruzione sarebbe inevitabile; ché nelle Calabrie al il fronte strategico, fronte manovra, l'obbligherebbe diretto di un nemico Epperò in questo tito se non quello raccogliere tutte baldanzoso nelle dappoi- ristretto quasi a sostenere l'urto per tante vittorie. estremo periglio non avvi altro pardi le formarsi risorse che sul rialto Irpino, ivi potrebbero ottenersi dalle Puglie e dalle Calabrie, e quindi riprendere un'ardita offensiva pel bacino dell' Adriatico.

insurrezionali (Iloti liif*iirrezioiie in Keggio e Messina (29 agosto 1847) — Solleva- — Reggimento costi«ione della Sicilia (12 gennaio 1848) Sollevazione del Lombardo- Veneto tn/ionale in Italia — (18 marzo). Le cagioni narrate facevano fremere Alpi al Lilibeo, ed il Il solo Italia strappava suo frenaere continue concessioni. cipi 1' Borbone dalle ai prin- di Napoli era il più saldo, e si mostrava avverso a qualunque miglioramento, asserendo che le leggi delle Due Sicilie erano tanto superiori a quelle delle altre parti d' Italia, che nulla vi era a riformare. Egli parlava il sistema del governo, più dura nide, noto in Italia, anzi in delle Europa, frutto egregio scrittore, dipinse a vivi colori delle popolazioni siciliane. L'autore deva con i Sicilie, penna misero di stato esso di pochi versi che riportiamo, libretto Due della il tiran- la un più profonda era la corruzione; ed avente per titolo Protesta del popolo ap- pienamente sentiva si ma vero, il punto perchè queste leggi non favorivano i conchiu- quali pongono a nudo le scelleraggini di quel governo. « Chi non è ti-a gli oppressori, si sente da ogni parte « schiacciato dal i)e8o della tirannia di mille ribaldi, e « la pace, la libertà, la sostanza, la vita degli uomini

. 24 dipeudono dal capriccio, non dico « onesti, « cipe o di un Ministro, « una baldracca, d'una ma di ogni del Priu- impiegatello, di d'un birro, d'un gesuita, spia, un prete » Domenico Komeo, di Calabria, uomo di mente e di azione, avea ordito una vasta congiura, la quale si esten« d' deva quasi per tutto iniziò moto il comune S. di rono giate la resa ad un castello, ed le autorità esempio 1' nel quale presidio. il poca guarnigione depositò Gerace seguì arresti. le Da erano si rifu- castello fu reso, la Il ed armi, le comune il di Reggio. di Intanto nel tempo medesimo Palermo si marciarono su Reggio, ed intima- liberali i 1847 29 agosto Il Viva V Italia, e nel piccolo Stefano sventolò la bandiera italiana. S. Stefano regno. il col grido di il governo scovriva in Ala della cospirazione, e vi faceva numerosi Questo produsse cambiò scoraggiamento, e lo spirito di varii corpi militari iniziati in essa. L' insur- rezione simultanea mancò, e la sola Messina rispose al moto delle Calabrie. Il l** settembre una vani generosi percorse la città gridando IX; ebbe Viva Pio con varii scontri mano di gio- Viva Vltalia, le pattuglie, e, non secondata, fu dispersa. Il Re, avuto contezza del movimento di Reggio, vi spedì due fregate a vapore con due battaglioni e quattro montagna; pezzi da tembre in quella questa era dì Pizzo. I Reggio, già liberali, si le due fregate comparvero rada, mentre sbarcata una parte a forza cannoneggiata Paola e parte vedendo impossibile il 1' movimento. I due vapori, dopo dispersero. le aver inoffensiva città, sbarcarono la truppa, movimento Domenico Romeo dopo aver atteso invano si a' sostenersi a il che senza ostacolo prese possesso di Reggio. montagne, 5 set- ritirarono nell' interno per unirsi agli altri e per spandere vincie, il doppia di il guardie urbane I liberali, delle altre Prosi nascose nelle lo scoprirono, 1' attacca-

