Ada Sestan - Nuovi canti dell'Istria (1910)

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Published on March 6, 2014

Author: movimentoirredentistaitaliano

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ADA SESTAN NUOVI CANTI DELL' QQO ISTRIA DOC ^K TRIESTE GIUSEPPE MAYLANDER EDITORE 1910.

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CASTELLO Te gnarJiani con che masso sorgere dal mura ben le i DI PISINO pianiate balconi foran, e ornano scudi a sculte armi inquartate, ma con non vive te con orgoglio il e palpita nostro cor. memorie No, per noi non hai vecchio ostello signor di messi qui dai duchi d'Austria, aveano poi che pace stetta con Venezia, a lanciar F avide bande uscoccte d' una tregua guerra! Bello ma lor cui era il pendendo attendean nel eh' il era tacita tuo andavano vi di vendetta alla cortil, supplizio al conte agli ostil, anei corda i ferrei tratti, fondo oscuro carcere ripiegavansi disfatti, mentre nelle sale vigile stava un nobile tedesco concertando come i barbari scatenar. Rideano in fresco

verde intorno e i floridi colli i venivano a portar villan cupi le decime, rebote ad apprestar. le Tu non noi sensi desti in intimi vecchio nido d'oppressori, non curiamo scudi ed aquile eh' pompa eran per vicende fin : ed umili illustri ne' secoli lontan noi veniam del comune e tuoi signori ai Siam dal cor del popolo italian, nati al sole splendido Roma che irradiava a noi da : abbiamo l'anima che non cede e non si doma. della plebe Padri nostri quei che del Placito al Risano protestar, padri nostri locopositi i che per noi pace giurar a Venezia, eleggeano e quei gli die liberi scabini nostri messi e nostri giudici pur de' feudi ne' confini. Noi nascemmo muri austeri e guidammo laboriosi intorno de' i bovi fummo ai ruvidi manier al artier. vomere,

E crescemmo tutta V Istria in protendendoci le mani conoscendoci per fratelli die hanno eguai ceppi lontani. Da ogni riva del mar cenilo, da ogni monte da ogni pian noi gettiamo chi di sente grido vindice il suo diman. il Addio dunque o tu di vecchie storie aspro ricordo: tristi noi sposiamo idee floride le c^6 cogliemmo iR dolce accordo, e guardiani gli spazi ed cernii campi biondeggiar; i per te un dì languir le industrie e le terre si estenuar. Noi vogliam da ogni i fratelli laccio e liberi d'ignoranza villan che intorno vivono da quando preser stanza fin qui, fuggiaschi ma il su terre aride : tuo spirto feudal vive ancora in quei che vengono a sbarrar la via Giìi tu li dal monte attiri con spirto altero di Castel nostro fatai. erto di Castua 1' antico dominio nemico.

MORTO IL La nera cassa con la croce bianca è scomparsa; la terra T ha inghiottita avida indifferente quei che fu un man ; uomo ha sulla vanga, ed appoggiò la la stanca sua via compita : riposa eternamente. Or chi r accompagnò, se ne va che lascia addietro fila e ritorna alla in bruna cimitero, il casa ove attende la già strilla nipotin con piglio fiero quando il la moglie; nella cuna vede invasa da tanta gente che a un gran pasto siede dove il morto giacque, alla tavola e il — mesce nei boccali vino a rivi in onor suo Non quanto forse in vita fare dato e Ha negato le patate che gira i egli al ai e ; il ognun chiede ben gli piacque mortali? forse pane o il il sale misero indigente casolari come un cane battuto ? A dargli il vale mangiar conviene e bere lungamente assieme ai suoi più cari. — :

Così parlano, e par che sia vivo in Il mezzo a e nel silenzio tosto sente anco nel il trapassato che immondo, atterra in gruppo si il loro, fin ripiombato ricordo del tapino suo buco profondo. ^ ^ ^ il vino

OLI ALBERI SOLI Vanno prati i con molli ondeggiamenti a raggiunger lontan e quasi jiar 1' arco cielo, tlel che un lungo soffio anelo faccia nei!' alto tremolar le sielle. Uisuonan e passan le campane lenti armenti degli oltre la strada i stan suir orlo, coi piedi dentro dei fossato, le bovi ai ; rovi aduste pastorelle gettando nella sera un breve canlo, triste, sol di questo deir Alti e un grido aculo non sa dar saluto due noie, altro alla vita Istria contadino slavo. neir acqua che quattro pioppi foglie guardan riluce sotlili con accanto le chine senza fine le stelle neir acqua cupa in suo torpore ignavo. Oh nella pace di quel dolce piano, sotto al limpido cielo, alberi cui non allegran più alberi tristi e freddi e d' soli, uccelh i voli, abbandonati che sentite V autunno, e invano invano cercherete altre frondi a voi da presso a difender con dal gelo i murmurc sommesso vostri rami dispogliati ! .

Esce una giovane sposa die ha di diiesa un lampo vivido nejr ocdijo assorto . ma bronzei echeggiano suoni a distesa neir aria limpida * ; suonano a morto. Le donne dicono — Oh cosa : strana, brutto pronostico gioir corto di ! — La sposa guardano eh' è già e i lontana, bronzi edieggiano sonando a morto. ^ i »

UCCISO L' Or tra le cantai! gli nuove che vcrdc^^i^nano ini memori del dì cadde al piò di un albero trondi uccelli cui ferito in un uomo a tradimento Sopra alla terra serenamente sanno muta un cor che fu incurvasi cielo il mister e nulla del come dir della morte, e cessi n d' morì. e qui Xarran invece miseranda palpiti i sua audacia in ^^ì iier. uomini quel morto. Cominciò la storia di r inimicizia quando, a un ballo, livido di ..gelosia, uno schiaffo misurò r ucciso ad un rivale. Allor che lume r alba le sue che e viti recise oh : mai più maturati nero fumo di sprizzavan le si scintille, e un fuoco d' da un fenile saliano e un bove si in A ! levava lingue luce r odio i al eh' : il roseo pie dolci grappoli maturar non sole ancora il erano diffuse, fé' sera un nuvolo al ciel, lunghe fiammec era ormai ribel alla purpurea vennt> ad attizzar breve mugolando un fumido ruscel di sangue intorno a se colar

vide da un pie' reciso; gli occhi velati accese ; stette tremulo, ei il suo dolor rassegnato ognor più dentro di quegli' ai e la vittima cadde. Chi il animi ad uccidere dietro alla siepe nella notte fu Fiìr gli fieri uomini rozzi un reo furor amici o i fratelli ? liceo paese in due campi ogni ? dividersi più dì nemici e irrequieti, ad ogni ingiuria pronti e ad ogni potè placarli spiegan gli ; menzogna or dove fu uccelli il in mezzo ^ ft ; il tempo sol cadavere ai canti il voi.

LA BICICLETTA Passa un i^iovane bruno sulla uiacdiina di cui sfavillau l'alte ruote al sole, le siepi ai lati e i^uardano della via villan i si nllun^^^ano senza parole. (iuardano intenti ed lian ne<^^Ii nella bocca socchiusa un'alta nieravij^iia ma come : occhi attoniti impressa mai una simile stranezza fu da Dio dunque concessa? Oh queir arnese e Oh Oh rive le scintilla, s' ardue e le valli ! incurva sulla strana Ah suo vegga sola, intrepida, ormai lontana. una cosa buoiui non può essere no, esclaman si abbaglila e vola questa che il cavalli. quel .ijiovane bruno die in un turbine polvere macdiina, che — non ha quelle ruote sole die fulminee divorano di che trajìassa rapido corre e corre e pur il — mondo viene a trasvolare, qui è venuto certo consi^^lio perfido 1^ il a portare ! — diavolo —

AU1 UNNO La(»rare, lottar? L' iiurnu» L- Perdon i^li l^osarrn" i alberi sot^aii (jiiarda pallido che ader*(evansi 11 il la ormai come voi l"reddo Core nulla iin|M>r(a! speranza tutte le e cadoii de.i(li morta. lot^lie. più contorta tè 1' ali ideali. la 'ita è limila e la S|H'ranza è ^ e fredde spo<(lie. sole, al clic 'ia. eli nrcsso e : morta!

