Apparenza o qualità.

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Information about Apparenza o qualità.

Published on October 29, 2016

Author: Sghedoc

Source: slideshare.net

1. 61marzo 2005 Apparenza o QualitàAMARE CONSIDERAZIONI modo li hanno ottenuti), non hanno più aperto un libro nemmeno per guar- dare le didascalie ed ormai hanno dis- imparato persino a leggere. Quest’ultimi sono i principali asser- tori del concetto di empirismo alchi- mistico assoluto, un mix da applicare con orgoglio nel lavoro, costituito da credenze popolari, esperienze perso- nali mai troppo approfondite e pre- giudizi, un muro impenetrabile in cui perizia, competenza e preparazione non riesce ad aver ragione. Negli ambienti così compaginati la vo- lontà di imparare, di impegnarsi per il raggiungimento di obiettivi reali, di tendere ad uno sviluppo professiona- le crescente, s’è sopito nel tempo, la proprietà ed i soci il più delle volte vi- vono in un universo parallelo ma di- stante anni luce, sono imperatori di- vini che hanno perso ogni contatto con il mondo produttivo, ordinano dal- l’alto dell’Olimpo attraverso diretto- ri-baroni sempre in guerra tra loro, i capireparto svolgono funzione di fe- deli guardiani, i tecnici, gli impiegati e gli operai formano una plebe consi- derata non indispensabile per i risul- tati aziendali ed obbligata alla cieca sudditanza. Chi non stà al gioco è fuori dalla squa- dra, la professionalità non è più capa- cità tecnica e perizia, ma diviene as- servimento, rinuncia di un giudizio competente e razionale, cameratismo e omertà a discapito dell’interesse fi- nale dell’imprenditore stesso, solida- rietà con la propria squadra in guerra perenne con i restanti settori dell’a- zienda, alla mercè di dirigenti peren- nemente impegnati nell’eterna lotta delle investiture. Le cose, però, non sono sempre an- Ho letto la lettera aperta del col- lega Adriano Bernardi su “Fo- lio” n. 1 di Gennaio 2005, pag.49, e sono rimasto molto colpito, anche se non sorpreso. Colpito perché ho la netta sensazione che il problema denunciato dal Col- lega sia più esteso e profondo di quan- to emerga, non sorpreso perché ho un’ulteriore conferma di quanto ri- scontrato personalmente, sempre in grosse aziende, seppur in altro setto- re e in altra provincia Italiana. La mia esperienza, svoltasi in molti an- ni di lavoro nel comprensorio cerami- co di Sassuolo (MO), è del tutto simi- le a quanto esposto da Bernardi ed or- mai temo sia divenuta pratica diffusa in tutta la grande industria Italiana. I Periti Industriali, purtroppo, do- po un glorioso periodo hanno subi- to nel settore industriale, e non so- lo, un declassamento ingiustificato, proprio per i motivi descritti dal Col- lega di Brescia. Risulta altresì vero che negli ambien- ti industriali spesso sono assegnate fun- zioni inconsuete a persone poco pre- parate da un punto di vista tecnico, ed in genere per tre motivi principali: 1 - Parentela stretta con qualcuno dei dirigenti o dei capireparto, il nuovo arrivato è così promosso a svolgere mansioni da specializza- to pur non avendo a volte la spe- cializzazione necessaria, (il ne- potismo continua ad avere molti adepti nel nostro Paese, ma tutti credono che nell’imprenditoria privata non esista); 2 - Cariche formali, obbligatorie ma considerate totalmente insignifi- canti per la produttività, da asse- gnare assolutamente a personale di livello medio alto “riciclato”, considerato poco competitivo perché non più aggiornato sui tempi ma comunque da salva- guardare perché casta protetta, (in questa categoria si sono pro- mossi, purtroppo, ispettori interni per la qualità, addetti alla sicu- rezza, persino RSPP); 3 - Ignoranza manageriale che porta a ritenere un Perito Meccanico un buon fabbro, un Perito Edile un muratore, un Termotecnico un ot- timo fuochista, un Chimico una persona in camice bianco da met- tere sotto una pressa a fare carichi di rottura per vantare a visitatori e clienti l’alta specializzazione del- la propria manodopera. Conseguentemente, per caduta a ca- tena, le professionalità, nella grossa in- dustria Italiana, risultano sottostima- te e sottoutilizzate a tutti i livelli. Esiste in generale una gestione delle risorse umane a dir poco irresponsa- bile, un’incompetenza diffusa so- prattutto tra i livelli alti, sia dirigen- ziali sia manageriali, un assoluto pre- dominio di capireparto poco qualifi- cati che vivono nella più totale disin- formazione tecnico-scientifica, per- sone che non mancano di esercitare poteri mobbistici verso i subordina- ti, specie se più preparati tecnica- mente e aggiornati. L’aggiornamento e la formazione so- no considerati tempo perso, mentali- tà sostenuta dai nuovi analfabeti che troppo spesso si trovano a gestire squadre o reparti: i nuovi analfabeti vivono nei vecchi ricordi della loro fal- limentare esperienza scolastica, e dal diploma o dalla laurea, (se mai e in che Negli ultimi anni la società predilige l’involucro formale, dimenticando la reale importanza di professionisti competenti