25 rono, e nel contìitto rimase morto. Gli venne recisa dai ed un parente regi la testa, di lui fu costretto a gher- mirla pe' capelli e mostrarla grondante di sangue agli Milletrecento Seminara. abitatori di arrestati, sessanta condannati, questi nove uccisi capitale, e di viati all' ergastolo. italiane, Non ed vi è Le Calabrie davano Borbone versava il luogo, sul il dubbio alcuno, che le popolo il ove peggio che comportano Borbone. che naturale era fosse iniziato dal popolo siciliano, lia, gli il più oppresso ed albertisti tive il spandevano pena gli altri in- prime vittime cruda e gli stranieri si alla primo sangue. Sicilie soffre in Italia la piìi Quindi furono cittadini ventuno di cui il delle bassa il i Due tirannia, satelliti del moto italiano più ardente d'Ita- più lontano dal centro d'onde le moderate loro e pallia- fila. In Palermo il popolo non cessava mai dal domandare concessioni al governo, e dal reclamare la costituzione da Casa Borbone. Ma il generale Vial non rispondeva se non con atti di violenza a tale domanda. Allora un proclama apparve in cui il popolo del 12, giurata minacciava di sollevarsi all' alba del giorno 12 gennaio, non vedeva per quell' epoca esaudite le sue brame. sordo, ed il 12 i palermitani corsero Il governo fu alle armi. La sera la truppa fu costretta a sgombrare da molti luoghi. Il luogotenente generale Majo ed il Vial si ritirarono nel Palazzo Reale ed in S. Giacomo, con un reggimento della guardia, un reggimento di linea se ed un reggimento di dragoni. Un'altra bi'igata di fanteria si ritirò ai Quattro Venti. conservati dalla truppa, come Varii altri edilìzi erano 1' Ospedale Civico, viziato e S. Elisabetta. Il giorno 14 comitati per dirigere il popolo e si il No- formarono alcuni prendere le redini

26 governo durante l'insnrrezione. Nel giorno medesimo un distaccann'nto di regi che presidiava Monreale, pic- del colo villaggio vicino a Palermo, fu disarmato. avvenne ad un una mano Il popolo armato corse di Lo Re faceva immediatamente stesso d'onde altro distaccamento alla Bagheria, aiuto di Palermo. in partire dieci fregate a va- pore, sulle quali imbarcò una divisione forte di 5 a 6000 uomini, comandata dal generale Desauget. Questa divisione la sera del 15 sbarcò e prese posizione ai Quattro Venti, riunendosi con già vi si popolo, 1' altra brigata Lo vi era. Castellammare principiò 19 il stesso giorno (15) ; ma governativo in Pale'-mo la sua protesta deporrà le forte di corpo con- il rimase senza diresse al comitato si onde conoscer© popolo, e n' ebbe la seguente risposta « il bombardamento, gettando una il generale Majo intanto Il munizioni con viveri e ogni 5 minuti. Contro tale misura solare protestò effetto. : desiderii del i « 11 popolo non armi, né cesserà le ostilità, se non quando riunita in « la Sicilia, tempi Palermo in generale la costituzione parlamento, che da molti secoli « adatterà < ha posseduto, che sotto « tagua fu « 11 dicembre 1816 fu implicitamente confermata ai riformata il 1' Le scaramucce continuavano giornalmente si Gran Bre- influenza della 1812, e che col decreto degli non conducevano a verun Tali trattative polo il limitò solamente ad aprirsi le comunicazioni si truppa che bomba che trovava. Desauget non volle infierire contro col palazzo reale, e soccorrere la fanteria di rese padrone del Noviziato, il j il ». risultato. 23 25 prese il le po- due posizioni dell' Ospedale Civico e di S. Elisabetta, d' onde il palazzo reale ad essere bersagliato dalla una batteria costruita sul baluardo di cominciò raoschetteria e da Porta Montalto. Il tenente generale Majo, dopo aver riunito in un consiglio di guerra tutti i generali, verbale, dal quale risultava che la stese un processo mancanza di viveri

27 ed e mmiizioui, lo periore famiglie ed senza I ritirarsi, confidare di incliiodati, morale del soldato alìatto avvilito, il costriusero a i i uu generosità del che rimanevano. feriti ed soffr'.ie incaricando alla occuparono immediatamente uso in occupava ancora nella dai sgombrato da per tutto, tutta la 27 Desauget ; ma difendeva. truppa avea la avea pei-duto le spe- il fermento die popolazione del regno. ma- si giorno Il senza mo- d' imbarcarsi chiese al popolo il lo città, Re il ranze d' inviare rinforzi, atteso lestia palazzo fu presa padrone della popolo era Borbone il dopo una ostinata rewgendarmi. Il secondo dopo molle La prima operata luogo il del fonderia ed città la combattere di un battaglione che nifestava in non cannoni, evi raccol- i La truppa sero delle munizioni da guerra. II le cannoni furono I regi diedero le spalle al palazzo, palermitani stenza popolo gravi danni durante la ritirata. abbandonato, ripristinarono delle finanze. su- officiale comitato rispondeva che quelle medesime truppe potendo rovesciarsi sulle altre parti della o su Napoli, per combattere il Sicilia, popolo, con cui i Sici- liani avevano causa comune, non potevano permettergli impunemente V imbarco senza certe condizioni che aves- sero compensato questi mali, cioè 1° stati le Rendere i dieci siciliani che : il 10 gennaio erano imprigionati per semplice sospetto. 2° Consegnare prigioni per custodire i condannati, e bertà quelli che ingiustamente vi si porre in trovavano. 3° li- La resa del castello. e Desauget rispose non poter accettare questi patti, dopo avere aperte le prigioni diede le spalle alla città. La truppa era in completo disordine per un villaggio detto Bocca di Falco^ bandonarono al corsero alle armi, Dopo saccheggio tre giorni di li ; ma attaccarono quei e li i : passando soldati prodi si ab- abitanti sbaragliarono. penosa e disordinata marcia, la truppa