COLLOQUIO Ritorno a casa a sera ; molto ascoltai parlare e intesi in lo fondo core al sdegno divampare ora son triste, me tutto a intorno muore. mia porta Chi viene alla con suono Sei tu ; nera, speroni di ? Santo Gavardo che accendi con chi la le tenzoni male accorta lingua snodò codardo ad insultar la terra tua, eh' è triste e lontana ? Oh figlio d' altri tempi, a una calunnia s^ana per l'Istria ma muover guerra, che esaltati esempi ! Noi siamo saggi e accorti se alcun le spalle ferita in ci un po' scrolliamo, non stride noi mentre nel gaudio assorti ridiam, ridiam, ridiamo fi) 14 : insulta o irride » !

LA SERA Or le cime son d'oro alberi degli che neir occidente poi tramonta; sol il oro rosso e canoro al vento dolcemente; si l'aurea impronta ripete sui ledi, sulle che son bionde, sui che irradian di il capo e messi sulle colli, chiome riflessi alle fanciulle, viene alle labbra, im nome cui sorridendo e soj,man nella pace dorata, alcuna al vedendo loro sogno fulgido mondo altra cosa che il Anche le de' baldi miti e come Ma e profondo. madri sognan l'avvenire maschi loro e delle vedon rose figlie fiorire lor le nuove famiglie. la notte eh' è giunta, dice : — È vana ogni lusinga: o genti, disperate! Nel buio s' allontana ogni forma e si perde. Non sognate l'amore che non c'è, l'amor che mente e tradisce e devasta non sognate fulgete la gloria per i figli tutti ciie gli i cuori ; orrori 15

della vita sapranno, sacrifizi vostri i immensi obliando, devastati nell'anima e nei sensi, essi, Ma i le bambini un giorno accarezzati stelle che spnntan tremolando con un sorriso limpido dicon: — ! Ponete d' argento bando al ogni presagio triste di tormento, cercate T ideal, tutti protesi come archi rilucenti in ver d' immane fiamma accesi per la bellezza eh' è bontà E sognate, sognate senza la vita infinita. fine perchè l'anima deve alto salire senza tregua o confine se non vuol nella vii ^ ft ^ 16 mota morire. —

UN DI Babbo, quando arridea l'infanzia garrula a me nel fresco fior per un viaggio tu partisti rapido piansi tanto e terger Io nulla quel dì potè era il Tu ti mie lagrime una mano gelida tra pochi anni a me? per sempre, o babbo tenero partisti novo vidi al le ; presagio die dovea strapparti : ricordo ognor. io piansi tanto, lo ; dì cheto dormire col tuo volto cereo, io piangevo il tuo affetto che svanì. Mi disser pazza, esagerata parlaron i medici, virtù, di tacqui cercando i posti solitarii, eppure, babbo, ora non piango più, F^assaron a celare anni, ed gli i ho imparato a vivere, sospir, sto zitta, e vedi, adesso io posso ridere e nessuno più annoia Ma quando ti penso a mio soffrir. splende nel tramonto fiammeo tra le nuvole io il te il sol con desiderio trepido, cerco delle rondini nel voi, 17

e sento tutta babbo ed divampar nell' anima tua pietà, tuoi sdegni e i chi di la 1' alterezza nobile vuole la propria libertà, che ad un fermo voler premio è vittoria, santo € l'onesto e il ver, ne mai servii vorrà inchinarsi ed umile chi segue retto lungo Oh babbo biondo scintillantr sul io il sogno ancor vigile tuo ne' il suo sentier. meriggi splendidi mar, tue carezze tacite, le amor sento mancar. E vorrei ritornar bambina pt;r scampor con le man docile la bella barba, come ai dì che furono quando potevo non chiamarti invan. Darei i d' aprile le speranze rosee, sogni e lo splendor per poterti saltar sulle ginocchia e posar ki mia testa sul tuo cor. » li ^

LA SPOSA giovane sa die li buona ed è donna la brava, e è ne ondeggia una sera sul!' aia, ed ei corica si la la vuole ; gonna sol, il senza troppe parole l'afferra alla vita, e pe' bui mena con sentieri la e ciò eh' egli la eh' è lei sua. 1 il le ne ascolta è questa e qui il rapita, la cosa la suo nuovo destino scale ed ella ; suon il un po' timorosa: nuova dimora passerà da quest'ora tempo Ma lui ella vuol, gallo che canta al mattino la sveglia al discende vuole cattivo ed il tosto prosegue e buon. si china con molta premura a soffiare la cenere sul focolare una scintilla può trar mezzo alla polvere fina che accenda la fiamma rossigna se di di sotto al paiuolo che ghigna e ciondola presso a fumar. 19

Così al fonte ella ieri così le patate padre pel il e e fratelli i giovane sposo : ora a lato ; vien le nuovi cognati i andata, è ha mondato adunata sta intorno al gran piatto la gente e mangia e curiosaniante lo sguardo sul volto Ei guardan la tien. le giovin rapita che dorme col loro fratello e ha il gomito il corpo sì agile e snello ; alza a celar ella lor scherzi arrossita. la faccia ai E a quel focolare sfiorite le guancie sue piene, un un bimbo sommesso a cullar nato da poco, un bambino eh' è che piange, rosso ed avvolto si ed ha un piccolo volto di fascie, di vecchio che mondo ha il Al petto ella stringe il che ingordo ne succhia e viene, dì un orror. in piccino la vita irromperà con ardita di baldanza lavoro e air amor. al La donna non cerca un aiuto air opra, ed è al sorride per V s' rude è Così e e se 20 il campo ed uom in casa, che rincasa, sa compatir. lo suo dovere è compiuto non fu smentita V attesa, un giorno si recano in chiesa il prete li vuol benedir.

SALUTO Oh non le splendide sale ove danzano donne rosee tra effluvi non la delizia di brevi e trascorse ore ni' musiche, e le facili invitano. Sulla tua pallida fronte riflettersi non Veggo candida luce di lampade, ma ti cingono fuori belli gli come aurei raggi un' aureola. Di sotto agli albeti snelli che intrecciansi ridi di di un giovane riso e forte ed integra vita negli occhi mio padre folgora tripudio che lampeggiano. Tal neir infanzia caccia ne" ti il taciti e quando a non ardua adduceami boschi V agile cane la traccia ratto a fiutar lanciavasf, egli s' un ruvido tronco con classica grazia appoggiavasi, biondo alto e nobile, e con un tenero sguardo bimba lì restringevano ne più con il la seria fissava immobile. la gli uccelli i circoli lucida canna inij^auriali, bacio igneo dawi il sol palpili strani alla terra fertile. 21

Me crebbe libera ci sane che tra V aure fij^lin muscoli temprano e V animo, i lungi agli inutili fasti e additavami fiera idea librantesi l' sopra suoi vincoli franti, com' aqtiila i bella ne' cernii spazi gloria, di mentre assentivano balde ardimenti Ala suo magnaninui cuore, il k' ed a me lui fur ido sletle gli nmpi campi, V irriguo fra i bu'i gii nmidi, occhi Come un'augure, nude madido (>lto ed jioSd, il ride r fiore uom amore alacre, d' un le braccia, tergendosi, laiibru il prometiegli. noi r armonica pace de' vespri, pio delle floride donne l'augurio e delle placide sere die brillano d' astri i misteri e i murmuri. ^ ^ A 23 pascoli, lunghi e luinidi solchi o'e girano flavi A suoi limpidi nelf inlimo fiume che argenteo scorre e i desiderio. il Ora a noi i iiiclKi tenebre presto lasciarono sensi di degli Immagini. le vivido

NELLA LOTTA Che farne della pallida pace che sfugge e spinge V ad obliare i impeti e gli uomo dolor i timido mezzo crucci in Che farne della stupida calma die ai fior? ai mentre un ideale par fiacchi lian tranquilla V anima solo perche non san desiderar ? Bella è la pace splendida che accorda a le riso il chi affrontò le suo puro e divin tenebre, vinse e gode della luce Bella è la lotta ove ultima meta di alfin. si mostra una speme il voi, bello è poterla vincere col proprio nerbo, alia la fronte ^ al sol ! fò ^ 23

LUI H un sogno, come pure cominciò dal vero e : sembra assai più bello noi gli prestiamo un' anima e un pensiero che non son suoi uè lo saranno mai. è è ligli fior ondeggia in il aria diffuso nell* mezzo bisbiglio di un' allegria di agli e altri trilli gambo fior snello confuso niun trova mai. un nido quando d'intorno, tra le fronde nel calor novello, si diffonde pare non sentita mai. soave e Hgli la e : nascosto die sul ognuno cerca che f: e profumo il da un altri gli rosa candida o vermiglia che pende lenta fuori da un cancello e che vista lassù, sola, assomiglia a un gran mister non isvelato mai. Non lo si sa ciò chiami forse eh' egli ami o pur che cosa come imperioso un giorno, in un' appello : ora dolorosa r idol cadrà ne sorgerà più mai.