2. date così, le odierne grandi aziende, in genere costituite in periodo di boom economico, con le condizioni favore- voli sono riuscite ad ingrandirsi nel corso degli anni cercando e utilizzan- do i tecnici ed i professionisti miglio- ri, valorizzandone le competenze e di- venendo veri fari luminosi nell’in- ventiva e nella capacità produttiva. Ma cosa è successo poi, ossia negli ul- timi 40 anni? Io penso che da un lato si siano in- grandite ed arricchite troppo, rag- giungendo dimensioni poco con- trollabili dalla proprietà che ha ini- ziato a delegare i compiti a persone poco idonee, disinteressandosi dal- l’attività produttiva per curare solo l’aspetto finanziario, dall’altro riten- go che i vecchi imprenditori, orgo- gliosi di quanto avevano costruito as- sieme ai loro collaboratori, (profes- sionisti, tecnici, impiegati e operai), non siano stati avvicendati da altret- tanti degni sostituti. L’imprenditore di allora costruiva an- che per migliorare il proprio Paese, con la voglia di creare benessere per tutti ed essere addirittura ricordato nella storia per questo, era a contatto con la produzione e conosceva il va- lore dei collaboratori, l’importanza di investire parte del denaro guadagna- to per migliorare la qualità. Lavorava a fianco dei propri tecnici e pianificava gli obiettivi da raggiun- gere assieme a loro, accettava le sfi- de e riusciva ad impartire fiducia ai propri dipendenti anche nei momenti peggiori, stimolandoli a dare sempre il meglio, a cercare di ottenere il me- glio, pensiamo a persone come Enzo Ferrari, forse il più grande tra loro, di tali capacità da riuscire a creare una vera grande squadra, ancora og- gi in cima alla vetta e d’esempio per il mondo intero. Molti imprenditori di nuova genera- zione, invece, non hanno dimostra- to le stesse capacità dei successori di Ferrari, iniziando a distruggere l’im- prenditoria Italiana, demotivando la ricerca, la formazione e la professio- nalità, investendo più sull’immagine che sulla qualità e squalificando la capacità professionale dei dipendenti per risparmiare sul costo della ma- nodopera, ma decuplicare i propri guadagni. Ora siamo immersi in una pesante cri- si della produzione industriale, ma co- sa ci si doveva aspettare? Le politiche di sfruttamento hanno sempre portato alla desolazione, al- l’arricchimento dei pochi e all’impo- verimento del Paese, al contrario una coltivazione responsabile ha sempre portato ad un buon raccolto, suffi- ciente per creare in parte ricchezza e in parte fondi da investire per ricerca, migliorie tecnologiche, servizi, com- petitività. Il problema che ci ritroviamo oggi è la conseguenza di una reazione a ca- tena che si è innescata diversi de- cenni fa e che bisogna al più presto interrompere, prima che sia troppo tardi. I tagli portano a ridurre investimenti, servizi (sia pubblici sia privati) e be- nessere, ciò causa impoverimento tec- nico scientifico, precarietà, insicurez- za e povertà; ne consegue un econo- mia del risparmio estremo che riduce ulteriormente le spese e blocca il mer- cato, la produzione ed i guadagni di tutti, alzando il rischio di recessione. Bisogna investire più in formazione, ricerca, tecnologie, dare più spazio al- la piccola e media impresa, magari se- guendo il modello Veneto, l’unico in Italia ad essere competitivo nel mon- do, ma ancora più importante è ne- cessario restituire professionalità e di- gnità ai lavoratori, la vera forza pro- duttiva del Paese, ma anche vera ri- 62 anno XXX - n. 3 UNBENE PREZIOSO SEGUE >