28 s' imbarcò yalli, alla riva di Solanto, d'uomini, gliaia quattro avendo perduto varie mi- pezzi di artiglieria ed i ca- che furono costretti di uccidere sulla spiaggia. In Messina, oltre la guarnigione della cittadella, vi mobile comandata dal generale Nun- era una colonna ziante, che giorno 25 fece il pompa in una rivista delle sue forze, sperando incutere timore alla popolazione. Ma il misura inasprì maggiormente tale popolo, dapprima, silenzioso minacce e di scherno nel momento che Borbone lunque Nunziante cessò di esistere. ostilità, Sicilia gli affari al Da quel caserme. trava nelle la giorno si animi, ed gli proi-uppe gridi di in truppa rienautorità 1' del astenne da qua- dappoiché conosceva che Napoli ed in in volgevano a mal partito pei regi, e sino 29 ebbe luogo una sola scaramuccia fra ciuqus gen- darmi che che il ritiravano nella cittadella ed si forte Real Basso tirò qualche popolo, al il cannonata sulla città. Innanzi al piano di Terranova, attiguo alla cittadella, mettono capo due strade 1' una (strada d' Austria) che direttamente mena al duomo, l' altra (della Marina) : clie costeggia avanzati su porto. I regi aveano piazzato il due queste rale Nunziante, seguito nella strada d' Austria, strade. da molti Il due posti giorno 29 officiali, il gene- erasi inoltrato spettatore dell' esaltazione po- polare e del bello spettacolo che presentava quella contrada, essendone numero di i balconi parati a festa, d'onde un gran donne bandiere e nastri sventolavano gridando Viva Pio IX, colori, trovavano un' eco fragorosa fra Viva il la tri- GosUtusione, e popolo riunito nella strada. In questo mentre armati di verso il fucili piano posto dei regi, dendo le al loro strade di per la di cittadini strada della Marina Terranova, e fece fuoco sul piccolo sbarrando che fuoco una numerosa mano avanzò si li il cammino respinse. Allora essi e rispon- traversando interne irruppero in quella d' Austria, e co-

29 rainciarono traverso rare fuoco contro una compagnia piazzata at- il strada. la due pezzi di polo, nel tempo bombe stesso La grande Ospedale, estremo all' fece notte mise fine città che abbandonò piano il quale rimase di comando il Terranova e si I solo posto del che fu attaccato e preso al varie combattere. al il 30. Nunziante fu richiamato in Napoli, ed Cardamone, po- sul gettò cittadella la clie riti- strada della cominciò a trarre artiglieria e sulla città. Nunziante generale livellò non conservarono nella regi il Il compagnia, la dal popolo il generale delle truppe, restrinse nella sola cittadella. Catania agitava sordamente, e varie zuffe ebbero si luogo fra soldati e cittadini. Palermo fregiata del 25 giunse Il vessillo tricolore. Il la corriera di popolo, elettriz- zato a quella vista, percorse festoso la città. si ritirarono nel castello, Collegio dei Nobili mani popolo il trucidò tutti ed assalì soldati i eguale subirono i i il Le truppe rimanendo una compagnia al gendarmi alle carceri. Il docollegio, lo che lo gendarmi. ritirata la truppa, si rese mise a fiamme e difendevano. Una sorte dove ei'asi forte Ursiui, Il dopo diciannove giorni di blocco. In Trapani la popolazione fremeva alle novelle rice- vuto da Palermo, e faceva grandi affatto. banda i più grandi sforzi ed i più onde procurarsi le armi di cui mancava Mentre era in tale stato di agitazione, una sacrifizi di armati cittadini, comandati da un trapanese, che avea combattuto a Palermo, giunse per soccorrere la città. li assalì, risultato I regi ma decisivo. lasciati dalla diatamente 1' castello fu ritirarono nel forte, ove Ripristinati in uso il popolo alcuni cannoni truppa e malamente inchiodati, a trarre conti'o il si privo di artiglierie non potè ottenere alcun il forte, la cui offerta di cedere, e sgombro si cominciò guarnigione fece imme- dopo brevi trattative e consegnato ai cittadini.