Ei forse cercherà la vita e sparirà nel freddo vanirà come 1: così, mesto, lontano, un' ombra, ne mai verrà più, mai un sogno, e come l'arcano è tutto e invano d'un avello, forse il pure cominciò dal vero, egli è tremendo nostro cuor, tutto mai lo ! incontreremo U il e bello; pensiero — mai. ft 23

AL MARE Glauco, profondo, tu in vista ai porti e al sole scintilli alle scendenti in cercliio come verdi colline, che le niiran spose festanti, te sempre l'alte beilo e libero che mandi iraganze sugli aperti venti, Adriatico mar; ma come sei tanto sereno mentre ora tutto un' eco lamentosa manda di dubbi immani, e sospetti che inducono di le dolori genti ad imprecare? Forse, memore, irridi ai nostri tempi con questa calma, o forse non degni di risvegliare collere le li trovi tretuende tue? (juarda Trieste e Muggia e Capodistria. guarda Parenzo e Pola e a l'altre città che a lei grazie e decaro. 2d l' Istria in danno vetuste riva

Da' piani arati ove — passa guardan rumina i' vapor fisdiiàndo il sostano, ed villani i mite festosi, e la bimbi i giovenca e volge — umido sguardo dagli aperti colli, da' verdi boscbi esce come cadeva una voce e dice tumulto orrendo nel Hpulo altero dispersi ruderi cantava e sui perduto canne, liostio la gloria nel ed ornava mensa F^ucin il l'iniperiaìe Augusto. d' quando di tingeasi il Cissa sui ridenti clivi drappo porporino scorrea soave il e in copia lene olio d'oliva da' larghi torchi. I: tu specchiavi in taccia de' vetusti templi dopo le i rosse vele e tu vedevi vessilli aperti sulle infauste lotte fraterne. Miri ora l'ombra che avvolge e nelle vaili le tristezza di città; tacite, sopra sul le immensa rive tondo fresco ed oscuro degli ondeggianti all'aure in mezzo a' raggi alberi antichi, esse riposan stanche, cotne ferite, bieco le poi che un fier nemico insidia. 27

Alar glorioso, o potenza e sangue se torpe il batti scogli irato e gli amor nostro, nelle vene, corri con supremo urlo risveglia gli animi pugne, di e e il narra tutte volere ed le passate vigore spira quanti per la patria della vita diedero l'opre. 2t il

LA PARTENZA ridesta la terra con Si cliiaror ri^i^niardando il e la diffusa nebbia e il' un brivido bianco cui le i «randi bovi placidi fumano. narici Presso alla casa attende il carro initnobile, il timone abbandonato, ammalato e le catene inerzia d' or torneran le e pare : ruote a cigolare che dai gioghi pendono risuoneranno Ma alba contadino nella luce scialba trae dalla stalla con dell' ; ferree. prima V uomo, ai bovi, con un ainpio gesto, giù dalla fronte alle narici e dall' traccia uno all' altro occhio un segno di croce ; son così allontanati ]H)tra il e il i malefici carro incolume lavoro compiere. ni 2&

VEN Passa il vento rombando, come nudi, treman o r fuscelli e scuote gli alberi rami secchi i : dal freddo, quasi fosser osse sbattentisi tra lor vita di vecchi. Passa, va vette di e le la mari e viene dalle altissime ai vento, impetuoso annunziatore primavera a aver e il ; e chiama verdi ellebori, i viole vuol strappare morbidezza delle ride trionfante allo 1' odore, primole ; sgomento della terra che par tutta restringersi in sua pompa eh' egli stride erti, la selvaggi, novella. Al brusco accento passando, vedo ove tra ghiacci i sua cruda freschezza, e i culmini ei prese penso un' acpiila che a se vede venir sulle distese ali il compagno, ratto nella limpida aria e cercarla con V acuto sguardo, in alto, in alto, oltre le sopra ai picchi candidi, nubi, in faccia all'aureo dardo

dt sol die in Oli, mezzo cielo terso folgora.. al miseria per noi che slam nel dove aneliani e quel che tutto eh' e ne circonda è puro mondo, e libero vile e immondo !

sta la bimba presso con s' alza r ava, ed uscio ha ed accenna ancor non anche Bada tutto la tremula suol già reclinata, testa al che all' la fronte corrugata, — bricciole le fur raccolte. — dice il pane devesi quanto conservare, guai a di ciii lui piccole le miche osasse calpestare: ch'egli è don di Dio e rAltissinio mv le sue sembianze ha tolte. Sta la bimba e guarda dilungarsi in verdi prati guarda dove brilla al r acqua chiara i e rifiuta di e <;li alberi file, vuole correre sol d' aprile un rigagnolo, di obbedire. Viene V ava dalla candida chioma le e e il volto raggrinzito, pupille spente sbattono non senton più l' della terra, che fa nelle vene Bada — si il invito sangue rifluire. dice — il pan che improvvidi lasciò cadere in vita dovrà, morti, raccogliere con il fuoco sulle dita, per riporlo senza tregua nel panier che jiar profondo si ed e un gran buco rotondo senza fondo, senza fondo......

ALLA FOIBA Te schiusa, fonda, con ciuffi di piante, e il roccia le grigie ruvide a picco discendenti, e verdi i bosco ceduo fitto Foiba guardo, come austera regina, incoronata da' colli in lontananza, e raddolcita da un sorriso di prati nell'aspetto gelido e bello. Fredda bellezza che dischiuda sembri a darti, il quando vien alle sere, velo la luna, nel contrasto delle luci, nivei candori. F allor che a ondate addensasi la nebbia, morbida massa su cui s' erge fuori dal macigno sorgendo, la vetusta casa Rapicelo, pare che aleggi intorno a saga, e die a bello, lucente, il tratto te dai un'antica vapor balzando apparirà nelF armi cavaliere. Ma ne un fantasmi di non chiedo luce a te la piccola storia dei che abitarono un giorno potenti il tuo castello conti dell'Istria. 33

quando tu lume sorridi, sdegni o d' un roseo nei tramonti brevi non ricordo affanni die una turba gretta gli di io i uomini preme, ma segreto il chiedo immacolato ti della natura che hai fiera e selvaggia nei secoli, e anima vigor della pietrosa il tua, voce dell'acqua che spumeggia e la passa tra le roccie, e die e passa e passa senza posa, dell'acqua sempre nuova dal canto eterno. che fu nel Di' ciò e non tempo condottieri di le ! non le guerre vittorie, poveri eroi che già saran domani vinti ma obliati, battaglie dello spirto, le moti ribelli e i gridi di dell'anima che lotta e i forti trionfo la materia vince e sorpassa. Tutto ciò onde io eh' è gagliardo ed indomato possa foggiarne una sicura freccia die voli al segno arditamente agile e pura, per a la lei seguir nel volo ed arrivare meta anelata lungamente, e di' è r aiuto sol per cui la vita si 34 può durare.

