Autori e opere liriche dell'800 italiano

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Information about Autori e opere liriche dell'800 italiano

Published on March 23, 2009

Author: piemmemusic

Source: slideshare.net

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Vincenzo Bellini dall’opera “NORMA” CASTA DIVA – (soprano)

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Gioacchino Rossini dall’opera “GUGLIELMO TELL OUVERTURE – (orchestra)

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Gioacchino Rossini dall’opera “GUGLIELMO TELL OUVERTURE – (orchestra)

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Gioacchino Rossini dall’opera “GUGLIELMO TELL OUVERTURE – (orchestra)

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Gioacchino Rossini dall’opera “GUGLIELMO TELL OUVERTURE – (orchestra)

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giuseppe Verdi dall’opera “NABUCCO” VA PENSIERO Va, pensiero, sull'ali dorate; Va, ti posa sui clivi, sui colli, Ove olezzano tepide e molli L'aure dolci del suolo natal! Del Giordano le rive saluta, Di Sionne le torri atterrate... Oh mia patria si bella e perduta! O membranza sì cara e fatal! Arpa d'or dei fatidici vati, Perché muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi, Ci favella del tempo che fu! O simile di Solima ai fati Traggi un suono di crudo lamento, O t'ispiri il Signore un concento Che ne infonda al patire virtù! Va, pensiero ( Va, pensiero, sull'ali dorate ) è uno dei cori più noti della musica lirica. È tratto dalla parte terza del Nabucco di Giuseppe Verdi (1842), dove viene cantato dagli Ebrei prigionieri in Babilonia. Il poeta Temistocle Solera scrisse i versi ispirandosi al salmo 136 Super flumina Babylonis .

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giuseppe Verdi dall’opera “TROVATORE” DI QUELLA PIRA Di quella pira è una popolare cabaletta, tratta dal Trovatore di Giuseppe Verdi, su libretto di Salvadore Cammarano. Manrico (tenore) e Leonora (soprano) si trovano all'altare, pronti a sposarsi. Arriva improvvisamente Ruiz, il luogotenente di Manrico nel conflitto contro il Conte di Luna, e gli rivela che la vecchia zingara Azucena, colei che Manrico ritiene la propria madre, è caduta nelle mani dei nemici. Manrico invia Ruiz a raccogliere un drappello di armati, e intona questa celebre cabaletta. La cabaletta si conclude con la partenza di Manrico per la battaglia con cui intende salvare la madre. Manrico (tenore): Di quella pira l'orrendo foco Tutte le fibre m'arse avvampò!... Empi spegnetela, o ch'io tra poco Col sangue vostro la spegnerò... Era già figlio prima d'amarti Non può frenarmi il tuo martir. Madre infelice, corro a salvarti, O teco almeno corro a morir! Leonora : Non reggo a colpi tanto funesti... Oh quanto meglio sarìa morir! Ruiz, Coro di armati : All'armi, all'armi! eccone presti A pugnar teco, teco a morir.

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giuseppe Verdi dall’opera “AIDA” GLORIA ALL’EGITTO E MARCIA TRIONFALE Radames torna con il suo esercito vittorioso nella città di Tebe. Un’immensa folla si è radunata per assistere al trionfo. Il popolo canta un inno di ringraziamento (Gloria all’Egitto) e i trombettieri suonano gli squilli che annunciano l’inizio della Marcia Trionfale

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giuseppe Verdi dall’opera “TRAVIATA” BRINDISI Libiamo ne' lieti calici è un celebre brindisi in tempo di valzer del primo atto della Traviata di Giuseppe Verdi (scena II). Costituisce uno degli episodi in cui si articola l'introduzione dell'opera ed è intonato da Violetta (soprano), Alfredo (tenore) e dal coro . I versi furono scritti da Francesco Maria Piave.

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giacomo Puccini dall’opera “BOHEME” CHE GELIDA MANINA In soffitta (ATTO PRIMO) Rimasto solo, Rodolfo sente bussare alla porta. Una voce femminile chiede di poter entrare. È Mimi, giovine vicina di casa: le si è spento il lume e cerca una candela per poterlo riaccendere. Una volta riacceso il lume, la ragazza si sente male: è il primo sintomo della sua malattia. Quindi fa per andarsene, quando si accorge di aver perso la chiave della stanza. Inginocchiati sul pavimento, al buio, i due iniziano a cercarla. Rodolfo la trova per primo e la nasconde in una tasca. Quando la sua mano incontra quella di Mimi ("Che gelida manina"), il poeta dichiara il suo amore e chiede alla fanciulla di parlargli di lei. Mimì gli confida d'essere una giovane ricamatrice e di vivere sola, facendo fiori finti.

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giacomo Puccini dall’opera “TOSCA” RECONDITA ARMONIA Dammi i colori... Recondita armonia di bellezze diverse! È bruna Floria, l'ardente amante mia. E te, beltade ignota, cinta di chiome bionde, Tu azzurro hai l'occhio, Tosca ha l'occhio nero! L'arte nel suo mistero, le diverse bellezze insiem confonde... Ma nel ritrar costei, Il mio solo pensiero, Il mio sol pensier sei tu, Tosca, sei tu! E’ la prima romanza dell’opera Tosca. E’ cantata dal pittore, Mario Cavaradossi, che mentre dipinge un ritratto di donna, immagina la sua amata, Tosca.