30 Mentre popolo il siciliano era a scuotere 1' Borbone, popolo napolitano il una mano Salerno, spiegando di nel montare a parecchie paura la fregiata dei Viva Nuovo castello, ed l' fu ben che il d' innanzi bastò popolo. Statella Il prece- li Toledo al grido grido d' allarme partito dal castello in di la soldatesca alle armi. primo, seguito da nn picchetto campo esteso e fluttuante parava Il che vessillo strada mosse incontro si despota. del presto ripetuto tamburo chiamò il generale Statella fu di ussari, vilissimo percorrere la Costituzione. la Castello Il e Sicilia, 10 del mattino, numerosa gioventù le colori dell' italiano fece a si animo nell' 27 gennaio, verso di Questa circostanza, migliaia. erano ridotte in uno stato miserissimo, accreb- le quali deva, contado il Napoli delle sconfitte truppe della arrivo in bero percorse Le simpatie che da per lo fecero ben presto am- tutto trovò questo drappello, 1' il Cilento, provincia di generosi italiano. vessillo il Europa in limitava alle dimostra- si Solamente disarmate. zioni primo il giogo ed a colpire di terrore ignobile di alla turba ; ma gli si per mostrargli la possanza del dal Be, che, circondato dai salì quel- 20 mila teste che figli e dal servidorame, pallido ed esterrefatto, attendeva la sua sentenza. generale lo consigliò ad accordare la chiesta Il costituzione, dappoiché sultato se la Queste Etna il proclamata popolo giulivo esplosioni e del il si popolari 29 fu quel essendo si mai interesse il lo Stato giorno il la costituzione. pro- piano dei dot- popolo. mire che il Ed Pie- più avanzato d' Italia nelle istituzioni liberali, Carlo Alberto fu costretto dare ri- così loro scopo adagio essere prevenuti dal vitale per le loro mostrasse il E partite dalle falde del- Vesuvio sconcertarono adagio, e senza stato disperse. che speravano raggiungere trinari, monte non sicuro sarebbe tentata la sorte delle armi. fosse costituzione messa, ed l' si ad accor- Quasi nel medesimo giorno anche

31 il Granduca e Papa accettavauo il piincipio costitu- il zionale. I loro con un salto a pie dottrioari malgrado ad un punto a cui pari si trovaiono credevano giun- essi gere dopo lunghi andirivieni, e die estimavano come sommo il un popolo possa pretendere. delle franchigie che * Tutte vicende in queste Italia, la proclamazione Francia avevano addensata una tem della repubblica in pesta suir orizzonte politico del Lombardo-Veneto, che Radetzky dal cauto suo aveva a tutto potere provocata. L' esercito che esso capitanava si componeva di due corpi d' armata, di cui l'altro rale Veneto. il Il l'* Wallmoden ed era uno occupava la Lombardia e corpo era comandato dal gene- forte di 28 battaglioni, 20 squa- droni, 60 bocche da fuoco. Il 2" corpo, forte di 29 bat- 16 squadroni, 48 bocche da fuoco, era coman- taglioni, dato dal generale un assieme di L' esercito tutto formava D' Aspre. 70 a 75,000 uomini, di cui 5 a 6000 ca- valieri, e circa 108 bocche da fuoco. Radetzky aveva domandato un rinforzo, e si era ordinata perciò la formazione di un corpo di riserva a Udine, ed i reggimenti che dovevano formarlo erano già in marcia. Il sospetto che inspiravano avea costretto brigate, il 1' il una comandata confine del Piemonte, occupava i il popoli piemontese e svizzero maresciallo a distaccare ai confini due confine 1' dal generale Maurer occupava altra dal generale Strassoldo svizzero. Tutto esercito poi era 1' sparso nei diversi presidii delle numerose città del bardo-Veneto ; le forze maggiori si Lom- trovavano a Mi- lano (10 a 12,000) uomini, a Venezia (7 a 8000), ed a Padova, quartiere generale del secondo corpo (6000). In Milano era preside il Casati, nullità dell' aristocrazia lombarda. una La delle più nulle sera del 17 marzo