1 Sai quali quelli (ìlORNi sono ^{iorni i PBRDDTI perduti rimase cui iucouipiuto ? Xou tanto lavoro il a^o, dell' uè quelli in cui uou fu dato asciu^^are.alcuu piauto i No,, voli inseguire tutto ciò è d'un vano ! so^^iu) Il iiuuuitabile e va^^o. gicu'uo perduto è soltanto ama, quello in cui non è allor ch'ei cade nel 'uoto come un sasso infranto, pare la si vide la dolce persona che voce che ìuwaiu) nel buio chiama ^ e si richiama. ^ 35

PIOQCiIA E fi un giorno di SOLE giugno, pesante aggrondato, che grava qual trise presagio sul cuor qua e hi qualche goccia percote pe'l cielo va cupo del tuono il il l'ragor. La pioggia diventa più grossa più e di il Sole luce adesco s' fitta affaccia tra' nuvoli fuor, una frangia par venga le ; selciato, streghe son prese d' giù ritta: amor.

e È QUALCOSA DI VERO Oliando più forte e mi entra in cor lo sdegno, ribello ardita a quei lacci carne la ni' ! quando che solcan C(Ui liir seimo illi'idiia, irrido alle pompe e al mondo vano mena. quando disprezzo mentre rnde mano m' all'erra e m' incatena che allo sconiorto e mi costrin.i^e e il a recitar la jiarte commedia umana nella tango intraveder, celato ad arte con apparenza sana, quando molto m' e chi io e mi rivolta passa, e tutta quella i^^ente accolta devo salutare, sento un desio e balzare dove in irrita pur de'o <4uardare gli all' di rompere quei legami aperto, auge! cinguettano sui rami, un bosco deserto, 37

Di obliare le mascliere, e guardarsi forti, sereni, liberi, sinceri, da bassezze non Ed doveri, i negli occhi in faccia all' tocchi. immenso ciel sereno, sopra l'erba d'un prato, mentre sfolgora e palpita il mattin pieno sol nel il creato. alta la fronte in con un invito mezzo allo splendore, fiero poter gridar dal fondo del mio core — Cè - qualcosa di vero ^ ^ ^ BS ! — :

SE TU DURASSI ANCORAI Se tu durassi ancora lungo tempo, o settembre, e non fossi seijjnale il brumale del torpore che in sé porta novembre. il Se tu durassi ancora con questa tua tristezza così mite elle pare un sorriso quieto dorma che di sofferse e Or che e sui foglie amare dolce tristezza cani^Mù in le in secreto F ire rami Iar|L,4ii son più ! rad^i alcune sono gialle come tante farfalle un frutto spesso cade maturo giù dai rami, e e dentro ai grandi tini sui carri ampi, dai bovi lentamente tirati vengon, mosto bollente, i grappoli dorati che fuman già nei tini, 39

e dai campi montani portan mele acerbe le che diverranno aulenti i ciuchi pazienti che pensan forse l'erbe montani, de' lor prati e ancor mentre fa sono vi il piovere il con un lepor e fiori i sole più lento suo nì,i)[gio di ma.ijgio hanno un ondulamento, scossi dal vento, se tu durassi i fiori, ancora con questa tua tristezza serena, o bel settembre, uè del bruno novembre avessi r anìarezza. se tu durassi ancora ^ 40 fò !

TEMPORALE IL cupo Nel jihinibco nuvole KnKi^> ^^^^^^ son macchie turchine, vi e fosche' pennellate ampie porpora di su cui salgono nere onde e dilagano alla luce dei lampi, da presso Sotto l'oscuro senza fine il tuono brontola. par che s'attenui eie! r ondulazion dei e tutto e da lontano e colli, verde prende toni il pallidi quasi nei campi serpeggiasser brividi freddo, e di assalisser terror li folli che H atterran nel lor pallore immobili. La terra, sotto una l' imminente furia elementi, pare ilegli fanciulla impaurita e timida guardante con chiari i grandi occhi purissimi ed aperti ben nelF aspettare' che sarà queir ignoto eh' è un pericolo. S'alza levata in giri ampi la polvere sulle riarse strade, sbatton gli usci sotto li imposte le delle case, e son canori scrollati, gli scuole, urti li del vento che li gemono gli alberi invade. schiaffeggia e sciiianta e sradica.

I pensano dolci colli timorosi con cordoglio — infinito : dove, dove mai cadrà la grandine Qua! cima, quale valle ne udrà i ? rigidi colpi scendenti a lacerar l'ordito tessuto delle foglie e doman Chi tra loro vedrà pompa ricca Presso dispersa? alle case le botti saran e i tra i^oco, canzon del chi !• la turgida fila aspettano sa cpianli non udran e ? - - lunga in lini. a offendere frulli i inutili tersa la vino nuovo che gvU'goglia? Guardano intorno trepidando uomini gli quegli arnesi che stanno vuoti aspettando, che dì ciel e dell'anima loro sopra l'ali come sui campi che anco attendono, i minaiccie oscure è carico il del vento, rarni e tremano ; vanno voiì i cuori i trefiiano foglie. le Oh, tutto ciò che attende già! Oh Cc'rri i pronti e nella stalla, volgendo l:scon le donne, catena su cui la e il gli bo'i i che muggiscono occhi attoniti a loro in mano pai nolo ! dondola splende per gettarhJLcon una mossa rapida nel mezzo gettan delia via. molle e tosto anche rovesciano scanni mentre a bassa voce gli che I: le s' allontani la tempesta r orizzonte con strette d'angoscia, 43 lo in ]nc'.{iiv) ria. sguardo scrutano faccia ai lampi, tragiche.

l; ubbriaco Pende sul fianco, muove inccrlo e ludo in cerca il i duna ubbriaco. lasso 1' unirò e trascina piedi, dove avanti lin i;iace che cade sulla via disfatto, senza moto, ed intorno a natura arride puro un passo rialza, si si e sereno, lui la pia atto in come suo non lussc quel cencio miscrantlo. H forse un del vin il sopra V orme rosse i^nonu) eli' ei va eruttando suo cadrà torto iigWo in i Miniane epilettico assalto. il che forse figlio lancerà un urlo qua! in belva ferita di là dove al par tal o!4L;Ì il d' non ha patic • alto e infuriata padre «giacque un bruto immondo. Oli se S(M'bata sorte è lui cui piacque 43

dentro e alla vino annegar al così insultar, sia V e le viti e il sua natura, uva die matura rYonzute lavoro, ed il mosto die de' tini die rende V ribolle neir interno, sin ciò maledetto 44 la bella salute in eterno uom ! malato e folle

CHt F*ASSA? riip ! Hop ncll' - ! Chi mai sopra cui e scrillo F iiuperiu suir auipia fronte sta ! Mop *- ! il viitù mondo e grida: — ? Adesso un passa una accorre cleslricro raniilu aurea luce or va supcrbanienie liiji il ;i lei Hurrà IraJi mento ha termine : ! le braccia a terulere Murra! 45

F^REOHiERA mondo Oh, restiamo! Perdic vuoi in nel condurmi Amo ? casa lacilnrna ki che ricorda e sosjjnò ed amo lutti miei so^mi, i scender del mio core Or perchè dunque a 1: non di me la eh' tondo toi^diermi lei più secreta e più sai in pace notturna qui, sola nella i^^an : a^o^ni ? essa cela quella parte che alcuno non conobbe mai, ecco infranta la dimmi, cerchiamo, : : spezza tutto ciò che si Dunque .i^^entil abbandonate e sparte bambola che amai tra queste cose amiamo ? spezza? Lasciami, ho paura, si il mondo e rimarrei schiacciata dal suo peso. 'edi i è libri, tanto i^rande ed io son sola i lavori si rattien, ctiè H le il conosci tu solitarie, eran la cura la parola pensier sembra incomiireso. le adolescenze continuo, confuso il avvicendarsi in noi e conosci : quando della fanciulla, i timori d' affetti le novi, parvenze quando V anima intende un suon confuso e si dibatte e anela altri ritrovi ?

Provasti mai quei desideri intensi tanto che e lo .^i^'^ come ombre la esauditi, dietro a K'ran velari densi, perchè del soiferire il Impallidisti e sembrano rivolta die fa grillare arditi e chiedere di ci stupor vedendoli svanire mai per lo s<,^oment() perdere qualcosa che in serbi te della quale assai f^^elosa sei Oh non chiamarmi ancora, bisogno di ardimenti : ricordi la giù e mi di ? ? iierchò superbi jicrderei ! i(* sent(

SERA DI {filando paioli iiclT barche so|)ra le e i ombra addormentate^ onde jìescatori giran le faccie io 1' scambiando apostrofi senio die li insidio che in lor non tnrba rorgoi<li(» di j^er ?;ioconde, la si j^ace nh-ii nn sentire alto povero orgoglio che 46 abbronzate e tenace, sconta assai.