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giacomo Puccini dall’opera “TOSCA” E LUCEAN LE STELLE Atto terzo È l'alba. In lontananza un giovane pastore canta una malinconica canzone in romanesco. Sui bastioni di Castel Sant'Angelo, Mario è ormai pronto a morire e inizia a scrivere un'ultima lettera d'amore a Tosca, ma, sopraffatto dai ricordi, non riesce a terminarla ( E lucevan le stelle ). La donna arriva inaspettatamente e spiega a Mario di essere stata costretta ad uccidere Scarpia. Gli mostra il salvacondotto e lo informa quindi della fucilazione simulata. Scherzando, gli raccomanda di fingere bene la morte. Ma Mario viene fucilato veramente e Tosca, sconvolta e inseguita dagli sbirri che hanno trovato il cadavere di Scarpia, grida "O Scarpia, avanti a Dio!" e si getta dagli spalti del castello. E lucean le stelle... e olezzava la terra... stridea l'uscio dell'orto... e un passo sfiorava la rena. Entrava ella, fragrante, mi cadea tra le braccia. Oh dolci baci, o languide carezze, mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli! Svanì per sempre il sogno mio d'amore... L'ora è fuggita, e muoio disperato... e muoio disperato... E non ho amato mai tanto la vita! Tanto la vita... Tanto la vita... 

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giacomo Puccini dall’opera “MADAMA BUTTERFLY” UN BEL DI VEDREMO L'aria "Un bel dì vedremo" viene cantata da Butterfly (soprano) nel secondo atto ed è il momento in cui essa, confidandosi con la sua ancella, sogna l'atteso ritorno del marito. Su queste parole viene intonata una delicata melodia dal carattere nostalgico e melanconico. L'inizio è delicatissimo e l'orchestra accompagna la melodia del canto con discrezione, creando l'atmosfera raccolta necessaria alla scena. In Puccini l'orchestra non ha dunque solo il compito di accompagnare la cantante, ma è impegnata in un dialogo con la voce nel trasmettere agli ascoltatori le emozioni e i sentimenti della protagonista. Dopo questo inizio, la melodia si fa meno lirica e si avvicina di più allo stile del recitativo. Sulle parole "per non morire al primo incontro…"ricompare poi la melodia iniziale che vede nuovamente impegnata tutta l'orchestra. Sulle ultime parole del testo l'orchestra si anima sempre di più e in un crescendo che arriva fino al fortissimo riprende per l'ultima volta, ma senza la cantante, l'appassionato tema principale. Un bel dì vedremo Levarsi un fil di fumo sull'estremo Confin del mare. E poi la nave appare. E poi la nave è bianca. Entra nel porto, romba il suo saluto. Vedi? È venuto! Io non gli scendo incontro. Io no. Mi metto là sul ciglio del colle e aspetto, aspetto gran tempo e non mi pesa la lunga attesa. E… uscito dalla folla cittadina Un uomo, un piccol punto s'avvia per la collina. Chi sarà? Chi sarà? E come sarà giunto che dirà? che dirà? Chiamerà Butterfly dalla lontana. Io senza dar risposta me ne starò nascosta un po' per celia, 1 un po' per non morire al primo incontro, ed egli alquanto in pena chiamerà, chiamerà: "Piccina-mogliettina olezzo 2 di verbena" i nomi che mi dava al suo venire. Tutto questo avverrà, te lo prometto. Tieni la tua paura, io con sicura fede lo aspetto.

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Giacomo Puccini dall’opera “TURANDOT” NESSUN DORMA Nessun dorma è una celebre romanza per tenore della Turandot di Giacomo Puccini. È intonata dal personaggio di Calaf all'inizio del terzo atto. Immerso nella notte di Pechino, in totale solitudine, il "Principe ignoto" attende il giorno nel quale potrà finalmente conquistare l'amore di Turandot, la principessa di ghiaccio. Il principe ignoto Nessun dorma!... Tu pure, o Principessa, Nella tua fredda stanza Guardi le stelle Che tremano d'amore e di speranza. Ma il mio mistero è chiuso in me, Il nome mio nessun saprà! Solo quando la luce splenderà, Sulla tua bocca lo dirò fremente!... Ed il mio bacio scioglierà il silenzio Che ti fa mia!... Voci di donne Il nome suo nessun saprà... E noi dovremo, ahimè, morir!... Il principe ignoto Dilegua, o notte!... Tramontate, stelle!... All'alba vincerò!...

IL MELODRAMMA ITALIANO NELL’OTTOCENTO - ASCOLTI Pietro Mascagni dall’opera “CAVALLERIA RUSTICANA” INTERMEZZO SINFONICO La forma operistica dell'intermezzo, tipica del melodramma del secondo '800 e del '900, deriva dall'analoga forma francese dell' entr'acte , di cui accoglie il carattere descrittivo. È talvolta abbinata ad un programma, descritto nel libretto. Si tratta di fatto di un preludio che, anziché precedere il primo atto, si colloca subito prima di uno degli atti successivi o addirittura nel corso di un atto. Normalmente gli intermezzi sinfonici sono pensati per essere eseguiti a sipario chiuso, ma con alcune eccezioni.

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