32 1' insurrezione si seppe di Vienna, e lo scoppio della tempesta divenne inevitabile. La mattina del 18 marzo il preside Casati, accompagnato, anzi trascinato da buona mano condotto dal di popolo, fu vicepresidente O'Don- domandare concessioni. Giunta governativo, un colpo di fucile partì nel a gheresi di guardia. guardia e la A questo disarma, sale il la folla al palazzo dai granatieri un- popolo dal si precipita sulla vicepresidente, lo co- stringe ad ordinare l'armamento della guardia nazionale, 1' abolizione della polizia, lasciandone le attribuzioni al mimicipio, e lo conduce prigione. Intanto vessillo ita- il liano sventolava per la città. Kadetzky, da lungo desideroso tosto a cominciare dal un potere d' afferrare castello illimitato, le ostilità. Il tiro tre, alle e diede principio convoglio di popolo che scortava di tempo dispose si allarme partì alla lotta. Il Casati e O'Donnel, il giunto alla strada del monte, fu ricevuto da improvvisa scarica e costretto a riparare nell' attigua casa Vidi serti, che la notte, insaputa del nemico, fu quasi all' tier generale dell' i)i8urrezione, tadini si incontravano. ove soldati e milanesi città maresciallo fece ritirare nel castello Il tutte le famiglie degli ove trovavasi, militare, impiegati si ; dalla e tanto precipitosamente, nare casse diverse con due milioni di cancelleria medesimo ritirò egli stato maggiore, le cit- ridusse solo a continue e parziali scaramucce, impegnate dappertutto nella s' quar- il che dalla parte dei col suo da abbando- delle pubbliche amministrazioni lire. Quindi cercò concentrare forze e stabilire le comunicazioni fra i le sue varii posti oc<;u- pati in città. Il tieri generale Rath marciò con un battaglione di granasulla piazza del guarnì di Itrigata tirolesi le Duomo, 1' occupò militarmente e aguglie del magnifico ediflzio. Una comandata dal generale Wohlgemuth occupò il palazzo governativo e le strade adiacenti. I palazzi della giustizia, del tesoro, del genio militare, molte caserme.

33 tutti Alle polizia erano nelle di nflìci gli sei della sera mani della truppa. un distaccamento marciò per attaccare il Broletto: gli zappatori tentarono inutilmente abbatterne furono quasi tutti uccisi dai cittadini appo- la porta, essi stati nel all' mal palazzo, e siccome la località uso del cannone, gli austriaci si prestava sfondarono una bottega un pezzo d'artiglieria, che atterrò ore, quando i cittadini ebbero consumate le poche munizioni, la truppa occupò il palazzo. Radetzky credeva con tale impresa impadronirsi di un supposto comitato, anima del movimento. Ma e vi posero al coperto la porta, e dopo due questo comitato non esisteva che nell'immaginazione del Con maresciallo. la presa del Broletto 50 giovani cero prigionieri circa devano, e parecchi che gli imperiali fe- distinti che lo difen- stavano senz'armi. La tarda vi accompagnata da una pioggia dirotta, pose fine al Il podestà col conte O'Donnel si trovavano notte, combattere. in casa Vidiserti, l'ultima troppo accessibile, perchè dietro sito barricata e facile ad accerchiarsi, e perciò la medesima fu trasportato nella casa del conte Carlo Taverna in isola più vasta, la quale fu circondata immediatamente da barricate e guardata dai cittadini. notte spuntar Allo dell' si prestavano nare i zioni, del secondo alba austriaci spazzavano col giorno (19), all'infilata, e cercavano diversi posti, conservare con di approvvigio- essi le comunica- ed interrompere quelle degli insorti, che tevano nei diversi gli cannone tutte quelle strade che quartieri della città senza si bat- scopo prefisso e senza insieme. All'alba del terzo aveva cambiato Gli austriaci giorno (20) la posizione delle nulla d'importante due parti belligeranti. non sapevano ove rivolgere i loro sforzi, mancanza d' insieme nelle operazioni giacché quella del popolo non presentava alcun obl)ietto importante. Dall'altra parte l'autorità municipale, costretta a pren- dere una certa attitudine Guerra combattuta in Italia. governativa, non faceva 3

34 altro che cbiainare a parte de' suoi pericoli alcuni cit- dava tadini, ai quali del Municipio. Il dei gendarmi, ed emanava 1' innocente Casati, al terzo di collaboratori rifiutato l'adesione giorno di lotta con l'Austria, seguente ordinanza la nome dopo aver : LA CONGREGAZIONE MUNICIPALE DELLA CITTÀ DI MILANO. « 20 marzo 1848, ore 8 ani. Considerando che per l'improvvisa assenza dell'au- « politica viene di fatto ad « torità « il « verno, col quale « cizio della polizia, « mamento decreto 18 corrente della della attribuisce si aver pieno effetto Vicepresidenza al del go- Municipio l'eser- non che quello che permette l'ar- Guardia Civica a tutela del buon or- « dine e difesa degli abitanti, « il « dottore G. Grasselli, aggiunto, assunti a collaboratori « del Municipio « Lecchi, Alessandro Porro, « cato s' incarica della signor delegato Bellati, e in sua mancanza I il conte Francesco Borgia, Anselmo Guerrieri Enrico polizia il signor generale il Guicciardi, avvo- e conte Giuseppe Burini ». giovani colà presenti, finalmente, cominciavano a stancarsi dell' inazione degli uomini dovessero dirigere un consiglio il di guerra, movimento ; quali i si epperciò credeva si composto quasi a caso formò dei cit- tadini Carlo Cattaneo, Giulio Terzaghi, Giorgio Clerici ed Enrico Cernuschi. Questo consiglio tinente i suoi atti Italia una direzione ed un insieme varii posti occupati chiati. Si cercò di dal alle mosse nemico nella aprirsi le città si del popolo. I furono acceri di- nemico. In del istanti le truppe, già quasi isolate della città, imman- comunicazioni con versi quartieri ed interrompere quelle pochi intestò Libera, e principiò a dare nell'interno videro costrette a sgombrarla precipito-