SOLE, Sole, sai tu tutta r un ciuando anslcru s|»lcndi clic anima mia vola affetto vibratile a cercar. e se in lui poso, tosto mi a^vincono. mi 1: e veri^oojno d' jiercliè in un istante, amar. dar dei soffili dolcezza, la i ii fantasia. di tutta la intensa e la tristezza (oici die assalj^on luentre la dubbi orrendi i ribello gV intimi sensi delicati, voli lU? S'A! vita passa via Perchè? Per chi? al ]ìar de' iresclii rivi ? all'idolo invocato {:d mio beffardo irrider vuol lo spirtu cui nulla fiacca ormai, tal che anco allor che se pur ferita mi io ha il il vedo a me da late suo fondo Si^uardo non son vinta mai. Ben lo vorrei vorrei eh' ei fosse ^^raude buono e forte e sopra a tutti of^nora andasse come un re /per adorarlo e offrire a lui Ghirlande : e di ciò che più alto e più gentile e ancora più superbo v' ha in me. 49

CULPA M[:A Oggi non più tempo, e e' ò vorrei tornare indietro, un cor che l'armi o buono X'orrei si e, volli a me ne pento modo mio, ad oguì venie» o rio. turar .^li orecchi ad ogni voce che non parlasse della mici persona, che anche un egoisnu) un po' feroce è cosa I: buona. vorrei non veder troppo lontano molle cose non sa ed è il chi più fT:rande d'ot>ni pregio l'essere un' oca. : ha vista poca umano ,

MEDIOEVO — posto campo imperiai; — cavalieri fcudal, patriarca — conti all'arciduca: cara Lupolan ha pur Herberstein — del castel che ad un tratto leva l'elmo — per scagliarlo a se lontan onde cada mezzo fango — nereggiante una buca. groppa Sale pazzo conte — a bisdosso del cavai Tutto intorno a Neusiadt in giro capitani ha «{ente è al li<>i (ìiorgio v' di in al in d' il ponga che la sella impone anzi il ventura di a' in testa - suoi fedeli - — a impedirgli nulla vai d' imitarlo sull' istante. con la vita, suo delirio — Qui malato lotta invan con morte — soffercndo nelF insan che ognun crede — l'opra sia sa quante arti inique d' Cosi tornano al castello. il la di chi una strega sotterraneo ad aspettare Fuggi vecchia contadina che Dalle vette riguardare i eh' è cacciata nel fatai il : folti vittime comprende, - le dove — — ch'arda rogo funeral. — boschi assai ha — - poi che il il monte puoi fuggi lontan ! potrai triste Lujiolan grandi occhi sbarrati -— volge intorno f^ et il pazzo conte,

VOLO D'ICARO A volte io son così abbatluta e slana», senza alcun desiderio, sonno vorrei e in inimer'^ernii me ogni sostegno a intorno manca, d' tutto è silenzio e tenebre mi lasciano sola, sola un profondo ; nel mondo, ! Ala a un tratto un lampo, un fuoco alto, improvviso mi rischiara il cielo, i via, la campi, gli mi scalda, fiori, tutta di profumi, e a natura: prendimi! monti 1: mi parlano le guercie austere e i dicono arcane istorie narrar che non per V 1' uom e le erti valli ; mormorio dell'acque il ; percossi dal martel sento .Mi scorgo un sorriso te mi porgo e la terra festante in di io alberi per il i metalli lavoro naccfue inerzia torpida. rizzo allora e balzo audacemente verso la vita, avanti, avanti, avanti, sguardo intento e vigile, mentre una forza arcana nella mente lo mi di 52 fa provare i paurosi incanti trasvolar nelF aere.

iempo Il veggo quasi un baleno abbraccio, allor, chiuse menti penetro le pel umana, miei pie l'alterna sorte ai mio pensìer non io salgo, ; ha secreto o laccio, sovrana vi salgo ancora, e son io nel regno dello spirito. Ma ne discendo trovo ancor la vita e pronta all'assalto. Oh Dove potrò dunque m'aiuta? chi la pallida con fiducia posar fronte smarrita? muta Chi mi darà quella carezza che placa le battaglie? La tua carezza, o babbo, che lieve mi sfiorava ed la fronte mentre capelli, i voce maschia la dicea soavemente — : disobbedire al medico non : si deve ribelli i malati non guariscono. l:d i capricci io rinnovavo solo per sentirmi ridir — : Bimba con comando dolcissimo e come sentir la sopra il deve, — ; un' ala che riposi mano si volo il tua tenera e breve mio capo indocile. babbo, o amor della mia vita, santo amor perduto Sol la tua bambina io fui, sommessa e piccola ! ; strana per gli cercata allor un po' e soltanto che sopra un' ardua china altri, triste qualche faccenda mettesi. 5a

lo so fredda sembrar, beffarda e altera rider di tante cose e indifferenti renderle al ma mio e fanciullo giudizio mio il solitudine e cerca i ; cor, teme l'austera blandimenti die placano e vezzeggiano. Così raccolta umil sopra il (uo petto vorrei posare ancor, babbo, lontana dall' infuriar dei venir sicura quando al turbini, fido tuo ricetto dall'alto, povera sovrana, nella polve precipito. f^ hi ^j

UN FUNERALE Lento ora avanzasi dì fiori ornato un carro funebre acconipai^nato. chiedono lì che rispondon e sia la signorina chi adducon con avea lo tiie tal pompa faceva la al pio riposo ; sari ina sposo. Passa ed il feretro seguono molte fanciulle in candide vesti Chiedon che che dentro ai fece mai ravvolte. la t^iovanetta cuor tanta pietà commise, rispondon, segnandosi con fretta: e — Non sa ? Si uccise ! — «5

. C EGLI NON Che manca mai oggi ? perduio ricurvi o haii nubi nascondono le Cè un velo il Son . E! alberi gli foglie ? le sol ? cela ogni lucida clie parv^enza, le siepi son spoglie di l e Irascinansi fiori tutto è al lugubre triste sì sì suol non hanno più par invada le un languor luce, e un senso Che dunque ha cangiati così oggi Ala ma i i rami hanno pur i colli e così Si, è cose ed le di noia . e divisi cuor ? sole è nel ciel senza nuvole, il se pur 56 ! cose non lian più sorrisi, I.e e ? son verdi come com' vero . . , e' ma il lor frutto, eh via die, son ieri essi : gli è tutto egli alberi ! non . . e' è ! .

. LA ROCCIA La roccia che stav^a sul fianco del monte aveva un torrente scorrente ai suoi pie, die giù dalla cima scendeva qual freccia sua dìcevTi alla pietra l'eterna le scompariva formando una e poi fonte. La roccia esultava, purissima, sola amor, sociiiando nel cielo qucst' unico eh' è ignaro del dubbio, non sa gelosie, per cui tutto e un Aia si il mondo racchiuso è in un cor sMnvola resto sMgnora, scompare, il di disser : le — altre roccie che Lei sola stavano . in . giro ruscel lambirà il che ne insuperbisce la giù solitaria ? Facciamgli lusinghe, chiamiamolo qua, ed Gli ed ella si goda solinga fecero posto, divertito, ei, Taceva gli il il ritiro fecero inviti, giro allargò. celava lo strazio, la roccia, guardava guardava colui che obliò che sdegnan compagni spiriti gli Sperò follemente, nei dubbi lui solo volendo ; e poi in per più non vedere staccossi dal monte, e in un eon — ' sì si misero il strusse, impeto piombò sé stessa uniti. l' fier idolo sul sentier suo soe^no distrusse. É7

PER LA TOMBA DEL COMBI Quando sul mare folgora con mille luci a vele aperte sfiorano V onde e ed le il sole barche a voi, vapori filano i taciti mole nel silenzio, nera la snella sul molle piano lucido die ti recinge il suol, pensi tu Capodistria? Van acri fluiti e gli vengono dove X'enezia bagnasi volti alla i guerrier tuoi Hgida, pronti ad ogni fortuna bei d' ()i)re lieti Mandavi a rivenian così jioi e di gloria. V intrepida stirpe dei lei cavalier dalla lucida spada cui fior del il vider gli L'scocchi clie gemere quando del saper il Galileo seppe affissi gli occhi ; e il Carli te r immago verdi canali i che ogni fior cogliere, vividi sulle corolle intento nel bellissimo volto, di recisi ; Santorio a discorrere lungo il nei suoi mare traboccò Gravisc andando a Candia col Sarpi e tuoi Gravisi, mai posò, sangue sedici anni fortissimi nel e dì Serenissima seguir della republica, ed dal golfo alla laguna andavano un così : italica. frali, pensando ognor

inviasti, o trepida li madre, tuo sen iornarono molti e sul per sempre capo a chinar perirono altri ; Dominante alla il sni rossi ponti fnmidi delle tjalere infrante, andando, cernide devola, ad assaltar; forti i ma nno rimase, nn esnle anima come nna fiamma vjva nn candido dolce ed invitto cor che tatto ardea nell' per amor nostro, che fece sno dell' Istria caro ed immutabile sogno, il minaccia a la un <(iorno di chi presso bragozzi ai che regni taciìi che schiuse il il sua ben sa non seda egli ! sacrificio vita, e pascersi di noi di' è può ognuno, preda ha sperato invan, chi un giocattolo per la frolla politica, che a scioglier 1' alto gelo dentro cui tutta fasciasi, getta ogni tanto dell' ingordigia, branco di gente stupida seguente ancora abbandon ai pie un piccolo che nel cielo profilasi e che ele : silenzio, d'ogni bene ormai scettica, guai e han l'ampie oblio r erbe crescano, uè sapjiia egli che 'an fu tutto della nostro mar: vogliono sul sonno suo vegliar che nel profondo tumulo non oda Con r Michele il lente le gondole e coi cipressi e muta di San murmure lo culla neir isola tuo Combi e col vengon infieriva «iustizia. Dorme adesso il quando intrepido soj=jnare osava ancor di una supera il velo rè raccoglie. 99