3. le capacità intellettive del cervello nel conseguire quei risultati ottenu- ti per applicazione, sacrificio, stu- dio, esperienza, capacità di impara- re e voglia di mettere in pratica quan- to si apprende. Questo deve stimolarci nel fare me- glio e nel pretendere il giusto rispetto da parte di tutti, al di fuori di fasulli schemi, al di fuori delle falsità e ipo- crisie, al di là di inutili poteri di log- gia o interessi mediatici, economici, politici ed egoistici. In questo anche i Collegi e gli Ordi- ni devono impegnarsi, promuoven- do sul mercato veri esperti, periti ag- giornati, certificati e riconosciuti in ambito europeo per capacità tecni- co-scientifiche, dedicandosi alla lo- ro promozione e tutela, pretenden- do il giusto ruolo dalle istituzioni, dalla società e dalle industrie, con- trollando e disincentivando tutti gli abusi, dai praticoni fai da tè, che ro- vinano il mercato declassando inte- re categorie, alle prepotenze di Or- dini più forti oppure emergenti che tendono a squalificare le altre pro- fessionalità per assicurarsi una fetta di mercato altrimenti difficile da con- quistare, (attenzione alle pressioni esercitate da associazioni o da Ordi- ni di laureati triennali!!!), alle in- giustizie normative che escludono in modo pregiudizievole intere profes- sioni considerate erroneamente mi- nori rispetto ad altre. Se non riusciremo a fare tutto que- sto, risaltando più la qualità dell’ap- parenza, non potremo né difendere la nostra Categoria, né sperare di ri- sollevare la situazione economica tut- tora in stallo. Stefano Sghedoni sorsa economica: ogni lavoratore è un compratore di beni e servizi!!! E’ necessario mantenere alti anche i controlli per evitare i vari effetti par- malat, mucca pazza, le sofisticazioni, la riproduzione non autorizzata, lo spionaggio industriale, l’evasione fi- scale, la criminalità, gli abusi ambien- tali e le emergenze sanitarie che arre- cano danni irreparabili ai cittadini ma anche al mercato nazionale, di conse- guenza agli stessi imprenditori. E’ necessario una maggiore responsa- bilizzazione della classe dirigente po- litica, sindacale e imprenditoriale, quando si smetterà di lavorare solo per i propri interessi personali, o gli inte- ressi di pochi, e si comincerà a guar- dare di più verso le conquiste sociali arriveremo di sicuro ad ottenere mag- giori risultati. Al di là di quelle che sono le proble- matiche esterne, terribilmente reali e comunque da combattere, dobbiamo tenere a mente un concetto fonda- mentale : un titolo di diploma o di lau- rea suppone solo il conseguimento di un percorso di apprendimento teori- co pratico; un diploma di abilitazione alla professione denota la conclusio- ne di un periodo di praticantato pres- so alcuni professionisti del settore; l’ap- partenenza ad un Collegio o ad un Or- dine presuppone un controllo sulla professionalità dell’iscritto, tanto più approfondita quanto più è riuscito a mettere in pratica le nozioni acquisi- te teoricamente, ma il vero distinguo è l’eccellenza ottenuta da una forma- zione continua lungo tutto il percor- so professionale, in grado di tener ag- giornato il professionista ai continui progressi ed innovazioni che contrad- distinguono i tempi moderni. A questo aggiungiamo che tutte le pro- fessioni non sostituiscono e non sono sostitutive di altre professionalità, un ingegnere non sostituisce un perito e viceversa, così come un medico non sostituisce un infermiere, sono diffe- renti competenze tecniche, comple- mentari tra loro, che rientrano nel grande ruolo multidisciplinare delle attività umane. Ricordiamoci inoltre che il solo pos- sesso di un titolo non significa nulla: fu William Thomson a svolgere im- portanti studi e ad arrivare a favolose scoperte nella fisica atomica e nella termodinamica, e non il titolo di Lord Kelvin; Albert Einstein arrivò alla sua relatività prima di essere considerato uno scienziato di fama mondiale, pri- ma di diventare Professore; Gugliel- mo Marconi come tutti sappiamo non era né ingegnere né scienziato, ma nes- suno oggi se ne ricorda più; Leonar- do da Vinci, invece, non possedeva al- cun titolo nobiliare, né laurea, né di- ploma solo una grande intelligenza ap- plicativa ed un genio rimasto unico ne- gli ultimi mille anni. L’ingegno umano, e dunque la pro- fessionalità di ognuno, dipende dal- 63marzo 2005 UNBENE PREZIOSO

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