35 saraente. Molti lamentario caddero officiali presentò si purché Tale dimanda bastava per si l' era guerra Milano era ricusato, fece proporre per siglio di le fin mani nemico. l' del inchiesta, e senza nome Radetzky per seguirono senza le Il a radunarle costretto nel i stati, nelle ed ma- il castello, spie- dal castello venivano sempre bastioni. giorno 21 queste due brigate rombo del cancampane e gli aereo- più incalzate verso le mura. Intanto none, con- in poi truppe au- le posto, due brigate Wohlgemnth e Clam lungo tutti di tre il D'allora interruzione, striache furono scacciate di posto in gando tempo acquistar mezzo dei consoli una tregua Municipio novamente accoglieva e il resciallo fu del con- da quel giorno perduta. guerra novamente rifiutava. ostilità la città l'ardore opposizione fatta da Carlo Cattaneo a giorni, che una ad uno spegnere Casati non esitava ad accordare L'armistizio promessa chiaramente dimostrare del popolo e ridonare Milano nelle siglio di la soldati nelle caserme, lusingava di ritenere e l'annuirvi la forza, i par- raare- chiederebbe da Vienna. si che Radetzky più non Il del levassero le barricate sino cittadini i risposta che con parte chiese di sospendere le ostilità con aciallo, di ritenere per quindici giorni Uu prigionieri. da Casati al il il suono a stormo delle mezzo ingegnoso adoperato a spargere proclami campagne, avevano sollevato Radetzky, privo di notizie e fin il paese circostante. dal primo difettando di viveri, decise la ritirata ed dine alle brigate Maurer e Strassoldo, che sciallo decisa il strare che essa dei piemontesi, Quest' ordine, e la ritirata 25, sono prove sufficienti giorno 1' or- trovavano si Piemonte e della Svizzera, alla frontiera del gare su Milano. inviò di ripie- del mare- per dimo- non fu determinata dal supposto arrivo ma fu conseguenza inevitabile della sua difficilissima posizione, come quella di lottare con una

36 popolosa mancare città, di viveri ed essere circondato da un paese levato in armi. La città di Milano, francata dal valore dei cittadini, non apparteneva che ad simo (21) il conte Martini essi. Ma mede- giorno quel fece condurre entro la città si spacciandosi inviato di Carlo Alberto, e propose che Municipio la si costituisse in dedizione Lombardia a quel della che 30 mila piemontesi stavano già tiera: che non era vero. il che la dedizione non cittadini, e che dalla Il Re, affermando pronti sulla fron- consiglio di guerra oppose potesse farsi non fosse quello il senza voto dei il momento di distrarli pugna per fare controversie politiche e il Re voleva recar soccorso, poteva contare disse ; che se sulla pubblica gratitudine, che avrebbe fatto tacere ogni tro sentimento. Ciò tera il governo provvisorio e facesse venne espresso nella seguente al- let- : « « La Dal Consiglio di guerra, 21 marzo 1848. città è dei combattenti che l'hanno conquistata; « non possiamo chiamarli « Noi battiamo notte e giorno le « mare accorre aiuto. Se il dalle barricate per deliberare. Piemonte campane per chia- generosamente, € avrà « parola gratitudine è la sola che possa « parola repubblica e riunirci in un sol volere. la gratitudine dei generosi d' ogni opinione. « Intanto si La far tacere la Carlo Cattaneo discusse dal consiglio di guerra il >. modo come progredire nelle operazioni. Il nemico circondava la città con un cerchio di fuochi. Cattaneo con molta avvedutezza proponeva fare una punta e rompere la linea nemica. Alcuni vecchi officiali si opponevano dicendo doversi spandere dal centro egualmente in tutti i sensi. Questa idea prevalse, e tutte le forze dei cittadini furono disperse in giro alla città. Allora Cattaneo