Bello è giocar con il rosso sangue con invidia gli : ritta 60 anime; bello spremer dai anemici Oh Combi, dormi ma non 1' cs>rl possono ben venirlo a veder ! placido, sogna sognare V Istria accanto a X'enezia ! con gli eroi e i fiori gentil atto e fier

SGHIGNAZZATA Un se salio nel fondo.... un nmccliio di e a chi carne io importa divento che già più non paljiita e sanguina? Non sempre la speme conforta sguardo sgomento e spesso lo ricerca destin tra E il tutto è sì le triste e tenebre. monotono, non cangia una voce, un accento oh vita, ma quanto % sei : stupida' n ^ 61

A MATTEO FLACIO irrequieto spirito che invano cercando i ben trovasti invece a mille il nemici, o <,^ran triste die ardevi ruiilante di cuore insano scintille per un puro ideale; o tutto nostro neir atroce dolor die quando in su noi sdiiuma sempre, o<,'i(i come tempo ha giovato, a die mondo invocata dirada Corron e e.tiual, il xNulla al di consuma male invelenisce il sempre a die ci basso prostrati, avido mostro, le bianche cangia, e mai si il allora, il 1' dolore? aurora tenebrore. vie diritte, sfavillanti luci, ma qual luce mai nell'anime ha brillato dopo tanti secoli ? l forse tu qualcosa sai or della vita die sfidasti e della morte die l*erchè te non vecdiio ancora mentre tumidtua colse ? la procella suir orrore che in noi tutto sconvolse 62

il cuore a un tratto immoto non s'arresta? H a qual nostra a questa vita fine si vive, e chi giova? B perchè se funesta ci appar di qualche cespo la morte, se si la via fiorila dilunga avanti a noi, dobbiam dobbiam morire può fine arrestar? la dubbi in cui non ^iri ma ; nulla 1: trastulla si pur pensasti del cervel tuo la fatica ha dato ci la ! e quali e quanti l'alma nostra senza scopo ne meta Flacio I: la pace, ed in nefasti coscienza ancor s'intrica, ne sa reggersi salda come bianca cima sopra di le monte che rispiende al sole, nubi, pura nella franca forza, die sa, sente, giudica e vuole. %t

GLI EREDI Il padre sepolto, e sia pace è corpo qui al Ma e son, come anima pace in su uno fior ! pugnace l'istinto stelo, ^etìe fratelli che aspettano in ognun il lor pezzo di terra, casa e la parte di e 1' han vivi i terra e nel cielo in ognor ne sia la stalla bosco che l'acqua rinserra. il Ma tutti sobbalzano gridando a c1ii guerra in legge che falla, guardandosi ognun con invidia quand' è chi nota e tutti testamento il Chi vuole le querele e vigne di che mai pili jiiai e fronte 1' un Così passa un 1' i lor lagni spergiurano più cederanno. Tra cause, proteste di letto. castagni, petto, il van tosto a narrare avvocato i difetto, il picchiandosi al loro alfin e chiamate altro essi stanno. anno ed un anno, succede T inverno all'estate e 64 gli uomjn di legge lavorano.

H sette fratelli iniplacati i lavorano sol per pagare color cui sono si affidati per loro essi falciano ; prati, i a nìietere vanno e ad arare e grassi e danno Ma un pulcini fan crescere i becchime il ai taccliini. giorno più questo non basia : un anno cattivo pe' vini, bambini la donna è ammalata, cresciuti, e assai pane s' impasta fu i pe' bianchi lor denti così avndi. ognun vende un pezzo I: prato, di poi viene la volta del bosco che ha 1* acqua chiara da lato, sì ha dato che legna da ardere ; la vigna che dava la casa bisogna anche vendere tempo II son curve; figli die già i vii : V accorto prezzo compronne pensa a ghermirne anco gli ultimi finisce la lite I: perchè non gli al fucile beni a avanzi. ! è morto donne hanno pòrto le lor braccio il refosco, passato ed è lalun de' fratelli; i il e' è più la sostanza ; eredi, le fronti avvilite, or curan degli le altri, viti ed il fiorite pan non avanza. sul desco a cui, vinti, s' ap|)ressano.

NELLA SALA DELLA DIETA A PAKliNZO Russa, muta, raccolta, abbandonata sala, la dove son anni ha la bandiera lotta d' oggi alzata, audace, qual sui vanni aquila, clie il sol negli occhi, ascende : ed ancor floscia sta essa dair asta mestamente pende e ma ai venti Poiché, o miseria non dà ali niun sa o non osa ! brandirla, e ira di gli squilli fresca gioventù rigogliosa far che f- ! la ancora essa lotta la stessa e : lei brilli. cangiare perchè non seppe alcun dove perdute ha le la Dieta del Sala di alterezze — Nessun : amare ? san Francesco ormai deserta conserva quanto spirto in dei te ben ctiiuso tempi con incerta essenza ancora è effuso 5%

mura tra le tue Quel che a ! uno fu eccelso ben noto te ideal or fluita qual pallon sgonfiato e vuoto né altro Vanno par ciie sua vece sai. uomini ancor, da gli parlan e in V idea ; ma ci sia son : pure 1' come è un' ampolla che più diiuso in se fuoco di non : arcano senso non sanno darle ed lontano, te ciarle ; il profumo ha, legna verde e che tra il fumo guizza, geme, rista. Non è lt)tta di vita, sì meschina gara ove perde ognuno qualche brandello da cui non d' anima, sai è unft chi.nà nessuno ! 67

QALLIQNANA Gallignana ha cullar della berlina il muro di un largo un pezzente rubava una gallina subir doveva là dell'onta il carco che sta infisso nel arco, se come ordinava il per denari, e nelle case le togliea strade il i conte che rubava e 1' onor. Lì ognun sputava un uom, Oh ben rimase pane e percoteva memoria un tempo fosco che noi or vediamo quel terrò a rinfrescarci la d' grande da lungi sol Ma perchè dunque viva : tutti la storia ! non moriamo onde estirpar per sempre dalla terra questa bieca semente del passato? Sta, testimonio antica guerra dell' tra la contea e Venezia, erta, una strada 6g lato, torre dall' edera avvinghiata a riguardar la valle una da un s' allunga, e ; lì una romana fu ai Turchi data battaglia in epoca lontana

narrati. — azzurro di cui dai colli bella valle che hai Felicia in mezzo lago il ai prati, fronzuti a specchio vago stan guardando, vertici affacciati. a' lor Pedena, Albona, Suniberg, Tupliaco Chersano che sta e faccia a di Santa Domenica, Moncalvo e Scopliaco e a ondate cime van girando tanta ; allegrezza di verde Vena de' le catene Caldiera, cui la netta e dei fenditura alla vista svela ove scende 1' 1' onde piene ultima sua vetta Quarnaro, qua! coppa del scintillante, sullo sfondo dei picchi erti Cherso. dell' isola di e lontani tu die tante hai forme di bellezze e dolci e mezzo a in te immani, ed a tante tue sorelle che cosa stiamo mai a farci noi Tra il r uomo E noi e sì brutto co' difetti suoi siamo sì tristi i oltre vizi i ! ammalati e sì con un povero sangue e ed ? fresco riso delle cose belle core stanco, il tempi sol ereditati abbiam, che con un atto franco ricopriam ed abbagli La berlina qualcosa che di : ma e' è tutto è scintilli come ancor dovx i allora pusilli posson sputar sul vinto che divora !

