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01 tra il dire e il fare

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Education

Published on May 11, 2013

Author: CarmenJordan1

Source: slideshare.net

Description

Educare, dal latino “e-ducere”, vuol dire condurre fuori dall’uomo le buone inclinazioni dell’animo e le potenze della mente.
Affinché un insegnante possa svolgere un tale fondamentale compito, è necessario che abbia non solo le giuste conoscenze ed abilità pratiche, ma possieda in sé le attitudini necessarie.
Ma cos’è l’attitudine? Cosa si intende per attitudine all’insegnamento?
Canale Facebook - Edises, 2012
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TRA IL DIRE E IL FARE C’È DI MEZZO … L’ATTITUDINE“Un tal Joel Salatin, agricoltore e allevatore americano proprietario dellazienda Polyfacenello Swoope, in Virginia ha chiesto all’autore del libro: “Sa quale sarebbe il modomigliore per certificare se un’azienda è biologica? Mandare senza preavviso un ispettore aesaminare con cura la libreria del proprietario. Perché tutto dipende da come nutriamo inostri pensieri ed emozioni.Il modo in cui io faccio crescere un pollo è parte della mia filosofia di vita. E questo lo sipuò scoprire molto più attraverso ciò che leggo, piuttosto che facendomi compilare unmucchio di scartoffie”Morale: il piacere per la cultura è la base di ogni cosa fatta bene.Frase tratta dal libro “Il dilemma dellonnivoro” di Michael PollanIniziamo con una proporzione lessicale.Una proporzione simile a quella che si può trovare in un test per l’ammissione ad un corso distudi a numero programmato, ad un concorso, ad un colloquio e che mette in luce le attitudinipersonali, che consente agli esaminatori di capire se si è “giusti” per quel determinato corso distudi o professione.La proporzione è la seguente: Agricoltore : Insegnante = Pollo : Studente.Un agricoltore per poter immettere sul mercato alimentare buoni prodotti, deve svolgere conpassione il proprio mestiere. Deve allevare con cura e dedizione i raccolti, ma anche ilbestiame dal quale si avranno uova, latte e buone carni per il fabbisogno della popolazione.A questo punto i polli allevati nella masseria di questo agricoltore, troveranno tutte lecondizioni ottimali per poter diventare “buoni polli”.Allo stesso modo un insegnante per poter educare deve svolgere con passione il propriomestiere. Deve poter essere in possesso di saperi consolidati da trasmettere attraverso un saperfare acquisito con l’esperienza, ma più di tutto deve “essere un buon educatore”.A questo punto gli studenti si troveranno nelle condizioni ottimali per poter apprendere efocalizzare, a loro volta, quali potranno essere le inclinazioni personali da assecondare nelcorso della vita, saranno dei “buoni studenti”.Educare, dal latino “e-ducere”, vuol dire condurre fuori dall’uomo le buone inclinazionidell’animo e le potenze della mente.Affinché un insegnante possa svolgere un tale fondamentale compito, è necessario che abbianon solo le giuste conoscenze ed abilità pratiche, ma possieda in sé le attitudini necessarie.

In passato si deputava idoneo un insegnante quando questi superava con successo un concorsoa cattedra, per lo più strutturato su conoscenze teoriche.Ciò che contava era, quindi, il Sapere.Compreso che valutare l’idoneità all’insegnamento solo attraverso le conoscenze era diventatauna procedura obsoleta, che rispondeva solo in minima parte alle esigenze di accertare laprofessionalità dei docenti, vennero istituiti dei corsi biennali teorico – pratici, di circa 1000ore, di cui 300 ore di tirocinio divenivano elemento centrale del processo formativo.Diventava importante il Sapere e il Saper Fare.Attualmente si è in attesa dell’attivazione di una nuova modalità di formazione degliinsegnanti e di riconoscimento dell’idoneità, i famigerati TFA, Tirocini Formativi Attivi, dovenucleo ed elemento centrale diviene il Saper Fare e la possibilità di costruire il proprio profiloprofessionale apprendendo dall’esperienza, direttamente sul campo attraverso il tirocinio.Sul sito ADIscuola, si può leggere un’intervista al Sottosegretario Elena Ugolini che rispondead una delle domande poste dall’intervistatrice nel seguente modo:“Hai colto nel segno. Io attribuisco grandissima importanza alla formazione sul campo, ossiaal tirocinio nelle scuole. Si tratta di 475 ore in classe, un numero sufficiente per capire egiudicare non solo abilità e conoscenze, ma anche un’altra caratteristica fondamentale,totalmente trascurata in Italia: l’attitudine all’insegnamento. Viviamo il paradosso per cui laprofessione che, più di ogni altra, avrebbe necessità di valorizzare e valutare “l’attitudine almestiere”, non è presa nemmeno in considerazione, mentre è noto che nella selezione di altriprofessionisti questo è un aspetto dirimente, valutato da appositi esperti. Nel nostro caso, datal’urgenza di tutta l’operazione, la prima cosa è riuscire ad individuare buone scuole e buonitutor. Occorre però dare anche alcune indicazioni. Per esempio il giudizio finale dovrebbefondarsi su elementi verificabili, raccolti durante le ore in classe. Dovrebbe pertanto rimaneretraccia di tutto il lavoro svolto. A questo fine sarebbe opportuno l’utilizzo di un Portfolioprofessionale, comprensivo, come avviene ormai in molti altri Paesi […]”.Ma cos’è l’attitudine? Cosa si intende per attitudine all’insegnamento?Quando parliamo di attitudine ci riferiamo all’essere naturalmente predisposti a faredeterminate cose; ci riferiamo alla capacità che rende un individuo adatto ad una determinataattività.Ma l’attitudine per manifestarsi ha bisogno di condizioni ottimali, sia esterne (legateall’ambiente) che interne (spinte motivazionali).L’attitudine è allora una predisposizione personale, ma va allenata.Il coach dell’attitudine è il tirocinio, è l’esperienza sul campo, è la possibilità di viveredirettamente la situazione educativa e didattica nel quotidiano, è la possibilità di riflettere

sugli aspetti pedagogici, psicologici, sociologici, metodologico - didattici, organizzativi delsistema scuola, è la possibilità di aprire uno spazio dialogico tra teoria e prassi.Saper insegnare è l’effetto di specifiche competenze, che non si improvvisano né sicostruiscono in astratto, ma solo attraverso l’esperienza diretta.

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