37 solo popolosa, diresse verso la Porta Ticinese, assai 8Ì raccolse nuovi combattenti, e sul meriggio raggiunse ivi bastione di Viarenna tra ponente e mezzodì. il Verso sera la massa maggiore dei cittadini, provvedutasi di tre cannoni e di una trentina piccoli rotolanti, spingeva si grossissime fascine di Porta Tosa al bastione di verso levante, e dopo avere successivamente stancati diversi distaccamenti reisinger, di di di granatieri tirolesi, ungheresi, di croati, dava un assalto, e preceduta da due Manara e Cernuschi, conquistava la si spingeva fino a mezzo miglio amici, cendiava e porta, 1' in- fuori della città. 11 giorno medesimo clie tanti fatti si avvicendavano, uomini che per ben due volte, senza 1' opposizione del consiglio di guerra, avrebbero consegnata Milano al nemico, ed una terza 1' avrebbero ceduta al Re stessi gli Sardegna, s'erano di e costituiti in governo provvisorio, legittima consiglio di guerra, sola autorità il dalle barricate, dava primo surta esempio della sommissione 1' autorità municipale. all' Perchè il popolo dotta tenuta da essi ragioni : si accettava senza esaminare la con- durante se gli Per due l'insurrezione? l'una perchè mancava di concetto, era compito non li il erano cacciati, austriaci suo scopo il futuro era mai tolto ad esame dall' eroica gioventù; l'al- tra perchè i fervorosi promotori, piìi popolari le idee, si erano render invece di sforzati di rendere popolari questi uomini. Ogni errore nelle rivoluzioni costa fiumi di sangue, e infine la schiavitù. Strassoldo, allorché ricevè da due giorni alle prese quasi 1 19 delle bande dalla 1' ordine di ritirarsi, su tutta la sua campagna con qualche Como, ed unite rabiniere ticinese erano entrate in cittadini aveano costretto nelle caserme. Il 20 buona la era linea- cacoi guarnigione a chiudersi mano cittadini di giunsero dalle rive del lago, e così la armati guarnigione di

38 Como, più 1500 uomiui di officiali. corinti e uu- croati, tutti con prigioniera gheresi, fu costretta a rendersi i suoi Altre bande di armati marciarono da Lecco e da Bergamo a Monza e si un con scontrarono batta- glione italiano, che dopo breve combattimento cedette. Strassoldo giunse a Milano duto la Varese, e fatta prigioniera in Maurer giunse rono 22 il avendo per- la sera, guarnigione di Como, una compagnia di croati alla truppa che diversi Nella notte Eadetzky serrò in massa Wohlgerauth due brigate lungo ambo proteggere cigli dei i impiegati civili ciando sulle mura 1' dense colonne e dell' e- ofticiali e di tutti onde prese marciando 1' Romana, Le due brigate che esterna sino a Porta la ritirata Lodi. abbandonarono e fiancheggiarono le loro posizioni, il scelse Lodi per raccogliere strada facendo Parma e gli altri dei quali e questo fatto dimostra sempre più i castello e il corpo principale, una a levante verso Paolo^ zodì verso Landriano. Radetzky Piacenza, armata. Alle fino a Porta Orientale, e quindi per la la strada di aveano protetto 1' armata mosse dal castello mar- linea di circonvallazione d' mentre sparse in catena e Clara, che volevano seguire. 11 della sera del 22 suoi 16 bat- i castello, il norme convoglio delle famiglie degli gì' uni- bastioni, cercavano nascondere e passaggio delle il si ritirava. si taglioni nella piazza d' armi dietro le drappelli. altri medesima, ed entrambi la sera l'altra a il mez- cammino di presidii di Pavia, ignorava come il le sorti ; maresciallo non temea punto un' invasione immediata del Piemonte, nel qual caso avrebbe preferito le mille volte aprirsi passo per la diretta via di esporsi ad essere tagliato da Il Cassano e un il Tre viglio, che esercito. 23 Radetzky presentò la sua testa di colouaa in- nanzi Meleguano : quei terrazzani credendola un batta- glione isolato che venisse a raccogliere preda e viveri, gì' imposero la resa, e fecero prigioniero Wratislaw, capo

39 dello ed stato maggiore, glione. Allora tenentecolonuello il maresciallo attaccò il trovar resistenza mise a sacco e a sangue. io Casti- villaggio, e senza il 24 Il gli accamparono a Lodi, che trovarono presidiata austriaci da un battaglione italiano. Nella notte 1' esercito fame- ed ubbriaco fu in preda a subitanei terrori. Passa- lico rono sulla sinistra e di riposo in mento Rukawina che nodarono le Adda dell' e confortarono di cibo si Cremona, ove giunse campo al trovava nei si comunicazioni coi presidii che, reggi- il Ducati, e si ran- assaliti dal popolo in Bergamo e in Brescia, avevano potuto salvarsi aveva solo per la fervorosa mediazione dei municipali che raffrenato mona il e di Pizzighettone con tutta rili presidii i artiglieria di que- 1' uniti al Municipio Il da Pizzighettone truppe, le la città cannoni e 700 ba- i di polvere, lasciando aperte le porte e illeso dell'Adda: cosicché Benedek, clie la abbandonato Pavia, trovò libero Cre- di una batteria da campo si erano di Cremona per assicurare sta fortezza ed popolo. ritirò Ma furore del popolo. passo il il ponte notte del 22 aveva Adda dell' e potè tranquillamente congiungersi a Radetzky. Non meno benché meno gloriosa, Come quell'epoca per Venezia. stanchi dell'oppressione il 17, conobbero si annunzio mesi il aver domandato libertà e li sanguinosa, fu i cittadini erano Prima austriaca. avvenimenti di i 1' Milano, di Vienna. popolo corse alle prigioni, ove trovavano si gli a Milano, da A Manin e Tommaseo, cittadini abolizione della condusse in trionfo. Il censura, 18 il tale alcuni per pose in li popolo era im- paziente e voleva realizzate le concepite speranze. La guarnigione di Venezia mento Wimpffen, italiani egualmente italiani tieri, stiriani di ; un battaglione ; ; d' di si componeva un battaglione del reggidi grana- due battaglioni del Kinski, di croati ; 1' artiglieria ; fanteria marina, e corpo del genio. Le truppe italiane esultarono d' accordo col popolo