le lagrime iti E silenzio. non contamina la jiiù se bene, corrotto, e a guisa spremuto, è più d' un cuore giovanil s' affacciò e mai più crederà, cuor die, vivo, di triste, un limone perchè forte non sei e si in tiie all' 1' orrore ! sempre pura in un largo ctie possa dileguar V oscura caligin die ci avvolge e dal letargo r anime nostre risvegliar novelle perciiè, riso amore, reciso morte sa Terra giovane sempre soffio tu altrui e poi gittato in antri bui dolce alla vita e di barone il sposa ? più crudele e in un pietosa, non scliiudi sotto tutti a inghiottirci, il il riso delle stelle, sen dove riposa la stirpe nostra che operò, che visse, su una strada incerta e brulla dove noi ricaldiiam le sue orme infissa oltre cercando e non trovando nulla ? e lottò 7»

TEDIO No, i libri non voglio, son freddi, son taciti, parole non voglio sentir, non posso ma Si, si, io non restar più a lungo qui immobile, devo, capite, ma io devo partir lontano mi chiamano fantasmi con alto clamor perchè e tutti sono come un ! sì tristi, Ringillo sì : piccoli hanno il cor? ^ B 71

LA CASTELLANA mura ha Grigie il par die cupo, poi sulla roccia Lupolano. Castel di e lui LUPOLANO DI monte il clic vioili castellano il morto Anna, bella e giovanetta. cui la diioma bionda è già lasciando vedova rutila della torre arcigna in vetta. die dolci le tende ni mani candide e faldii. guarda come un padre con A un ocdìi. degli monte capo al ponte licrberstein avanzasi discendente Ha tratto in il limpidi i il vesti e le bel Gontiero. il guardo splendido qual conviensi a messaggero che un maniero nella Stiria oure e il nome del potente cavalier di Lobming. Penetra roseo raggio sala, ed come un la silente Anna appare raggio tra grevi, e dolce in le mura mezzo svincolar della natura. 72 rosea air orrido

Ed indiina il capo giovane commosso il cavaliere, e la bella su d' un rigido già seggiolon viene a sedere. Guarda dentro il sole occiduo, monte di viola, il essi. a un tratto anco si guardano e non dicon più parola. guarda Dura ancor divin silenzio poi che in te parlano i cuori ! Chi ricorda della Stiria signor? Cantano fuori il augelletti gli sopra alberi gli ; ma armonie ben più soavi nel profondo ai vinti cantano che si fanno a un tratto gravi quando per la fede si promettono sposa vita. Bella Anna monta in sella e volgasi tutta bionda e radiosa salutando picchi rigidi i Vena e del Caldiera per Mayrhofen lascia l' Istria della : ; e vi giunge, ed è la sera delle nozze. Oscura, livida è una notte di tempesta, scroscia il tuono, scapigliando ed ai la il vento sibila foresta, lampi liscintillano r armi alzate dei guerrieri già la festa in e son chiusi ; pugna cangiasi fra i severi 7-3

muri i Ali, e uoa 1' di gii torre vecchia e oltraggio non ha V per il d' due sposi un lor cugino. non dimentica oreccliio fino uccelli che Lobming in soccorso il e ! cinguettano ora aspetta duca d' prigioniera vedovetta 9t> ^ ! Austria

DUCA ENRICO Preda è V per Istria Re chi la vuole con suo regno, il ? tutti avanti, avanti : è l::pulo Roma e ! caduio dà ci leggi che in cor scriviamo. Sosta qui Belisario, e va a Ravenna, e si Longobardi, i Avari e gli gli Slavi disfrenano in orde rovinose tra incendi e stragi. F^reda è per tutti van gì' a vietarla di e morti Ma correndo campi d' dopo Carlomagno senno e di monti ; ha eli' che la guida contr' essi di ai seminando Slavi, agli i ! disperatamente Istriani valore : il Oh suo duca bello Enrico vincitore ! Avari erranti ed ucciso da essi lucidi aulenti e di larga i tra i laureti tronchi de' castagni chioma, mentre sul morente rossi oscillando 75

inelaoTani di Laurana. pendono Su dal sanj^iie che imporpora lo scudo cresce iniinortale pe' futuri un fiore i di' educheranno con la luce dell' opre ed del cuor, tutti color che e al par di lui vorran che degli Istriani. ^ ^ fò 76 il calore un dì l' saranno, Istria sia

LA VALLE DELL'ARSA Rideva.il laoo piccolo un occhio azzurro, sì come e lui cinj>cano le case de' villani, ^ J^^^Kitn h' H'itu ^uifint' dome, giot^o al prati, i e4 in ^ira-guarda'andr-a€€i«;iatt della lor siijnoria, dieci castelli. picciol falco appollaiato Felicia, ed tra la selva, il collo a beccare ne' campi de' leso a lato fratelli Paoli ni, abitayti nel convento al lago. Cosliaco dalla rupe enorme sor^ea aereo, con le cupe muraglie, come un forte ad ogni evento nido costrutto da rapace augello. Se inan lo aveano ben gl'insorti oste! i X'eneti assalito villan sotto l'avito ne trucidar il signor fello. B Ciiersano che ancor guarda, quadrato, con la torre pietra, piantata nella viva l'acqua dell'Arsa, dalla riva sinistra, pensa pur lo scellerato ' li

suo Giorgio che sgherri Uscocchi cinto di uccideva e rubava, ed di Venezia senato il chiedea. fin che strozzato il a Capodistria fu ladrone vinto. il Passo, rocca de' Barbo, in sua dolcezza alpina riguardava de' monti, e lungi di erti gli il cigli lago tre i figli Alessaldo cercavan con tristezza l'assente: il morto: quel che Mnale, torre ch'era forte e ed ; Aurania burron che sul il padre uccise! guerra in disserra si protondo. San Martino che divise con Letano poi rovinò ; breve arnese sorti, e le nomi guerra, cangiò di ed invece mura, e sito e dell' oscura mole surse Bel lai, quasi borghese dimora ove s' e si contratta ingrassano vin il ; i e della 'ena sul ferrigno Lupolano, die tacchini Sumberg più in basso, sasso confini vigile ai delia valle guardava, sentinella, il varco del Maggior monte clic il cielo disegna con sue nette curve, e un velo violetto di bosco Montemaggiore passo e il cinge e abbella. quante volte sentisti del villan che a Fiume, ove un capriccio del suo signor : presto ! il greve andava lo mandava per la via breve !

Ed anco ed i saltano il campi attendon i fieni la face dove egli guardia castello al attende la novella sposa d' un suo vassal, al mattino giurò colei peritosa ctie la fede a quello che aveva a lungo dentro cuor sognato. al baron tedesdìi, nidi di Castelli, ; ventura e la e far ; aratura la cornetta, barone va a caccia convien seguirne 1' sale aspetta il suona cani, i ; protettori di Uscocciii, die su' freschi campi terror spargeano, e a loro grato il era della beli' allor che il opra V arciduca territorio dell' odiata [Repubblica era invcisa — sempre armata gente die attende la ventura e bruca come il verme ove può: oggi tiranni, assassini di strada, e dominati domani dal terror d' esser dannati oltre la tomba, stretti preti e frati, e di ad a un tratto essi a' panni liberali de' rubati denar, convxmti e diiese fondando, ove per lor le preci salir — possan distese sotto le fatali ire del tempo o voi bene caduti E sorrida al lavor la dolce valle del villano che sol alla vanga, ed il curva le ! spalle dì lieto saluti 7»

tutto libere fronti tributo al dolor E se Barbo i di Hanno pagato ! il avi lontani gli ! italiani spirti per un secolo e mezzo han ravvivato la region dell'Arsa, ben esosi gli Brigido r esca alla ribellione pòrser i ctie divampò contro servigi negando, e liberi i barone il nuovi, ascosi, sensi die accendeano i tempi corsero, ardente soffio, su pe' monti. AlayLupolano ancor chinar le ultimi servi imprigionati gli : fronti esempi Rodca il popolo il freno, un colpo di fucil squarciò una sera l'aria, un uom cadde, e forse a lui non era vani oramai ! e destinata la palla, e volca in pieno petto colpir alcun che più alto stava. Ma assai più uccise cadea un' epoca dove .ondeggia ora ai : poi die al rosso tutta. Arride alta la messe flava piedi de' manieri rovinati. Pace ai martiri e a lor che e di libera luce il han lavorato consacrato giro dell'Alpi riscintilli ai fati! fi 80 lampo un campo ^