40 ma e fraternizzarono con esso, mostrarono un contegno ostile, gli ed stiriani croati i che spesso degenerò a vie di fatto, e varie collisioni vi furono coi cittadini, senza però gravi conseguenze. Il 19, finalmente, un vapore da Trieste portò 1' annunzio officiale della costituzione. Immediatamente fu domandato 1' armamento della guar- dia nazionale, che si ordinò pochissime in ma passò senza nulla d' importante, il 21 ore. Il 20 cose cam- le biarono d'aspetto. Vi era Venezia un certo Marinowch^ in colonnello marina austriaca, uomo che per la sua durezza ed inurbanità di modi era odiato dai militari e dai civili. della Il 21 gli arsenalotti si ammutinarono contro gridarono morte addosso ma ; salvò e venne condotto fuori sparsa nella notte, che la guardia fermento fra quegli operai. Il razzi, 22 quest' furore popolare, ritornò al appena da alcuni officiali, era troppo tardi. Gli una lo Scorto ma abbatterono a una gli torretta ove trapassarono era na- si ventre con il La sua morte annunziata a Venezia trivella. osti- espo- si nell' arsenale. operai lo videro, rinvennero e accrebbe cercarono farlo fuggire, colpi di scure la porta di scosto, voce uomo non nato, ad onta degli avvisi ricevuti acciò nesse Una dell' arsenale. Marinoicch faceva preparare il occultamente una batteria di mortai e di il di esso e gli nazionale lo dusse una grandissima gioia, tanto era 1' odio pro- univer- sale per tale soggetto. Intanto a sedare il tumulto giungeva all' da buona mano di Manin conobbe che quello era il momento Manin, seguito l' arsenale il guardie nazionali. prendere di iniziativa e liberare Venezia dal giogo straniero. Egli fece sonare la campana che chiama lavoro, ed essi numerosi prigioniero il vi arsenalotti gli accorsero; Viceammiraglio de Martini, e di consegnare Il Martini fece in il cinque minuti le chiavi possibile per esimersi, al allora dichiarò gì' dell' e intimò armeria. cede sola-

41 mente quando vide inutile ogni resistenza, giacché taraente tutti sì padrone operai, e gli ardito colpo, lo annunziò reggimento Wimpften ed tando gioia, di nero-gialla. Un liani) a cui un con con soldati del I popolo, col laguna ^strap- si abborrita coccarda 1' distaccamento di soldati di marina officiale calcio del fucile in il Finalmente l'Italia. (ita- ordinò di far fuoco sulla guardia suoi officiali alla i arsenale dell' città. battaglione granatieri, esul- il nella nazionale, girarono darono Viva alla fraternizzarono parono e gettarono gli Manin armò immedia- arsenalotti scalavano le finestre. entrò testa aria, e nell' gri- marina la fanteria di arsenale gri- dando Viva la Bepubblica, Viva S. Marco. Al governo austriaco non restavano altre forze che i due battaglioni del reggimento Kinski ed il battaglione di croati, ma questi erano bloccati nella loro caserma dal comandante del posto di guardia nazionale che trovavasi alla porta dell' arsenale di terra, una barricata difesa con Mentile deputazione, il nemico tutti cui oratore era governo altere parole al consegnati ai cittadini tutti che possedeva Venezia. air avvicendarsi dei dell' il quale avea formato cannoni carichi a mitraglia. popolo così abilmente condotto diventava il forte e toglieva al lava sei Il il e mezzi di offesa, una i cittadino Avesana, par- chiedeva governatore cedere il E nezia lo stesso libera detzkj 1° litare mani si ritirava Cessa sì del in governo giorno, 22 da Milauo ; il ma linguaggio esso finì per intiil principio marzo, in c

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