PASSO Or Ceretto d' passato e è acqua che a cui specciii il prati intrisi i formano tratti decisi sole fa risplender già ; restato indietro alla collina in vetta è Moncalvo, e la via con nuove aspetta rive a ogni giro, fiancheggiata e stretta qua da A una s' e colli frondosi, colli di svolta profonda ampia Moncalvo sta dietro Passo guarda avidamente apre : la bella valle larga molle là. la valle alle spalle, giù ed ondulata, come un mar, sì marna così sfumata dalla nebbia che sale in larga ondata delle montagne azzurre pe' larghi fianchi su. Monte Maggior che le catene unisce de' Vena e de' Caldiera, a mucchi, a tra' si strisce vapori turchini del camlor adorna che già il della neve immacolata primaveril vento ha solcata con r ala sua possente. sereno qual chi 11 monte guata posa nel suo conscio vigor. 81

E Passo si rallegra alto nel sole dopo che vide un dì sulle vjole bianche de' un d' clivi e riguardarsi donna la a scorrazzar tratti baroni in altro caste! fieri gh occhi Guarda di dai balconi tristi Messaldo e che proni lei giovani cani dovei te al sen recar. i pe' fori azzurri co' suoi occhi di la rovina una cortina cielo e edera folta sulle pietre sia d' ride la valle d' un suo : dolce riso che s'effonde, che tremola, die niolce i cuori e trasparisce nella dolce d'un aria che H pura luce ha. cristallo la lluttua intorno la leggenda antica, come una fresca rosa che s'abbica su un tronco che la folgor rovinò. La leggenda racconta dovean eh' è un presso teatro Un : dì fate fabbricar nel le al mar, di lontano piano bel sasso ove Fola Cesare montano rialzò. Dov'eva avxT cento finestre e cento aperte al sole ed sovrano vento al che su dall'Adriatico gli vien : esser segno d' impero, eccelso segno di Roma tempo un fianco degno l' impegno una notte dovean compirlo appien. e opporre al del gran marte! de' secoli, e era 82 ciie in

Volavano mar dal monte cenilo al Maggiore, avanti e indietro, recando colmi i gran grembiali larghe pietre candide di era : e proni agili d' or immersa ogni valle nel sonno; la dispersa schiera de' colli ove la sorte avversa deboli, a" i castelli preparava signor, ai dormian soavemente. tempo sorgeran presso ni silente alla brezza Nel lago Felicia e l'inale, il rigido Chersan, Passo, Aurania, San Martino, e villaggi vassalli; ed tnrchino il Arsa tortuoso attenderà i bovi che solenni, San Vincenti sarà; mattino al lenti, lavoro an. al un giorno ^^Digniino nella leggenda stringerà a se intorno sei villaggi, e a Fola fiorirà difesa, in uno dell' Istria in sol ; fondo, faro che splende e guarda nel profondo mare lontan dal suo golfo rotondo dov' entra de' gabbiani stridendo il le qiuisi fate volavano : compiuta, e a era lei stava r alba a vestirla 1' il bianco stuol. opra tremola sopra di candor, Arena rotonda ed incorrotta E volavano ancora, aerea frotta che dal culmine inizia la sua rotta quando al canto del gallo, sfuggir dalle man fuor bella ! 83

le cocche dei grembiai, e masso a il contenuto lor piombò su Passo. masso Le fate ora dai monti dileguar. ma la ancora arride tra rosea fantasia sette pietre vi di 84 ; le mostrano questa storia, vqììì^ stesa presso la chiesa e quelle in difesa son che precipitar.

D GNANO 1 I. La bruna donna che ha stacca dal chiodo Ridono gli ocelli e fissano la il ali' man „muchéra'S la denti bianchi bei panni mobili sui fianchi e oscuri nero gran cappeL ombra della tesa che lien sospesa oìft posa con un bel gesto ire pietre sul coperchio in forma triangolo, e ciò farà la di torma nera delle formiche allontanar non potranno esse entrare il : desinare ora dentro alla pentola a guastare; e guarda in giro i rami scintillar che a Pascp-U^ ha strofinati con ardore e piglian della fiamma anco il rossore sospesi al muro, sotto del cani min. Oh r ampio focolar sa tante storie e di streghe e d' amori, ed d' odi ha memorie che aveano in lotte triste fin. 85

Di lotte quando ed sangue e il uom la via retta coltel gli guizza nelle per cui r il La donna lascia la dolce il vin s' accende non comprende man. cucina bianca, la casa cheta, e va con franca andatura da Dignan. di' esce fin Lascia la via romana die s'allunga senza die piazza alcuna la disgiunga, e forma, tra le case, la città. L dietro ai passi suoi scorre leggera leggenda, per cui già la Dignan villaggio die tra e campi, in i fila, tra tempo era cinque sta esposto alle rapine, risolve di unirsi agli altri infine lutti : a difesa intorno a un cani pan il. Aa allor che questo fu deciso sorse il pensiero del nome, il villaggio col e morse invidia suo dente sotlil : niun volle l'oblio; perisca l'altro; e fini la contesa un patto scaltro: gettar pietre e e le cumulo contar, il Dignan vinse. Ala la donna sa romana colonia in altre età die non vuol la terra il sangue suo obliar.

II. Finite le case, pe' campi prende, ella con linea smorza e s' accende, monotona che colli non ha. H mentre sollecito più tra verde, die al sole il sui carjipi di grano si 11 su floride vigne del vino il s' odon tiie al passo élla fa, sguardo riposa lo di rosa. stridenti cicale cantar sole si scaldan ; in fondo, lontano, mare turchino solcato da s'éle, il mare di Pola che abbraccia fedele le verdi I3rloni, e vide un dì invano Vittore Pisani la morte cercar. è il ili. Ecco, ella vede sotto di un olivo il marito ttie attende'; nella pace meridiana mangiano ora assieme blanditi dalla gran vita die freme della terra nel fondo sca ferace, eh' ù madre a Guarda la tutti noi suo cuore vivo. donna schiudere le rosse labbra che sanno cosi ben baciare, ma che, gelose, guarda SI gii sepper la minaccia occhi che cercan la ; sua faccia dolcemente, e dove balenare vide un'ira che quasi la percosse 87

un giorno in Oh ma dubbio. di quel giorno che sua divenne, quante danze e canti! E fu, a notte, la fiaccola brandita da quegli che dal più vecchio, la vita sta per finir, e guida ai nuovi incanti mentre gli sposi, — Ella piange che avvolge dalla sua fronte felici là si — ! Ben ! alle altre Non : è vero, velo il donne cade quella che V invade : mostra e dietro viene sposa la capo il grida intorno si Ella piange ! non piange no, alto in faccia al cielo ; lungo corteo nero. il Ed or mangiano assieme, e sulla terra, sul mar. Ei dice splende : — 11 il sole grano sarà buono e abbondante: Salta il pan T abbiamo. un augello sfringuellando un ramo e ella riflette non lo : — inangino F^ur che sotto pendere nella cucina — — Legherò bene dice l'uomo nò dentro al tre — fieno in grappi d'oro. — pannocchie a croce ed si mano quando suole lopi, i i topi fuggiranno; avvoltoleranno, che tre piccole pietre, con veloce mano ho in lanciate, chiuse dentro un pugno a salvezza, di fien, in tre un foro dietro la schiena, parti della stalla. —- S'arresta in mezzo ad una cucchiaiata la donna per narrar d'una covata; de' bozzoli in cui nasce della tegghia di latte che iè la farfalla ; ognor piena

dan le pecore, e tremola la molle delicata ricotta nel candore — del sacchetto di tela: Pur che alcuna non venga a tòrci azzoppando le bestie, col la fortuna strega Ma Tuoni sorride: livore cuor nelle parole che nel — le bolle. Non temer — di nulla, poiché a evitar la „strigari'' ho posato il mio ginocchio tuo grembiale vigna ben un Ei bel ci in di tempo sposa; darà pe '1 sul lucente la fiorente nostro nato corredo nella dolce culla. balza in piò per correre al lavoro, ella si china a coglier la muchèra; tra la terra cui

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